Timidezza

S’affaccia un padre. Ha la faccia mesta e tesa, portata con molta dignità. Dritto sul busto, un po’ da manico di scopa. Mi dà la mano sulla porta poi si fa di lato, quel tanto che basta a far da quinta al figlio che gli sta dietro. Lo guarda dall’alto, senza dire pio. In silenzio aspetta che il rampollo faccia quello che gli ha insegnato. E quello, dal basso dei suoi tredic’anni allampanati, tende sbilenco la mano, sbatacchia un po’ le palpebre roteando gli occhi e fievole mi scivola un lamento nel quale c’è il suo nome e pure un buonasera.

Si siedono davanti a me. Il padre, dritto. Il figlio, un po’ gualcito; come un cappottello che s’affloscia sulla sedia.

Il genitore, con ritmo lento e asciutto, senza enfasi, dichiara il figlio bisognoso d’aiuto in quanto “timido” e circostanzia il fatto. Dettaglia l’incapacità del ragazzetto a fare amicizie, a entrare da solo al bar, a chiedere a una qualsiasi commessa di negozio una cosa che pure desidererebbe e così via. L’elenco è ricco e va avanti un pezzo. Snocciolato con scrupolosità.

Dell’uomo non si muove un muscolo. Mi guarda fisso e parla fluidamente, senza alzare la voce e senza aggiungere sale. Elenca con precisione, in sintesi precisa. Come potrebbe fare un assistente medico al primario chirurgo prima d’entrare in sala operatoria. Asettico come i guanti in lattice che quelli devono mettersi sulle mani.

Il figlio sta lì. Guarda un po’ per terra.

Chiedo all’adulto di lasciarci soli.

Riesco in qualche modo a far respirare meglio il figlio, poi gli domando come si sia sentito mentre suo padre parlava di lui e di quella che suo padre ha chiamato timidezza. Mi guarda e questa volta con lo sguardo fermo. Si tocca il mento, si mordicchia il labbro, mette la mano a strozzo sul collo.

- Sentivo come un nodo in gola.

Mi complimento. È riuscito a verbalizzare in modo preciso e chiaro un’emozione. Gli chiedo se anche suo padre, a suo avviso, l’abbia fatto.

Ha gli occhi come due fanali, enormi in mezzo al viso magro.

– No – si rimordicchia il labbro e si spinge il mento a fargli fare una passeggiatina in aria – È timido.

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Che forza papà!

Un gruppo di vivaci bambini conversando tra loro riflettono su quanti tipi di papà ci sono al mondo.

Dai loro racconti viene fuori che le tipologie sono le più variegate; ci sono papà che lavorano vicino e quelli che lavorano lontano, quelli che aggiustano automobili e quelli che "aggiustano" animali. Quelli che fanno la spesa, quelli forti, quelli coraggiosi, quelli che sanno fare tutte le faccende domestiche. Poi c'è chi ha due papà, quello biologico e quello di "cuore", ci sono papà che si frequentano tutto l'anno, altri solo nei fine settimana o nel periodo delle vacanze; alcuni singoli altri doppi...

Sarà Mario, che ha un papà single, ad aiutarli a capire che, quale che sia la tipologia del proprio papà, è importante ed unico il forte legame che unisce un padre al proprio bambino.

Una tenera storia da leggere insieme ai bambini, priva di stereotipi, piena d'ammirazione per i diversi tipi di papà, e che fa certamente sorridere e riflettere.

autore: Autore Isabella Paglia - Illustratore Francesca Cavallaro

editore: Fatatrac

Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili.

“Una rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro il disagio e la sofferenza del proprio figlio.

Se riusciamo a capire che un bambino si arrabbia perché sta soffrendo per qualcosa che impedisce il suo naturale processo evolutivo, è più facile anche per noi adulti cercare dentro di noi delle strade diverse per aiutarlo a sciogliere i suoi nodi.

Attraverso l’uso di favole, che prendono spunto da storie reali, questo libro offre alcuni suggerimenti per aiutare gli adulti a comprendere meglio le rabbie infantili.” 

 

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

Ti mangio!

Mentre si avventura in bici per i boschi, insieme alla sorella Sara, il piccolo Leo viene inghiottito all’improvviso da un grande e pelosissimo mostro: il temibile INGHIOTTONE dei BOSCHI!

Sara, senza perdersi d’animo, si lancia all’impazzata sulla sua bicicletta in un’operazione di soccorso ma proprio mentre sta per raggiungerlo, quel tondo mostro vorace viene inghiottito a sua volta da un mostro ancora più grande: un enorme GNAMMETE ALATO! Sara non si dà per vinta, accelera sulla sua bicicletta, ma mentre sta per raggiungere lo Gnammete Alato, un gigante ACCHIAPPONE MARINO balza fuori dal mare e se lo pappa in un sol boccone!

Ma non può immaginare che un mostro ancora più grande, il celebre SLURPANTE SPINATO, abbia già messo gli occhi su quell’enorme e prelibato... ehm... bocconcino marino!

Come farà Sara a tirar fuori Leo da tutte quelle voraci fauci?! E sembra non esserci mai fine, perché ecco balzar fuori perfino un immenso e affamatissimo ZOMPONE DAI DENTI A SCIABOLA!

Ora basta! Bisogna intervenire! E con astuzia e intraprendenza i due fratellini riusciranno a trovare una soluzione davvero geniale! I mostri, anche quelli più grandi, sono avvisati: mai sottovalutare l’intelligenza, la fantasia e la furbizia dei bambini!

Il libro, TI MANGIO! di John Fardell, edito in Italia dal Castoro, ha vinto come Miglior libro nella sezione “Crescere con i libri” nell’ambito della 4^edizione del premio Nazionale Nati per Leggere (Miglior libro per bambini tra i 3 e i 6 anni, relativo al tema "Il coraggio"), con la seguente motivazione:

Per la scintillante inventiva che dimostra come chi ha coraggio sa tenere gli occhi ben aperti sulla realtà senza chiudere quelli della fantasia.

 

autore: John Fardell

editore: Il Castoro