Un nuovo Paese da chiamare casa

Migrare significa spostarsi verso altre sedi, con riferimento a gruppi, popolazioni; emigrare mette l'accento sull'allontanamento dal luogo d’origine; mentre immigrare si riferisce all’arrivo in un nuovo luogo e sottende una diversità di chi arriva rispetto a chi c'è già.

Chiarite le questioni semantiche, posso cominciare a parlarvi della mia esperienza.

Sono emigrata in Belgio dall’Italia quattro anni fa con la mia famiglia, qui siamo quindi degli immigrati, ma fatico ad applicare a me stessa questa etichetta, anche grazie al fatto che il nostro spostamento alla fin fine è all’interno di un’entità più vasta, l’Unione Europea, di cui facciamo parte allo stesso titolo dei belgi.

Sono emigrata, ma non mi sento una migrante, e non lo sono, se mi confronto con chi fugge dalla guerra, dalla fame, da sevizie e torture e rischia tutto, anche la vita, per chiedere asilo in un paese straniero.

Noi abbiamo avuto il lusso di scegliere, di pianificare. Siamo arrivati in auto, carichi di beni, coi nostri gatti e senza dover mostrare documenti. Le formalità per la residenza sono state minime e rapide, un po’ più lungo per me ottenere il riconoscimento dei miei diplomi, ma è arrivato e ora sono membro attivo di questa società e chi mi ascolta spesso fatica a capire la mia origine, pur avendo ancora un netto accento straniero (mi scambiano per europea dell’Est).

I miei figli sono arrivati con conoscenza zero di francese, sono stati inseriti nella classe corretta per l’età e all’inizio venivano portati fuori dalla classe per alcune ore, insieme ad altri stranieri, per imparare il francese.

Il piccolo aveva 6 anni (prima primaria) e non ha aperto bocca a scuola per circa 6 mesi. L’anno dopo aiutava un altro ragazzino italiano appena arrivato. Ora parla fin troppo e riceve note perché disturba, parla lo slang dei giovani e adora il rap francofono.

Il grande aveva 11 anni (6a primaria), all’inizio passava molte ore in disparte a fare schede su schede di francese, poi ha finito l’anno brillantemente, superando un esame di stato necessario per iscriversi nella scuola secondaria "generale", cioè quella paragonabile al nostro liceo e che dà accesso all'università.

Entrambi i figli sbuffano per i nostri errori o ingenuità linguistiche, ci insegnano il linguaggio dei giovani e ci informano del grado di volgarità di certe espressioni. Io stessa ne imparo molte dai miei studenti, ma è difficile capire quali siano comuni tra adolescenti, ma inapplicabili tra adulti.

Piano piano, nella vita di tutti i giorni, assumiamo comportamenti da “belgi”, pur rimanendo con le nostre caratteristiche e peculiarità di italiani (nella nuova casa abbiamo fatto installare un bidet!). A casa parliamo italiano, ma qui e là il francese entra, ad esempio i termini scolastici, o, recentemente, quelli legati alla costruzione, dato che abbiamo comprato e ristrutturato casa. Frasi come “dammi il journal de classe che lo firmo” o “quando passa il menuisier” diventano piuttosto comuni.

Siamo e restiamo italiani, con figli che si sentiranno forse un po’ più belgi di noi, ma in questi quattro anni, nonostante le difficoltà linguistiche e logistiche, non mi sono mai sentita una migrante, mi sento come una che ha scelto un posto dove vivere e far crescere i suoi figli, sperando con questo di dargli, e darsi, un futuro migliore.

Non siamo soli in questa situazione. Sono sempre di più le persone che scelgono di vivere in un altro posto, emigrati che nessuno può considerare migranti. Una nuova categoria di persone che comincia a considerare il mondo come casa propria. Questo è il futuro che io vedo per i miei figli: una nuova categoria di cittadini, di abitanti del mondo, che non è più, non appartiene più, a una cultura sola, ma diventa un miscuglio di diverse culture.

