L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento

Non sono più rami storti da raddrizzare e nemmeno vasi da riempire i nostri ragazzi che frequentano le scuole, siano esse primarie, secondarie o università . L’insegnante deve recuperare il ruolo che è indicato nella stessa etimologia  della parola “insegnare”, lasciare un segno, un’impronta importante nell’allievo, svincolandosi dal contenuto del sapere, per trasmettere l’amore per il sapere. 

Scuola-Narciso chiama Massimo Recalcati la nostra scuola, con un abbinamento che si ispira al linguaggio utilizzato nei complessi psicologici, cioè una scuola all’interno di un mondo ridotto al proprio io, dove formazione significa prestazione, dove si è sfaldato il patto generazionale tra insegnanti e genitori, dove si cerca di evitare in ogni modo traumi e fallimenti, dove si valuta solo la conoscenza pedissequamente imparata del sapere impartito o la perfetta ripetizione della lezione.  In questa scuola si assiste alla “sofferenza muta dei corpi” degli studenti sempre più annoiati o iperattivi , depressi, distratti, obesi,  sempre alla ricerca di un facile successo. Connessi perpetuamente alla rete, non parlano più, non ascoltano più, non studiano più, non leggono più e peggio ancora non desiderano più.  Molti di loro sono convinti che possono autoimparare, non occorrono figure di formatori ed entrano in una sorta di autocompiacimento e di godimento che esclude però ogni parvenza di desiderio. Certamente se si pensa che il sapere non sia altro che un ammasso di informazioni che vanno apprese attraverso metodologie efficienti di assimilazione si può arrivare a pensare che il maestro possa benissimo essere sostituito da un computer.

Cosa possiamo fare contro quello che l’autore chiama “ritiro autistico dei nostri giovani”? Mobilitare il desiderio erotico del sapere. Recalcati sottolinea più volte il termine “erotico” a indicare proprio come l’allievo debba aprirsi al mondo e scoprire il nuovo, uscire dal sentiero tracciato, recuperare la parola e fare un viaggio verso nuovi orizzonti.

Il maestro è socratico (apre i buchi e non li colma con la propria verità);  il maestro fa come il pittore Emilio Vedova che con un colpo di spazzolone sporca la tela bianca che inibisce l’allievo nel suo atto creativo;  il maestro deve educare nel senso di “educere”, condurre sulla giusta via, ma anche e soprattutto condurre altrove, aprire alla vita; il maestro può e deve inciampare e farci capire che da un inciampo, da un fallimento è possibile ricercare nuovi pensieri, nuove possibilità di vita; il maestro fa nascere domande senza offrire risposte prestabilite, mette in movimento la testa dei propri allievi, non vuole che gli allievi ripetano a memoria, fa del limite del sapere la precondizione per rendere l’allievo il soggetto e non l’oggetto del sapere stesso.

Il maestro è indispensabile,  oggi più che mai, è solo, spesso umiliato e schernito,  ma è l’unico in grado di rendere il sapere un corpo erotico. 

L’ultimo capitolo del libro racconta l’esperienza personale e commuovente dell’autore con la scuola e con una insegnante di lettere, Giulia,  che lo ha fatto uscire dalla condizione di “eteno bocciato”, di “ramo storto” di “anormale” di “idiota della famiglia” e fatto nascere con la passione di una vita nuova, diversa, non prevedibile né prevista, dominata dall’amore per la parola e per i libri.

 “Un’ora di lezione può cambiare una vita”.

Massimo Recalcati (1959) è uno psicoanalista di orientamento lacaniano. Si è formato alla psicoanalisi a Parigi con Jacques-Alain Miller. Ha insegnato nelle Università di Milano, di Padova, di Urbino e Losanna. Nel 2003 ha fondato Jonas: Centro di ricerca psicoanalitica per i nuovi sintomi. È inoltre direttore dell'IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata). Da anni affianca alla pratica clinica la scrittura, oltre a collaborare regolarmente con " Repubblica".

In questa Lezione magistrale possiamo ascoltare direttamente la spiegazione dell’autore dei concetti espressi nel libro.

Pin It
Accedi per commentare

mamma gatta ha risposto alla discussione #2 03/03/2016 10:41
"Mobilitare il desiderio erotico del sapere"

Articolo interessante e condivisibile. Per quanto io sia tutt'altro che refrattaria alle tecnologie, vedo che la possibilità di accedere con un click alle varie informazioni, sta un po' togliendo importanza al sapere come piacere, come se appunto la conoscenza fosse solo un mucchietto di informazioni che troviamo qua e là e che immagazziniamo in forma Bignami senza che siano vero e proprio arricchimento.
Dovremmo effettivamente trasmettere ai ragazzi il piacere della conoscenza, studiare per conoscere e non solo per raggiungere obiettivi.

