Migrare per amore, intervista a Barbara Amalberti

Quando si lascia il proprio paese per andare a vivere lontano, sono tante le cose che si imparano. Su ciò che si è lasciato, sul nuovo paese che ci accoglie e la sua cultura, ma anche su se stessi e la condizione di espatriato. Temi che Barbara conosce bene, essendo migrata in Australia molti anni fa ed avendo affrontato nel tempo tutte le difficoltà, gli stati d’animo e i sentimenti legati a questa scelta.

Oggi Barbara è una counsellor specializzata sulle difficoltà relative all’espatrio e fondatrice del progetto Migrants for Love, l’abbiamo intervistata per Officina Genitori.

 

Ciao Barbara, la prima cosa che colpisce incontrandoti, è la tua storia di italiana all’estero, che - scaturita dall’amore - ti ha poi offerto l’occasione di affrontare molte sfaccettature e risvolti di questa scelta, non sempre semplici e non sempre felici. Quali sono a tuo avviso le maggiori difficoltà o le sfide più impegnative che incontra chi decide di trasferirsi all’estero per la vita?

Ciao, per quanto mi riguarda la mia prima sfida è stata quella di affrontare la perdita di identità e di indipendenza e passare dall’essere una giovane donna con una vita propria, amici, lavoro, famiglia ad essere “la fidanzata di…” senza amici, lavoro e indipendenza economica.

Ovviamente ricostruirsi una vita fa parte dell’avventura e della scelta di trasferirsi all’estero ma temo che a volte si sottovaluti il senso di smarrimento e disagio che può coglierci all’arrivo, quando l’euforia iniziale sbiadisce e la realtà comincia a mostrarsi.

E poi ci sono i sensi di colpa, quasi impossibile non portarseli dietro! Lasciare i genitori e la famiglia non è facile e mi sono spesso chiesta se fosse giusto. Il dilemma di tanti espatriati, purtroppo, e una delle sfide più difficili da affrontare.

 

Essere genitori in un altro paese significa anche scegliere cosa voler trasmettere e salvaguardare della propria cultura d’origine nell’educazione dei figli, nella tua esperienza di madre e di counsellor, che ruolo giocano queste scelte nell’equilibrio di una famiglia? Hai suggerimenti per affrontarle al meglio?

Nonostante abbia sposato un australiano, abbia molti amici australiani e sia molto felice di vivere a Melbourne, non mi sono mai sentita australiana, la mia cultura rimane italiana ed europea e questo è sempre stato un punto fermo per me nella mia relazione con Nigel. Trasmettere la mia cultura d’origine alle mie figlie è dunque sempre stata una priorità e il fatto che lui abbia accettato questo mio bisogno è stato fondamentale per la mia decisione di trasferirmi. Una specie di contratto prematrimoniale!

Dalla nascita di Julia ho sempre parlato italiano con lei e, con l’arrivo di Sofia, per qualche anno l’italiano è stata la lingua dominante, visto che, prima di cominciare la scuola, le bambine lo parlavano anche fra di loro. Viaggi regolari in Italia dalla mia famiglia e tanti amici italiani a Melbourne hanno fatto si che, almeno negli anni prescolari, le bambine crescessero con un misto culturale abbastanza equilibrato, in maniera molto naturale e senza particolari sforzi, creando una base piuttosto solida per la loro “italianità”.

Mi piace pensare che questo sia avvenuto grazie alla comunicazione di coppia, al fatto che sono sempre stata molto chiara con Nigel sull’importanza che la mia cultura aveva per me e per l’educazione di futuri figli. Abbiamo entrambi fatto una scelta consapevole, io sapevo cosa volevo e lui ha capito ed accettato questo mio bisogno.

Il mio suggerimento è dunque quello di essere chiari dall’inizio, soprattutto con se stessi, su quanto lingua e cultura del paese d’origine siano importanti e che parte vogliamo che abbiano nell’educazione dei nostri figli. Una volta stabilito questo, è importante parlarne con il partner per trovare insieme il giusto compromesso.

