Bambini ed esperienze psicomotorie

La psicomotricità, termine che intende valorizzare la sinergia tra esperienza corporea ed immagine mentale, vuole supportare i processi evolutivi dell'infanzia, valorizzando il bambino nell'integrazione delle sue componenti emotive, intellettive e corporee. In particolare, attraverso l'azione e l'interazione nell’uso dello spazio e degli oggetti, nell’interazione con l’altro e con gli altri e nella capacità di rappresentarsi agli altri attraverso il movimento, la parola, il gioco.

Nata in Francia nel 1970 e successivamente sviluppata nei Paesi Europei, anche in Italia la proposta psicomotoria ha provato ad offrire la propria azione di supporto a favore di uno sviluppo ecologico di tutti i bambini,in grado di attivare le loro parti migliori, in modo ludico, divertente e non intrusivo.In psicomotricità ci si avvale di alcuni strumenti fondamentali:

 

il movimentointeso come mezzo per armonizzare lo sviluppo della persona. Si lavora sulle coordinazioni cinetiche globali, come correre e saltare, coordinazioni oculo-manuali, esempio calciare la palla e motricità fine, quindi utilizzo della mano con gli oggetti

il suono, il ritmo e la musica sono parte integrante del movimento in quanto la possibilità di produrre un suono incoraggia l’espressione motoria e favorisce la comparsa di gesti utili allo sviluppo della manualità;

il gioco, espressione della vita affettiva del bambino, permette di sviluppare abilità motorie, cognitive e sociali. All’interno del gioco è possibile sviluppare le competenze necessarie per la vita quotidiana senza imporre al piccolo attività eccessivamente strutturate, ma motivandolo con qualcosa di coinvolgente;

il disegno, altra forma espressiva del bambino. In psicomotricità l’attività grafica ha due diverse funzioni, la prima finalizzata ad indurre e sviluppare la spontaneità e l’espressività del disegno, la seconda finalizzata all’analisi delle forme e dei rapporti spaziali;

gli oggetti, che, a seconda dell’età e delle caratteristiche del piccolo, possono essere attivatori di azioni e movimento e produrre stati di benessere o di inibizione all’iniziativa. Si tratta di oggetti come palle, corde, teli, bastoni, cerchi, coni, mattoni, giochi simbolici e di regole, costruzioni, indicati a far emergere le potenzialità del bambino in base agli obiettivi.Utilizzando questi oggetti nel gioco, il bimbo ha la possibilità di scaricare le tensioni interne, di riproporre le proprie emozioni, anche conflittuali, legate alle esperienze della quotidianità, elaborare nuove strategie per viverle più serenamente, scoprire le proprie capacità creative, sperimentarle e svilupparle in un ambiente favorevole. 

 

Esempi di giochi e stimolazioni delle funzioni psicomotorie

Un, due, tre, stella

Consiste nella ripetizione di una frase: “Un, due, tre, stella” di un bambino con il viso rivolto verso il muro, mentre i compagni di gioco alle sue spalle si muovono. Al fine della conta il bimbo si gira in direzione dei gareggianti: chi viene visto in movimento deve ripartire. L’obiettivo del gioco è riuscire a toccare il muro per primi. Il gioco permette di stimolare la funzione di aggiustamento del tempo, in particolare la simultaneità, cioè riuscire a muoversi e fermarsi senza essere visti. Stimola la funzione di veglia, in quanto l’attenzione che viene prestata modula il tono muscolare e la coordinazione di diversi segmenti corporei. Inoltre, viene stimolata la socializzazione e l’apprendimento di regole che devono essere rispettate dal gruppo.

 

Elastico

Due compagni sostengono un elastico di circa due metri di lunghezza alle estremità, muovendolo dal basso verso l’alto, mentre un terzo compagno deve saltarlo in diversi modi, esempio a piedi pari, su un solo piede, senza inciampare e fermare il gioco. Viene stimolata la funzione di aggiustamento con l’equilibrio, nonché la coordinazione dinamica generale con il movimento contemporaneo di più parti del corpo per realizzare la prassia. Anche la socialità viene stimolata, nonché l’uso delle regole e la competizione che ne deriva.

 

Per approfondimenti:

A. Lapierre, B. Aucouturier, La simbologia del movimento, Armando - 2001

D.W. Winnicott, Gioco e realtà, Armando - 2001

M. Vecchiato, Il gioco psicomotorio, Armando -  2007

T.B. Brazelton, S.I. Greespan, I bisogni dei bambini, Cortina - 2001

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Bianco su nero

Note di Copertina

Mosca, 20 settembre 1968. Nell'esclusiva clinica del Cremlino riservata alla nomenclatura sovietica nascono due gemelli: il primo muore quasi subito, il secondo, Rubén, si rivela affetto da paralisi cerebrale: le facoltà intellettuali sono intatte, ma non può muovere gli arti, salvo due dita.

