Testati in Officina. DADA (Didattiche per Ambienti di Apprendimento)

Alla vigilia del nuovo anno scolastico ecco un progetto nuovo che viene dalla Svezia e che è in corso di sperimentazione anche in alcuni licei o scuole superiori in Italia. Si chiama DADA (Didattiche per Ambienti di Apprendimento) e rivaluta il concetto di spazio-scuola inteso come habitat ideale per realizzare con successo il processo di insegnamento-apprendimento. Gli studenti non avranno più un’unica aula dove si susseguono ad ogni cambio di ora insegnanti delle diverse materie. Saranno loro a muoversi per andare nelle rispettive aule di italiano, inglese, matematica, scienze…strutturate e attrezzate appositamente per consentire a uno o due docenti della medesima disciplina di avere tutti i supporti anche di carattere tecnologico, ma non solo, per avviare una didattica attiva. Aule belle anche da un punto di vista estetico, colorate, con scaffalature per libri e audiovisivi, aule che diventano laboratori per coniugare finalmente la teoria con la pratica, aule personalizzate e rese confortevoli dai docenti stessi , aule dotate di rete wifi, computer, lavagne interattive e impianti di videoproiezione e persino banchi modulari che consentano i lavori in gruppo.  Recenti studi di neuroscienze ci dicono che è il movimento il fattore vincente per l’apprendimento, contro la monotonia delle ore sedute ad ascoltare le lezioni. Lo spostamento degli studenti nei corridoi stimola la curiosità, attiva la mente, aiuta i ragazzi ad essere coinvolti in modo attivo rendendo più gradevole la loro esperienza a scuola.

 

Ecco alcune idee e testimonianze tratte dalla Community del nostro Forum:

“Il liceo che frequenta un amico di mio figlio è organizzato così. A lui piace, ai genitori pure. Ovvio che è fondamentale che ogni ragazzo abbia il suo armadietto, cosa non possibile in tutte le scuole per problemi di spazio. A me come idea piace, senza contare che avere un armadietto dove poter lasciare libri e oggetti che a casa non servono, alleggerirebbe gli zaini nei giorni più impegnativi.

L'unico punto a sfavore che io vedo, ma superabile, è la perdita di tempo per i cambi d'aula.”

“Io sarei molto favorevole alle aule predisposte per le diverse materie e credo che i 5 minuti necessari per il cambio di aula sarebbero un utile momento di "decompressione" per i ragazzi. Effettivamente le scuole italiane sono per lo più deprimenti, le medie dove andrà mio figlio quest'anno sono di uno squallore indicibile.”

Ecco la testimonianza di una mamma-insegnante che vive negli Stati Uniti dove il metodo è la norma.

 “Anche nelle nostre scuole si portano dietro tutto da una lezione all'altra. La scuola è grande (1200 alunni per anno) e le distanze sono abbastanza lunghe per gli studenti, e andare all'armadietto comporta una corsa non indifferente. Nella junior high, dove non è possibile portare zaini nei corridoi, i ragazzi vanno all’armadietto, ma sono solo due anni e ci sono meno alternative per le classi opzionali, quindi meno classi fisiche e le distanze tra le classi, seppure con 2000 studenti, sono minori. Ah hanno 7 minuti!  Se arrivano tardi in classe hanno segnato un ritardo e 4 ritardi fanno un'assenza (mi pare).”

“Il vantaggio secondo me è che ogni insegnante può svolgere al meglio il suo lavoro mantenendo attrezzature e visuali su muri e scaffali. Per dire, io nella mia classe di scienze ho attrezzature di laboratorio per cui posso fare lezioni pratiche giornalmente, che non succede se devi spostare gli studenti  in laboratorio. Un'insegnante di francese per esempio avrà le parole chiave sui muri magari come poster , avrà  un paio di vocabolari e dei libri specifici dove approfondire su uno scaffale. A volte anche i piccoli manipolativi. Io ne ho diversi che uso con i ragazzi (tipo gli atomi da costruire, lavagnette ecc.).La lezione diventa meno noiosa e più' pratica. Le ore di pausa (che qui non esistono nelle pubbliche) diventano di programmazione”.

