La musica in testa

Autobiografia del giovane pianista e compositore Giovanni Allevi che intervalla il racconto degli episodi che hanno contrassegnato la propria ascesa al successo con riflessioni filosofiche sulla vita e sull’importanza che l’arte musicale ha esercitato su di essa. Il libro inizia con il primo concerto di Napoli quando a 22 anni  era ancora agli inizi della propria carriera e a vederlo erano solo 5 spettatori e approda ai trionfi conquistati negli Stati Uniti.

 

 

Il pianoforte chiuso a chiave dal padre quando era piccolo (assurdo!) e la trasgressione di suonarlo all’insaputa del genitore; i suoi studi al conservatorio, che come dice lo stesso nome, non era permeabile alle novità della sua musica; il tentativo coraggioso di conquistarsi l’attenzione di Muti diventando per una sera il suo cameriere ; quello un po’ maldestro di riuscire a suonare nel tempio del jazz a New York, il Blue Note;  gli anni passati a studiare nel suo monolocale di Milano o a fare supplenze nelle scuole per arrivare a fine mese.

Poi parla di sé, del proprio carattere timido, pauroso, distratto ma deciso e consapevole di vivere con la propria Strega capricciosa (la musica) sempre in testa, quasi fosse una Persona che non si accontenta finché non è riuscita ad esser costruita nella propria pienezza. L’importanza di vivere in un èra dove è l’emozione che domina la vita degli uomini e che grazie alla sua musica egli riesce a regalare ad ognuno di noi. Evviva il sogno, la passione, l’idea che nasce e che può portare delusioni, ma che alla fine “travolgerà i muri” ecco l’insegnamento che Giovanni Allevi ci vuole comunicare. Non lasciamoci prendere dallo sconforto o dal senso di impotenza che ci inibisce quando vediamo di fronte a noi tanti ostacoli materiali, lasciamoci andare alla follia, perché l’arte non può nascere che da lì: da un fluire di emozioni che non ha spiegazione logica. E quando suona Allevi non pensa, il pensiero è nemico dell’arte, lascia che le dita si muovano libere sulla tastiera, si estrania, mangia magari una fetta di torta al cioccolato prima del concerto per far sbollire la tensione, ma poi è solo, lui e la sua musica. In realtà la solitudine di Allevi è un po’ meno la classica solitudine dell’artista perché intorno a sé sente crescere l’ammirazione di molti per le sue note e la sua arte;  al concerto di Jovanotti una folla di ragazze lo insegue, persino al supermercato trova ragazzi che lo aiutano a continuare per la sua strada, in metropolitana a Milano viene riconosciuto da una signora che inizia a parlare di intelligenza artificiale, a scuola conosce sia la frustrazione dell’insegnante meno importante, quello di musica, ma anche la soddisfazione di veder nascere nel peggiore degli studenti l’ interesse per uno strumento. Ed è questo punto che sento di aver apprezzato di più, avendo io, in prima persona sperimentato cosa significhi suonare il pianoforte. Dice Allevi: "Sogno una società dove venga data a tutti i ragazzi l’opportunità di avvicinarsi a uno strumento. La loro vita vicino alla musica cambierebbe radicalmente e chissà, si avrebbe più rispetto per la cultura, per a propria esistenza, senza anestetizzare la mente nell’inutile sforzo di vivere i sogni degli altri."

Autore: Giovanni Allevi

Editore: BUR (Rizzoli)

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La musica in testa

Autobiografia del giovane pianista e compositore Giovanni Allevi che intervalla il racconto degli episodi che hanno contrassegnato la propria ascesa al successo con riflessioni filosofiche sulla vita e sull’importanza che l’arte musicale ha esercitato su di essa. Il libro inizia con il primo concerto di Napoli quando a 22 anni  era ancora agli inizi della propria carriera e a vederlo erano solo 5 spettatori e approda ai trionfi conquistati negli Stati Uniti.

 

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"Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra."

Un'ottima opera prima, di questo scrittore che finora si era cimentato solo nella narrativa per bambini; un libro che, uscito in sordina, è diventato un best-seller grazie al passaparola dei lettori. Un romanzo a tratti inquietante, che mescola mistero, Storia e vita vissuta; e che ha, soprattutto, un grande pregio: è sempre coerente alla trama e ai riferimenti. Ogni rimando, ogni indizio, alla fine trova una sua collocazione, ogni mistero ha una spiegazione, ogni rapporto una sua conclusione. Bellissime le descrizioni di una Barcellona cupa, invernale e lontana dall'idea che si può avere di questa città, vittima di un triste dopoguerra ed un ancor più triste strascico del regime. Ancor più belle, seppur drammatiche alcune, le descrizioni delle coppie: coppie di padri e figli, coppie di amici, coppie di fidanzati, e degli intrecci che li legano.

Da leggere d'un fiato, e rileggere con calma una seconda volta.

autore: Carlos Ruiz Zafon

editore: Mondadori