Dopo poco più di un anno Rubén sarà separato dalla madre (che, figlia del segretario del Partito comunista spagnolo in esilio, è stata mandata dal padre in Russia a trascorrere un periodo di "rieducazione" e lì si è innamorata di uno studente venezuelano) e rinchiuso negli speciali orfanotrofi in cui vengono isolati, e sottratti allo sguardo, quelli come lui, considerati impresentabili da una società che esalta il mito dell'uomo nuovo e dichiara di muoversi verso un radioso futuro.

Solo all'inizio degli anni Novanta Rubén riuscirà a fuggire dal suo Gulag personale e, ritrovata la madre, comincerà a raccontare la sua storia, rivelandosi scrittore vero. Perché quello che colpisce in questo libro, e si imprime nella memoria del lettore, non è tanto la cronaca di un'infanzia e di un'adolescenza trascorse all'interno di un sistema feroce, dove in nome dell'ideologia si perpetrano vessazioni quotidiane, ma la voce che trasforma l'orrore in narrazione, e lo sguardo che questo stesso orrore trasforma in immagini a volte commoventi, altre volte grottesche, altre ancora di corrosiva comicità, ma sempre potentemente tratteggiate, come lo sono del resto tutti i personaggi che attraversano la vita di Ruben: la studentessa spagnola che balla per lui senza musica in una stanza d'ospedale; il cane randagio monco di una zampa che i bambini adottano; le inservienti e le insegnanti, potenti deità femminili raramente benevole e più spesso minacciose; il ragazzo Sasa che si trascina nella neve fino all'aula per rivendicare il suo diritto a studiare; e Sergej, il ragazzo senza gambe che si allena per mesi allo scopo di poter fare a pugni con uno che le gambe le ha tutt\'e due...

Sono un ritardato. Non è un nomignolo offensivo, è semplicemente un dato di fatto. Ho un livello intellettuale troppo basso per un'esistenza autonoma, per una forma pur elementare di sopravvivenza. So fin da piccolo che il ritardo mentale può essere compensato o non compensato. Il ritardo compensato è quello per cui si ha una carenza intellettuale che ti permette comunque di vivere nella società senza dover contare sull'aiuto altrui. L'esempio standard di ritardo compensato è solitamente quello di individui con disturbi mentali che, grazie agli sforzi di dottori e pedagoghi, riescono a imparare un mestiere, magari quello di imbianchino o portinaio. Quanto a me, i pedagoghi mi hanno insegnato a risolvere equazioni complesse, i dottori mi hanno diligentemente rimpinzato di medicine e ingessato con grande zelo, ma i loro sforzi sono risultati vani. A tutt'oggi non sono in grado di sollevare un pennello da imbianchino.

autore: Rubén Gallego (traduzione di Elena Gori Corti)

editore: Adelphi

Il Guerriero di Legno

Cosa siamo senza la nostra storia? Una pianta senza radici.
È così che si sente il Vecchio Albero, Guerriero di legno, quando perde la sua magica capacità di raccontare storie. Un vecchio albero è quanto di più vicino ci sia all'immagine della stabilità, della solidità. Ma se non c'è memoria, non c'è voce, ma solo un grande silenzio. L'albero guerriero non è solo, però: tutti i giovani alberi, che avevano sempre ascoltato i racconti del vecchio albero, diventano a loro volta narratori di storie, testimoni di quella memoria che è stato loro tramandata. Diventano dunque capaci di rigenerare la primavera delle parole dando così sollievo a chi non è più in grado di trattenere ricordi.

Un tema difficile, quello dell'anziano che per colpa della malattia perde la memoria, raccontato ai bambini con toni poetici, dove traspare il dolore, la malinconia ma con delicatezza e garbo, anche grazie alle splendide illustrazioni che seguono il racconto in perfetta sincronia, intonandosi alle parole. Così la pagina in cui la betulla argentata chiede una storia assume tonalità blu come l'argento, gli oggetti dai colori vivaci appaiono man mano che l'albero li descrive. Perfino il sole con la risata scoppiettante ha i raggi come popcorn. Poi arriva il vuoto e il silenzio della memoria e le pagine si adeguano, nei colori freddi dell'inverno. Non si guarisce, ma molto si può fare, e anche i colori tornano in qualche dettaglio pur rimanendo tenui e delicati.

Nel testo troviamo una felice parallelo tra i libri e il bosco. Nel nostro immaginario i libri hanno molti legami con le foreste, le biblioteche sembrano un po' dei boschi, pensiamo per esempio agli allestimenti nelle manifestazioni per ragazzi dove tantissimi libri sono appesi alle pareti con dei fili e i bambini possono passarci in mezzo, fermarsi e aprirli. 
I libri, infine, ci aiutano là dove la nostra memoria non può arrivare. Anche loro ci salvano dall'oblio e ci guidano nei sentieri del bosco.

Autore: Lorenza Farina - Manuela Simoncelli

Editore: Lineadaria editore

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