Mindfulness e scuola

La Mindfulness è una pratica di meditazione laica che aiuta a sviluppare un'attitudine presente in ognuno di noi, la consapevolezza, appunto.

Imparare a praticare la Mindfulness significa prestare attenzione alla nostra esperienza del momento presente, in modo da essere pienamente consapevoli di ciò che accade in noi e intorno a noi; praticando la Mindfulness si allena la mente a concentrarsi sul qui ed ora con un atteggiamento non giudicante e sviluppando un sentimento di amorevole gentilezza verso di sé.

 La Mindfulness pare portare benefici in caso di difficoltà psicologiche come grande stress, ansia, fobie, depressione, sintomi conseguenti a disturbo post-traumatico, ma la sua utilità è stata dimostrata da un'ampia letteratura scientifica anche a livello fisico in caso di ipertensione, asma, sindrome premestruale, diabete (miglior controllo glicemico), dolore cronico, cefalea.

Nel mondo anglosassone la Mindfulness è stata introdotta anche in alcune scuole, proprio nel curriculum scolastico e, sebbene gli studi su questa pratica siano ancora all'inizio, sono tutti concordi nel riconoscerne i benefici: migliora la gestione dello stress, aumenta la consapevolezza del corpo, delle emozioni e dei pensieri, favorisce l'attenzione e la concentrazione, promuove empatia, collaborazione e ascolto consapevole dell'altro. Tutti elementi che possono contribuire a costruire un ambiente educativo favorevole alla crescita e all’apprendimento.

Spesso gli insegnanti dei nostri figli si lamentano di alcune situazioni che incontrano nelle classi: i nostri ragazzi fanno sempre più fatica a mantenere l'attenzione e la concentrazione in classe, gli episodi di bullismo non sono rari, si moltiplicano le difficoltà di apprendimento a fronte di risorse ridotte. Ecco che la Mindfulness potrebbe essere un aiuto prima di tutto per gli insegnanti.

Da una nostra sommaria ricerca risulta che in Italia siano ancora pochissime le scuole che hanno proposto questa esperienza ai loro studenti (l'Istituto Comprensivo “G.D. Petteni” di Bergamo per 2 classi di quinta elementare, il Liceo “Giacomo Leopardi” di Macerata, l'Istituto Comprensivo Tongiorgi di Pisa...).

Una possibilità per introdurre la Mindfulness a scuola potrebbe venire dal bando del Ministero dell'Istruzione "La Scuola al Centro", un bando da 240 milioni di euro per consentire le aperture pomeridiane e in orari extra scolastici in 6.000 scuole di tutto il Paese con l'obiettivo di ridurre la dispersione scolastica. Uno dei capisaldi del bando è il coinvolgimento delle realtà di un determinato territorio, tra queste i genitori.

Come genitori spesso ci rammarichiamo che alla nascita dei nostri figli non ci venga fornito nessun libretto di istruzioni! Come tutti ben sappiamo la strada che guida la crescita dei nostri ragazzi è fatta di tentativi, di ritorni all'indietro, di esperimenti, di prove per rendere sempre più efficaci i nostri interventi e il nostro accompagnarli a diventare "belle" persone. Proporre la Mindfulness alle scuole potrebbe essere un tentativo che vale la pena di essere fatto!

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L3gi0n3 ha risposto alla discussione #2 11/12/2016 16:20
E' simile al progetto che introduce i Laboratori di Sahaja Yoga di cui si è parlato nell'articolo sulla Giornata mondiale della Pace interiore. E' utopico proporlo durante la mattinata anziché al pomeriggio?

”Vorrei scappare in un deserto e gridare…”

Questo libro svolge brillantemente l'importante compito di far conoscere ad un pubblico "laico" un disturbo di cui i mass media parlano spesso, fornendo tuttavia, come accade non di rado, notizie in gran parte inesatte e talora decisamente errate. E’ scritto da un medico pediatra e da un ingegnere, ambedue genitori di bambini affetti da ADHD, quindi da persone che hanno avuto modo di conoscere il disturbo nelle più intime pieghe della sua quotidianità familiare.

Il primo autore, in quanto pediatra, ha arricchito questa conoscenza con le capacità di osservazione e di comprensione derivate dall'esercizio quotidiano della sua professione: una conoscenza partecipe, quale "l'esperto" estraneo non ha. Nello stesso tempo il linguaggio riesce a essere "laico", quindi con la massima comprensibilità per tutti, ma soprattutto per i genitori, cui specificamente si rivolge. A questi pregi si aggiunge la capacità espressiva degli autori, che rende piacevole la lettura.

