Disseminare inviti educativi

Tema: celati inviti educativi nella quotidianità

Attività: scheda dei 30 cerchi

Età: riflessione per i genitori

Opera: The Tinners Hounds, scultura-installazione di arte pubblica, Tatty square, Redruth, Cornovaglia, UK

Autore: David Kemp

 

David Kemp è un artista contemporaneo che vive e lavora in Cornovaglia. Come molti altri artisti intreccia nel suo lavoro principi e valori del riciclo e del riuso creativo, caricando le sue opere di connessioni profonde con la storia passata dei materiali che utilizza e dei luoghi in cui questi materiali sono stati trovati.

Si basa sul concetto di objet trouvé, rivisitandolo in chiave moderna.

Gli  objet trouvé sono oggetti o parti di oggetti trovati e selezionati da un artista perché considerati interessanti dal punto di vista artistico e concettuale. Possono essere utilizzati così come sono (ready-made) oppure essere modificati per diventare parte di un'opera più ampia ed articolata (assemblage). In passato oggetti di questo tipo venivano raccolti e collezionati nelle famose Cabinet of curiosities, ma è solo con l'avvento del  ventesimo secolo che hanno acquisito lo status di vere e  proprie opere d'arte.

Adoro questo concetto di objet trouve e mi sembra molto stimolante sul piano pedagogico perché collegato ad una serie di interessanti fenomeni educativi.

Come genitori conosciamo bene la passione, quasi maniacale, dei nostri bambini, soprattutto nei primi anni di vita, per il collezionismo di oggetti trovati per caso nelle avventure di tutti i giorni. Sassolini, pigne, perline, pezzettini di stoffa, piume, conchiglie e chi più ne ha più ne metta, vengono raccolti con stupore e gelosamente custoditi, prima tenuti per ore nelle manine cicciotte, e poi in qualsiasi tasca possibile, diventando l'incubo dei filtri delle lavatrici.

Le sorelle Agazzi li chiamano ''cianfrusaglie'' ma ne riconoscono il valore considerandoli quanto veri e propri tesori. Questo processo è a livello pedagogico estremamente interessante. I bambini sono naturalmente predisposti a lasciarsi affascinare dalle sorprese della realtà, amano farsi catturare dallo stupore, guardano ogni nuova - piccola, a volte minuscola - cosa, con grande entusiasmo e raccolgono ogni nuova scoperta come un'imperdibile occasione di crescita, un'incredibile possibilità evolutiva e di espansione del loro conoscere e sperimentare il mondo.

'È un atteggiamento verso la realtà ed il processo di apprendimento, prezioso che andrebbe coltivato è mantenuto per tutta la vita. La capacità di stupirsi, di affascinarsi ed entusiasmarsi davanti a nuove scoperte, piccole cose che diventano speciali nella cornice dello sviluppo.

Come genitori abbiamo il dovere di promuovere ed alimentare questo atteggiamento. Abbiamo il diritto di utilizzare questo processo come strumento educativo che ci offre la possibilità di espandere ed arricchire in maniera naturale l'esperienza è la crescita dei nostri figli.

In inglese questo concetto viene definito strewing e prendo in prestito l'idea traducendola in disseminare.

Disseminare stimoli. Lasciare inviti educativi, apparentemente casuali e a volte un po' celati, che siano irresistibili per i nostri figli e che inneschino un processo proprio a partire dall'innata curiosità dell'Uomo, soprattutto nei suoi primi anni di vita.

Disseminare stimoli è ciò che facciamo un po' tutti sempre in quanto genitori, più o meno consapevolmente. Non c'è dato di fare molto di più. Disseminiamo il cammino dei nostri figli di piccoli sassolini che possano in qualche modo mostrare la via. Sta a loro raccoglierli e tenerli in tasca, tirandoli fuori al momento giusto. Disseminare viene da seminare. Più che sassolini allora forse proprio semini che vengano gettati nel loro giardino. Alcuni fioriranno crescendo floridi, altri non attecchiranno. Altri resteranno al calduccio nel terreno per molto tempo, germogliando in qualche strano momento in modi inaspettati.

Creare inviti educativi. Predisporre (senza mai imporre) situazioni educative senza che i soggetti coinvolti se ne rendano conto. 

