DIVERGENT

Ho sempre adorato i libri per gli adolescenti, ma ultimamente ho sviluppato un nuovo amore per una serie in particolare. Divergent, é il primo dell’omonima trilogia di libri di Veronica Roth. Popolarissima tra i giovani, é l’ennesima serie di libridistopici. O almeno credo si dica così...non conoscevo questo termine finché mia figlia Penelope ha iniziato a leggere questo nuovo genere di romanzi. Utilizzando un linguaggio ed una classificazione ‘tradizionale’ potremmo definirli romanzi di fantascienza, con delle sfumature di significato un pò particolari. Ambientati nel futuro, offrono la rappresentazione di una società fittizia nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche avvertite nel presente sono portate a estremi negativi. Il padre di questo genere potrebbe essere considerato1984(G. Orwell) oFahrenheit 451(R. Brandbury). The Hunger Gamesne é un’altro esempio contemporaneo popolarissimo, già diventato un cult.

 

Tutto questo mi affascina sia personalmente che come genitore ed educatore e mi ha scatenato diverse riflessioni a proposito.

Mi fa innanzitutto pensare alle motivazioni alla base della fortissima passione ed interesse da parte degli adolescenti per questo genere di storie e dei messaggi più o meno impliciti che questo tipo di letteratura passa. Nello specifico di Divergent mi ha proprio entusiasmato questo mix di principi, valori personali umani e una lente di ingrandimento sulla pericolosità della standardizzazione ed eccessiva categorizzazione dei gruppi sociali. Ma anche una figura femminile vincente, indipendente, estremamente in controllo delle proprie scelte e capace di determinare non solo il proprio destino ma anche quello di un’intera società. Non una ragazza maldestra ed impacciata che aspetta di essere salvata dal vampiro affascinante e con i superpoteri di turno (ok, nonostante il tono polemico ammetto di aver letto e divorato anche l’intera serie di Twilight!), ma una personalità estremamente articolata e complessa, una combinazione di punti di forza, debolezze ma soprattutto tantissimo desiderio di riflessione e comprensione di sé, delle proprie capacità e della possibilità di incidere sulla realtà con le proprie scelte ed azioni.

Nel libro poi una miriade di altri messaggi sottesi ed impliciti simboleggianti la condizione dell’adolescente: una fase di iniziazione in cui ogni persona deve passare per prendere in mano le sorti del proprio futuro, decidere chi e cosa vuole essere e quale ruolo giocare nel mondo.

E poi, soprattutto, il concetto di essere divergente, non uniformarsi, utilizzare le proprie capacità, i propri principi e il pensiero laterale, per agire in modo indipendente e ‘cambiare le cose’. Non accettare passivamente tutto quanto ci viene somministrato ma essere protagonisti attivi della propria vita.

Grande entusiasmo, grande energia, grande accento sulla possibilità di fare la differenza, di poter sempre e comunque scegliere, decidere per sé stessi. Positività per ciò che ci attende, per il futuro che sicuramente , grazie alle nostre scelte, sarà positivo e migliore del presente e del passato. Tutti messaggi che sono felice passino nella mente di mia figlia e, si spera, vengano interiorizzati e rielaborati in maniera personale.

Sono un pò preoccupata per l’arrivo a valanga dell’adolescenza in casa mia. Non per il momento (sebbene i cambiamenti si siano già fatti notare prepotentemente –seppur in maniera leggera-). Ma temo per l’incertezza del futuro, per il fatto che non si sa cosa aspettarsi esattamente. E quindi sono in costante ascolto, riflessione continua e ricerca di strumenti che possano supportare mia figlia in questa fase e che passino messaggi positivi, che condivido ma che non sarebbero recepiti nello stesso modo e con lo stesso valore se fossi solo io a comunicarli direttamente. Verso un futuro che deve essere visto come positivo e di sviluppo, nonostante le problematiche del presente, e attraverso le difficoltà di un rapporto genitore-adolescente, penso che un primo, semplice ‘ponte’ possa essere condividere lo stesso tipo di letture. E magari, senza forzare troppo la mano (evitando di ottenere proprio il risultato opposto, cioé la chiusura totale), discuterne insieme ed offrire ognuno il proprio punto di vista e diverse interpretazioni.

Libri come lenti privilegiate attraverso cui sbirciare ciò che cattura l’immaginazione dei nostri figli adolescenti, che li appassiona e fa riflettere, per avvicinarsi su un piano diverso dal solito...

Pin It
Accedi per commentare

Cappuccetto rosso, verde, giallo, blu e bianco

Cappuccetto Rosso è la fiaba dei fratelli Grimm, le altre sono versioni alternative alla fiaba classica, ognuna delle quali monocolore, rispettivamente verde, gialla, blu e bianca.

Cappuccetto Verde, con l'amica ranocchia e il lupo cattivissimo nascosto tra le siepi; quello Giallo nella giungla d'asfalto della città sembra un po' i nostri bimbi; quello Blu vive sul mare e è alle prese con uno squalo; quello Bianco è tutta da ... disegnare.

Il tema conosciuto pur con le fantasiose varianti aiuta il bambino nella lettura: sanno cosa succede e questo è rassicurante ma sono incuriositi dalla diversa ambientazione colorata e divertente.

Consigliato a partire dai sei anni.

autore: Bruno Munari, Enrica Agostinelli

editore: Einaudi

 

I No che aiutano a crescere

A prima vista si può pensare che questo libro presenti il "No" come strumento educativo e non come conseguenza di un normale rapporto tra le persone.

Almeno, così pare leggendo la quarta di copertina:
Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori fino a notte fonda. Per paura di frustrarli, i genitori spesso rinunciano a educare i figli, a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia, a sopportare le avversità. Nelle famiglie si creano cosi situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un no. Dovrebbe essere ovvio che in certi casi bisogna dire di no, eppure l'opinione comune è che sia meglio dire di sì. Non saper negare o vietare qualcosa al momento giusto può pero avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli, come anche sullo sviluppo della personalità dei bambini.

In realtà, il libro è un'analisi lucida e profonda del comportamento dei bambini dalla nascita all'adolescenza e del loro rapporto con i genitori. I "No" e i limiti non sono solo quelli che il genitore dice al bambino, ma sono soprattutto quelli che il genitore impara a dire a se stesso per favorire la crescita del figlio. Le ragioni del bambino sono sempre tenute in considerazione, come pure l'interazione madre-figlio. I limiti sono anche per la madre, quando non sa accettare che il figlio possa essere diverso da come lei se lo immagina, quando non accetta che possa essere autonomo, o quando interferisce con il ritmo e le sue modalità di apprendimento.

È pieno di ottimi spunti e di buon senso e, a dispetto del titolo, non è affatto un incoraggiamento a una revisione autoritaria del ruolo genitoriale.

autore: Asha Phillips (traduzione L. Cornalba)

editore: Feltrinelli

La bambina che mangiava i lupi

E' la storia di una bambina di nome Bambina, che aveva una gallina di nome Gallina e che viveva in una casetta in cima a un albero di un bosco.

D'inverno Bambina aveva così tanta fame da mangiare i lupi. Così che la favola di Cappuccetto Rosso viene ribaltata; nel bosco si sparge la voce che c'è una bambina che mangia i lupi e sono i lupi ad avere paura dei bambini.

Bambina infine diventa essa stessa un lupo, troppi avendone mangiati.
(E dunque non abbiate paura dei lupi, bambini. Dentro di loro batte il cuore di Bambina).

Per bambini di età 3-6 anni

autore: Vivian Lamarque

editore: Emme Edizioni (collana Prime Letture)