L’educazione di genere

Nella nostra società sempre più articolata e complessa, si ha a che fare quotidianamente con molte differenze, dove la prima, trasversale a tutte le altre, è l’appartenenza sessuale. La costruzione sociale e culturale del genere sono spesso dati per scontati, mentre è centrale esserne consapevoli, soprattutto nella fase di crescita, poiché atteggiamenti, parole, e gesti che ne derivano determineranno anche le scelte adulte. Educare alla differenza di genere significa introdurre nella quotidianità di bambini e bambine, ragazzi e ragazze elementi concettuali ed esperienze innovative destinate a lasciare traccia nella loro vita futura. Nella formazione delle nuove generazioni, la coscienza della propria identità sessuata deve consentire una progettazione di vita al di fuori di vecchi e nuovi stereotipi.

 

Il ruolo della scuola

A questo proposito, l’obiettivo della nuova riforma della scuola e l’introduzione dell’educazione di genere sui banchi, permette al nostro Paese di allinearsi con gli altri paesi dell’Unione Europea, molti dei quali già prevedono che a scuola si parli di parità tra i sessi con conseguente abbattimento di stereotipi maschili e femminile. Inoltre, le “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione” sottolineano l’importanza che la scuola dell’autonomia si apra al territorio locale e nazionale, per affrontare le grandi sfide che una società ricca di stimoli culturali, anche contradditori, offre.

Alla scuola si chiede di educare la persona nella sua interezza, con un’azione formativa che ponga al centro del suo intervento il soggetto, sotto ogni aspetto, quindi diventa necessario considerare non solo i fattori cognitivi, ma anche quelli affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali e religiosi. Anche la Convenzione di Istanbul in fatto di prevenzione e lotta nei confronti delle donne, entrata in vigore il primo agosto 2014, riconosce il ruolo fondamentale svolto dalla scuola in questo senso. Si comprende dunque come il contesto educativo e formativo si configuri come ambito fondamentale per promuovere una cultura di genere orientata all’equità e al riconoscimento dell’altro, sviluppando una consapevolezza critica rispetto ai modelli culturali della società contemporanea.

Perché introdurre l’educazione di genere?

Qualche famiglia è spaventata da  questo tema poiché teme che l’introduzione di questa materia possa turbare e disorientare bambini e ragazzi.

Iniziamo a chiarire alcuni punti. La parola genere, in inglese “gender”, è associata da circa trent’anni a studi che mirano ad individuare e spiegare i motivi per cui, ad un dato genere, maschile o femminile, vengano attribuiti ruoli specifici e legati strettamente alla cultura sociale di appartenenza, che può variare da paese a paese e nel corso del tempo.

I colori rosa ed azzurro sono indicativi a riguardo e non passano mai di moda. Proseguendo via via alla scelta dei giocattoli e al loro significato connesso: dai cataloghi agli scaffali dei supermercati, regna una divisione permanente e definitiva. La scelta di un gioco è invariabilmente orientata in funzione al sesso. Non c'è da stupirsi che i piccoli vadano "spontaneamente" verso i giochi corrispondenti al loro genere. Il bambino o la bambina che vorranno infrangere questa "regola" saranno scoraggiati dagli adulti oppure presi in giro dai compagni di giochi. E come meravigliarsene? Dall'infanzia bambini e bambini, attraverso immagini, giocattoli, fumetti, cartoni, libri, sono costantemente "indirizzati" ai loro futuri ruoli di donna e uomo: per lo sport, danza alle femmine, calcio ai maschi; le ragazze studiano lingue, materie letterarie ed umanistiche, i ragazzi matematica ed ingegneria. In questo modo, nel proseguire del tempo, avremo sempre ingegneri maschi e maestre femmine. Il genere diventa così la variabile che traccia il percorso di formazione di ciascuno, al di là dei talenti e delle inclinazioni personali. Dobbiamo comprendere e superare questi stereotipi. I preconcetti legati al genere fanno in modo che bambini e bambine crescano, seguendo binari prestabiliti che limitano le loro opportunità di sviluppo.

Molto interessante l’affermazione, su cui riflettere, di Simona Regina, giornalista scientifica, autrice e conduttrice di Radio Rai del Friuli Venezia Giulia: “La nostra identità è una realtà complessa e dinamica, una sorta di mosaico composto dalle categorie di sesso, genere, orientamento sessuale e ruolo di genere dove il sesso è biologicamente determinato, il genere è un costrutto socio-culturale che si acquisisce, dal quale scaturisce appunto un ruolo di genere, e l’orientamento sessuale è un’altra cosa ancora”.

