Essere genitori: ossimoro di emozioni

Tema: l’ambivalenza delle sensazioni nell’essere genitore

Attività: disegni da diversi punti di vista

Età: per tutta la famiglia

Opera: ‘Work N.210 Half the air in a given space’   Installazione, Tate St Ives

Autore: Martin Creed

L’arte contemporanea è complessa e bizzarra, capace di svilupparsi attraverso modalità e forme estremamente diverse. Cosí come la genitorialità.

Questa immagine non è altro che una fotografia di un’installazione creata e presentata al pubblico qualche anno fa in una sala dell’affascinante sede cornovagliese della TATE.

Il concetto é molto semplice e quasi infantile: una stanza completamente riempita, fin circa a due metri di altezza, di palloncini gonfiati. Il classico esempio di arte contemporanea che lascia perplessa la maggior parte delle persone poiché sembra in apparenza semplicemente un capriccio dell’artista, o un’idea a caso, qualcosa che anche mio figlio di 3 anni poteva fare… Per fortuna c’é sempre sotto qualcosa di molto di piú!

In questo caso l’opera è un’installazione, e come tale, di fatto, un’esperienza, piú che un mero insieme di oggetti. È un’esperienza che ognuno dovrebbe vivere personalmente, in quanto probabilmente portatrice di significati e messaggi leggermente diversi da persona a persona. Ovviamente peró dovrebbe anche essere in grado di tradurre in pratica un’idea specifica e gli intenti dell’artista.

 

All’epoca in cui ho visitato la mostra e fatto esperienza di quella particolare installazione, non conoscevo molto il lavoro e l’approccio di Martin Creed. Non sapevo ad esempio che uno dei temi portanti intorno a cui si sviluppa la sua opera è l’ambiguità e l’ambivalenza nella e della percezione, il contrasto tra messaggi e significati veicolati da uno stesso stimolo. Interessante concetto da saggio di critica di storia dell’arte. Ma vediamo poi come questo si traduca nella concretezza dell’esperienza del pubblico.

Ho portato i miei bambini a quella famosa mostra, carica di entusiasmo e di aspettative, io stessa elettrizzata all’idea di immergermi in un mare di palloncini.

Ci siamo messi in fila (solo un certo numero di persone poteva trovarsi nella stanza nello stesso tempo) aspettando il nostro turno con un sorriso stampato sul viso. E alla fine siamo entrati e abbiamo subito iniziato a giocare con i palloncini, cercando di farci strada verso il centro della stanza.

Ma il divertimento é cessato quasi immediatamente. La quantitá di palloncini era enorme e molto fitta. Cercare di procedere e camminarci in mezzo estremamente difficile e faticoso. A causa dell’elettricitá statica creatasi i palloncini stessi ci si attaccavano addosso, sollevandoci i capelli ed attirando le fibre dei nostri vestiti. Sentivo i miei bambini abbastanza vicini ma quasi non riuscivo a vederli ed ho inizato a preoccuparmmi che loro si spaventassero, sperimentando lo stesso tipo di disagio che stavo provando io. La situazione era soffocante ed opprimente, e non c’era piú nulla di ludico o divertente. Essendo immersi nei palloncini  non vedevamo piú nemmeno le pareti della stanza né altri punti di riferimento. La perdita di orientamento non ha fatto altro che amplificare il senso di ansia e la negativitá dell’esperienza. Volevo uscire il prima possibile e portare in salvo i miei figli, ma allo stesso tempo non volevo spaventarli ulteriormente. Quindi abbiamo fatto una piccola catena umana tenendoci per mano e, molto determinata ad uscire, li ho trascinati procedendo dritta in una direzione a caso. Ho trovato una parete e l’ho percorsa tutta con una mano contro il muro fino a che abbiamo trovato l’uscita.

Insomma, l’esperienza è stata negativa, ma l’installazione ha sicuramente raggiunto il suo obbiettivo: quello di far ragionare sull’ambivalenza a volte dei fenomeni, sulle sfaccettature di significato, sulle sfumature che ogni situazione può avere.

