In Norvegia con il cane

La prima condizione, essenziale per poter viaggiare in auto con il proprio cane compiendo un discreto numero di chilometri, è che il vostro cane, ormai a tutti gli effetti membro irrinunciabile della famiglia, non soffra di mal d’auto. Per noi e per la nostra Reeva, pastore australiano di 5 anni, il viaggio non ha avuto grossi problemi. Itinerario: Italia-Svizzera-Germania-Danimarca-Svezia-Norvegia e ritorno, per un totale di 10 mila chilometri in auto, avendo a disposizione 3 settimane di vacanza.

 

Prima di partire occorre avere in ordine tutta la documentazione sanitaria: libretto sanitario e passaporto con microchip e tutte le vaccinazioni obbligatorie; vaccinazione antirabbica; somministrazione di un medicinale contenente praziquantel (Drontal), contro l'Echinococcus multilocularis, minimo 24 e massimo 120 ore prima dell'arrivo avendo cura di specificare il farmaco e dosaggio utilizzati. Abbiamo adempiuto ligi a tutti gli obblighi, ma solo in Svezia ci siamo imbattuti in un piccolo controllo alla frontiera con la Danimarca, ma perché ce lo siamo cercato rimanendo immobili davanti alle guardie. E che diamine! Dateci una controllata, no?  

Per il cibo abbiamo portato le sue crocchette, qualche snack e le immancabili ciotole. Reeva si accontenta di poco, quello che non le può mancare è la nostra costante presenza e guai se uno di noi quattro se ne va via! Il suo “branco” deve restare vicino! Trasportino posteriore e svacco per ore salvo le soste per evacuazioni umane e canine. Ogni tanto per farle sentire che pensiamo a lei intoniamo l’inno di famiglia: “Il mio cane è un bel cane, il mio cane è un bel cane….” e lei risponde immancabilmente con lo scodinzolamento e lo sguardo tenerone.

Sul traghetto danese siamo riusciti a portarla, ovviamente “guinzagliata”, dentro al bar senza problemi, cani ce n’erano, ed anche tanti. La questione è cambiata sul traghetto norvegese, cartelli ovunque che indicavano il divieto di portare il cane al bar o all’interno. Doveva restare fuori, al freddo, sul ponte. In Norvegia i cani non sono ammessi ai ristoranti o nei bar, in nessun luogo vi sia la presenza di alimenti, dicono per questioni igieniche. Al nord, in particolare a Trondheim, in un ristorante avremmo dovuto chiedere a tutti i commensali se il cane non fosse di disturbo per poter accedere alla sala da pranzo, mentre nelle zone turistiche del sud, come Geiranger si può incontrare qualche rara eccezione alla regola. Comunque alla meglio si può mangiare esternamente se vi sono i tavoli e se il tempo lo consente.rsz 2itinerario norvegia

Stoccolma

Per raggiungere Stoccolma, una volta entrati in Svezia dal ponte che la collega a Copenhagen, si attraversa la zona più industrializzata e popolosa, la Scania (il nome dei famosi autoarticolati!):  Malmö, Lund, Helsingborg, e poi ci si addentra all’interno verso il Lago Vättern, il secondo più grande della Svezia. Si supera la città di  Jönköping e ci si dirige verso le altre città dallo stesso strano nome: Linköping e Norrköping. Pensavamo di  vedere delle autostrade ben tenute e larghe, degne della fama di modernità di questo Paese e invece eccoci praticamente molto spesso su una corsia, perché si alterna con l’altro senso di marcia, che a volte diventa doppia ma solo per pochi chilometri, per consentire i sorpassi. Quindi il viaggio è lunghissimo anche se il panorama merita il sacrificio: piccoli laghi cristallini a destra e a sinistra, boschi infiniti che invitano continuamente alla sosta. Arrivati a Stoccolma, abbiamo fatto tappa per riposarci degli 850 km. percorsi, ma nonostante la stanchezza  circondati da quella strana luce crepuscolare che mai si spegneva abbiamo deciso di fare una rapida visita a Gamla Stan, la città vecchia che è una delle tante isole che formano la città. Il giorno dopo la nostra mèta era il Nord e, costeggiando interminabili foreste di pini per  1000 km.,  arriviamo a Lulea dove il paesaggio cambia completamente: solo arbusti e pozze d’acqua. La piccola città è medievale (vedi la Chiesa luterana gotica tipicamente nordica), ma è molto vivace culturalmente e piena di giovani e si può girare con grande tranquillità a tutte le ore.  Facciamo un salto a Gammestald  tutta costruita nel XV secolo e dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, si tratta di un villaggio parrocchiale, un museo a cielo aperto con le antiche abitazioni in legno rosso perfettamente conservate. Nel nostro itinerario verso il Circolo polare abbiamo preferito la strada verso Jokkmokk (capitale della Lapponia svedese), poco distante da un parco nazionale dove abbiamo incontrato le renne che pascolavano liberamente per strada. Inizia la tundra e gli insetti sono cattivissimi e ci pungono appena usciamo dall’auto. Come faranno le povere renne? Passiamo   la frontiera ed eccoci in Norvegia subito catapultati in mezzo alle montagne:  ah finalmente,  era quello che volevamo!