Io conosco insegnanti capaci di farlo, capaci di stimolare la naturale curiosità della conoscenza tramite un libro, una storia, una canzone. Quello che fa la differenza secondo me è la passione. Ho notato spesso che basta davvero poco, un libro o una canzone che hai amato, ne parli con tuo figlio e da quella ti allacci a periodi storici, condizioni sociali, movimenti letterari o musicali. Poi magari si, ti cerchi informazioni su internet su tutto quello di cui hai sentito parlare, per curiosità e non per immagazzinare e allora si che la tecnologia diventa un mezzo e non il tutto.
emaze ha risposto alla discussione #3 03/03/2016 13:22

mamma gatta ha scritto: "Mobilitare il desiderio erotico del sapere"

Per quanto io sia tutt'altro che refrattaria alle tecnologie, vedo che la possibilità di accedere con un click alle varie informazioni, sta un po' togliendo importanza al sapere come piacere, come se appunto la conoscenza fosse solo un mucchietto di informazioni che troviamo qua e là e che immagazziniamo in forma Bignami senza che siano vero e proprio arricchimento.


a tal proposito uno stralcio della lettera scritta da Umbero Eco al nipote e i link con l'intera lettera (che vale la pena leggere)

...È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa.


espresso.rep...5?refresh_ce
mamma gatta ha risposto alla discussione #4 03/03/2016 13:26

emaze ha scritto:

mamma gatta ha scritto: "Mobilitare il desiderio erotico del sapere"

Per quanto io sia tutt'altro che refrattaria alle tecnologie, vedo che la possibilità di accedere con un click alle varie informazioni, sta un po' togliendo importanza al sapere come piacere, come se appunto la conoscenza fosse solo un mucchietto di informazioni che troviamo qua e là e che immagazziniamo in forma Bignami senza che siano vero e proprio arricchimento.


a tal proposito uno stralcio della lettera scritta da Umbero Eco al nipote e i link con l'intera lettera (che vale la pena leggere)

...È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa.


espresso.rep...5?refresh_ce


In effetti è il rovescio alla medaglia di internet e wikipedia.

Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l'istruzione delle donne

Malala Yousafzai è una ragazza nata in Pakistan nella valle dello Swat. Nel libro descrive con orgoglio la bellezza della sua terra: la natura meravigliosa, la bellezza delle montagne e delle sue acque; racconta con sguardo attento anche la storia del suo paese e del suo popolo: i Pashtun, suddivisi in varie tribù sparse nel Pakistan e nell’Afghanistan dove l’ospitalità e l’onore sono i valori fondamentali. Malala ci racconta della sua famiglia, di suo padre e di sua madre che si sono sposati per amore e non attraverso un accordo stipulato dalle rispettive famiglie.

Il padre, in particolare, figlio di un Imam insegnante di teologia, è un padre diverso dagli altri che usano violenza contro le loro mogli. Suo padre condivide ogni scelta di vita con la propria moglie. Anche il nome Malala fu scelto da lui perché era il nome di un’eroina afghana che nel 1880 incitò le truppe del suo paese che stavano per essere sconfitte dall’esercito inglese: innalzò una bandiera afghana, venne uccisa, ma il suo coraggio servì a vincere una sanguinosa battaglia.

Leggi tutto...

Accetta la e-sfida

Leggi tutto...

Desiderare un figlio, adottare un bambino

L'adozione di un bambino è una scelta complessa ed articolata che inizia dal desiderio di prendersi cura di un figlio nato da altri. Il nostro lavoro, che ci mette in contatto quotidianamente con questa realtà, ci ha fornito uno spazio privilegiato di osservazione, e ci ha indotte a riflettere su quale ruolo possano svolgere i servizi per sostenere le famiglie adottive. Abbiamo cercato di dare voce a tutti i protagonisti dell\'adozione: i genitori, i bambini, gli operatori, gli insegnanti e gli educatori delle case-famiglia, proponendo una chiave di lettura in cui ognuno possa ritrovare un terreno di confronto e trasformare le peculiarità in risorse.

Autore: Simonetta Cavallie Maria Cristina Aglietti

Editore: Armando