Ecco invece ciò che dice una mamma che vive in Svizzera:

 “Qui il sistema alle medie si applica  per parecchie materi, nei primi due anni si cambia per geo, storia, scienze, ed visiva, ed musicale (se mi ricordo bene), negli altri due si cambia aula anche per francese, tedesco, inglese, matematica. Non so se è ancora esattamente così.

Invece al liceo tutte le materie sono in aule differenti, l'aula è del docente e sono i ragazzi a muoversi.

Tra le varie ore hanno 5 minuti per spostarsi.

Alle elementari si spostano per ed musicale e lavoro manuale”.

Per chi volesse approfondire, il Liceo Labriola e il Liceo Kennedy a Roma hanno già sperimentato con successo il metodo: http://www.liceolabriola.it/Sito/it/node/682 ;

 http://www.liceokennedy.it/istituto/didattica/2015-01-26-15-54-40

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Le emozioni dei bambini

"Comprendere le emozioni dei bambini significa aiutarli a crescere felici. Traendo spunti ed esempi dal vivere quotidiano Isabelle Filliozat, psicopterapeuta di fama, aiuta a capire il significato di tanti comportamenti e a trovare le parole e i modi per risolver le situazioni che appaiono più difficili.

L'autrice non dà soluzione preconfezionate, ma analizza i problemi di tutti i giorni, che lei stessa mamma, di due bimbi di 2 e 4 anni all'epoca della stesura del libro, ha provato e soprattutto non trascende da quello che sono i genitori. Per capire il bambino che abbiamo davanti occorre ascoltare il bambino che siamo stati. Le emozioni dei nostri bambini allora hanno radici profonde, quello che non sopportiamo in loro tocca le corde più intime del nostro essere.

Oltre ad esaminare sotto nuovi aspetti le problematiche più comuni dei bambini e ad offrire spunti di riflessione, Filliozat descrive quali sono le emozioni più diffuse del vivere quotidiano per aiutare a cogliere quanto c'è di gioioso in ogni attimo della vita con i figli.

Questo libro potrebbe a prima vista rientrare nel filone dell'intelligenza emotiva introdotta da Goleman (Daniel Goleman, L'Intelligenza emotiva, ed. Rizzoli, 1996), ma a mio avviso ha qualcosa in più. Oltre a "partire dal basso", nel senso che si cala nei panni della mamma e del papà, è più vicino alla nostra sensibilità europea, a cui sta stretta il libro-manuale. L'autrice cita in bibliografia Alice Miller, la psicoterapeuta zurighese che ha descritto e documentato la sofferenza inespressa dei bambini e la difficoltà dei loro genitori a essere disponibili a capirla.

Questo libro si può non amare, si può non condividere in parte o del tutto, ma sicuramente colpisce il genitore che lo legge e, oserei dire, nella maggior parte dei casi fa scaturire delle emozioni che si credevano sepolte. Nel mio caso ha rivoluzionato il mio modo di essere madre."

autrice: Isabelle Filliozat

editore: Pickwick

L’arte di essere normale

L’arte di essere normale, romanzo pluripremiato d’esordio dell’autrice inglese Lisa Williamson, tradotto in 9 lingue, ha dato avvio a un importante dibattito su tematiche LGBT, trattando la storia di un adolescente transgender. 

Lisa Williamson ha lavorato a lungo in un centro di supporto a ragazzi adolescenti nell’ambito dell’identità di genere e ha riportato la sua esperienza personale in questo racconto.

Narrato con estrema semplicità dello stile, ironia e leggerezza, è senza ombra di dubbio una storia forte, su un adolescente transgender in conflitto con la sua identità.

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Il cammino dei diritti

Questo libro illustrato racconta in molto semplice ed immediato del lunghissimo percorso che in tutto il mondo uomini e donne di epoche diverse hanno fatto, nel riconoscimento dei diritti umani. Quando è stato, e dove è stato, che un Paese ha detto no ad una barbaria illuminando la strada non solo ai propri cittadini, ma anche al resto del mondo, perché potesse seguire il suo esempio?

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