Perché?

Una domanda di nostro figlio richiede una risposta. Una nostra risposta, spesso, richiederebbe che prima ci facessimo qualche domanda.

-          “Mamma, perché papà c'ha il muso?"

-         " Perché papà oggi ha un problema che lo preoccupa”

I due stanno in mezzo alla fiumana in piena dei frequentatori natalizi del centro commerciale. Luci, sbatacchi, suoni stordiscono.

-          “Perché papà ha un problema?”

-          “Perché succede”

La mamma è in cerca di qualche insegna, o vetrina e ha come un timer che la fa andare a strappi, dondolando un paio di buste appese al braccio e si vede ch’è tardi. Lui, ancora con lo zuccotto in testa a dispetto delle guanciotte rosse, fa da freno.

-          “Perché succede?”

-          “Perché se non succedesse non ci accorgeremmo di quando invece siamo felici”

Se l’avesse scritta, sarebbe una massima, una perla di saggezza. Però la dice con il tono con cui potrebbe annunciare che stasera pizza, quella dell’egiziano

-          “Perché non ci accorgeremmo?”

-          “Perché se uno è felice sempre non pensa sia possibile stare diversamente”

Forse ha trovato e c’è pure un varco, tant’è che fa la falcata un po’ più lunga.  

-          “Perché bisogna stare diversamente?”

-          “Per capire meglio come stavi prima”

Mi sa che mancava un regalo d’ordinanza, perché sbircia con stessa passione la vetrina del casalinghi e quella accanto, con sciarpe e guanti.

-          “Perché bisogna capire come stavi?”

Qui la mamma si ferma. Il bambino la guarda dal basso senza alzare troppo il mento, girando gli occhi in su e si vede che s'aspetta qualcosa d'importante.

-          “Come stai?”

Il ragazzino esita spiazzato. Fa spallucce.

-          “Boh”

La mamma gli prende fra due nocche una bella fetta di guanciotta e la torce all'improvviso. Molla la presa che il bambino ha spalancato la bocca e gli occhi ma non ha fatto un fiato, non ha fatto in tempo.

-         “ Adesso come stai?”

-          “Male”

Ha il tono strascicato e fiacco, proprio non se la spiega

-          “Quindi prima come stavi?”

-          “Bene”

-          “Visto?”

 

Lo prende per mano e va.
Il bambino tratta e guarda basso. Non commenta. Non so se ha capito. Ma pare già abbastanza rassegnato a questa vita.

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Il bambino perduto e ritrovato. Favole per far la pace col bambino che siamo stati.

“Gli adulti ritengono comunemente di poter pensare e agire in modo libero nei loro comportamenti abituali, mentre in realtà sono spesso condizionati dal bambino che sono stati, con la sua vitalità e creatività, ma anche con le sue realtà irrisolte, che possono interferire con le loro attuali relazioni, quella con i figli innanzi tutto.


Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

 

La forza d'animo

Argomento del libro è la "resilienza", intesa come capacità di fronteggiare e ricostruire; tale capacità è in gran parte scritta nel nostro patrimonio genetico, ma può anche svilupparsi nel corso dell'esistenza, rafforzarsi o indebolirsi a seconda delle esperienze che si vivono, soprattutto negli anni infantili, nel proprio ambiente, a contatto con le proprie figure di attaccamento o in loro assenza. La formazione di un legame di attaccamento saldo nella prima infanzia è alla base della fiducia in se stessi e dell'autostima. 

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Il mare in fondo al bosco

…quella era un città buia fitta di misteri, una città piccola perché un bambino come lui, Paolo, potesse esplorarla e scoprirci dei segreti…

Trovò in terra dei libri, li guardò uno dopo l’altro e a poco a poco riuscì a leggerli. Intanto si accorgeva che quello che stava leggendo riusciva a vederlo anche se non c’erano le figure. “Forse - pensò - sto diventando anch’io un bambino inventato. Sarebbe divertente!”
A un tratto aprì un libro e dalle pagine si alzò una foresta: era un libro animato, di quelli da cui, quando si sfogliano, si vedono saltar fuori castelli, boschi, velieri, talmente belli che sembrano veri. Gli venne voglia di provare a entrarefra quegli alberi. Quella foresta poi era una giungla, certo zeppa di belve, di serpenti di insetti velenosissimi.
Be’ paura o non pauraaveva una gran smania divederla quella giungla, l’idea di passare dal buio di una città pericolosa, al buio di una foresta tropicale, adesso, lo tentava troppo.
Sentì delle voci e un gran correre: lontano nelle strade dei tipi loschi.

Il romanzo è una fantasticheria in cui, con ritmo crescente, compaiono città insidiose, giungle popolate di belve, mari in burrasca, magie luminose, grovigli di strade misteriose. I protagonisti sono bambini, bande criminali, mercanti di schiavi, maghi e mostri orrendi, pirati e scimmie, folletti e coccodrilli.

Età di lettura consigliata: da 4 anni.

autore: Pinin Carpi

editore: Einaudi Ragazzi