Narvik 

Narvik abbiamo subito provato l’ebbrezza di fare una lunga passeggiata sotto il sole a mezzanotte ed abbiamo incontrato molta gente in giro e sulla piazza dei bambini giocavano a calcio. Il sole è sempre molto alto nel cielo, la notte è sparita, è una sensazione strana, ma dobbiamo farci l’abitudine.

 Isole Lofoten 

Arrivati in un campeggio alle Isole Lofoten ci dicono che i bungalow dedicati ai cani sono tutti pieni. Non abbiamo prenotato nulla credendo di trovare ovunque una sistemazione, ma siamo a luglio e apprendiamo che è il mese nel quale i norvegesi concentrano le loro vacanze. Normale! Hanno sei mesi di buio e luglio per loro è il mese più caldo, sempre illuminato dal sole, con giornate godibili 24 ore su 24. Ok, alberghi pieni, campeggi pieni pensiamo già di dormire in macchina e invece all’improvviso dietro ad una curva vediamo un cartello: House to Rent! Un paradiso si apre davanti ai nostri occhi, casa piccola, stile marinaro con finestre assolutamente prive di tende o tapparelle (sic!) che si affacciano però davanti ad un mare limpido e calmo costeggiato da montagne fiabesche. C’è il sole e la proprietaria Einy è di buon umore, i suoi fiori sono sbocciati, guarda un po’ diffidente il cane, ma riusciamo a convincerla che è buonissima e che non può recarle alcun danno. Sarà la norvegese più affabile e simpatica del viaggio! Una donna di mezza età che vive sola per tutto l’anno alle Isole Lofoten circondata da beccacce di mare e gabbiani che chiama per nome e che inondano questo microcosmo con i loro acuti strilli. Sembra strano che questa signora che fa il pescatore come suo padre e che vive al buio per metà dell’anno possa avere tanto da raccontarci. Passiamo con lei ore e ore e con un inglese perfetto ci parla di come si vive lì, dei suoi amati uccelli, della barca, delle conchiglie, dei fiori e della natura. Ci prepara anche il merluzzo appena pescato da lei, un po’ caro a dire la verità, ci propone anche la balena: rifiutata! In Norvegia capiremo presto che tutto è tremendamente costoso per noi italiani. Così decidiamo di arrangiarci, andiamo nei supermercati e cuciniamo la sera nelle case che prenoteremo man mano attraverso Airbnb. Attenzione, non molti affittano le loro case a persone che hanno il cane, essendo un mese in cui il turismo non manca hanno l’opportunità di scegliere e alla fine molti disdicono all’ultimo momento dicendo che sono pieni. La ricerca delle case non è stata quindi facilissima. A mezzogiorno panini e via… Le strade sono assolutamente panoramiche e io mi fermerei ovunque per scattare foto: i fiordi, le cascate, le montagne innevate che emergono dal mare, le renne, le pecore che arrivano sulle spiagge dai colori tropicali, le rorbuer, (tipiche casette di legno rosse, ma anche, verdi, azzurre, grigie…), i villaggi di pescatori. Peccato che qui il tempo cambia repentinamente e se queste aspre montagne al sole troneggiano davanti ad un mare azzurro e verde, quando arrivano le nuvole si nascondono, quasi volessero celare al viandante la loro immensa bellezza, concessa a noi mortali solo a piccole dosi.rsz 125 mezzanotte lofoten norvegia

