Comunicazione Genitori-Figli. E se usassimo le tecniche di Marketing?

Se è vero che fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, allora è ragionevole, fra tanti dubbi e timori, chiedersi: “ma le ho provate proprio tutte?”

L’uomo comunica sempre, in ogni modo; con un semplice sguardo e anche rimanendo in silenzio. È impossibile non comunicare. Il problema è farlo al meglio. Specialmente con i propri figli. Ma esiste un modo corretto per farlo?

 

 

Non ho la risposta a questa domanda; però, occupandomi  di comunicazione pubblicitaria e marketing, me ne sono posta un’altra: se tutte le grandi marche convincono miliardi di persone a comprare i propri prodotti mediante l’utilizzo di immagini e colori selezionati in modo preciso e validi slogan, è ragionevole pensare che riusciremo a trovare un metodo efficace per convincere un solo ragazzo a fare ciò che i genitori gli “suggeriscono?”. Se seguissimo le strategie marketing che un’azienda mette in atto per creare una campagna pubblicitaria vincente, anche il nostro atto comunicativo risulterebbe vincente?

Per cominciare, come farebbero le aziende, è necessario individuare il prodotto o il servizio che s’intende promuovere e il target; nel nostro caso saranno rispettivamente i compiti che vogliamo assegnare e i nostri figli.

Cos’è che più spesso si richiede ai ragazzi? Prendiamo in esame i compiti che lasciamo loro da svolgere per la gestione della casa: mettere in ordine la camera, sparecchiare la tavola e magari anche caricare la lavastoviglie, o lavare i piatti, asciugare il bagno dopo essersi fatti la doccia.

Per le aziende la mossa successiva prevede di pianificare le strategie pubblicitarie per comunicare al meglio il prodotto. Quali sono le “strategie” che utilizziamo per comunicare con i ragazzi?

Per vendere un prodotto sul mercato, è necessario utilizzare un linguaggio chiaro e assolutamente persuasivo.

Un messaggio persuasivo fa leva sui sentimenti positivi di un individuo. Premesso questo, quanti sentimenti positivi pensate provino i vostri figli quando chiedete di svolgere uno dei compiti sopra elencati? Pochini, vero?

Che cosa fate quando comunicate con i vostri figli indirettamente? Avete mai lasciato post-it sul frigo? Oppure una lista di cose da fare, magari scritte su un foglio preso da un quaderno di scuola? O tramite sms?

Analizziamo ognuna di queste azioni e cerchiamo di verificarne i comportamenti conseguenti.

I post-it lasciati sul frigo sono di un bel colore giallo e già solo vederli incollati sul frigorifero non pensate dia un senso di ammonizione ancora prima di capire cosa c’è scritto sopra? In pubblicità, fateci caso, i colori sono sempre di tonalità pastello, magari di un bel verde o celeste. Questi colori trasmettono tranquillità. Usando post-it di colori differenti qualcosa migliora? Chissà…

Parliamo ora della lista di cose da fare scritta su fogli di quaderno: il quaderno per un adolescente è sinonimo di compiti, esami, imposizioni, SCUOLA! L’associazione mentale che ne deriva non è quindi positiva e l’approccio a quel foglio non promette niente di buono.

Il messaggio sul telefonino, poi... Il cellulare per un adolescente rappresenta tutto il suo mondo: le emoticons colorate, la musica preferita, i social network, i messaggi scambiati con amici e amiche, è tutto lì dentro. Il messaggio che inviate loro con ammonimenti e prescrizioni suona stonato e fuori contesto. Lo so che il dialogo in presenza è difficile da conquistare, con i figli, ma credo valga la pena provarci. Sfruttando tutti i benefici di una comunicazione “faccia a faccia”, che rende più facile capire se la vostra tecnica sta funzionando o meno e dà la possibilità di modificare in corsa la comunicazione.

Già, perché è importante analizzare costantemente la comunicazione, per poterla modificare e migliorare.

Se le strategie di marketing di un’azienda non sono ben pianificate e se non si comprende bene il prodotto ed il target, la pubblicità risulta un flop e il prodotto non si vende. Allo stesso modo per comunicare al meglio con un figlio è necessario conoscere non solo quello che si vuole dire, ma come lo si vuole dire per ottenere un buon risultato: un’efficace comunicazione.

