Novità per i congedi di maternità, di paternità e parentali

Nel campo dei congedi per la cura dei figli il 2015 ha portato alcune novità che sono contenute nel Jobs Act (Decreto Legislativo 80/2015) e nella Legge di Stabilità varata a dicembre.

L'obiettivo del Decreto 80/2015 era facilitare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, estendendo le norme esistenti ai soggetti fino ad allora esclusi (lavoratori autonomi e parasubordinati). Inoltre tutte le nuove norme sono applicate anche ai genitori adottivi o affidatari.

Le novità riguardano sia il congedo di maternità (obbligatorio) sia il congedo facoltativo o congedo parentale.

Il congedo di maternità, stabilito per legge e quindi, appunto, obbligatorio, dura 5 mesi (solitamente 2 prima del parto e 3 dopo il parto) durante i quali la lavoratrice percepisce l'80% del proprio salario. Il congedo parentale facoltativo, che ha una durata totale massima di 10 mesi, è un diritto che può essere usufruito a scelta dai genitori ed è anche un congedo di paternità perché può essere utilizzato dai padri.

Le novità principali riguardano proprio il congedo parentale facoltativo e sono le seguenti:

  • Il congedo parentale potrà essere richiesto fino al compimento del 12° anno di vita del bambino (in precedenza fino all'8° anno di vita)
  • Il limite entro il quale il congedo parentale dà diritto a una indennità pari al 30% della retribuzione è elevato ai primi 6 anni di vita del bambino (in precedenza era limitato ai primi 3 anni). Dai 6 ai 12 anni il congedo non prevede retribuzione, ad eccezione dei lavoratori con redditi particolarmente bassi
  • Con il Jobs Act, tutti i genitori potranno scegliere la fruizione del congedo parentale su base oraria, fino alla metà dell’orario medio giornaliero
  • Sono ridotti i tempi di comunicazione per la scelta della modalità di fruizione del congedo parentale: il datore di lavoro dovrà essere informato con un preavviso di 5 giorni (in precedenza erano 15), ridotti a 2 nel caso si richieda la fruizione ad ore
  • I genitori possono chiedere il part-time in alternativa al congedo parentale, fino al 50% delle ore, per uno stesso periodo di 10 mesi totali, finiti i quali si torna al tempo pieno
  • Sono prorogate per il 2016 le norme riguardanti la possibilità, per la madre lavoratrice dipendente o titolare di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, di richiedere, in sostituzione del congedo parentale, un contributo economico da sfruttare per il servizio di baby-sitting o per i servizi per l’infanzia. Questa possibilità viene estesa, in via sperimentale per il 2016, anche alle madri lavoratrici autonome o imprenditrici
  • in caso di parto anticipato, i giorni di astensione dal lavoro non goduti prima del parto potranno essere aggiunti a quelli successivi alla nascita, anche se la somma dei due periodi supera il limite dei 5 mesi. Inoltre, la madre può sospendere il congedo nel caso in cui il bambino venga ricoverato in ospedale
  • La paternità, finora prevista solo in caso di morte o grave infermità della madre, con il Jobs Act, invece, viene applicata anche quando la donna è una lavoratrice autonoma con diritto all’indennità. La possibilità di chiedere la paternità in caso di morte della madre, infine, è estesa dai lavoratori subordinati ai liberi professionisti
  • Infine, con la Legge di Stabilità 2016, passano da 1 a 2 i giorni di congedo di paternità obbligatoria che non sono alternativi al congedo di maternità, ma si vanno a sommare ad esso.

Con il tempo vedremo se, in un mercato del lavoro ancora piuttosto precarizzato, queste norme avranno utile e reale applicazione. Auspichiamo anche che le timide norme sulla paternità obbligatoria dei padri possano essere ampliate perchè anche, e forse soprattutto, da una reale condivisione del lavoro di cura dei figli passa la vera parità tra uomini e donne.

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