#ioloso: Federico e la conoscenza dell’autismo

“Pensavo di essere pazzo, perché avevo tante paure,  di stare con gli altri, anche di parlare.  Allora un giorno ho chiesto ai miei genitori che malattia avessi,  e loro mi hanno detto che non ero malato e mi hanno spiegato cos’è l’autismo. L’autismo non è una malattia, è un modo di essere.  Io sono fatto così.  E sono fatto bene”.  Federico ha 19 anni, vive ad Olbia, in Sardegna,  frequenta il liceo linguistico, recita in una compagnia teatrale,  adora i cani e gli piacerebbe lavorare in una fumetteria.  Un ragazzo come tanti ma con una diagnosi che per molte  famiglie è ancora un macigno.

Il due aprile è la giornata internazionale della consapevolezza dell’autismo e per l’occasione l’associazione Sensibilmente, di cui Federico è vice presidente, ha lanciato insieme all’amministrazione comunale di Olbia la campagna  #ioloso.

Federico sa e con la sua neuro diversità, pur tra le difficoltà, prova a fare i conti e ad essere utile agli altri, quelli che non sanno, che hanno una forma di autismo più grave della sua, che non parlano.

 

E’ stato lui a proporsi per l’incarico direttivo nell’associazione e il suo caso è diventato un esempio virtuoso per chi fa della consapevolezza una bandiera.  “E’ un messaggio importante per l’autodeterminazione che vorremmo raggiungere”,  racconta la presidente Veronica Asara, mamma di due bambini autistici: “Coloro che,  come Federico,  hanno una certa autonomia e consapevolezza possono occuparsi dei diritti propri e di tutti coloro che hanno maggiori difficoltà. Possono e devono diventare protagonisti della loro vita”.

Anche il figlio maggiore di Veronica che è ancora un bambino sa. Perché sapere,  con parole giuste per l’età, e per il livello cognitivo (che può avere, all’interno dello spettro autistico, una grandissima variabilità)  è il primo passo per la costruzione di un’autonomia futura. Perché l’obiettivo è questo:  una vita normale, un  lavoro, una famiglia. Non pomeriggi passati a dipingere ceramiche o fare lavoretti in un Centro diurno.

La campagna #ioloso però rovescia la prospettiva.  A parlare di autismo, nei manifesti affissi sui muri e diffusi sui social network,  non sono i diretti interessati, i ragazzi, le famiglie, ma le persone che vivono intorno che suggeriscono comportamenti inclusivi. Un adolescente, una mamma, un papà, una maestra, un allenatore sportivo.  Cinque testimonial di un rapporto possibile. Edoardo, studente: “#ioloso che il mio amico autistico sembra bizzarro. Ma lo rispetto e lo accetto così com’è”.   Il suo messaggio, diretto anche al contrasto agli atti di bullismo in generale, ha ottenuto in pochi giorni 40.000 visualizzazioni”.  Raffaela, mamma: “#ioloso che il compagno autistico di mio figlio può sembrare un bambino difficile. Ma io lo accolgo senza paura”.  Messaggio chiave contro un’emarginazione che spesso trova terreno fertile nelle paure dei genitori.  Maestra Lucia: “#ioloso che il mio alunno autistico ha modalità di apprendimento diverse. Perciò adeguo il mio lavoro”.  Simone è un giovane istruttore sportivo: “#ioloso che per il mio allievo autistico può essere difficile stare nel gruppo. Ma faccio di tutto per renderlo possibile”. Gianni è un genitore: “#ioloso che il mio amico, papà di un ragazzo autistico, può sentirsi solo e scoraggiato. Ma lui sa che può contare su di me”.

Le persone con disturbi dello spettro autistico sono in aumento, grazie  anche a migliori diagnosi, e perciò, come recita un altro slogan dell’associazione, conoscere l’autismo vuol dire “conoscere chi ti è vicino”.

Lontana anni luce dalla retorica del pietismo, l’associazione va avanti su un doppio binario: la grinta di chi lotta per i diritti e il sorriso di chi punta su un messaggio positivo.  Un terreno fertile per far crescere ragazzi in grado di prendere in mano la propria vita, senza nascondersi le difficoltà ma affrontandole con uno sguardo diverso.  Proprio come Federico: “Qualche volta ci sono problemi, ma bisogna risolverli con calma, respirando e buttando fuori l’aria e piano piano si aggiusta  tutto”.

Caterina De Roberto per Officina Genitori

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Bianco come Dio

Nicolò è un ragazzo italiano che a vent’anni non ha ancora finito il liceo. Insoddisfatto dalla vita, in perenne conflitto con il padre, è alla ricerca della sua strada

 

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Rinoceronte

Scimmia si è svegliata male stamattina e dà un calcio a Uccello che cade in una pozzanghera.

Uccello diventa furioso a sua volta e se la prende con Rospo che lì sta facendo il bagno.

Rospo si agita e schizza Coccodrillo; anche quest'ultimo si arrabbia e colpisce Tartaruga con la coda.

Tartaruga è già pronta a bisticciare anche lei quando vede Rinoceronte... molto grande, molto forte, ma oggi Rinoceronte è soprattutto molto contento.

Ed ecco, come per contagio, che Tartaruga si calma e così a catena si calmano anche gli altri animali e tutto finisce in una grande risata, dove nessuno ricorda più i motivi dei litigi.

La forza, la tranquillità e la gioia di Rinoceronte sono servite per ritrovare la pace e la felicità.

Può capitare di svegliarsi malcontento, di cattivo umore, contagiando così il prossimo; litigio chiama litigio. E' bello vedere come la gentilezza e la gioia siano altrettanto contagiose e capaci di ristabilire l'armonia. Evviva i "rinoceronti" della vita quotidiana!

Per bambini in età prescolare.

autore: Lucia Scuderi

editore: Bohem Press Italia

Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé

A quale prezzo psicologico si ottiene un "bravo bambino"? Di quali sottili violenze è capace l'amore materno? Per l'autrice, il dramma del "bambino dotato" - il bambino che è l'orgoglio dei suoi genitori - ha origine nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, l'indignazione, la paura, l'invidia) che risultano inaccettabili ai "grandi".

Sono passati diciassette anni da quando è uscita la prima edizione di questo libro, in cui Alice Miller analizza cosa capita dal punto di vista neurobiologico ai bambini che non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro vita emotiva. Non bambini in evidente stato di abbandono, ma piccoli con un'apparente infanzia felice alle spalle. Bimbi che già a un anno sapevano stare senza pannolino, che hanno imparato presto ad accudire i propri fratellini. La strada è riuscire a vivere e a far vivere le proprie emozioni e questo libro certamente aiuta a riviverle, anche chi un bambino dotato forse lo è stato davvero.

autore: Alice Miller (traduzione di M. A. Massinello)

editore: Bollati Boringhieri