Se la pubblicità parlasse come parlate voi ai vostri figli, comprereste mai uno di quei prodotti?

 

Per migliorare la comunicazione con i vostri figli avete provato di tutto? Proprio di tutto? Anche le tecniche della pubblicità? 

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cnadia ha risposto alla discussione #2 03/03/2016 17:40
Uno spunto interessante, il problema sta però nel trovare la giusta strategia di marketing :S
mario ha risposto alla discussione #3 03/03/2016 18:34
E' la prima volta che non sento l'articolo proposto da OG, autorevole. Premessa questa (ben pesante) critica, cerco di spiegarmi, non so se ci riuscirò. Comunicare efficacemente con i figli è importantissimo, non ci piove. Ma non possiamo affrontare la comunicazione su come condividere le mansioni domestiche con lo stesso approccio con cui un genitore si deve interessare dello svolgimento dei compiti a casa (e più in generale, dell'andamento didattico del figlio). Proprio no. Stare a riflettere se un post-it di colore giallo piuttosto che rosa, possa essere controproducente, non ha alcun significato, secondo me. Io cerco di comunicare con tutto ciò che ho a disposizione: sono stato un grande affissore di mezzi fogli A4 ovunque. Sui loro letti, sulla tv dove giocano con la play station, sull'uscio di casa...ovunque. Ma telefono pure, mando mail and the last but not the least, abbiamo un gruppo whatsapp "Famiglia" che devo definire il "non plus ultra" per la efficace comunicazione in famiglia. Proporre anche un paragone con le aziende che vogliono vendere qualcosa...boh, mi sembra anche questo senza senso. Nella comunicazione tra genitori e figli deve passare il rispetto per le regole della casa, il riconoscere l'autorevolezza dei genitori, la condivisione di mansioni più o meno fastidiose...è ben altro la comunicazione intra-famigliare. E poi non dimentichiamo il mezzo più semplice ed efficace che il Padreterno ci ha donato: la parola. Ieri sera, per cercare di imbastire le prossime vacanze, seduti a tavola, abbiamo "parlato", tutti insieme, ognuno ha detto la sua, ascoltando anche gli altri. Per comunicare in famiglia va bene tutto, tutto va usato. Importante è che ci sia un recepire ed un interagire tra i famigliari. Questo penso io.
cloa ha risposto alla discussione #4 04/03/2016 21:01
Io invece ci penso. magari perchè ho sempre sbagliato, magari perchè ho una figliaunica, magari perchè... e chi lo sa!
Sono spesso alla ricerca di un modo migliore per comunicare con mia figlia. Sicuramente non tutte le tecniche di marketing vanno bene, perchè non sono educative, semplicemente. Migliorare la comunicazione non può però essere sbagliato.
ginevrauk ha risposto alla discussione #5 07/03/2016 12:35
Non mi piace , perchè il marketing è comunicazione a senso unico... l'azienda vende, il cliente compra.
Allora molto meglio ragionare sulla comunicazione in famiglia come si ragionerebbe con la comunicazione interna ad un'azienda quando si lavora per migliorare l'engagement dei dipendenti.
mario ha risposto alla discussione #6 07/03/2016 15:34

ginevrauk ha scritto: Non mi piace , perchè il marketing è comunicazione a senso unico... l'azienda vende, il cliente compra.
Allora molto meglio ragionare sulla comunicazione in famiglia come si ragionerebbe con la comunicazione interna ad un'azienda quando si lavora per migliorare l'engagement dei dipendenti.

ovviamente quoto

ho appena aperto su whatsapp un gruppo "Prossime vacanze estive 2016" per darci un posto dove confrontarci su questo tema, molto caldo a casa mia.

Buongiorno e buona settimana a tutte :kiss:
mario ha risposto alla discussione #7 11/11/2016 11:44
mi sembra la cartella più adatta, vi linko interessante, strettamente on topic, intervista a Roberto Vecchioni

www.repubbli...?ref=HRERO-1
arual ha risposto alla discussione #8 21/03/2017 10:39
Io vedo un articolo sulle tecniche di Marketing

Requiem per il giovane Borgia

 

Si tratta di un romanzo storico e nello stesso tempo di un avvincente giallo scritto da due giovani autrici milanesi esordienti che hanno svolto approfondite ricerche storiche sulla opulenta e maestosa Roma rinascimentale e le ricche corti italiane, soggiogate dalla morale del tempo, individualista e brutale, tesa al conseguimento dei fini senza curarsi dei mezzi con i quali ottenerli.

