Le tradizioni degli altri

L'Epifania tutte le feste si porta via. Così si dice in Italia.

Qui in Belgio, invece, la scuola è ricominciata il 5 e il 6 è un giorno come tutti gli altri, a parte qualche studente o professore fortunato che ha trovato la fève nella sua galette des rois e che se ne va in giro con la corona in testa. Paese che vai, tradizioni che trovi.

Quello che è passato è stato il nostro terzo Natale qui. Io non sono cattolica, ma, per me, il Natale è sempre stato importante: da bambina amavo trovare i regali, c'era tutto un rituale che, una volta diventata madre, ho ricostruito con i miei figli. Anche la Befana era una bella festa, con le calze piene di dolci e l'ultimo giorno di vacanza.

Qui in Belgio le tradizioni sono diverse: i regali e i dolci li porta Saint Nicolas e la Befana è qualche cosa di esotico, che appartiene al di là delle Alpi. Si pongono inoltre problemi tecnici di regali che devono essere trasportati in aereo, dato che le feste di Natale le si passano in famiglia, in Italia.

Abbiamo quindi deciso di adottare Saint Nicolas, il suo asino e il suo aiutante Père Fouettard per la consegna di regali e dolci. La sera del 5 dicembre abbiamo messo vicino alla porta della birra, dei biscotti su un vassoio e delle carote dentro delle scarpe. La mattina dopo sono comparsi i regali, mentre carote, birra e biscotti erano stati mangiati!!

Saint Nicolas passa anche dalle scuole, nelle aziende un po' grosse organizzano le giornate per i figli dei dipendenti con foto e consegna regali, e così ci siamo adeguati.

Babbo Natale poi è arrivato lo stesso, in Italia, da nonni e zii, regali piccoli e aerotrasportabili.

La Befana invece non è più arrivata, non ce la fa a superare le Alpi con la scopa… In compenso il 6 gennaio ci siamo mangiati una galette des rois, un dolce tipico della festa dei Re Magi, dentro il quale viene nascosta una fève, tradizionalmente una fava secca, oggi in genere una statuina del presepe, in ceramica. Chi ha la fetta con la fève diventa il re o regina e si prende la corona, sempre fornita con la torta. Quest'anno mio figlio minore ha trovato un asinello.

A volte mi domando quanto sia importante mantenere le vecchie tradizioni per non perdere le proprie radici, ma poi mi dico che in fondo quello che conta è il momento magico, passare dei bei momenti in famiglia o con gli amici e in fin dei conti un po' di sincretismo non nuoce a nessuno, favorisce l'integrazione e migliora l'accettazione e la tolleranza nei confronti di ciò che è “diverso”.

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Si tratta di un romanzo storico e nello stesso tempo di un avvincente giallo scritto da due giovani autrici milanesi esordienti che hanno svolto approfondite ricerche storiche sulla opulenta e maestosa Roma rinascimentale e le ricche corti italiane, soggiogate dalla morale del tempo, individualista e brutale, tesa al conseguimento dei fini senza curarsi dei mezzi con i quali ottenerli.

La vicenda parte dal brutale omicidio di Juan Borgia, duca di Gandia, figlio prediletto di papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia.

Chi è il mandante dell'assassinio? L'indagine non è facile. È possibile il movente politico (il dominio dei Borgia è inviso alle potenti famiglie romane, agli Orsini, agli Sforza di Milano, a Guido da Montefeltro, ai baroni romani e a molti prelati che disapprovano la scandalosa condotta del papa), ma può essere un movente passionale o può essere maturato nell'ambito familiare....

La scrittura è scorrevole e varia e si presta facilmente ad una trasposizione filmica.

autore: Elena Martignoni, Michela Martignoni

editore: TEA

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