Andiamo all’asilo

La scuola dell’infanzia è un’importante fonte di educazione per i bambini, un ambiente dove stanno certamente bene ed hanno maggiori possibilità di sviluppare le capacità intellettuali perché costantemente sollecitati in modo adeguato.

 

I bambini oltre ad apprendere le prime regole della vista sociale, prendono coscienza della propria identità, scoprendo così le diversità.

Spesso però per molti bambini, l’inserimento alla scuola dell’infanzia segna la loro prima ufficiale separazione dalla famiglia, quindi è molto importante che il bambino e la famiglia tutta, affrontino al meglio questa nuova avventura.

A tal proposito abbiamo rivolto alcune domande ad Ilaria Sacchetti, autrice del libro “E ora andiamo felici all’asilo?”, un pratico libro che vuole accompagnare passo dopo passo, i genitori, nel delicato processo d’inserimento dei loro figli nella scuola materna, fornendo utili consigli per aiutare i piccoli ad adattarsi serenamente a questa nuova fase della loro crescita.

Perché la scuola materna riveste un ruolo fondamentale nel processo di crescita di ogni bambino?

A mio parere la scuola dell’infanzia è una tappa obbligata nella crescita di ogni bambino; è fonte di una crescita equilibrata e completa, perché costituisce la prima forma di società, ovviamente in miniatura, con cui deve necessariamente rapportarsi il piccolo. E’ una sorta di palestra, che allena il bambino a quella che sarà poi la  vita adulta. E’ infatti nella scuola dell’infanzia che il piccolo compie le prime esperienze cruciali di autonomia, di scoperta del sé e della realtà circostante e impara a relazionarsi attivamente con i coetanei e con le maestre e a rispettare le regole. Insomma il bambino è per la prima volta portato a divenire un attivo componente di una collettività e non più un esserino dipendente in gran parte dagli adulti,  con tutti i positivi risvolti formativi che ciò comporta.

Come scegliere la scuola materna?

La scuola va scelta con gli occhi, le orecchie e l’istinto …cosa vuol dire questo? Che la scelta, per essere di successo, deve essere fatta sul campo. Le strutture vanno esaminate direttamente da voi genitori e bisogna cercare, per quanto possibile, di osservare l’ambiente in cui i bimbi si muovono. Chiedete a parenti, amici e conoscenti con figli che già frequentano le strutture che preferite, se lì c’è serenità nel rapporto maestre-bambini. E soprattutto se le insegnanti riescano a manifestare empatia verso i piccoli. Se possibile verificate di persona.

In questa tenera età, molto più importante dello svolgimento del programma scolastico sono le doti umane degli adulti che interagiscono con gli alunni. La maestra dal bambino verrà vista e percepita, soprattutto per i primi tempi, come una seconda mamma….ecco perché dovrà essere comprensiva e accogliente.

Altro elemento da non trascurare è la presenza di spazi aperti ben attrezzati e sicuri, che favoriscano il gioco libero che, a quest’età, è parte integrante della vita dei bimbi.

Ultimo elemento l’istinto, il vostro da genitori….una struttura vi piace? Sentite di potervi fidare del personale?…allora molto probabilmente è quella giusta!

Noi genitori come possiamo preparare il bambino all’ingresso della scuola materna?

Il bambino ama le abitudini, i punti di riferimenti certi e rassicuranti; ora immaginate di cambiare drasticamente, da un giorno all’altro, la sua giornata tipo. Quale sarà la sua reazione? Sicuramente negativa…capricci, nervosismo e via dicendo. La parola magica, per ottenere invece una reazione positiva da vostro figlio, soprattutto quando state per introdurre nella sua vita un cambiamento così importante come l’ingresso alla scuola materna, è gradualità.

Se riuscirete, con pazienza, a poco a poco, a introdurre la novità settimane prima della sua effettiva attuazione….il bimbo vivrà un’attesa costruttiva e positiva.

Come fare? Primo segreto alla base di un inserimento di successo è iniziare ad alimentare la fantasia di vostro figlio e farlo sognare su questo nuovo inizio….sul mondo dei bambini grandi e  la scuola materna; servitevi di favole, racconti ed anche i vostri stessi ricordi d’infanzia….creata questa magia, solo allora potrete compiere i passi successivi, con la garanzia di un ottimo risultato finale.