Il libro dunque parte da esperienze vissute, che però sono state elaborate ed approfondite attraverso il confronto con gli "esperti" e soprattutto da un lodevole impegnativo studio dei dati scientifici esistenti, che vengono correttamente esposti e sono puntualmente aggiornati. Esso rappresenta anche un significativo documento sulle difficoltà in cui viene spesso a trovarsi un genitore di bambino con ADHD a causa delle disfunzioni organizzative e delle insufficienti conoscenze che si trovano anche tra i medici, ampiamente testimoniato da un buon numero di lettere di genitori, non poche delle quali devono far riflettere i medici e in particolare i neuropsichiatri su un certo tipo di errore che è stato a lungo commesso. Un errore che fa parte di uno stereotipo culturale derivante da vecchie teorie o da cattiva interpretazione delle stesse e che si basa sull'assunto "la colpa è sempre dei genitori"! Com'è successo per l'autismo (potremo mai calcolare il danno e la sofferenza che questa impostazione ha provocato nei genitori e di conseguenza nei figli?), ora continua, a volte, per l'ADHD.

Già da anni la letteratura scientifica ha contraddetto queste teorie relativamente all' autismo e all'ADHD, ma evidentemente non tutti si aggiornano. Ben lungi dal negare che tante problematiche del bambino dipendano dall'ambiente e soprattutto da quello familiare, ma bisogna saper distinguere e non imputare allo stato d'ansia riscontrabile nella madre, ad esempio, la causa della patologia del bambino. Questo suggerisce una insufficiente capacità di approfondire i meccanismi della relazione interpersonale e a volte appare un modo del terapeuta di scaricare ad altri le responsabilità: «La colpa è di voi genitori, curatevi voi altrimenti io non posso far nulla per il bambino!». Anche nei casi in cui vi è una responsabilità più o meno ampia dei genitori, l'atteggiamento del terapeuta deve essere diverso, non accusatorio ma, secondo il proprio ruolo, "terapeutico", cioè di indirizzo, di richiamo e di ricerca della collaborazione da parte del genitore.

Più o meno indirettamente il libro mette in luce anche un'altra carenza che a volte si riscontra in alcuni operatori neuropsichiatrici (non solo in Italia): l'insufficiente conoscenza di tecniche terapeutiche in senso lato. Essi sono preparati per un solo tipo di psicoterapia efficace per alcuni disturbi, mentre non hanno evidentemente conoscenza di altre tecniche di intervento terapeutico non farmacologico, efficaci per altri tipi di disturbo. Questo perché è necessaria una maggiore capacità del terapeuta di usare approcci diversi in rapporto a problematiche diverse. Il libro non manca da questo punto di vista di segnalare interventi semplici ma talora molto efficaci di guida ai genitori e agli insegnanti.

Un libro per laici, che sarà utile pure ai medici e agli altri operatori del settore, perché dà un panorama scientificamente corretto dell'ADHD e degli interventi da adottare in favore di coloro che ne soffrono e anche perché riporta, attraverso le lettere dei genitori, una istruttiva esperienza di casi clinici.

autore: Raffaele D'Errico, Enzo Aiello

illustratore: S. Deflorian

editore: AIFA

Flicts

Flicts è un colore triste e solitario perché nessuna cosa intorno ha quel colore e nessuno vuole giocare con lui. Flicts non è rosso, non è giallo, non è verde, non è blu. Il sole è giallo, il cielo è azzurro, i fiori sono rossi, arancioni, rosa. Ma niente è flicts. Nessun colore lo invita a fare il girotondo, tutti hanno da fare quando lui li cerca. Finché non scopre che .... la luna è flicts. Pochi hanno visto il vero colore del suolo lunare, ma Armstrong, il primo astronauta che ha messo piede sul nostro satellite, garantisce che la luna ha quel colore, con tanto di autografo. 

Un librino bello, colorato. Flicts in realtà è una specie di ocra, colore forse "normale" per noi, ma ogni bimbo in realtà si sente un po' flicts, a volte. Vorrebbe essere uguale agli altri e invece è diverso. Le chiavi di lettura sono tante e secondo me ha una poeticità semplice ma commovente.

Alves Pinto Ziraldo è tra i più conosciuti autori per l'infanzia in lingua portoghese.

Consigliato per l'età prescolare. 

autore: Alves Pinto Ziraldo

editore: Editori Riuniti

Il bambino nascosto. Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli.

“Sono due bambini nascosti protagonisti di queste pagine: quello che sta dietro ogni comportamento e sintomo infantile e quello che ognuno di noi adulti si porta dentro, proiettandolo spesso inconsapevolmente sui bimbi che ci camminano accanto nella vita.

Il libro vuole aiutare a scoprire attraverso la rielaborazione fantastica di effettive storie infantili come ogni comportamento, dal punto di vista psicologico, si strutturi in maniera del tutto inconscia nel mondo interno fin dai primissimi anni della nostra esistenza.

La fatica di crescere viene analizzata a partire da temi diversi (l’abbandono dell’infanzia, la nostalgia, la perdita, il tradimento, la paura), tutti ugualmente significativi del disagio infantile. Ed è così che la scoperta del mondo interno di un bambino attraverso la riappropriazione delle nostre stesse emozioni di una volta costituisce una valida chiave d’accesso al mondo dei ragazzi, per poterli capire e aiutare meglio”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)