Incontrare e ascoltare storie.

Parlare è il modo di esprimere se stesso agli altri.
Ascoltare è il modo di accogliere gli altri in se stesso.
(Wen Tzu)

I bambini amano essere ascoltati e riconosciuti per ciò che sono.

Noi adulti incontriamo questi piccoli e grandi eroi: chi è timido, chi è euforico, chi è temerario...ognuno porta comunque con sé un prezioso scrigno, pronto ad essere aperto se, solo per un po', ci mettiamo dinanzi al loro sguardo e con attenzione e cura chiediamo:  

"Dimmi ... ma dai! Sul serio!!! " magari sgraniamo gli occhi pure noi, stupiti e meravigliati dal racconto!

Partecipiamo attivamente al loro dire con la sensibilità, la comprensione, l’ empatia di cui siamo capaci.
Nulla viene dato per scontato, tutto è nuovo e frutto di condivisione.
Riusciamo, alle volte, a restare silenziosi, attenti, lasciando che si rivelino.

 

 

L’ascolto è importante non a caso Carl Rogers sosteneva che l’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto.

Ascoltare attivamente è già di per sé un significativo momento di accoglimento e contenimento, polarità che sembrano antitetiche ma non lo sono.  

Gli occhi di ogni bimbo si fanno grandi mentre raccontano di cose serissime oppure no, poco importa! La narrazione diventa un modo per dirsi e rivelarsi. Il gioco, o magari un disegno, sono una bella cornice in cui colorare di più le parole.

In questi momenti, che accolgo per professione e nella vita, mi rendo conto del valore che assume il restare nel “qui e ora” davanti ad un bambino, nel rispetto di quel momento reciproco: si apre un potenziale infinito.

Noi diventiamo, cosi, un esempio di pazienza, di attesa, di cura e di attenzione in cui riflettersi.

Ripenso a quel bimbo che un giorno disse a sua madre: “Mamma, sai, guardando i tuoi occhi che mi guardano, vedo me!” 

Comprendo, profondamente, la fatica di ogni genitore nel ricavarsi momenti come questi, affollati loro stessi, da una quotidianità che “risucchia”.

Il fare diventa verbo che sovrasta e che, spesso, priva di senso le relazioni che, invece, si nutrono di energia data dall'essere.

L'essere però ha bisogno di tempo, quello che spesso manca ai genitori, che "corrono" la giornata, con occhi fissi sull' orologio ed impegni scadenzati. Questo è!  Ci facciamo tutti i conti, se ci guardiamo con onestà, genitore anch’ io, prima che pedagogista!!

Sempre più, trovo ricchezza nelle storie di vita famigliare e nei bimbi che incontro. Ogni storia è una fiaba a sè, con protagonisti buoni e cattivi, aiuti e magie, eroi e maldestri, principi che diventano re, principesse regine, e ranocchi che si trasformano per amore...

Ognuno ha un racconto diverso da donare. Alle volte, nel simbolico immaginale, diventano fiabe da inventare. Ne ho ascoltate di bellissime, nei laboratori creativi, inventate dai più piccoli. Trame colorate e ricche di particolari.    

Riscoprire quella storia e il filo che lega ogni protagonista all'altro, credo sia la vera magia di ogni famiglia. Nessuno escluso, a vivere la fiaba della sua vita.

A noi consulenti, impegnati in diverso ambito (educativo, psicologico, psichiatrico, di Counseling), il compito di entrare in ogni storia  in punta di piedi con tutto il “rispetto” possibile…perché il primo stupore per ciò che ancora non conosciamo, vive dentro di noi…e se fa silenzio ed ascolta attivamente, produce frutti.

Pin It
Accedi per commentare

Il segreto della resistenza psichica

Quante volte ci siamo detti che sarebbe bello avere una corazza dell’anima, una difesa contro le pressioni lavorative, le forti richieste che arrivano dalla famiglia, dai figli, da questa vita che sembra diventare sempre più stressante. Sarebbe bello avere fiducia in se stessi, così da farci scivolare via le critiche che spesso sentiamo su di noi, oppure avere le risorse per superare le crisi, avere le energie necessarie per affrontare non solo i piccoli problemi quotidiani, ma le inevitabili grosse difficoltà che la vita ci pone davanti. Ci sono persone che hanno tutte queste caratteristiche:  sono le persone resilienti.

Leggi tutto...

I No che aiutano a crescere

A prima vista si può pensare che questo libro presenti il "No" come strumento educativo e non come conseguenza di un normale rapporto tra le persone.

Almeno, così pare leggendo la quarta di copertina:
Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori fino a notte fonda. Per paura di frustrarli, i genitori spesso rinunciano a educare i figli, a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia, a sopportare le avversità. Nelle famiglie si creano cosi situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un no. Dovrebbe essere ovvio che in certi casi bisogna dire di no, eppure l'opinione comune è che sia meglio dire di sì. Non saper negare o vietare qualcosa al momento giusto può pero avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli, come anche sullo sviluppo della personalità dei bambini.

In realtà, il libro è un'analisi lucida e profonda del comportamento dei bambini dalla nascita all'adolescenza e del loro rapporto con i genitori. I "No" e i limiti non sono solo quelli che il genitore dice al bambino, ma sono soprattutto quelli che il genitore impara a dire a se stesso per favorire la crescita del figlio. Le ragioni del bambino sono sempre tenute in considerazione, come pure l'interazione madre-figlio. I limiti sono anche per la madre, quando non sa accettare che il figlio possa essere diverso da come lei se lo immagina, quando non accetta che possa essere autonomo, o quando interferisce con il ritmo e le sue modalità di apprendimento.

È pieno di ottimi spunti e di buon senso e, a dispetto del titolo, non è affatto un incoraggiamento a una revisione autoritaria del ruolo genitoriale.

autore: Asha Phillips (traduzione L. Cornalba)

editore: Feltrinelli

George e Sam

Una madre, due figli autistici e il racconto di un intensa quotidianità.

È la storia dell'infanzia di due fratelli autistici, descritta con obiettività e anche ironia. È interessante e illuminante, anche per chi non ha figli autistici; attraverso le parole dell'autrice si colgono tante cose che fanno meditare.

Dall'introduzione:

George e Sam è un libro illuminante. Non ci fornisce quel tipo di riscatto sentimentale che permette di piangere e dimenticare, ma propone e, cosa più impressionante, risponde a una serie di domande importanti che sono valide per tutti noi.

Fino a che punto siamo preparati ad accogliere i nostri bambini?

Siamo in grado di amarli così come sono?

Se la nostra vita non è come ce l'aspettavamo, qual è il modo migliore di viverla?

Charlotte Moore ha le risposte.

autore: Charlotte Moore

editore: Penguin