L’amico immaginario

È un bimbo magrolino e determinato. Entra nel mio studio molto composto, con i suoi occhi di cielo grandi, i capelli biondi e il suo andamento lento. Si toglie con garbo il suo piumino e non lascia il berretto blu al caso. Lo appende con cura.

È un bimbo “perbene” che ha imparato a essere educato.

 

 

Avverto nei suoi gesti, la tensione di  un bimbo di sei  anni che vuole essere “anche” ribelle e, alle volte, fuori dal coro.

La leggo nei suoi disegni mai sbavati, nei personaggi come soldatini e nei suoi giochi “fatti bene”. Poi, a un certo punto, fidandosi di più, apre il suo spazio relazionale e mi racconta  che, da piccolo, a fargli compagnia, c’era un amico immaginario. Mi chiede se ce ne ho avuto anch'io uno per compagno di giochi!

“È una brutta cosa ?” mi domanda.

 Mi racconta che è comparso, cosi d’improvviso, quando è nata la sua sorellina piccola.

Stiamo giocando e finalmente lo sento meno rigido.

Questa volta lui si rilassa e si siede sulla sedia in modo più morbido, quasi scomposto.

Il suo volto si distende e compare un sorriso.

L’amico suo era un animaletto ed era  anche il suo peluche preferito, lo ha fatto ridere parecchio con le sue battute.

Gli chiedo  di descrivermelo, ed emerge una personaggio divertente, ribelle, molto pasticcione e disordinato che lo ha sostenuto nelle sue paure, compresa quella del buio.

Lui veniva da altri mondi molto affollati dove tanta gente stava insieme e tutto era più colorato. “Si fa amicizia facilmente lì" mi dice il bambino.  "Ci sono tante case nel cortile e si parla tutti quanti anche se non ci si conosce bene. Ci sono pure gli alberi che crescono in casa su cui arrampicarsi a piedi scalzi e vedere l’orizzonte. Le stanze sono tantissime e disordinate.”

Il bimbo continua la sua descrizione raccontandomi che, con l’amico immaginario si può essere anche molto amici e, solitamente, si è compresi.

Qualche volta lui è stato capace anche di buoni consigli.

E scopriamo insieme, quanto prezioso  è stato questo amico che ci inventiamo.

Lui, tra i tanti pregi, ne aveva uno speciale: era disponibile sempre e a qualsiasi ora!

L’amico immaginario aiuta i più piccoli a essere ciò che vorrebbero essere,  li fa superare le paure che hanno, li fa allentare le tensioni che provano dentro, li scalda poco più quando si sentono soli, li sostiene nei cambiamenti di vita, li fa recuperare qualcuno di reale di cui sentono l’assenza.

Esso non va né enfatizzato, né demonizzato ma accolto come un momento di crescita, gioco e di contatto con parti di se stessi.

È un passaggio evolutivo per qualche bimbo, poi l’amico se ne va, come è venuto, nell’immaginario e la realtà fatta di amici veri e di strette di mano può diventare la vera  fonte da cui attingere energia ed entusiasmo.

Al termine del laboratorio pedagogico, arriva la mamma e riporta il piccolo a casa.

C’è una novità: lui uscendo, indossa il berretto in modo scomposto ed anche la sciarpa  pare sbarazzina. Mentre apre la porta, mi fa l’occhiolino.

Forse l’amico immaginario ora è parte di lui, attende solo di essere ascoltato anche dai suoi genitori senza eccessive rigidità.  Loro si stanno preparando a incamminarsi, insieme al piccolo, in  un viaggio educativo verso la  “morbidezza”, con minori aspettative.  Tutto questo, farà bene anche al loro cuore!  

 

 

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