Buon Natale

Molto spesso i genitori dicono una cosa ma poi si contraddicono nei fatti.

Diciamo che quando si è stanchi si riposa ma poi facciamo vedere che non è possibile.

Diciamo che alle feste si riposa, ma poi facciamo vedere che la festa non è davvero tale o comunque non è permesso riposare perché abbiamo ospiti.

Spesso tutto ciò e causato dalla vita frenetica che viviamo, ma ogni tanto dovremmo poter insegnare ai nostri figli, e ricordare a noi stessi, il grande valore del "non fare" e del riposo.

Officina Genitori insieme a tutto il suo staff e ai suoi collaboratori vi augura giornate all'insegna della relax.

 

Le lucine di Natale fanno l’occhietto nelle strade. Dovrebbero fare festa. A volte sembrano un tic nervoso. Il balbettìo di un’energia che stenta

 

- Mamma sei stanca?
- Un poco
- Mamma perché sei stanca?
- Niente, così. Capita
- Perché capita?
- Perché ci sono tante cose da fare e bisogna farle per forza, anche se uno è stanco
- Così, però, uno si stanca di più
- Sì, così uno si stanca di più. Ma la spesa va fatta, i panni vanno lavati e stirati, le cose di casa bisogna farle per forza. E poi c’è il lavoro. Anche se uno è stanco
- E poi?
- Poi, che?
- Dopo che uno è più stanco?
- Se ha finito di fare tutto, va a dormire.
- Però, così, non è bello
- È così
- Mamma?
- Eh?
- Ma io quando sono stanco vado a dormire
- Dopo che hai fatto i compiti, dopo che hai mangiato tutto, dopo che hai messo via i giocattoli e dopo che ti sei lavato i denti
- E quand'è che uno può non fare qualche cosa?
- Quando è festa. E quando muore.
- Mamma, domani è festa?
- Si, ma arriva nonna.

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E l'eco rispose

L’eco è la propria voce che si ripete all’infinito. Qui si tratta di vite di uomini e donne che si intrecciano come le radici di un albero e che nel libro sembrano riflettersi come in uno specchio. All’inizio una sorella sarà strappata al proprio fratello in un piccolo paese dell’Afghanistan  e da questo dolore nasceranno le storie di tanti personaggi che dal passato arrivano al presente: quella di Sabur il padre, amato da due sorelle gemelle, la più bella Masuma e la meno bella Parawami, quella dello zio Nabi , fedele domestico della ricca, ma infelice coppia di Nali e Wahdati, quella di Idris e di Roshi, quella del medico volontario Marcos , di sua madre e della ragazza sfigurata, quella di un ragazzo e della sua disillusione nei confronti di un padre  e quella delle due Pari una figlia e l’altra sorella di Abdullah che alla fine del libro, ormai vecchio e malato di demenza, riuscirà a re-incontrare .

 

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Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

autore: Anna Guerrieri, M. Linda Odorisio

editore: Armando Editore

Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l'istruzione delle donne

Malala Yousafzai è una ragazza nata in Pakistan nella valle dello Swat. Nel libro descrive con orgoglio la bellezza della sua terra: la natura meravigliosa, la bellezza delle montagne e delle sue acque; racconta con sguardo attento anche la storia del suo paese e del suo popolo: i Pashtun, suddivisi in varie tribù sparse nel Pakistan e nell’Afghanistan dove l’ospitalità e l’onore sono i valori fondamentali. Malala ci racconta della sua famiglia, di suo padre e di sua madre che si sono sposati per amore e non attraverso un accordo stipulato dalle rispettive famiglie.

Il padre, in particolare, figlio di un Imam insegnante di teologia, è un padre diverso dagli altri che usano violenza contro le loro mogli. Suo padre condivide ogni scelta di vita con la propria moglie. Anche il nome Malala fu scelto da lui perché era il nome di un’eroina afghana che nel 1880 incitò le truppe del suo paese che stavano per essere sconfitte dall’esercito inglese: innalzò una bandiera afghana, venne uccisa, ma il suo coraggio servì a vincere una sanguinosa battaglia.

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