Nel concreto non si tratta d'altro che lasciare fisicamente nello spazio di vita dei nostri figli oggetti che stimolino in qualche modo la loro immaginazione, che catturino la loro attenzione. Qualcosa di insolito che normalmente non si trova in quel posto... Un semplice scatolone di cartone, abbandonato in mezzo alla stanza, che diventa in men che non si dica un aeroplano o una zattera... ma anche un libro, un cd o una rivista che vorremmo condividere con i nostri figli adolescenti, casualmente dimenticato sul divano...

Introdurre e reintrodurre idee, stimoli, oggetti, sia concretamente che metaforicamente. Lasciare che il bambino vi entri in interazione in maniera naturale ed indipendente, che ne estrapoli messaggi e significanti importanti per lui in quel preciso momento del suo percorso di sviluppo.

Accettare anche che vengano accolti in modi diversi da come ci aspettavamo e perfino che vengano ignorati.

È sicuramente un 'gioco' molto facile con i bambini più piccoli, sempre affamati di stimoli e nuove scoperte. Sicuramente più difficile man mano che i bambini crescono e diventano adolescenti.

Questa volta quindi vi invito ad utilizzare la creatività in un modo un po' diverso dal solito, non per produrre e creare un qualcosa di concreto, ma bensì come spinta propulsiva a predisporre questi stimoli per i vostri ragazzi. Osservarne con attenzione le reazioni. Disseminare il vostro ambiente familiare di piccole scintille che potranno essere alimentate dalla curiosità dei vostri figli. Il modo in cui poi le utilizzeranno e trasformeranno in un'opera d'arte sta a loro.

La sfida è raccogliere ed alimentare il processo innescato tramutandolo in un falò danzante...

 

Consigli di lettura e approfondimento (in inglese):  

http://www.davidkemp.uk.com/tinners-hounds/

 http://artfulparent.com/2014/10/strewing.html  

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Una sorellina per Paolino

Presto mamma coniglio avrà un piccolo e tutti sono felici...

Tutti tranne Paolino. Il suo amico Robi l'ha avvertito: i neonati sono una vera catastrofe e Paolino, a dire il vero, preferirebbe avere un criceto, piuttosto che un bebè.

Ma, quando nasce la sorellina, cambia tutto...

Una storia piena di umorismo e tenerezza che parla dei dubbi e delle paure di tutti i bambini, quando arriva a casa un fratellino.

Età consigliata: dai 3 anni.

 

autore: Brigitte Weninger, Éve Tharlet (traduzione di L. Battistutta)

editore: Nord-Sud

Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori

Mi hanno ucciso le fiabe. Come spiegare la guerra e il terrorismo ai nostri figli.

Durante l'osservazione del comportamento di alcuni bambini del suo Centro giochi di Masal, l'autrice - nota psicoterapeuta, rimane impressionata dalla seguente conversazione: "Secondo me dovrebbero dare il permesso agli americani di usare la bomba atomica così ne sganciano una su Bagdad ed è finita la guerra". Un'altro bambino risponde "Io penso che sia sbagliato perchè se butti una bomba atomica su Bagdad uccidi tutta la gente e poi anche...come si chiama..Aladino. Così uccidono tutte le nostre fiabe e non ci sono più fiabe". Dialogo surreale che mette in evidenza un problema molto serio: guerre, massacri di innocenti, armi chimiche, attacchi kamikaze ed eventi naturali incontrollabili: le notizie dei disastri colpiscono grandi e piccini e nessun mass media riserva spazi a loro adeguati per aiutarli ad impadronirsi della realtà.

In questo libro Masal Pas Bagdadi ha intervistato bambini e fermato i loro pensieri e le loro emozioni ma soprattutto ci insegna a stare loro vicini, a rassicurarli e a decodificare le loro paure sui grandi temi della guerra e della distruzione. Ci dice come dirglielo e cosa dirgli, cosa fargli sapere e cosa non fargli vedere, ci mette in guardia contro le difficoltà che si possono incontrare e ci suggerisce come affrontarle.

Un libro per entrare in sintonia con i propri figli, per comprendere i loro ragionamenti e percepire le realtà che possono provvedere al loro fondamentale bisogno di sicurezza.

autore: Masal Pas Bagdadi

editore: Franco Angeli