Passiamo per due volte dal Circolo polare artico (in Svezia salendo e in Norvegia scendendo) e la nostra Reeva se la gode un mondo. Alla nostra pelosona il clima freddo mette una gran voglia di correre e giocare. Sulla spiaggia bianca di Vik (Lofoten) se l’è proprio goduta, ma ancora non sapevamo che in Norvegia una legge vieta di lasciar liberi i cani, soprattutto in estate quando potrebbero dar fastidio alle renne o agli animali selvatici (????) e le multe per i trasgressori sono carissime. Lo abbiamo appreso quando arrivati al Lago di Fustvatnet in una casetta sperduta, la proprietaria ci ha detto che i cani vanno appunto assolutamente tenuti al guinzaglio ovunque. Con tutto lo spazio naturale, senza anima viva, che vedo intorno, devo ammettere che ho trasgredito non una sola volta alla rigorosa legge norvegese! Comunque ce la siamo cavata anche con un bel guinzaglio lungo lungo.

Ritornando all’itinerario delle Isole Lofoten abbiamo deciso di soggiornare qui per 4 giorni. Si tratta di  isole, penisole e arcipelaghi e per attraversarle si percorrono spesso strade che improvvisamente si tuffano sotto il mare. Vestpollen è una piccola penisola dove le aguzze montagne leggermente innevate escono da un mare color smeraldo; Sidpollen è lì di fronte con la sua chiesina e l’albergo ricavato dalle rorbuer. Passando da Svolvaer, la capitale, la strada principale (l’unica!) ci conduce verso Kabelvåg dove è possibile visitare il piccolo acquario con una tipica fauna polare, un po’ bruttina a dire il vero, (wolffish, lompi, foche, lontre, merluzzi). Eggum è famosa per la sua spiaggia bianca; a causa della sua esposizione diretta sull’Oceano è uno dei posti ideali per godersi il sole di mezzanotte (in estate) o l’aurora boreale (in inverno). Fa sempre molto freddo lì, per noi assolutamente indispensabile la giacca a vento e il termos di caffè caldo. Un’altra spiaggia famosa si trova sempre a Nord ed è Haukland dove abbiamo trovato parecchi camperisti e campeggiatori liberi. Anche Ramberg è splendida, ma tira un vento gelido del quale approfittano i surfisti, meno male che c’era una stamberga fornita di bevande calde e maglioni di lana! Raggiungiamo Reine, ponte dopo ponte e costeggiando i magazzini di lavorazione dello stoccafisso. Qui vediamo parecchi fotografi che posizionano i loro cavalletti perché siamo di fronte al panorama più affascinante e famoso delle Lofoten. Lungo la strada distese di pali di legno dove vengono lasciati essiccare i merluzzi. Arriviamo all’ultimo paese, la punta estrema che si chiama Å come la nostra prima lettera, in realtà si pronuncia “O” e per i norvegesi è l’ultima lettera dell’alfabeto.  All’ingresso del paese troviamo un imponente Museo del Baccalà; Reeva annusa in modo ossessivo perché l’odore del pesce è ovunque. Dall’inizio alla fine delle Lofoten il contachilometri ha segnato 280 km. solo andata. Al ritorno una capatina alla spiaggia di Rorvik e alla città-isola di Henningsvaer spaccata a metà dal mare dove abbiamo pranzato all’aperto con la nostra Reeva e con una succulenta zuppa di pesce.  