Nella mia esperienza professionale ho purtroppo visto spesso come questo divario culturale possa creare, o alimentare, incomprensioni all’interno della coppia ed è per questo che, secondo me, la comunicazione gioca un ruolo estremamente importante.

 

Tu hai certamente saputo trasformare in risorsa l’esperienza di questo tipo di problematiche, mettendola a disposizione di chi le affronta oggi con fatica, come è nato “Migrants for Love”?

Il mio trasferimento non è stato facile e, nonostante vivessi all’estero già da parecchi anni prima di seguire Nigel a Melbourne, ho trovato i primi anni molto duri dal punto di vista emotivo. In quegli anni ho provato vari terapisti ma nessuno è riuscito a capire quello che davvero stavo passando.

Negli anni ho parlato spesso delle mie problematiche con altri espatriati e mi sono resa conto di quanto comune fosse il mio disagio.

Sono sempre stata interessata alle storie della gente e dal mio arrivo a Melbourne ho lavorato nel campo del sostegno sociale fino a prendere la decisione di tornare a studiare per diventare counsellor. Ho cosi deciso così di unire la mia esperienza personale alle tecniche di supporto imparate durante i miei studi e creare un servizio dedicato in particolare alle difficoltà dell’espatrio.

 

La figura del counsellor è abbastanza nuova, non è uno psicologo, non è un analista. Che cos’è allora, e come lavora un counsellor?

Non solo è una figura nuova ma, in Italia, la professione del counsellor non è regolamentata, capisco dunque che ci sia ancora molta diffidenza e scetticismo verso il counselling. È solo negli ultimi anni che in Australia la professione è stata riconosciuta e, di conseguenza, regolamentata permettendo alla figura del counsellor di acquistare più credibilità. Spero succeda presto anche in Italia!

Il ruolo del counsellor è quello di offrire sostegno a chi sta attraversando un periodo di disagio e malessere. Questi momenti, naturalmente, fanno parte della vita di ognuno di noi ma un percorso di counselling può aiutare ad alleggerire il fardello.

Gran parte del mio lavoro consiste semplicemente nell’ascoltare. Raccontare la propria esperienza senza sentirsi giudicati e senza venire interrotti è in genere il primo passo del percorso. Sembra banale ma nella vita di tutti i giorni non ci capita spesso di essere ascoltati o di ascoltare e penso che si tenda a sottovalutare il potere dell’ascolto.

Un altro aspetto del mio lavoro è quello di aiutare il cliente ad acquisire maggiore consapevolezza e, tramite questo, accedere alle proprie risorse personali e forze interiori. Se si attraversa un periodo difficile, un momento di crisi, può capitare di ritrovarsi in un circolo vizioso e non riuscire a vedere alternative; il mio ruolo è quello di offrire l’opportunità di esplorare altre vie, aiutando ad identificare quegli schemi mentali che a volte ci bloccano e a chiarire cosa è davvero importante nella vita.

 

Che consiglio daresti a chi sta decidendo oggi se seguire il proprio amore in una terra lontana, molto diversa dalla propria?

Penso sia molto importante fare una scelta consapevole, anche se quando c’è di mezzo l’amore non è facile rimanere razionali!

Purtroppo capita che dopo l’emozione iniziale la realtà si presenti diversa da come l’avevamo immaginata e qui è facile cadere nella trappola del “colpevolizzare” il partner. Assumersi la responsabilità della scelta fatta e mantenere il controllo della nostra vita è fondamentale in questi momenti.

Cambiare paese, vivere in una terra lontana, arricchisce la vita e offre nuove opportunità, ma vuole anche dire ricominciare da capo e lasciare tutto ciò che ci è caro e famigliare. La scelta può essere solo nostra!

 

Grazie Barbara, c’è una domanda che non ti abbiamo fatto e alla quale avresti voluto rispondere?

Grazie a voi per avermi dato l’opportunità di riflettere su alcuni aspetti della mia vita che non avevo finora approfondito, in particolare mi riferisco al mio essere mamma in espatrio. Non riesco a pensare ad altro, le domande sono state tutte molto stimolanti ed interessanti!

