Creatività cercasi

Pochi giorni fa, ho sentito un gruppetto di bambini di quarta elementare parlottare fra loro, ansiosi e preoccupati alla richiesta, da parte della loro insegnante, di far partecipare la loro classe ad un concorso di disegno dal titolo “Natura e sport”. L’elaborato, secondo le indicazioni della maestra, sarebbe dovuto essere il più possibile creativo ed originale.

Probabilmente, a nessun bambino di quest’età, verrebbe in mente di disegnare uno sciatore sulla nuvola, o colorare l’erba di viola, il cielo verde o il sole azzurro.

 

Ma cos’è la creatività? E in che modo si esprime?

Alcuni studiosi hanno approfondito il sottile legame che unisce un certo tipo di pensiero alla creatività umana. Un primo tipo di pensiero viene definito convergente e consiste nel riconoscere e riprodurre una sola possibilità di giusta soluzione. Il secondo tipo viene definito pensiero divergente; rispetto al primo si muove in più direzioni e porta a molte soluzioni individuali. Adottare un pensiero divergente corrisponde quindi alla possibilità di generare idee nuove, indipendenti, originali e per nulla scontate, e può aiutare il bambino ad ampliare e promuovere la propria creatività: numerosi autori, tra i quali Bruner, Winnicott, Piaget, evidenziano quanto il gioco ne possa promuovere lo sviluppo. In particolare, Bruner sottolinea come il gioco offra al bambino la possibilità di rinunciare spesso alla rigorosa logica e alla precisione dei suoi percorsi, per prendere in considerazione l'improbabile e il fantastico.

Il gioco consente una maggiore flessibilità perché non lo lega necessariamente ai nessi causali, alle sequenze temporali o a comportamenti stereotipati, e diviene pertanto occasione per elaborare le proprie tensioni. In particolare, il gioco di finzione si connota come mezzo privilegiato per produrre creatività. L’adulto, in tutto ciò, diventa il promotore principale nell’incentivare l'utilizzo del pensiero divergente del bambino, che può sfruttare le innumerevoli occasioni offerte dalle situazioni ludiche.

Il ruolo della scuola

Per sollecitare ulteriori riflessioni in merito, voglio qui riportare le parti più interessanti di un intervento di Ken Robinson, riconosciuto come uno dei principali ricercatori in ambito di sviluppo di creatività e innovazione: nato a Liverpool, autore, conferenziere e consigliere internazionale sull'educazione per i governi e le istituzioni no-profit, ex direttore artistico nello Schools Project e Professore di Educazione all'Arte nell'Università di Warwick.

Robinson si chiede perché nel sistema scolastico non vengano sviluppate in maniera approfondita le attitudini artistiche, la creatività e l’accettazione dell’errore umano, ma si tenda a creare una massa di uomini-chupachups, come lui stesso li definisce, ovvero tutta testa ma con un corpo pressoché assente semplicemente utilizzato da sostegno. Il problema alla base dei moderni sistemi di istruzione è che tendono ad ignorare la moltitudine di tipologie di intelligenza umana. Invece di continuare a ignorare, a stigmatizzare, e a uccidere la creatività individuale nelle nostre scuole, dovremmo attribuirle lo stesso status che concediamo all’alfabetizzazione. Secondo Robinson, i nostri sistemi di educazione sono allergici alla creatività poiché ogni sistema pubblico di istruzione esistente sulla Terra funziona secondo una gerarchia di materie. In cima a questa gerarchia c’è la matematica e le lingue, poi le materie umanistiche, e alla fine ci sono le materie artistiche. Ma non solo, in tutti i sistemi esiste anche una gerarchia all’interno delle materie artistiche dove arte e musica ricevono lo status più alto rispetto a materie come teatro e danza. Visto da fuori, sembrerebbe che l’intero sistema pubblico di istruzione mondiale abbia il solo scopo di formare professori universitari. Eppure, aggiunge Robinson, oggigiorno non ha più davvero senso spingere la totalità dei ragazzi ad intraprendere la carriera universitaria quando c’è una così alta inflazione di titoli di studio. In pratica, il nostro sistema di istruzione è diventato così stagnante da essere inefficiente. Dobbiamo ripensare ai principi fondamentali con cui educhiamo i nostri figli. Per Robinson, è ormai vitale per la nostra sopravvivenza ricominciare ad usare l’immaginazione umana saggiamente, in modo da risolvere i gravi problemi che affliggono il pianeta.

Come potenziare il pensiero creativo dei bambini?

Durante i primi anni, i bambini vivono in un mondo in cui realtà e finzione si mescolano. Sono capaci di fluidità e di cambiamenti repentini, quello che viene chiamato pensiero divergente. I genitori hanno perso questa dimensione fantastica e confidano troppo nel pensiero unico e stereotipato. Durante gli anni dell’infanzia e nell’età evolutiva, bisogna cercare di incoraggiare i piccoli ad esprimere la propria personalità senza giudicare la qualità delle loro realizzazioni, ma lasciarli liberi nell’utilizzo di tutte le forme a loro disposizione: colori, scrittura, disegno, danza, sport, giardinaggio, poesia, teatro, pasta di sale, costruzioni. Creare non è riprodurre l’esistente, non è realizzare una bella immagine ma piuttosto realizzare a loro immagine. Hanno bisogno di esperienze legate ai sensi e non dovrebbero essere confinati in luoghi ultra-sicuri con oggetti studiati appositamente per loro. Perché la conoscenza si nutre di tutto tranne che di monotonia.

 

“Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo bambino” (A. Schopenhauer)

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Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza