Olocausto

“L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.”

Primo Levi

“ La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

 

Nel Giorno della Memoria l’Italia ricorda l’Olocausto, la macchina di morte messa in piedi dalla Germania nazista e dagli alleati collaborazionisti. Una macchina che si è accanita contro 6 milioni di ebrei e ancora contro centinaia di migliaia di zingari, portatori di handicap, oppositori politici, omosessuali e Testimoni di Geova.

Numeri impressionanti che potrebbero però essere in difetto. Sì perché pare che in realtà potrebbero essere tra i 15 e i 20 milioni le persone imprigionate o uccise dai nazisti, in una rete di campi di sterminio e centri di detenzione due volte più ampia di quella presa in considerazione finora. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dall'Holocaust Memorial Museum di Washington i cui ricercatori hanno catalogato tutti i campi di lavoro, campi di prigionia e ghetti creati dal regime di Hitler, insieme ai campi di sterminio, arrivando così a identificare, dalla Francia alla Romania, oltre 42.500 siti (oggi se ne stimavano 20mila) usati per perseguitare e uccidere.

Così ci rendiamo contro che nonostante sia passato ben oltre mezzo secolo l’Olocausto è sempre lo stesso universo oscuro, un buco nero ancora da decifrare. E mentre la tragedia sembra assumere proporzioni sempre più grandi, nuove testimonianze vengono alla luce a riscrivere pagine atroci. Come il libro "La voce dei sommersi" edito da Marsilio che racconta l’inferno di quegli ebrei che nei campi venivano destinati a spogliare le vittime delle camere a gas, ebrei anche loro. “Corvi neri” così definiti, spesso tacciati ingiustamente di collaborazionismo, che hanno lasciato testimonianze terribili e dolorose scritte nero su bianco in alcuni manoscritti ritrovati ad Auschwitz. “Testimoni che hanno scritto con la precisa consapevolezza di essere i soli cronisti che avrebbero potuto rendere conto dell'orrore, là dove l'orrore era assoluto”.  Quei manoscritti li ha letti, e ne è rimasto scioccato, il trentottenne regista ungherese László Nemes, che ha deciso di realizzare un film su quegli ebrei, dal titolo "Il figlio di Saul", già vincitore del Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes e in uscita proprio in questi giorni in Italia. Un film duro, un viaggio dritto nel cuore nero delle camere a gas.

L’Olocausto quindi è ancora un buco nero, una macchia nella memoria dell’Europa difficile da elaborare. Non a caso sono in crescente aumento le file dei negazionisti che sostengono che l’Olocausto non sia mai esistito e che si tratti di una manipolazione degli eventi storici perpetrata per scopi politici da Israele e dai suoi sostenitori. Un fenomeno preoccupante e da non sottovalutare che ha spinto nel 2007 le Nazioni Unite ad approvare una risoluzione degli Stati Uniti che "condanna senza riserve qualsiasi diniego dell'Olocausto e sollecita tutti i membri a respingerlo, che sia parziale o totale, e a respingere iniziative in senso contrario.

Ma in questa Europa che oggi sta vivendo una profonda crisi, anche il Giorno della Memoria rischia di svuotarsi di contenuti. Come ha scritto recentemente David Bidussa, scrittore, giornalista, saggista e storico italiano su Doppio zero: “Il Giorno della memoria è in una fase di crisi. Quell’Europa di cui il “giorno della memoria” era una data significativa, ora è in bilico. La crisi dell’uno rinvia alla crisi dell’altra e viceversa”.

Con questi scenari come sarà possibile costruire la coscienza civile nelle nuove generazioni? Fare sì che quei milioni di morti innocenti siano un monito per il futuro? Non dimentichiamo le parole di Primo Levi: "L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.”

Quello è un compito a cui tutti siamo chiamati.

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