Perché è importante riuscire a fare un buon inserimento? E in cosa consiste?

Noi adulti pensiamo alla scuola dell’infanzia semplicemente come un luogo dove i nostri figli trascorrono ore serene con i loro coetanei, accuditi da maestre, che fanno le nostre veci; ma non è questo, che pensano i nostri bambini.

La materna per loro è il primo banco di prova con la vita…per la prima volta alla scuola dell’infanzia i bimbi si mettono in gioco con tutto il loro piccolo essere, con tutti i rischi e le paure che questo comporta …ecco perché è importante che ciò avvenga nel modo migliore e quindi gradualmente, non forzando i ritmi e i tempi del bimbo.

Non esiste, in realtà, un libretto di istruzioni, uno schema preciso, per attuare l’inserimento, perché ogni bambino è un caso a sé, con una propria individualità, come lo sarà ogni maestra…e ogni compagno di classe di vostro figlio.

L’inserimento è prima di tutto un incontro tra esseri umani, piccoli e adulti che siano.

Ogni scuola poi, come si sa, ha regole, tempistiche e metodiche proprie in materia d’inserimento.

Ma voi genitori potete fare davvero molto per aiutare vostro figlio…perché potete mantenere sempre aperto il dialogo, non solo con il piccolo, ma con il corpo insegnante e fare così da tramite tra le esigenze e i bisogni del  vostro bimbo e le richieste delle maestre, mantenedo sempre un clima di costruttiva collaborazione.

Come aiutare il bambino nel difficile momento del distacco?

Per i bambini rivestono molta importanza i riti e le abitudini, come già detto, perché, non avendo ancora la percezione precisa del susseguirsi del tempo, sapere che esistono determinati riti legati a momenti ben precisi della giornata, dona loro sicurezza e tranquillità su quello che li attende.

Ecco perché i riti diventano fondamentali, anche nel momento del distacco; un momento delicato, in cui i  figli maggiormente percepiscono il compiersi di una nuova giornata diversa dal solito.

Sarà quindi fondamentale stabilire una nuova ritualità, fatta di gesti, parole, scambi affettivi ben precisi, che si ripetano  sempre uguali, possibilmente svolti sempre dallo stesso adulto di riferimento, che possa infondere serenità al bambino, specialmente nel momento dell’entrata a scuola e della ripresa.

Alcuni genitori lamentano la lunghezza del periodo dell’inserimento  che spesso costringe a prendere molti permessi al lavoro. Come spiegheresti l’esigenza di questi tempi a chi ne è scontento?

Come già detto, il segreto di un buon inserimento alla scuola materna è la gradualità. Non dovremmo poi scordare che non siamo noi a dover affrontare una grande novità, ma nostro figlio; allora rispettiamo le sue paure e fragilità; egli ha bisogno dei suoi ritmi e tempi, per assimilare questo grande cambiamento che si chiama Scuola Materna e allora non pretendiamo delle super prestazioni dal nostro piccolo…accettiamolo con i suoi capricci, le sue battute d’arresto, le sue crisi di rifiuto; stiamogli vicino con pazienza: si sentirà capito, accolto e questo varrà molto di più della seccatura di doversi assentare dal lavoro. Decidiamo magari prima chi di noi genitori si occuperà dell’inserimento del piccolo, in modo che egli non debba respirare il nostro stress, la nostra impazienza molto controproducente, in un momento così delicato.

Che cosa caratterizza a tuo avviso una buona Scuola dell’Infanzia?

Una scuola dell’infanzia che funziona è una scuola dove si segue più il bambino e meno il programma; dove non è tanto importante se il piccolo impara le figure, o i colori o  a rispettare i contorni, ma dove conta la sua individualità, dove egli viene rispettato e impara a rispettare gli altri per quello che sono, con tutte le differenze che ognuno porta con sé.

Una scuola dove le maestre e gli ausiliari mirano a integrare il piccolo in una collettività costruttiva, che coopera per il benessere comune e dove si insegna al bambino ad essere parte attiva di una comunità, che ha regole da rispettare e alterità con cui interagire in modo civile.

