Il trucco di papà. Quando le esigenze non sono proprio le stesse

“Dai, papà, giochiamo?
“Certo, amore, piccola. Giochiamo”
Lo dice con una voce da innamorato, mentre con una mano le sfrucuglia i capelli biondi e con l'altra smanetta il cellulare sul quale è impegnato a leggere.
“Allora dai, giochiamo!”
“Certo, tesoro. Giochiamo e ci divertiamo un sacco, piccola di papà”
Non ha scollato gli occhi dal display. Corpo e voce sono scollati; sembra stia doppiando se stesso in un film in cui fa il papà, mentre la figlia, però, è con lui in sala registrazione.

Un doppiatore parecchio bravo. Riesce anche a mettere la sinistra sulla capa della bambina, che sta in ginocchio sul sedile, azzeccando la posizione senza guardarla e aggiornando continuamente il contatto mentre quella si divincola lesta come si volesse liberare d’una mosca.
“Però non giochiamo con l'iPad”, dice lei, lamentosa e acuta.
Lui, ancora preso dal suo schermo e un filo troppo lento sulla battuta, allungando le vocali: “Ah, no? Non vuoi giocare con l'iPad?”

“No, dai, facciamo un gioco vero, di quegli altri giochi”

“E quale gioco vuoi fare, piccola di papà?”

“Indovina indovinello!”

Qui, lui si gira. La guarda. Le fa una carezza e le dà un bacetto, che lei si piglia. Poi alza la tendina del vetro e indicando alla figlia il panorama che scorre veloce fuori dal treno le sussurra con voce bassa da contafavole: “Uh! Hai visto che bello? È una campagna splendida!”, e si rimette con gli occhi sullo smartphone.

La piccola non abbocca e caccia un urlo: “Vojo giocaaaaree!”

Non riesce a prolungarlo troppo, l’urlo, perché il padre d’un balzo l’abbraccia come il gatto con il topo: “Shhh!”

Se non ce l’avessi proprio avanti a me, la scena e non vedessi per certo che la bambina è incolume, avrei chiamato la Polfèr. Lei sfiata un poco in quell’abbraccio da pitone e lui sviolina con sorriso cinematografico: “Ma che fai, piccola, bella di papà, terribilina, urli? Shh! (ridacchia) Non si fa! Ma sei incredibile, tesoro, bella di papà tuo!”

Lei sguscia e si siede. C’ha un po’ il broncio. “Va beh, giochiamo a indovinello?”

Lui dà una sbirciata fugace allo smartphone e con impercettibile sospiro lo appoggia sul tavolino. “Vediamo se indovini… Se indovini… Se indovini… Quanto fa 43 per 3?”

Lei, che aveva accennato ad uno scodinzolìo, si smonta. “Ma noooo! Ma non è questo, indovinello!”

“Ah, perché, questo non lo sai?”

Oh, gli esce uno sguardo di traverso che è pura maestria.

Lei, sgonfia, si assesta sulla poltrona come una pupazza, un pinocchietto messo lì dalla colf che rassetta una camera di bimbi. Fissa, allarga gambe, braccia e dita. E comincia a contare sottovoce.  “Uno, due, tre, quattro…”

Lui respira. Le sistema una ciocca di capelli e accarezza paternamente tutta la chioma.

Riprende il suo smartphone. Lo rianima. E continuando ad accarezzare la bambina la rincuora: “Sei bravissima, a papà. Bravissima. Dopo,quando hai finito, ti spiego un trucco”. Qui si gira un attimo a lei, che guarda a terra e conta sfavatissima: “Un trucco per contare più velocemente. Sì, piccola mia: in colonna”

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Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili.

“Una rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro il disagio e la sofferenza del proprio figlio.

Se riusciamo a capire che un bambino si arrabbia perché sta soffrendo per qualcosa che impedisce il suo naturale processo evolutivo, è più facile anche per noi adulti cercare dentro di noi delle strade diverse per aiutarlo a sciogliere i suoi nodi.

Attraverso l’uso di favole, che prendono spunto da storie reali, questo libro offre alcuni suggerimenti per aiutare gli adulti a comprendere meglio le rabbie infantili.” 

 

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia 1938 -1945

Il Novecento è stato anche il secolo dei bambini, in cui è nata una cultura dell'infanzia, in cui ci si è accorti dell'importanza del vissuto infantile sullo sviluppo della persona, anche da adulta. Eppure o forse proprio per questo, nello stesso tempo, il progetto nazista ha rimosso proprio l'infanzia nella sua specificità, per estirpare le radici di una popolazione. 
L'attenzione ai bambini è necessaria per fondare un futuro di diritti e di pace, eppure anche adesso in tutto il mondo l'infanzia è violata, non rispettata, negata.

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Il libro di tutte le cose

Ho appena finito di leggere questo magnifico libro.

È ambientato in Olanda, il protagonista si chiama Thomas. Lui vive in un mondo tutto suo, si rifugia nella sua testa, perché non accetta la realtà. Lui però la realtà, in una parte della sua testa la conosce. Thomas sa che il padre fa cose sbagliate e che gli preferisce la sorella, che secondo lui ha un cervello di gallina, ma nel corso del romanzo avrà modo di fargli cambiare idea.

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