Buon Natale

Molto spesso i genitori dicono una cosa ma poi si contraddicono nei fatti.

Diciamo che quando si è stanchi si riposa ma poi facciamo vedere che non è possibile.

Diciamo che alle feste si riposa, ma poi facciamo vedere che la festa non è davvero tale o comunque non è permesso riposare perché abbiamo ospiti.

Spesso tutto ciò e causato dalla vita frenetica che viviamo, ma ogni tanto dovremmo poter insegnare ai nostri figli, e ricordare a noi stessi, il grande valore del "non fare" e del riposo.

Officina Genitori insieme a tutto il suo staff e ai suoi collaboratori vi augura giornate all'insegna della relax.

 

Le lucine di Natale fanno l’occhietto nelle strade. Dovrebbero fare festa. A volte sembrano un tic nervoso. Il balbettìo di un’energia che stenta

 

- Mamma sei stanca?
- Un poco
- Mamma perché sei stanca?
- Niente, così. Capita
- Perché capita?
- Perché ci sono tante cose da fare e bisogna farle per forza, anche se uno è stanco
- Così, però, uno si stanca di più
- Sì, così uno si stanca di più. Ma la spesa va fatta, i panni vanno lavati e stirati, le cose di casa bisogna farle per forza. E poi c’è il lavoro. Anche se uno è stanco
- E poi?
- Poi, che?
- Dopo che uno è più stanco?
- Se ha finito di fare tutto, va a dormire.
- Però, così, non è bello
- È così
- Mamma?
- Eh?
- Ma io quando sono stanco vado a dormire
- Dopo che hai fatto i compiti, dopo che hai mangiato tutto, dopo che hai messo via i giocattoli e dopo che ti sei lavato i denti
- E quand'è che uno può non fare qualche cosa?
- Quando è festa. E quando muore.
- Mamma, domani è festa?
- Si, ma arriva nonna.

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Ai bambini piace leggere

"Scegliendo questo libro, avete dimostrato di essere interessati all'amore dei bambini per la lettura... Spero che i miei suggerimenti possano suscitare in voi nuove idee, stimolandovi a sviluppare nuovi metodi che contribuiscano al tentativo di educare i figli alla passione per la lettura."

Lettori non si nasce, lo si diventa, ma, come c'insegna Kathy Zahler, non è detto che il diventarlo debba essere noioso, faticoso o difficile. In questo libro ci presenta cinquanta attività divertenti, facili e pratiche che possono aiutare i banbini a sviluppare un amore duraturo per i libri. Ogni attività è descritta in modo semplice ed esauriente. Le istruzioni spiegano cosa fare, che materiale procurarsi e come incoraggiare i ragazzi a voler sapere sempre di più. Un manuale utilissimo per genitori ed insegnanti.

autore: Kathy A. Zahler (traduzione di A. Zabini)

editore: TEA

Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori

Manuale a uso dei bambini che hanno genitori difficili

Con molto humour Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, cerca tutte le situazioni familiari in cui possono incappare i bambini di ogni età, attraverso le quali essi devono costruire la propria personalità e “educare” i loro genitori difficili.

Un estratto:
In breve bisogna aiutare quanto più si può la maturazione dei genitori; in caso contrario saranno soltanto dei “grandi” sempre più decrepiti ma non diventeranno mai adulti. Sembra siano i figli adolescenti quelli che si accollano più volentieri questa parte del lavoro educativo. Si tratta essenzialmente di scuotere le strutture sclerotiche nelle quali i genitori tendono a rinchiudersi appena cessano di venir stimolati. Per permettere ai genitori di conservare l’agilità necessaria, il figlio diventa allora fonte di difficoltà permanenti a tutti i livelli: affettivo, morale, intellettuale, materiale. Il lavoro è enorme, spossante e impegna tutta l’energia del figlio. In molti casi si rivela anche deludente: spesso i genitori non si rendono conto degli sforzi compiuti per loro e non mostrano alcuna riconoscenza. A volte si ribellano, o reagiscono con atteggiamenti quasi paranoici. Soltanto i figli pronti a pagare di persona dovranno dunque intraprendere un lavoro tanto ingrato.

autore: Jeanne Van den Brouck (tradotto da A. Vittorini)

editore: Cortina Raffaello