Tutto questo è un tema ricorrente anche nel mio approccio alla genitorialitá e l’installazione di Creed mi sembra molto simile all’esperienza che un genitore (direi specialmente un neogenitore) vive. Avere un bambino è una cosa meravigliosa, carica di aspettative e di sorrisi stampati sul viso. Una grande stanza di palloncini (magari tutti colorati invece che bianchi!) in cui non si vede l’ora di tuffarcisi. Poi peró entrano in gioco le paure, le ansie, la stanchezza, il senso perfino di oppressione ed i conseguenti sensi di colpa.

E la cosa non cambia molto quando i figli crescono (senza parlare di quando si hanno figli adoescenti!).

Senza voler accentuare troppo l’aspetto negativo, direi che essere genitori è un costante ossimoro di emozioni. È una stanza invitante piena di palloncini, che a volte può creare disagio e ansia, al punto da cercarne l’uscita. La cosa complessa poi è che il fascino e la positività intrinseca della stanza ci attira constantemente nonostante le difficoltá.

 

Essere consapevoli di questa ambivalenza puó aiutare.

Essere in grado di slittare il proprio punto di osservazione e cambiare prospettiva permette di vedere i fenomeni nella loro complessità, e quindi in maniera piú completa ed integrale, senza soffermarsi troppo solo ed unicamente su un aspetto (che di solito finisce sempre con l’essere il piú negativo, pesante e difficile da accettare).

Allenare la flessibilitá di pensiero in questo senso è fondamentale, anche per imparare a gestire le proprie ansie ed agire in maniera il più possibile equilibrata, cogliendo i messaggi e significati importanti e positivi anche in situazioni e circostanze problematiche.

È un atteggiamento importante da condividere anche con i propri bambini, fin da quando sono piccoli. Per questo vi invito a riflettere su questi concetti e a fare un gioco insieme ai vostri figli.

Prendete alcuni oggetti di uso comune (qualsiasi cosa va bene, ma cercate di procurarvi anche un cilindro di cartone di quelli della carta igienica o della carta assorbente da cucina). Create una composizione sul pavimento. Poi recuperate carta e matite. Ad ogni componente della famiglia verrà assegnato un angolo diverso della stanza ed ognuno dovrà disegnare la composizione di oggetti nel modo in cui la vede dal proprio punto di vista. Il gioco si fará ancora più interessante se qualcuno disegnerà la composizione osservandola dall’alto (o perfino da “sotto”, nel caso abbiate a disposizione un tavolo di vetro e vogliate sperimentare creando la vostra composizione sul tavolo stesso) e se alcuni oggetti saranno visibili soltanto da una particolare prospettiva.

Fate attenzione a disegnare solo ed unicamente quello che di fatto vedete ed esattamente come lo vedete. Se ad esempio tra i vostri oggetti c’é un rotolo di cartoncino della cartaigienica, tenuto in piedi in verticale, la persona che disegna la composizione guardandola di lato dovrà disegnare un rettangolo, mentre chi la osserva dall’alto (o dal basso) si ritroverá a disegnare un cerchio. E addirittura una terza persona, appostata in un ulteriore lato della composizione, potrebbe perfino non vedere del tutto il tubo, perché magari un oggetto piú grande si frappone tra la sua propsettiva ed il tubo stesso...

Il gioco può essere ampliato anche colorando gli oggetti e perfino giocando con la luce: usando delle torce o delle lampade dirette si possono creare effetti di luce drammatici e giochi di ombre visibili da alcuni lati della composizione ma completamente nascosti da altri. Scambiatevi posizioni e ricominciate a disegnare.

Fate capire ai vostri bambini il significato del gioco ed invitateli a creare diverse composizioni in modo tale da accentuare la diversità di visuale tra i diversi angoli di osservazione.

