Childrenshare all’Expo di Milano: per condividere l’esperienza del cibo

Il modo di preparare e consumare i cibi, i riti che si creano intorno ad essi, fanno parte della cultura più intima di un popolo, ne segnano il carattere, mostrano il modo di rapportarsi alla natura e all’ambiente circostante. A questo proposito, Expo Milano 2015 in collaborazione con la Fondazione MUBA, il Museo dei Bambini, ha dedicato un programma culturale ai piccoli, denominato “CHILDRENSHARE”.

Le attività sono varie e affrontano temi inerenti l’Esposizione Universale: dalle mostre gioco ai laboratori, i vari allestimenti parlano il linguaggio dei bambini, facendoli giocare per l’occasione con la convivialità e gli ingredienti del mondo, attraverso disposizioni di grande impatto visivo, composte da arredi e cibi tipici di alcuni Paesi, introducendoli in mondi altri, tutti da scoprire. Al termine delle attività ludiche, seduti intorno a tavole imbandite, si narrano curiosità e saperi. Spunti importanti per fare riflettere le future generazioni, spesso appartenenti ad etnie diverse, sui valori sociali del cibo, sulle sue infinite differenze, sul fatto che esso rappresenti anche uno straordinario meccanismo di unione; un modo per accompagnare i bambini alla scoperta delle diverse e infinite culture alimentari.

  

I mille mondi del cibo

Proviamo ad incuriosire i nostri piccoli, narrando che ogni popolo ha le sue tradizioni ed usanze alimentari; un piccolo giro intorno al mondo, senza nessuna pretesa di esaustività.

Iniziamo con la cucina latino-americana, prodotto dell’incontro di antiche abitudini di popoli indiani, europei, asiatici e africani nel superbo laboratorio etnico che è stato il nuovo mondo. Il mais, il pomodoro, le patate, le banane e i fagioli, la carne e tanto pesce costituiscono la base dell'alimentazione di queste popolazioni. Le diverse varietà di chili, ossia di peperoncino, le foglie del coriandolo, il cumino e tante spezie arricchiscono i prodotti di questa cucina.

Una cucina raffinatissima è senza dubbio quella giapponese, dove gli ingredienti sono preparati e presentati con una grande cura dell'estetica in armonia coi colori e le forme. Un piatto caratterizzante è naturalmente il pesce crudo, tagliato con affilatissimi coltelli secondo una tecnica che si acquisisce dopo diversi anni di scuola e di pratica. Le combinazioni più famose sono il sushi, un piatto composto da filetti di pesce crudo di varie qualità. adagiati su crocchette di riso bollito condito con l'aceto, e il sashimi, tagli di pesce crudo un po' più spessi.

La tavola indiana, nei suoi mille dettagli geografici, viene presentata con il suo piatto fondamentale, riso con sistema di cottura pilaf, nelle diverse varianti: con curcuma, zafferano, profumato agli agrumi. Grazie ad un particolare forno di terracotta rotondo e riscaldato con le braci, detto tandoor, si cucinano una serie di carni e pesce tutti coloratissimi per l’utilizzo di diverse spezie.

Il cibo in Africa è l'elemento base di un rituale di comunione, un'occasione per esprimere valori e simboli della tradizione. Mangiare e bere insieme vuol dire celebrare la vita ed incorporare frammenti del suo mistero. Il cibo africano varia da regione a regione, molte differenze si incontrano tra i paesi della fascia saheliana e quelli della foresta tropicale dell'Africa centrale. Nel continente, in modo molto generale, si può dire che il piatto forte è costituito da una portata a base di carne, manzo, vitello, oppure pollo, quasi sempre accompagnata da un sugo ricco di spezie molto piccanti. Il piatto africano più conosciuto è lo zighinì, piatto nazionale per l'Eritrea, l'Etiopia, la Somalia, costituito da carne di montone cotta in umido, accompagnata a berberé, un sugo ricco di paprika piccante.

La cucina araba è molto ricca e diversificata. La grande maggioranza è costituita da musulmani, che si sottopongono quindi alle regoli alimentari imposte dal Corano. Le più conosciute e seguite sono il divieto di mangiare carne di maiale e carne proveniente da animali sgozzati. Ogni regione esprime nella cucina le sue tradizioni ed il suo passato: il couscous è un piatto caratteristico del Maghreb a base di semola, cotto al vapore e condito con olio di oliva o burro, accompagnata da un'infinità di sughi principalmente a base di agnello, pollo o pesce.

Un accenno anche alla cucina Nord-Europea, che negli ultimi venti anni ha conosciuto una vera e propria rivoluzione culinaria. Infatti, molti cuochi nordici hanno viaggiato in altri luoghi per imparare ad usare nuove spezie e nuovi metodi di cottura. Allo stesso tempo hanno riscoperto ingredienti e sapori tipici dei loro paesi, imparando a combinarli in modi originali. 

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Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l'istruzione delle donne

Malala Yousafzai è una ragazza nata in Pakistan nella valle dello Swat. Nel libro descrive con orgoglio la bellezza della sua terra: la natura meravigliosa, la bellezza delle montagne e delle sue acque; racconta con sguardo attento anche la storia del suo paese e del suo popolo: i Pashtun, suddivisi in varie tribù sparse nel Pakistan e nell’Afghanistan dove l’ospitalità e l’onore sono i valori fondamentali. Malala ci racconta della sua famiglia, di suo padre e di sua madre che si sono sposati per amore e non attraverso un accordo stipulato dalle rispettive famiglie.

Il padre, in particolare, figlio di un Imam insegnante di teologia, è un padre diverso dagli altri che usano violenza contro le loro mogli. Suo padre condivide ogni scelta di vita con la propria moglie. Anche il nome Malala fu scelto da lui perché era il nome di un’eroina afghana che nel 1880 incitò le truppe del suo paese che stavano per essere sconfitte dall’esercito inglese: innalzò una bandiera afghana, venne uccisa, ma il suo coraggio servì a vincere una sanguinosa battaglia.

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Il bambino perduto e ritrovato. Favole per far la pace col bambino che siamo stati.

“Gli adulti ritengono comunemente di poter pensare e agire in modo libero nei loro comportamenti abituali, mentre in realtà sono spesso condizionati dal bambino che sono stati, con la sua vitalità e creatività, ma anche con le sue realtà irrisolte, che possono interferire con le loro attuali relazioni, quella con i figli innanzi tutto.


Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

 

I figli che aspettano. Testimonianze e normative sull'adozione.

Il mondo è pieno di figli che aspettano di essere figli. Ma essere adottati non è facile, perché non è facile adottare. Eppure si fa, si deve poter fare. Carla Forcolin esplora il territorio in cui si muovono i figli che aspettano, analizza il macroscopico divario che esiste fra la disponibilità ad adottare e le adozioni attuate, scandaglia gli effetti delle nuove leggi, lascia emergere le contraddizioni che ne ostacolano o comunque ne rendono faticosa l’esecuzione.

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