Siamo tutti artisti! Siamo tutti creativi per natura

Tema: promozione della  creatività

Attività: scheda dei 30 cerchi

Età: dai 3 anni

Opera: ‘Everyone is an artist’ fotogramma dal video Willoughby SHARP, Joseph Beuys, Public Dialogues (1974/120 min)

Autore: Joseph Beuys

‘Everyone is an artist’ é un’opera di J. Beuys, uno slogan scritto a mano su un cartello, parte di una serie di incontri-dibattiti-performance che l’artista ha tenuto nel corso della sua carriera. Beuys credeva fermamente che fosse possibile trasformare la società attraverso la creatività individuale. Alla base di questa idea c’era un concetto di arte e di artista molto ampio. Lo slogan ‘Ogni persona é un artista’ sembra una provocazione, ma di fatto é semplicemente un modo per sostenere che ogni essere umano é creativo per natura e questa creatività può svilupparsi in maniere molto diverse. Durante tutto il corso della sua vita artistica Beuys si é impegnato a promuovere l’idea che ogni persona può e deve imparare ad essere creativa in una moltitudine di modi diversi. La creatività non é dominio solo ed unicamente degli artisti, ma saldamente intrecciata con la natura umana stessa e quindi elemento fondamentale nel relazionarsi con la realtà. Soprattutto in un epoca così dinamica e complessa com’é quella contemporanea.

Più e più volte mi sono ritrovata tra queste righe a promuovere io stessa il concetto di creatività e l’importanza, soprattutto in ambito di genitorialità, di imparare a comprendere il processo creativo, allenarsi ad utilizzarlo e farne largo uso come strumento principe nella gestione delle sfide della quotidianitá.

Come genitori abbiamo il dovere, ma anche il diritto!, di interiorizzare e sperimentare questa idea prima di tutto su noi stessi e poi nella relazione con i nostri figli, per aiutarli ad equipaggiarsi con strumenti mentali che permettano loro di affrontare la realtá in maniera creativa.

Il concetto di creatività stesso é complesso ed articolato, ma soprattutto non sempre vi é una definizione univoca. Il dibattito a proposito é veramente ampio ed impossibile da trattare in questa sede, ma vi invito a documentarvi partendo da alcuni suggerimenti di approfondimento che troverete alla fine di questo articolo. In generale comunque possiamo definire la creatività come la capacità di affrontare una situazione problematica in maniera inusuale ed efficace. É qualcosa che ha molto a che fare con la risoluzione di problemi, con la creazione di relazioni inaspettate tra realtá diverse. É sicuramente un concetto che ha a che fare con l’arte, ma non si esaurisce unicamente lí. La creativitá é un processo, non un prodotto. Puó assumere la forma di un prodotto finale, ma l’accento va mantenuto sul processo. Bruno Munari diceva che ‘…un bambino creativo é un bambino felice…’ io allargherei questo concetto sostenendo che una persona creativa é una persona felice. Almeno potenzialmente! Felice perché in grado di affrontare con positività ed in modo efficace le sfide quotidiane.

In ambito pedagogico al momento si discute ampiamente di questi temi. Si assiste ad un repentino e velocissimo cambio di paradigma nella società, nel mondo del lavoro e di conseguenza in educazione. Gli educatori si trovano a far fronte ad una sfida incredibile senza pari nel passato: stiamo educando persone verso un futuro che sappiamo sarà estremamente diverso dal presente. Le tecnologie si sviluppano in maniera esponenziale ad una velocità incredibile. Scuola ed agenzie educative in generale si trovano a dover formare i giovani verso lavori ed occupazioni che nemmeno esistono al momento...

Avere un approccio creativo alla realtà é l’unica posssibilità di successo.

Ma alla fine quindi, che cosa si può fare nel nostro piccolo (che poi in realtà tanto piccolo non é!) con i nostri figli?!

Promuovere la creatività in ogni singolo momento, in ogni più piccola cosa. Imparare ad essere creativi e a giocare con i problemi come sfide entusiasmanti insieme ai nostri figli! Guardare i fenomeni sempre da diverse angolazioni e nella loro complessità. Lasciarsi guidare dai bambini, che in fatto di creatività e risoluzione innovativa di problemi sono dei maestri. Cercare di non tarpare loro le ali e rovinare in partenza questa loro delicata attitudine, imponendo convenzioni sociali che inibiscano la loro voglia di ‘provare’ e la loro capacità i sbagliare e riprovare di nuovo. Cerchiamo di riflettere anche su tutte quelle cose di cui magari non siamo consapevoli ma che davvero incidono in maniera prepotente sullo sviluppo della creatività nei nostri figli (come ad esempio il fatto di limitare insistentemente le loro azioni per evitare ‘di sporcarsi, di farsi male, di comportarsi in modi magari non molto educati...’ o perfino istruirli minuziosamente e mostrare sempre e comunque il modo ‘giusto’ di fare le cose...).