Perché l’insegnamento sia di qualità, deve essere corredato anche dalle doti di affettività ed empatia, così importanti per i bimbi di quest’età, che spesso vengono considerate facoltative, mentre in realtà costituiscono la base dell’apprendimento in età infantile.

Come dev’essere, infine, il passaggio fra scuola materna e scuola primaria per essere vissuto al meglio?

La fase di passaggio dalla materna alla primaria è un momento molto delicato per il bambino, perché alla paura fisiologica per la novità che lo attende, si accompagna una paura consapevole per ciò che perde e ciò che troverà; questa volta ha sentito persino dalle maestre dell’asilo racconti veritieri su ciò che lo aspetta e comprende che dovrà anche faticare e applicarsi  e non solo divertirsi….E’ in questo momento così delicato, che diventa cruciale  il ruolo di noi genitori,  nel far sì che i piccoli possano vivere positivamente questo passaggio. La sfida è riuscire a far vincere la curiosità, rispetto alla paura che il bimbo prova…io dico che ciò è possibile: è tutto nelle nostre mani, ci vorrà solo un po’ di attenta e paziente strategia!

C'è una domanda che non ti abbiamo fatto e alla quale avresti voluto rispondere?

Devo proprio dire che le domande sono molto interessanti; però c’è una domanda, a cui avrei risposto volentieri :

Perché noi genitori pensiamo spesso che i capricci dei bambini, nella fattispecie quelli tipici del periodo dell’inserimento, siano solo capricci allo scopo di manipolarci?

Questo errore interpretativo è molto comune…in realtà dovremmo pensare che i bambini, a differenza di noi adulti, non hanno la capacità di gestire le forti sensazioni quando le avvertono e così questo insieme caotico di sentimenti sfocia nel violento capriccio; di pianto o rabbia che sia, non è da intendersi come un trucchetto, o una strategia, ma piuttosto come una manifestazione di profondo disagio….Disagio, perché il mondo degli adulti non rispetta e non aspetta, molto spesso, i bambini con le loro esigenze…

 

 

 

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Il mago dei numeri

Un libro da leggere prima di addormentarsi, dedicato a chi ha paura della matematica.

Roberto è un bambino come tanti, che odia la matematica, soprattutto perché non la capisce e gli sembra noiosa. Ma una notte gli appare un mago che lo porta in un mondo affascinante e sconosciuto.

Pian piano Roberto prende familiarità con strumenti matematici che si rivelano divertenti e comincia ad apprezzare quel mondo matematico di cui prima aveva paura. Concetti matematici anche difficili spiegati ai bambini come delle favole.

La matematica è un mostro che fa un po' meno paura.

Per Enzensberger la matematica è un mondo immaginario che riserva continue sorprese ed è capace di colpirti con la sua genialità. Questo libro, scritto per una bambina di dieci anni ma destinato ai lettori di tutte le età, ne è la prova.

autore: Hans Magnus Enzensberger - Illustrazioni di Rotraut Susanne Berner

editore: Einaudi - collana Supercoralli

Dov'é la mia mamma?

"Ho perso la mamma!" esclama la scimmietta che si è perduta nella foresta.

"Dai, piccolino, su con la vita" dice alla scimmia la farfalla Rita. "Ti aiuto a cercarla...".

Ma Rita continua a sbagliarsi e - chissà perché - invece di mamma scimmia trova elefanti, rane, pappagalli, serpenti...

La storia, rilassante, è tutta in rima ed è divertente, oltre che didattico, scoprire che la Rita continua a sbagliarsi perchè non sapeva di dover cercare un animale somigliante alla scimmietta... dopotutto i suoi bambini, i bruchi, non sono uguali a lei, una farfalla!
Dolcissimi l'ultimo errore di Rita (trova il papà) e il ritrovo della mamma.

Per bambini di 2-5 anni.

autore: Julia Donaldson, Alex Scheffler

editore: Emme Edizioni

Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

autore: Anna Guerrieri, M. Linda Odorisio

editore: Armando Editore