Parlate con i vostri bambini dell’esperienza e perfino del senso che puó avere il rendersi conto che le cose spesso cambiano a seconda della prospettiva da cui le si guarda. Cercate di offrire loro altri esempi di situazioni nella vita di ogni giorno, magari facendo riferimento anche a momenti di tensione con amici o fratelli in cui i punti di vista erano in conflitto ma entrambi validi. 

Riflettete voi stessi su questa attivitá e cercate di non dimenticare che spesso cose e situazioni, soprattutto quelle problematiche, cambiano moltissimo se osservate da una diversa prospettiva.  

Consigli di approfondimento

Galleria Tate, video installazione: http://www.tate.org.uk/context-comment/video/tateshots-martin-creed-tate-st-ives

Pin It
Accedi per commentare

I bambini nascono per essere felici. I diritti li aiutano a crescere

Il termine "diritto", sempre più presente nel nostro vocabolario comune, è alla base del nostro vivere, per questo è fondamentale che anche i più piccoli ne conoscano il significato, che siano consapevoli che in quanto bambini, hanno dei diritti propri, perché anche "da grandi" ne siano veri promotori.

Le parole di Vanna Cercenà e le immagini di Gloria Francella danno qui una reinterpretazione della "Convenzione sui Diritti dell'Infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991 n. 176 depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991".

Data la complessità del testo originale, gli articoli sono stati raggruppati in temi principali: da quelli a carattere più generale a quelli più specifici su identità, famiglia, partecipazione, educazione, protezione, salute, informazione, controllo dell'attuazione. Ognuno di questi argomenti viene sviluppato puntualmente con il riferimento agli articoli - spiegati con termini semplici e comprensibili – e una divertente e arguta filastrocca, di cui le immagini, coloratissime e ricche di particolari, sono il perfetto complemento visivo.

Come gli altri libri-gioco della collana Carte in Tavola, seguendo la numerazione delle schede, si affiancano le immagini fino a formare un'unica grande tavola illustrata: un grande albero su cui "sbocciano" le rappresentazioni dei 20 diritti riportati sul retro.

TEMI TRATTATI: diritto, famiglia, identità, multiculturalità, informazione, gioco, disabilità, salute, uguaglianza, pace, scuola, libertà, genitorialità, Stato.


Padri e Figlie istruzioni per l'uso

"[…] il cuore non deve appartenere al papà. Il cuore di una ragazza deve essere libero. Libero di diritto.
Guai a quei padri "idoli "che rendono impossibile un altro amore. Guai a quei padri così assillanti da impedire di vivere una vita propria. Guai infine a quei padri assenti che costringeranno la figlia a una ricerca lunga tutta una vita."

Leggi tutto...

Manuale a uso dei bambini che hanno genitori difficili

Con molto humour Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, cerca tutte le situazioni familiari in cui possono incappare i bambini di ogni età, attraverso le quali essi devono costruire la propria personalità e “educare” i loro genitori difficili.

Un estratto:
In breve bisogna aiutare quanto più si può la maturazione dei genitori; in caso contrario saranno soltanto dei “grandi” sempre più decrepiti ma non diventeranno mai adulti. Sembra siano i figli adolescenti quelli che si accollano più volentieri questa parte del lavoro educativo. Si tratta essenzialmente di scuotere le strutture sclerotiche nelle quali i genitori tendono a rinchiudersi appena cessano di venir stimolati. Per permettere ai genitori di conservare l’agilità necessaria, il figlio diventa allora fonte di difficoltà permanenti a tutti i livelli: affettivo, morale, intellettuale, materiale. Il lavoro è enorme, spossante e impegna tutta l’energia del figlio. In molti casi si rivela anche deludente: spesso i genitori non si rendono conto degli sforzi compiuti per loro e non mostrano alcuna riconoscenza. A volte si ribellano, o reagiscono con atteggiamenti quasi paranoici. Soltanto i figli pronti a pagare di persona dovranno dunque intraprendere un lavoro tanto ingrato.

autore: Jeanne Van den Brouck (tradotto da A. Vittorini)

editore: Cortina Raffaello