Il gioco del rispetto

“Pari o dispari? Il gioco del rispetto” è un progetto che nasce in Friuli Venezia Giulia, per introdurre bambini e bambine, che frequentano la scuola dell’infanzia, ai temi delle pari opportunità e al contrasto alle discriminazioni,  proprio perché i bambini di quell’età sono liberi dagli stereotipi di genere.

Un gioco dedicato a sensibilizzare gli alunni al rispetto ed all’uguaglianza tra bambini e bambine. Infatti, alla base della discriminazione di genere ci sono molti dei pregiudizi che ci vengono inculcati fin da piccoli, è importante che i bambini imparino che non esistono ruoli determinati dal genere, ma che tutti possono, se lo vogliono, fare ciò per cui si sentono più portati.

Attraverso il gioco i bambini impareranno che le bambine ed i bambini sono perfettamente uguali, un'occasione importante per fornire le basi di un’educazione improntata al rispetto delle somiglianze e delle diversità, della pluralità, delle pari opportunità e del rispetto tra i generi.

Sul sito: http://giocodelrispetto.org/ potete avere maggior informazioni su com’è fatto e come funziona il gioco.

Officina Genitori ha rivolto alcune domande ad una delle fondatrici del progetto, Benedetta Gargiulo, che si occupa del coordinamento del lavoro e dei contenuti creativi:

Come è nata l'idea del Gioco del Rispetto?

Da tempo mi interrogavo sul modo migliore per agevolare un cambiamento culturale per arrivare a una società che fosse più rispettosa nei confronti delle donne. Nelle scuole si fa già da anni formazione per sensibilizzare ragazzi e ragazze sul tema delle pari opportunità e della lotta alla violenza. In genere si va ad agire su fasce di età adolescenziali, in qualche caso si interviene nelle scuole primarie, ma i formatori dicono che spesso, in quei casi, trovano delle classi con credenze già fortemente stereotipizzate. E allora assieme a Daniela Paci e Lucia Beltramini, già autrici di una importante ricerca sulla violenza tra le coppie di adolescenti, abbiamo pensato di prendere in considerazione le scuole dell’infanzia, quando iniziano a formarsi gli stereotipi dei ruoli genere, in cui, per intenderci, diventa tutto rosa per le bambine e tutto azzurro per i bambini.

Quando avete avvertito l'esigenza di questo progetto?

L’esigenza di intervenire risale al 2013, quando i dati sulla violenza contro le donne stavano raggiungendo livelli veramente preoccupanti. Contemporaneamente, arrivavano segnali importanti dalle Istituzioni per favorire il cambiamento culturale nelle scuole di ogni ordine e grado.

Perché alcuni genitori lo hanno visto con preoccupazione?

Più che di preoccupazione, parlerei di terrore. È ormai nota la pressione che una certa parte cattolica sta facendo per impedire che nelle scuole si parli di problematiche relative al rapporto tra i sessi, sia che si tratti di lotta al bullismo, sia che si tratti di interventi contro l’omofobia e sia, come nel nostro caso, che si tratti di lotta alla discriminazione contro le donne. Questo conservatorismo nasce da una sensazione di perdita di controllo che hanno le famiglie sui loro figli, ma non è interferendo con i legittimi programmi di una scuola laica che si potranno ottenere risultati apprezzabili.
Al di là delle posizioni ideologiche di alcuni cattolici comunque, la preoccupazione è stata manifestata anche da altri genitori, che non riconoscono l’esistenza di un problema legato agli stereotipi nei giochi dei bambini e delle bambine. Per molti di loro, l’identità di genere dei bambini, si costruisce con la distinzione tra rosa e azzurro, tra giochi da maschi e giochi da femmine e, da adulti, tra mestieri che possono fare gli uomini (molti) e mestieri che possono fare le donne (pochi e non in posizione di leadership). Per noi invece, l’identità di genere è un dato imprescindibile e naturale, che nulla ha a che vedere con le categorizzazioni sociali molto spesso imposte nemmeno da noi ma dalle esigenze di un marketing povero di idee. La cosa preoccupante è che molte persone oggi  accettano che perfino le uova di Pasqua siano genderizzate con rosa “per LEI” e azzurro “per LUI”, senza viverla come una forzatura esterna per la libertà di bambini e bambine. Paradossalmente invece, è stata vista una forzatura da parte nostra per lasciare libera la scelta.

Cosa li spaventa di più - a tuo avviso - del vostro progetto?

Le paure sono state principalmente due. La prima è stata frutto di una durissima, e per molti versi scandalosa, cattiva informazione, che ha voluto associare al nostro progetto un senso di scabrosità attraverso titoli pruriginosi assolutamente ingiustificati. Purtroppo in questi casi le querele, che pure sono state avviate, non sanano il danno generato nell’opinione pubblica, che quindi ha preferito catalogare sommariamente il nostro progetto come “educazione sessuale”. La seconda paura è quella del cambiamento. E il cambiamento che proponiamo noi evidentemente è molto potente, considerate le reazioni che ci sono state.

Gli stereotipi di genere sono spesso visti come un non-problema, un voler andare contro "la natura delle cose" tanto sono radicati, perché è importante combatterli? 

Il Gioco del rispetto nasce proprio da questa considerazione. Quando ci domandiamo perché le donne oggi  guadagnano, a parità di mansioni, fino al 17% in meno degli uomini, perché non ci siano donne nei consigli di amministrazione di società pubbliche o private, perché le donne vengono uccise in quanto donne, dobbiamo risalire proprio alle credenze culturali in cui tutti siamo immersi. Così scopriamo che è “opinione comune” che una donna sia più adatta di un uomo a gestire i lavori domestici e pertanto è normale che siano gli uomini a dover guidare le aziende. Scopriamo che è normale che un uomo debba trattenersi dal piangere o dal manifestare le proprie emozioni (e quanti danni porta questo stereotipo agli uomini!). Combattere gli stereotipi che ci portano a queste credenze significa lavorare per una società più libera e più felice, dove uomini e donne possono esprimere liberamente tutti i propri desideri e realizzare tutti i loro sogni. La nostra più grande soddisfazione sarà vedere uomini prendersi i congedi per godersi felicemente la loro paternità e donne che entrano in un qualsiasi ambiente di lavoro senza che venga chiesto loro se vogliono avere dei figli. Ferma restando anche l’opzione inversa.

Che forze può avere una semplice famiglia di fronte ai condizionamenti sociali?

Le famiglie hanno un’arma potente che è sempre quella del dialogo con i figli. Dare a bambini e bambine lo strumento del pensiero critico è la soluzione migliore, e non solo per le questioni di genere. Non possiamo impedire ai nostri figli di entrare in contatto con un sistema fortemente discriminante come quello dei media o dell’industria del giocattolo, ma possiamo dare loro gli strumenti per fare delle scelte quanto più consapevoli. Un grande lavoro lo dobbiamo poi fare anche noi genitori: dobbiamo essere anche noi consapevoli che siamo immersi in quello stesso sistema. Questo richiede in effetti molto lavoro e non sempre abbiamo il tempo o la forza per farlo, ma sarebbe bello se, almeno ogni tanto, quando andiamo a comprare un regalo di compleanno per la figlia di nostri amici, ci domandassimo se magari potrebbe gradire un libretto, o un fossile di dinosauro, al posto della solita bambola o del set di trucchi.

C'è una domanda che non ti abbiamo fatto e alla quale avresti voluto rispondere?

Sì: quale sarà il futuro del Gioco del rispetto?
Abbiamo ricevuto una grande domanda da singole famiglie, da genitori, da associazioni che si occupano di educazione. Il nostro futuro sarà quello di dare la possibilità a tutti quelli che lo chiedono, di giocare con i nostri giochi in maniera libera. Saremo una piccola nicchia nel mercato dei giochi, che però ci darà la possibilità di lavorare serenamente e sviluppare il nostro progetto senza impedimenti di natura ideologica. Parallelamente, per le scuole che lo vorranno, saremo sempre a disposizione per diffondere il progetto.

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