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Requiem per il giovane Borgia

 

Si tratta di un romanzo storico e nello stesso tempo di un avvincente giallo scritto da due giovani autrici milanesi esordienti che hanno svolto approfondite ricerche storiche sulla opulenta e maestosa Roma rinascimentale e le ricche corti italiane, soggiogate dalla morale del tempo, individualista e brutale, tesa al conseguimento dei fini senza curarsi dei mezzi con i quali ottenerli.

La vicenda parte dal brutale omicidio di Juan Borgia, duca di Gandia, figlio prediletto di papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia.

Chi è il mandante dell'assassinio? L'indagine non è facile. È possibile il movente politico (il dominio dei Borgia è inviso alle potenti famiglie romane, agli Orsini, agli Sforza di Milano, a Guido da Montefeltro, ai baroni romani e a molti prelati che disapprovano la scandalosa condotta del papa), ma può essere un movente passionale o può essere maturato nell'ambito familiare....

La scrittura è scorrevole e varia e si presta facilmente ad una trasposizione filmica.

autore: Elena Martignoni, Michela Martignoni

editore: TEA

Le emozioni dei bambini

"Comprendere le emozioni dei bambini significa aiutarli a crescere felici. Traendo spunti ed esempi dal vivere quotidiano Isabelle Filliozat, psicopterapeuta di fama, aiuta a capire il significato di tanti comportamenti e a trovare le parole e i modi per risolver le situazioni che appaiono più difficili.

L'autrice non dà soluzione preconfezionate, ma analizza i problemi di tutti i giorni, che lei stessa mamma, di due bimbi di 2 e 4 anni all'epoca della stesura del libro, ha provato e soprattutto non trascende da quello che sono i genitori. Per capire il bambino che abbiamo davanti occorre ascoltare il bambino che siamo stati. Le emozioni dei nostri bambini allora hanno radici profonde, quello che non sopportiamo in loro tocca le corde più intime del nostro essere.

Oltre ad esaminare sotto nuovi aspetti le problematiche più comuni dei bambini e ad offrire spunti di riflessione, Filliozat descrive quali sono le emozioni più diffuse del vivere quotidiano per aiutare a cogliere quanto c'è di gioioso in ogni attimo della vita con i figli.

Questo libro potrebbe a prima vista rientrare nel filone dell'intelligenza emotiva introdotta da Goleman (Daniel Goleman, L'Intelligenza emotiva, ed. Rizzoli, 1996), ma a mio avviso ha qualcosa in più. Oltre a "partire dal basso", nel senso che si cala nei panni della mamma e del papà, è più vicino alla nostra sensibilità europea, a cui sta stretta il libro-manuale. L'autrice cita in bibliografia Alice Miller, la psicoterapeuta zurighese che ha descritto e documentato la sofferenza inespressa dei bambini e la difficoltà dei loro genitori a essere disponibili a capirla.

Questo libro si può non amare, si può non condividere in parte o del tutto, ma sicuramente colpisce il genitore che lo legge e, oserei dire, nella maggior parte dei casi fa scaturire delle emozioni che si credevano sepolte. Nel mio caso ha rivoluzionato il mio modo di essere madre."

autrice: Isabelle Filliozat

editore: Pickwick

La vera storia del pirata Long John Silver

La biografia - raccontata in prima persona - di Long John Silver, il temibile pirata con una gamba sola dell'Isola del Tesoro, fatto sparire da Stevenson nel nulla che riappare ora vivo e ricco in Madagascar intento a scrivere le sue memorie.

E così ci si ritrova - adulti - a leggere una storia di pirati, con lo stesso gusto con cui lo facevamo da bambini, sognando ancora di porti affollati di vascelli, taverne fumose, tesori, arrembaggi, tempeste improvvise.

Ma non c'è solo questo, c'è anche la scoperta del mondo all'epoca della pirateria, i legami con il commercio ufficiale, le condizioni atroci dei marinai, i soprusi dei capitani, il codice egualitario dei pirati, le loro efferatezze e quelle contro cui si ribellavano.

 

Un grande affresco di un'epoca e di un mondo che ha sempre affascinato grandi e piccoli.

autore: Larsson Björn (traduzione K. De Marco)

editore: Iperborea