 

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Arcobaleno fa la pace

Il pesciolino Arcobaleno e i suoi amici vivono spensierati in fondo all'oceano. Poco lontano, una bella balena blu si lascia cullare dalle onde osservandoli placidamente.

"Perché ci guarda in quel modo?" si chiedono un giorno, insospettiti, i pesciolini.

"Grande e grossa com'è, chissà quanto mangia. E se divorasse tutto quello che c'è in giro?".

Sentendoli parlare così, la balena, che in realtà stava solo ammirando le loro belle scaglie brillanti, s'indispettisce e la sua rabbia non resterà senza conseguenze...

"Dobbiamo fare la pace" decide allora Arcobaleno "perché quando si litiga si finisce per stare male tutti".

Sì, ma in che modo?

Sembrava complicato, ma quanto è semplice fare la pace! Balena e Arcobaleno parlano a lungo. La balena spiega ad Arcobaleno perché si è arrabbiata... i due ridono insieme e trovano un accordo e ben presto nessuno riesce a spiegarsi più perché quel bisticcio sia mai avvenuto.

Le illustrazioni sono ulteriormente abbellite dalle lamine rifrangenti che fanno luccicare le scaglie dei pesciolini.

Per bambini in età prescolare.

Della stessa serie
"Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari" che insegna la felicità nel donare 
"Arcobaleno, non lasciarmi solo!", che insegna a non creare gruppi esclusivi e ad accettare anche coloro che sono diversi da noi.

autore: Isabella Bossi Fedrigotti, Marcus Pfister

editore: Nord-Sud

Mi hanno ucciso le fiabe. Come spiegare la guerra e il terrorismo ai nostri figli.

Durante l'osservazione del comportamento di alcuni bambini del suo Centro giochi di Masal, l'autrice - nota psicoterapeuta, rimane impressionata dalla seguente conversazione: "Secondo me dovrebbero dare il permesso agli americani di usare la bomba atomica così ne sganciano una su Bagdad ed è finita la guerra". Un'altro bambino risponde "Io penso che sia sbagliato perchè se butti una bomba atomica su Bagdad uccidi tutta la gente e poi anche...come si chiama..Aladino. Così uccidono tutte le nostre fiabe e non ci sono più fiabe". Dialogo surreale che mette in evidenza un problema molto serio: guerre, massacri di innocenti, armi chimiche, attacchi kamikaze ed eventi naturali incontrollabili: le notizie dei disastri colpiscono grandi e piccini e nessun mass media riserva spazi a loro adeguati per aiutarli ad impadronirsi della realtà.

In questo libro Masal Pas Bagdadi ha intervistato bambini e fermato i loro pensieri e le loro emozioni ma soprattutto ci insegna a stare loro vicini, a rassicurarli e a decodificare le loro paure sui grandi temi della guerra e della distruzione. Ci dice come dirglielo e cosa dirgli, cosa fargli sapere e cosa non fargli vedere, ci mette in guardia contro le difficoltà che si possono incontrare e ci suggerisce come affrontarle.

Un libro per entrare in sintonia con i propri figli, per comprendere i loro ragionamenti e percepire le realtà che possono provvedere al loro fondamentale bisogno di sicurezza.

autore: Masal Pas Bagdadi

editore: Franco Angeli

 

Le favolette di Alice

"Anche se non va nel paese delle meraviglie, l'Alice di Rodari porta a termine straordinari, inaspettati e simpaticissimi percorsi: la sua piccolissima statura le consente infatti di esplorare oggetti e angoli nascosti della vita quotidiana.

In famiglia ormai conoscono la sua predilezione per le avventure imprevedibili e non si stupiscono più delle improvvise scomparse e delle altrettanto prodigiose riapparizioni.

Rodari nascondeva in ognuno dei suoi personaggi un fondo di verità e con Alice il nostro favoloso Gianni sembra valorizzare la curiosità, che è una delle stupende, preziose qualità dell'infanzia."

 

autore: Gianni Rodari

editore: Einaudi Ragazzi