 Trondheim

Dopo le Lofoten, (che si trovano oltre il Circolo polare, ma non sono così fredde come ci si aspetterebbe) e la visita alla città più regale della Norvegia, Trondheim, facciamo una sosta ad ammirare il Maelstrom il gorgo più forte al mondo e visitiamo la Kvernes Stavkirke (una delle 28 chiese di legno sparse in tutto il territorio). Troviamo caprioli allo stato brado e li fotografiamo come avevamo fatto per le renne incontrate nel nostro passaggio in Lapponia. Reeva rimane in auto perché sappiamo bene che se li vedesse comincerebbe ad abbaiare come un bravo cane pastore e noi… addio foto!

 Strada Atlantica

Arriviamo a percorrere la famosa Strada Atlantica (Atlanterhavsveien) con un sole accecante e l’oceano calmissimo. Peccato! Avrei preferito un tempo più uggioso qui e il mare in burrasca che arriva pericolosamente sulla carreggiata come avevo visto sui filmati di youtube. Comunque la strada di 8 km. è abbastanza ampia, con le sue curve spettacolari che sembrano terminare nel vuoto, e al suo ingresso richiede pure il pagamento di un pedaggio. Se volessimo un giorno imparare a costruire ponti e tunnel sottomarini dovremmo venire in Norvegia! Il ragazzo appassionato di subacquea riesce a vedere sotto le limpide acque alcune meduse chiamate “aurelia aurita” molto diffuse nei nostri mari caldi. Strano vederle anche nei mari freddi! Dopo il solito pernottamento nella casa sperduta (Rovik) fuori dal mondo e da ogni contatto umano dove temiamo possa sbucare all’improvviso un boscaiolo assassino (troppi film! lo dico sempre) proseguiamo sulla Strada dei Troll, con 11 tornanti rsz 3strada atlantica norvegia
strettissimi da cui passano, nonostante ciò, persino i pullman, caratterizzata da cascate e panorami mozzafiato. Arriviamo a Trollstigen dove Reeva si immerge in un fiume gelido e devo dire lo fa con nostra enorme sorpresa dato che non è una grande amante dell’acqua in generale, e non si tira indietro nemmeno davanti ai nevai! Dopo il passo se arrivate a luglio non potete non fermarvi a Valldal o “paese delle fragole” gustosissime, mai mangiate di così buone!

 Dalsnibba e il  lago di Djupvatnet 

La meravigliosa strada della Valle delle Aquile ci conduce al Geirangerfjord (di cui vi parlerò dopo) e da questo al Dalsnibba una montagna di 1400 metri circa, ma dove sembra di stare ad un’altezza di 3000. C’è una pensilina di vetro sulle rocce a strapiombo e i brividi vengono non solo per il freddo! Vorrei fare una foto di Reeva su una roccia un po’ esposta come ha fatto uno stupendo Syberian Husky, ma gli altri componenti della famiglia me lo proibiscono. Reeva non sta mai ferma! Scendendo dalla strada trovate il lago di Djupvatnet attorniato da ghiacciai pur trovandosi ad appena 1000 m. slm. Anche questo uno spettacolo della natura. La tappa di sosta questa volta all’interno di un bellissimo ed ampio cottage nel campeggio Mindresunde sul lago Stryn dove il ragazzo di 16 anni scopre una irrefrenabile voglia di gettarsi in acqua….brrrr non più di pochi minuti ovviamente! Reeva lo segue come sempre, ma non osa buttarsi, questa volta la sua innata diffidenza ha avuto la meglio.

 Geirangerfjord

Prendiamo a Hellesylt il traghetto che viaggia attraversando il Geirangerfjord, che ci fa ammirare le altissime e spettacolari cascate (Le sette sorelle, Il pretendente, il Velo nuziale) e che accoglie anche la mia “meraviglia” sul ponte, qualche complimento arriva anche a lei tra uno spruzzo di acqua e qualche biscottino. Ci segue e ci supera una nave dell’Hurtigruten il famoso postale dei fiordi.

