Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

 

A parte l’ironia che accompagna qualche riferimento un po’ “nostalgico”, benché l’autore dichiari di non esserlo per niente, il libro è ricco di esempi seri e documentati su come molta tecnologia sia diventata “inutile” in quanto  affatto migliorativa della vita e per niente risolutiva di problemi. Definita dall’autore “barocca” o “turbotecnologia”, troppo veloce, tanto da smarrire la sua matrice scientifica e culturale, fondata sull’obsolescenza programmata, tant’è vero che non consente la riparazione,  insostenibile dal punto di vista ambientale e foriera di disuguaglianze sociali perché asservita al mercato globale, quando va bene tesa solo a rimediare ai danni di una tecnologia precedente.

Il monumento all’inutilità: “il wc super tecnologico giapponese, con telecomando, acque colorate e profumate a far da sciacquone che però non funziona se manca l'elettricità”!  

Capitoli in cui si mettono a confronto, o meglio le une contro le altre, le tecnologie vecchie con quelle nuove, nel settore culturale (per es. libro vs web), dei materiali (per es. bottoni vs cerniera lampo), dei trasporti (per es. dirigibile vs aeromobili), della vita quotidiana (per es. zanzariera vs insetticida), delle grandi opere (per es. traghetti vs ponti). 

Tra i tanti paradossi citiamo quello della carta igienica che concorre all’abbattimento di 500 milioni di alberi di grandi dimensioni per pulire una parte del nostro corpo per la quale basterebbe una salvietta di cotone o quello del bastoncino netta-orecchie che ritroviamo in quantità stratosferiche  sulle spiagge di tutto il mondo completamente indistruttibile solo per eliminare un po’ di cerume. Cosa dire del caso della nave Costa Concordia?  “Un gioiello tecnologico che va sciaguratamente a incagliarsi e poi ci vogliono miliardi di euro e due anni di lavoro di migliaia di tecnici per capire che l'unico principio utile al caso è quello dei pesi e contrappesi di Archimede. Alla fine abbiamo portato via la nave con corde e catene. Che ce ne facciamo allora di tanta innovazione tecnologica se poi è quella di base a consentirci di riparare ai danni che la stessa innovazione ha prodotto?”

La tecnologia barocca è anche diseducativa perché ha cambiato radicalmente lo stesso concetto di cultura. Internet come strumento di copia-incolla veloce, senza nemmeno una verifica degli errori e imprecisioni che la rete riporta, consolida di fatto una conoscenza di tipo mnemonica: “Uno studio OCSE 2014 mette in luce che l’uso delle tecnologie non favorisce né la didattica né l’apprendimento. Dove si usa internet durante le lezioni i risultati sono addirittura deludenti rispetto a dove non si usa. Insomma i tablet per uso didattico, sono, in buona sostanza, armi di distrazione di massa”.  Internet anche come mezzo che azzera le relazioni e impoverisce la capacità animale ormai residua nell'uomo di saper riconoscere i propri simili usando mezzi primordiali come l'odore. Internet  ci rende più pigri, non dà valore al tempo, all’applicazione, allo studio, alla fatica, tutti valori che sono serviti all’umanità per approfondire e per arrivare al senso delle cose. E non si dica: “E’ l’uso che dobbiamo, semmai, discutere, non il miglioramento tecnologico in sé, che quello va sempre bene”. L’invenzione della plastica diventata praticamente essa stessa plancton nei mari ci dice che non è solo l’uso distorto, ma la via turbotecnologica in sé che va rigettata perché comprometterà la vita del nostro Pianeta.

Attenzione non si tratta di una stroncatura della tecnologia tout court, ma solo di quella fine a se stessa, tesa ad un perfezionismo inutile  che danneggia l’ecosistema. Esempi di tecnologia semplice e utile ce ne sono, per esempio  la tecnologia spaziale che “vince l’attrazione di gravità grazie a un carburante che non produce inquinanti e scorie (l’idrogeno)” o la tecnologia che imita la natura come quella delle stampanti a getto di inchiostro mutuata dal pesce arciere.

La dedica finale al figlio Mattia è un messaggio accorato di un “non nativo digitale” ad un “nativo digitale” per invitarlo a considerare che “esiste un altro modo di vedere le cose”. 

autore: Mario Tozzi

editore: Einaudi

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Il bambino perduto e ritrovato. Favole per far la pace col bambino che siamo stati.

“Gli adulti ritengono comunemente di poter pensare e agire in modo libero nei loro comportamenti abituali, mentre in realtà sono spesso condizionati dal bambino che sono stati, con la sua vitalità e creatività, ma anche con le sue realtà irrisolte, che possono interferire con le loro attuali relazioni, quella con i figli innanzi tutto.


Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

 

La vera storia del pirata Long John Silver

La biografia - raccontata in prima persona - di Long John Silver, il temibile pirata con una gamba sola dell'Isola del Tesoro, fatto sparire da Stevenson nel nulla che riappare ora vivo e ricco in Madagascar intento a scrivere le sue memorie.

E così ci si ritrova - adulti - a leggere una storia di pirati, con lo stesso gusto con cui lo facevamo da bambini, sognando ancora di porti affollati di vascelli, taverne fumose, tesori, arrembaggi, tempeste improvvise.

Ma non c'è solo questo, c'è anche la scoperta del mondo all'epoca della pirateria, i legami con il commercio ufficiale, le condizioni atroci dei marinai, i soprusi dei capitani, il codice egualitario dei pirati, le loro efferatezze e quelle contro cui si ribellavano.

 

Un grande affresco di un'epoca e di un mondo che ha sempre affascinato grandi e piccoli.

autore: Larsson Björn (traduzione K. De Marco)

editore: Iperborea

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