Le ragazze e gli studi scientifici

Le ragazze al Classico, i ragazzi allo Scientifico: basta entrare in una qualsiasi terza media di una scuola italiana per vedere plasticamente rappresentata la differenza di genere nelle scelte scolastiche. Con le varianti del caso, ovviamente.  Lei, oltre al classico sceglie il linguistico o il liceo delle scienze umane, lui - se non sceglie lo scientifico - opta per un tecnico industriale o per il liceo sportivo.  C’è una differenza di abilità linguistiche o matematiche tra il cervello maschile e quello femminile o le ragazze sono ancora oggi inserite in un percorso già scritto che non prevede le ingegnere,  le informatiche, le fisiche?  E cosa si può fare per abbattere l’ennesimo muro che tiene fuori le studentesse dalle professioni del futuro?

 

Il Ministero dell’Istruzione, università e ricerca, in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio ha lanciato l’iniziativa “Le studentesse vogliono contare!  Il mese delle Stem (science, technology, engineering, mathematics)”: dall’otto marzo all’otto aprile gli istituti scolastici sono invitati a proporre o ad aderire ad iniziative che incoraggino anche le ragazze ad impegnarsi in ambiti tradizionalmente meno frequentati dalle donne. Tutti i progetti si potranno trovare, con il link correlato, dall’otto marzo su  www.noisiamopari.it, il portale dedicato dal Miur alle pari opportunità.

Secondo i dati del ministero sono appena il 38 per cento le studentesse che si orientano verso le discipline Stem e il divario inizia già dalla scelta della scuola secondaria superiore come dimostrato da diversi studi. Anzitutto le studentesse scelgono in misura molto maggiore i licei, il 68 per cento delle ragazze contro il 32 per cento dei ragazzi.  La scuola più “femminile” è il liceo delle scienze umane (89,7 per cento di studentesse) seguito dal linguistico e dal classico.  La percentuale più alta di ragazzi è all’istituto tecnico, settore tecnologico, seguito dallo scientifico, indirizzo scienze applicate. Il liceo scientifico  è abbastanza equilibrato nell’indirizzo tradizionale (46,7 per cento di ragazze e 53,3 per cento di ragazzi) ma la percentuale maschile sale moltissimo nelle scienze applicate dove il programma prevede un rafforzamento dell’ambito tecnologico e dei laboratori di scienze.

In un interessante studio pubblicato da Almalaurea, si evidenzia che, in effetti, in base ai test standardizzati Ocse Pisa, i risultati ottenuti dai quindicenni maschi nelle competenze logico-matematiche sono superiori a quelli delle ragazze ma il divario è inferiore o addirittura azzerato nei paesi in cui è più diffusa la cultura della parità di genere. Lo studio avanza quindi l’ipotesi che l’ambiente familiare e scolastico tenda a valorizzare nelle bambine alcune abilità a discapito di altre.

Il gap tende ad accentuarsi nelle scelte universitarie. La roccaforte maschile  è ingegneria con una percentuale di maschi che supera il 75 per cento, seguito dall’ambito scientifico con il 70 per cento di ragazzi. Percentuali rovesciate per insegnamento (90 per cento di ragazze),  psicologia, area linguistica e letteraria. L’unico corso di laurea scientifico nel quale le ragazze hanno superato i maschi è quello di medicina (insieme a chimica/farmacia) ma non a caso è un settore, quello della cura, più affine alle qualità che sono socialmente considerate tipicamente femminili. Eppure le ragazze brillano per risultati: le laureate in ingegneria sono solo il venti per cento ma hanno voti di laurea più alti e concludono gli studi più in fretta, nel settore scientifico si laureano con la stessa media ma un anno prima. Le percentuali di occupazione sono molto alte.

A donne e stem ha recentemente dedicato un’interessante iniziativa anche l’Università di Pisa che ha intitolato ad Ada Lovelace, nel bicentenario della nascita, Stempink, festival di tre giorni tra scienza e ficion. Altrettanto ha fatto a Torino il museo piemontese dell’informatica che ha celebrato l’Ada day, iniziativa nata nel 2009 da un’idea dell’imprenditrice Suw Charman Anderson, proprio per celebrare una donna tecnologa, come modello di ispirazione per le ragazze. Ada Lovelace, unica figlia legittima del poeta inglese lord Byron, è considerata la prima programmatrice della storia. Così Ada, “l’incantatrice di numeri”, in piena epoca vittoriana, definiva l’immaginazione:  “La facoltà di combinare, di mettere in relazione. Mettere insieme le cose,  i fatti,  le concezioni in modi sempre nuovi e originali con infinite possibilità di combinazioni. E così si penetra nei mondi che ci circondano ma che non vediamo, i mondi della Scienza”.

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La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza

L'aggancio

L'incontro casuale in un garage di Cape Town tra una ricca ragazza bianca e un giovane arabo, colto ma povero, mette in moto una serie di eventi inimmaginabili. Abdu, l'uomo del garage, si chiama in verità Ibrahim ibn Musa. È immigrato illegalmente in Sudafrica da un misero paese africano con una laurea in economia. La ragazza è Julie Summers, insofferente al proprio ambiente privilegiato ma culturalmente ristretto.

La loro relazione è sostenuta all'inizio da una forte attrazione sessuale che è quasi l'unico linguaggio comune tra due mondi assolutamente diversi. Ma la loro storia si rafforza al punto che, quando le autorità obbligano Ibrahim a tornare nel suo paese, Julie sorprende la famiglia, gli amici e soprattutto se stessa decidendo di seguirlo come moglie.

In una piccola città sommersa dalla polvere e circondata dal deserto, Julie lotta per essere accettata dalla sua nuova famiglia mussulmana. Ibrahim, intanto, continua a lottare per emigrare ancora, verso gli Stati Uniti. Quando finalmente arriva il momento della partenza, la scelta di Julie sarà ancora una volta sorprendente: decide infatti di restare. Con questo nuovo romanzo, Nadine Gordimer indaga le ragioni dell'amore, esplora l'incontro tra culture diverse e racconta la condizione dei disperati, privati di ogni certezza.

[Descrizione tratta dal sito dell'editore La Feltrinelli]

autore: Nadine Gordimer

editore: Feltrinelli Editore - Universale Economica

 

Il libro di tutte le cose

Ho appena finito di leggere questo magnifico libro.

È ambientato in Olanda, il protagonista si chiama Thomas. Lui vive in un mondo tutto suo, si rifugia nella sua testa, perché non accetta la realtà. Lui però la realtà, in una parte della sua testa la conosce. Thomas sa che il padre fa cose sbagliate e che gli preferisce la sorella, che secondo lui ha un cervello di gallina, ma nel corso del romanzo avrà modo di fargli cambiare idea.

Leggi tutto...