Non potete immaginare quanti mirtilli e funghi abbiamo trovato nei boschi norvegesi e dopo essere passati attraverso alcuni dei suoi parchi nazionali punteggiati da casette col tetto di erba (che ci dicono riscalda d’inverno), immersi da una natura incontaminata, arriviamo a Bøyabreen sotto la calotta glaciale più grande d’Europa che si trova a soli 30 metri sul livello del mare! Lo Jostedal, ci dicono i cartelli informativi, si scioglie molto in estate a causa dell’elevata temperatura, il suo braccio è retrocesso molto in questi anni e il lago ai suoi piedi diventa subito la vasca ideale per la nostra compagna a 4 zampe. Fermati!!! Vuoi congelare??? Ma in realtà anche noi dobbiamo toglierci la felpa per il caldo. Non ci sono più i ghiacciai di una volta!

 Kaupanger 

Kaupanger in una specie di villaggio turistico troviamo una casa nel bosco che mi fa sentire come a Twin Peaks (per chi conosce la famosa serie televisiva degli anni ’90), Reeva gironzola ed io cucino le pappardelle coi funghi che abbiamo trovato e come frutta i mirtilli naturalmente. Siamo più a sud e comincia a ritornare la sera, le nuvole si tingono di rosso e sembra quasi di intravedere di nuovo il tramonto. Strano perché ci eravamo abituati al sole di mezzanotte! Il cielo qui sembra essere più vicino, siamo un po’ stanchi, ma sentiamo dentro di noi una grande pace e pensiamo: “come potremo alzarci la mattina e non ammirare più tanta bellezza?”. Reeva ci guarda coi suoi occhioni e il suo muso all’insù e ci consola.

Borgund

Un giorno di riposo e poi partenza di nuovo, visita ad un’altra Stavkirke (Chiesa medioevale costruita interamente in legno strutturale), quella di Borgund, tutta nera dove all’interno sembra di stare su una nave vichinga.

 Bergen

Passaggio all’Aurlandsfjord ammirato dall’alto dopo aver percorso una strada strettissima che arriva a Stegastein dove si estende sul burrone una piattaforma di legno molto panoramica, ma molto affollata in questa stagione. Passiamo per Flåm, ma non riusciamo nemmeno a trovare un tavolo per un panino, durante il week end è impossibile fermarsi qui. Ci torneremo dopo aver sostato qualche giorno a Bergen, seconda città per grandezza dopo Oslo. Troviamo una villa con giardino abitata al piano di sopra dal figlio dei padroni di casa con il suo magnifico setter irlandese. Poco loquace il tipo, ma molto gentile. La casa sembra un museo, piena zeppa di libri, di soprammobili, di quadri, di oggetti di ogni tipo e, sorpresa, in bagno c’è il bidet! Gente di mondo questi norvegesi! Reeva, prima cosa che fa? Si impossessa del giardino, indovinate voi facendo cosa…

Le guide turistiche sono piene di notizie su Bergen, bella città col suo storico quartiere anseatico di Bryggen fotografato ovunque, io ho in mente però anche due fatti non piacevolissimi. Mentre i figli visitavano l’Acquario per la prima volta in vita nostra abbiamo dimenticato per circa 15 minuti Reeva dentro l’auto in un garage sotterraneo. Ce ne siamo accorti quando ci siamo trovati davanti ad una chiesa ….di solito si fanno i turni per entrare quando c’è il cane… Non ce lo siamo perdonati! L’altro fatto riguarda la toilette a Bergen centro, non si poteva entrare nei bagni pubblici se non si era in possesso di una carta di credito. Mi sono rifiutata di entrare, piuttosto la faccio nel bosco! Il tempo piovoso non ci ha consentito di prendere la funicolare, ma abbiamo pranzato dentro il mercato del pesce in un baracchino gestito da giovani italiani, ottimo merluzzo, d’altronde quello è il piatto migliore del Paese oltre la zuppa di pesce e il salmone. La città offre anche molti musei, ma noi decidiamo di fare il giro in battello lungo il Sognefjord con un tour organizzato (cane ammesso all’interno) e di percorrere con il trenino Flåmsbana la ripida valle di Flåm che dicono essere la più spettacolare della Norvegia. Tempo brutto purtroppo, però dopo una tipica fila alla “nordica” il trenino ci accoglie uno alla volta a bordo, molto ordinatamente riusciamo a sederci nonostante la ressa e Reeva si accuccia sotto il sedile. Ci sono un sacco di bambini anche piccoli o molto piccoli, ma nessuna paura, la cagnolona non si muove, quasi quasi la ruspante bigliettaia non si accorge di lei. Si scende a Kjosfossen, impetuosa cascata dove su uno sperone di montagna compare una fata rossa con tanto di musica medievale, impressionante anche se è decisamente una attrazione turistica!