Il ruolo della famiglia

I condizionamenti psicologici, sociali e culturali, partono dalla famiglia, è quindi da qui che dovrebbe partire l’educazione di genere.

La famiglia è il primo esempio per i bambini del rapporto tra uomo e donna. Bisogna sforzarsi di trattare i piccoli allo stesso modo: per i permessi, per le regole, per l’organizzazione della casa. Mamme e papà devono mostrarsi intercambiabili nei ruoli ed abituare i figli, sia maschi che femmine, allo scambio dei giochi, evitando divisioni rigide legate all’appartenenza di genere, anzi, incentivando inclinazioni e potenzialità di ognuno.

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Le emozioni dei bambini

"Comprendere le emozioni dei bambini significa aiutarli a crescere felici. Traendo spunti ed esempi dal vivere quotidiano Isabelle Filliozat, psicopterapeuta di fama, aiuta a capire il significato di tanti comportamenti e a trovare le parole e i modi per risolver le situazioni che appaiono più difficili.

L'autrice non dà soluzione preconfezionate, ma analizza i problemi di tutti i giorni, che lei stessa mamma, di due bimbi di 2 e 4 anni all'epoca della stesura del libro, ha provato e soprattutto non trascende da quello che sono i genitori. Per capire il bambino che abbiamo davanti occorre ascoltare il bambino che siamo stati. Le emozioni dei nostri bambini allora hanno radici profonde, quello che non sopportiamo in loro tocca le corde più intime del nostro essere.

Oltre ad esaminare sotto nuovi aspetti le problematiche più comuni dei bambini e ad offrire spunti di riflessione, Filliozat descrive quali sono le emozioni più diffuse del vivere quotidiano per aiutare a cogliere quanto c'è di gioioso in ogni attimo della vita con i figli.

Questo libro potrebbe a prima vista rientrare nel filone dell'intelligenza emotiva introdotta da Goleman (Daniel Goleman, L'Intelligenza emotiva, ed. Rizzoli, 1996), ma a mio avviso ha qualcosa in più. Oltre a "partire dal basso", nel senso che si cala nei panni della mamma e del papà, è più vicino alla nostra sensibilità europea, a cui sta stretta il libro-manuale. L'autrice cita in bibliografia Alice Miller, la psicoterapeuta zurighese che ha descritto e documentato la sofferenza inespressa dei bambini e la difficoltà dei loro genitori a essere disponibili a capirla.

Questo libro si può non amare, si può non condividere in parte o del tutto, ma sicuramente colpisce il genitore che lo legge e, oserei dire, nella maggior parte dei casi fa scaturire delle emozioni che si credevano sepolte. Nel mio caso ha rivoluzionato il mio modo di essere madre."

autrice: Isabelle Filliozat

editore: Pickwick

Il bambino perduto e ritrovato. Favole per far la pace col bambino che siamo stati.

“Gli adulti ritengono comunemente di poter pensare e agire in modo libero nei loro comportamenti abituali, mentre in realtà sono spesso condizionati dal bambino che sono stati, con la sua vitalità e creatività, ma anche con le sue realtà irrisolte, che possono interferire con le loro attuali relazioni, quella con i figli innanzi tutto.


Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

 

Sorella del mio cuore

La vita di due bambine che diventano donne perdendosi e ritrovandosi fra le tradizioni dell'India e le sue contraddizioni. Nate e cresciute insieme si conoscono e si amano profondamente, condividendo gioie, dolori, speranze.

Ma fuori dai muri protettivi della loro famiglia le attendono i segreti del passato e le nebbie del futuro: i fantasmi dei loro padri, i fanatismi dei pregiudizi e dei riti sociali, la fatica quotidiana di una famiglia di sole donne per allevarle e mantenerle, lo spettro del matrimonio combinato e l'incanto del vero amore.

Un romanzo che ci avvicina al mondo affascinante dell'India, che ce ne fa scoprire la magia ma anche le profonde contraddizioni che lo caratterizzano.

La storia ha un seguito, nel libro "Il fiore del desiderio", che si svolge in America dove si perde la magia che caratterizza questo volume, le ragazze crescono e con loro la difficoltà e l'amarezza dei loro destini.

autore: Chitra Banerjee Divakaruni (traduzione Federica Oddera)

editore: Einaudi