Ci sarebbero tante attività interessanti da proporvi per stimolare la creatività, ma ne ho scelta una molto semplice. Un gioco che può perfino sembrare banale ma che affonda le sue radici in esperimenti scientifici sulla creatività condotti in negli Usa dal professon Bob Mc Kim. Ovviamente lo scopo dell’attività era diverso e molto situato nel contesto della ricerca, ma offre interessanti spunti di riflessione, é facilmente ricreabile in qualsiasi momento ed é divertente.

Ogni partecipante (si può fare questo esercizio anche da soli, ma é più intrigante se si possono comparare i risultati di più persone) ha bisogno di una scheda un semplice foglio con disegnati 30 cerchi identici (si può creare facilmente usando un tappo di plastica o qualsiasi altro oggetto rotondo che abbia un diametro di qualche cm...) ed una matita. Nell’arco di 3 minuti (ma si può sperimentare lo stesso gioco con tempistiche diverse) ognuno deve cercare di riempire il maggior numero di cerchi possibile disegnandoci dentro (o intorno, o sopra...) trasformando ogni cerchio in qualcosa di diverso (ad esempio una faccia, un pallone da calcio, un mondo...). Alla fine del tempo si comparano i risultati, cercando di notare sia le differenze in termini di quantità (chi é riuscito a riempire tutti i cerchi?) e di diverse possibilità creative (qualcuno ha pensato a oggetti e soluzioni non contemplate dagli altri?). Al solito l’attività deve essere un semplice pretesto per la riflessione e il confronto, un gioco che inneschi un dialogo sulla creatività e le sue manifestazioni.

E in conclusione un invito semplicemente a giocare, giocare e ancora giocare. Giocare tanto con i vostri bambini, perché il gioco é un altro elemento chiave del pensiero creativo (e diciamocelo, é anche molto divertente!).


Consigli di approfondimento

Libri:

-          Grammatica della Fantasia. Gianni Rodari – Einaudi

-          Fantasia. Bruno Munari -Laterza

-          Buona Idea! Esercizi per il pensiero creativo.  Edward De Bono - ERIKSON

-          Creativitá e pensiero laterale. Edward De Bono – BUR

E per chi avesse voglia di leggere in lingua inglese, consiglio caldamente:

-          Think Like an Artist. Will Gompertz - Penguin

-          The Art of Creative Thinking. Rod Judkins - Sceptre

Dal web:

Un video alquanto scioccante che forse sposterà un pó la nostra percezione della realtà in ambito educativo: https://www.youtube.com/watch?v=jp_oyHY5bug

TED: Ideas worth spreading, sito web interessantissimo e ricco di spunti di riflessione ed ispirazione. Per la maggior parte in lingua inglese ma con molte parti tradotte in varie lingue, tra cui l’italiano. Segnalo in particolare i ‘talks’:

  • Tim Brown parla di gioco e creatività (Tim Brown)
  • Come costruire la fiducia creativa (David Kelley)
  • Sir Ken Robinson dice che la scuola uccide la creatività (Sir Ken Robinson)
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Il libro di tutte le cose

Ho appena finito di leggere questo magnifico libro.

È ambientato in Olanda, il protagonista si chiama Thomas. Lui vive in un mondo tutto suo, si rifugia nella sua testa, perché non accetta la realtà. Lui però la realtà, in una parte della sua testa la conosce. Thomas sa che il padre fa cose sbagliate e che gli preferisce la sorella, che secondo lui ha un cervello di gallina, ma nel corso del romanzo avrà modo di fargli cambiare idea.

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I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni

DIVERGENT

Ho sempre adorato i libri per gli adolescenti, ma ultimamente ho sviluppato un nuovo amore per una serie in particolare. Divergent, é il primo dell’omonima trilogia di libri di Veronica Roth. Popolarissima tra i giovani, é l’ennesima serie di libridistopici. O almeno credo si dica così...non conoscevo questo termine finché mia figlia Penelope ha iniziato a leggere questo nuovo genere di romanzi. Utilizzando un linguaggio ed una classificazione ‘tradizionale’ potremmo definirli romanzi di fantascienza, con delle sfumature di significato un pò particolari. Ambientati nel futuro, offrono la rappresentazione di una società fittizia nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche avvertite nel presente sono portate a estremi negativi. Il padre di questo genere potrebbe essere considerato1984(G. Orwell) oFahrenheit 451(R. Brandbury). The Hunger Gamesne é un’altro esempio contemporaneo popolarissimo, già diventato un cult.

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