 Cosa ci ha colpito di più? Il parco nazionale dell’Hardangervidda

Avendo attraversato la Norvegia da nord a sud abbiamo visto una varietà notevole di paesaggi, ma quello forse che ci ha colpito di più per la sua asprezza è stato il Parco nazionale dell’Hardangervidda. L’acqua è sicuramente l’elemento costante nel paesaggio norvegese (cascate, fiumi, laghi, mare, pozze), ma in questo altopiano freddissimo ogni particolare, ogni acquitrino che si insinua nella terra, diventa molto suggestivo. Sono rimasta incollata al finestrino della macchina ammirando incantata questo panorama surreale, questa tundra fuori dal tempo. Case molto sparse dove si vedono uomini e donne a cavallo e su una cima una statua di troll svetta immobile dentro un vento impetuoso. Vediamo una capanna a igloo lappone e tante biciclette che percorrono lunghe piste ciclabili.

 Tornando a casa

Siamo arrivati alla fine delle vacanze, dobbiamo calcolare alcuni giorni per il rientro, però vorremmo fermarci ancora in qualche luogo interessante così scegliamo il Castello di Kronborg a Helsingor e il Palazzo reale di Fredensborg in Danimarca, poi la Germania ci accoglie in una ridente località della Baviera, Eisingen, dove una signora gentile ci apre una casa pulitissima e ordinatissima con una vetrata da urlo, ma purtroppo non spiaccica una parola di inglese e continua a parlare tedesco. Forse l’unica a comunicare veramente con lei è stata Reeva che le scodinzolava intorno. Ultima tappa Le cascate del Reno in Svizzera. Vi dico solo che sono rimasta intontita più che dal panorama, dalla folla proveniente da ogni parte del mondo. Lì abbiamo subito rimpianto la pace, il silenzio, l’ incomparabile bellezza della Norvegia, i suoi forti contrasti, i suoi luoghi da sogno e ci siamo ripromessi di ritornare in inverno per poter ammirare l’aurora boreale… Sempre con la nostra Reeva al seguito.    

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cnadia ha risposto alla discussione #2 30/11/2016 14:34
Caspita che bel viaggio! Io ne avevo fatto uno simile, ma in Inter Rail e con un bambino piccolo, che non è molto diverso da un cane :-D
agnez ha risposto alla discussione #3 30/11/2016 15:53
Bello! Anche io coltivo un'ideuccia sulla Norvegia, e mi è piaciuto molto il tuo racconto!
L3gi0n3 ha risposto alla discussione #4 03/12/2016 11:37
grazie care :)
losbanos ha risposto alla discussione #5 03/12/2016 14:26
Bellissimo diario! Alcuni luoghi li ha visitati mia figlia più o meno nello stesso periodo

Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori

Le favolette di Alice

"Anche se non va nel paese delle meraviglie, l'Alice di Rodari porta a termine straordinari, inaspettati e simpaticissimi percorsi: la sua piccolissima statura le consente infatti di esplorare oggetti e angoli nascosti della vita quotidiana.

In famiglia ormai conoscono la sua predilezione per le avventure imprevedibili e non si stupiscono più delle improvvise scomparse e delle altrettanto prodigiose riapparizioni.

Rodari nascondeva in ognuno dei suoi personaggi un fondo di verità e con Alice il nostro favoloso Gianni sembra valorizzare la curiosità, che è una delle stupende, preziose qualità dell'infanzia."

 

autore: Gianni Rodari

editore: Einaudi Ragazzi