La vicenda parte dal brutale omicidio di Juan Borgia, duca di Gandia, figlio prediletto di papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia.

Chi è il mandante dell'assassinio? L'indagine non è facile. È possibile il movente politico (il dominio dei Borgia è inviso alle potenti famiglie romane, agli Orsini, agli Sforza di Milano, a Guido da Montefeltro, ai baroni romani e a molti prelati che disapprovano la scandalosa condotta del papa), ma può essere un movente passionale o può essere maturato nell'ambito familiare....

La scrittura è scorrevole e varia e si presta facilmente ad una trasposizione filmica.

autore: Elena Martignoni, Michela Martignoni

editore: TEA

Il bambino perduto e ritrovato. Favole per far la pace col bambino che siamo stati.

“Gli adulti ritengono comunemente di poter pensare e agire in modo libero nei loro comportamenti abituali, mentre in realtà sono spesso condizionati dal bambino che sono stati, con la sua vitalità e creatività, ma anche con le sue realtà irrisolte, che possono interferire con le loro attuali relazioni, quella con i figli innanzi tutto.


Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

 

Pane e cioccolato

Nina e Susi sono amiche del cuore, stanno molto bene insieme e hanno molte cose in comune, tranne…il colore della pelle. A scuola tutte le chiamano pane e cioccolato.

Nina sogna una principessa color cioccolato, proprio come lei, ma ha paura di essersi sbagliata perché i suoi compagni dicono che è impossibile: non esiste qui una principessa così. E anche a casa, nel libro di fiabe della mamma, una principessa nera non si trova. Così mamma e papà, insieme alla sua amica Susi organizzano una caccia alla principessa color cioccolato, fanno una spedizione in biblioteca e scoprono che fra le pagine di un libro c'è Akira, una principessa africana, bella e anche coraggiosa.

Questa è l'incantevole storia di una bambina nera, che esprime il suo senso di estraneità in mezzo a gente dalla pelle "bianca come la panna".

Per affrontare un tema delicato come le diverse identità e le varie peculiarità somatiche, è molto utile la chiave di lettura per gli adulti a cura di Mariateresa Zattoni, inserita alla fine del libro, scritto da Lodovica Cima.

Età consigliata dai 6 agli 8 anni

Il libro è inserito all'interno della collana "Parole per dirlo" edita da San Paolo Edizioni, rivolta ai bambini di 6-8 anni. Non sempre è facile trovare le parole giuste per spiegare ai bambini alcuni eventi della vita, situazioni difficili che si incontrano in famiglia, a scuola o con gli amici. Il modo migliore è quello di raccontare loro una storia che gli aiuti a capire ed accettare la novità.

Lodovica Cima vive e lavora a Milano, dove si è laureata in Letteratura italiana comparata alla Letteratura inglese. Ha due figli. Da più di quindici anni lavora nell'editoria per ragazzi, dapprima come redattrice in case editrici librarie (Signorelli, Vita e Pensiero, Cetem, De Agostini, Giunti, PBM Editori) e poi, dal 1996 come autrice/progettista e consulente editoriale. Ha creato e diretto per nove anni la collana di narrativa per ragazzi "La giostra di carta" per Bruno Mondadori Editore. Insegna al Master per L'Editoria istituito dall'Università degli studi di Milano e dalla Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori. Partecipa a giurie di premi letterari riservati ai ragazzi e scrive, oltre a romanzi e fiabe che si trovano in libreria, anche testi scolastici e parascolastici.

Francesca Carabelli, autrice delle illustrazioni, è nata a Roma nel 1969. Ha iniziato la sua attività artistica nel campo dell'animazione e successivamente si è dedicata all'illustrazione per l'infanzia. Ha partecipato a diverse mostre e concorsi. Ha pubblicato i suoi lavori con varie case editrici.

Intervista all'autrice: Lodovica Cima

autore: Lodovica Cima - Illustrazioni Francesca Carabelli

editore: San Paolo Edizioni, 2009