L'essenza dell'essere genitori

Tema: valori e principi che guidano le nostre scelte da genitori

Attività: il Manifesto genitoriale

Età: per genitori

Opera: African Lion, 2006

Autore: Andrew Zuckerman

 

Si avvicinano Natale e il nuovo anno e come al solito le persone si preparano ad avere buoni propositi. Progetti di essere più buoni, di vivere la vita in modo più vero, coltivare relazioni sincere, essere persone migliori e quindi anche genitori migliori. Lo sto facendo anch'io. In questi giorni mi sto interrogando sulle scelte fatte e sul mio ruolo di genitore avendo a che fare con un figlio che si è rivelato estremamente attaccato agli oggetti materiali, alle COSE, ossessionato dai soldi. Certo il fatto di avere ricevuto un sacco di soldi da dei parenti per il suo compleanno non ha aiutato la sua mente di bambino di otto anni a capirne il significato ed il valore. Siamo arrivati al punto che non possiamo entrare in un negozio o supermercato senza che lui sia colto improvvisamente da una crisi consumistica e mi bombardi di richieste sostenendo che ogni cosa che vede gli serve e che tanto può pagare con i suoi soldi (che peraltro non ho mai visto dato che sono stati consegnati a noi genitori da custodire e gestire).

Aldilà della scocciatura in sé (devo barcamenarmi cercando di evitare di fare acquisti o anche semplicemente la spesa in sua compagnia) la cosa mi spaventa e destabilizza un po'. Non mi sono mai ritenuta attaccata ai soldi e alle cose materiali e pensavo di aver passato questi valori ai miei figli. Poi però ci ho riflettuto con attenzione e mi sono resa conto che per questo Natale, così come sempre, sto cercando di fare in modo che vi siano molti regali sotto l'albero. Solitamente per i bambini prendo uno o due regali principali e per il resto la maggior parte sono cose di poco valore monetario, pensierini, sciocchezze di poco costo. Probabilmente a dirla tutta inutili. Ma allora perché? Mi piace vedere una miriade di pacchetti e pacchettini sotto l'albero. È una cosa davvero natalizia e l'essenza del Natale quasi quanto preparare il latte e i biscotti per babbo Natale la sera della vigilia insieme alle carote per le renne (piccola digressione: il mio figlio di otto anni finge ancora entusiasmo in questa pratica giusto perché vuole farmi piacere).

Insomma è inutile girarci troppo intorno: l'ossessione consumistica di mio figlio è colpa mia. Non starò qui a flagellarmi e a sentirmi così in colpa per questa cosa, ma  è sicuramente qualcosa che mi fa riflettere su quanto importante sia fermarsi ad ascoltare, ad ascoltarsi e ad osservare le cose cercando di prenderne distanza a volte per vederle davvero.

Non credo di essermi trasformata in un mostro consumista, e so di avere ancora dentro di me valori della condivisione, del capire che cosa è importante aldilà dei soldi e degli oggetti, la voglia di stare con le persone. E ritengo anche di condividere e passare questi valori ai miei figli nella vita di tutti giorni. Ma mi rendo conto anche di passare messaggi un po' ambigui da questo punto di vista, contraddittori, perché la natura umana è contraddittoria a volte. E perché spesso agisco di impulso. È difficile sempre e comunque riflettere sul significato delle azioni, sui propri valori e sul proprio essere genitore, essere sempre all'erta. Ci vuole anche un po' di leggerezza ogni tanto.

L'importante è rendersene conto e riaggiustare il tiro.

Mentre facevo tutte queste riflessioni ieri sera sfogliavo un bellissimo libro di fotografie e mi sono imbattuta nelle opere di un fotografo contemporaneo: Andrew Zuckerman.

Tutto il suo lavoro è affascinante: i suoi ritratti di persone famose, le sperimentazioni con fiori e piante, le incredibili fotografie degli animali (proprio come quella presentata in apertura di questo articolo). Sono così vere e dettagliate da sembrare finte. A quanto pare Zuckerman non modifica le immagini elettronicamente come sembrerebbe, ma ha sviluppato una particolare tecnica che ha a che fare con il tempo di esposizione (e non mi avventurerò in dettagli tecnici più specifici). Questo combinato con la scelta di fotografare i soggetti in studio (sì, perfino gli animali. Perfino quelli più grossi e selvaggi) davanti ad uno sfondo artificiale completamente bianco, gli permette di catturare l'essenza del soggetto, filtrandone tutte le informazioni e i dettagli superflui. Crea così delle immagini estremamente affascinanti, semplici e complesse allo stesso tempo, misteriose e sospese in uno spazio indefinito ma allo stesso tempo nude e sincere.

È ciò che facciamo (o dovremmo cercare di fare) in quanto genitori -e persone in generale. Cercare sempre di distillare ciò che facciamo per raggiungere l'essenza di ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Esserne sempre fedeli, coerenti. Non perdere di vista i valori fondamentali, ciò in cui crediamo.

Invito voi genitori in un'attività riflessiva (che può diventare creativa quanto desiderate che sia, usando materiali e supporti che più si avvicinano alla vostra sensibilità). Create la vostra personale dichiarazione di intenti, il vostro manifesto genitoriale e personale, una sorta di mappa che vi serva di riferimento e vi aiuti a visualizzare le cose importanti per voi. Al solito sarebbe interessante che entrambi i genitori facessero questa attività e ne condividessero poi i risultati.

Proprio come una mappa, il manifesto può aiutare ad orientarvi, sapere dove siete, dove volete andare, fornire  indicazioni su come arrivare o anche solo come procedere. Linee guida flessibili, modificabili e dinamiche. Da vedere e rivedere, perfino da riaggiustare nel cammino. Uno strumento per ritornare al qui e ora, al tempo presente in modo consapevole per non farsi trascinare lontano dalla frenesia della vita quotidiana.

Prendete un foglio e una penna e scrivete in successione queste domande lasciando dello spazio  dopo ognuna per rispondere.

  • Quali sono i valori piú importanti per me?
  • Da cosa sono ispirato? Cosa mi dà gioia e soddisfazione?
  • Che cosa è veramente importante nella vita?
  • Quali sono le mie risorse personali? Quali le mie qualità speciali?
  • Scegli 3 parole-chiave (aggettivi o nomi di cose che desideri per te e la tua famiglia o anche che già fanno parte della vostra realtà è che credi siano preziose)
  • Che impatto voglio avere sulla realtà è nella vita degli altri (soprattutto i miei figli)?

Alla fine prendetevi del tempo per riflettere, per annotare, per rispondere in tutta sincerità.  Sono domande che presuppongono risposte ampie e a volte complesse. Datevi il permesso di rispondere anche solo con singole parole, immagini, metafore...

Rileggete, modificate, aggiungete, filtrate e distillate. Arrivate al cuore, all'essenza, e tenete quelle informazioni come il vostro personale manifesto. Come ho detto potete colorarlo, decorarlo, riscrivere ciò che è emerso in qualche modo un po' speciale. Potete trasformarlo in 3D, creare un collage, ricamare o creare un videoclip. Qualsiasi cosa che si avvicini alla vostra sensibilità. Custoditelo con cura e tornate a guardarlo ogni volta che la vita vi mostra prepotentemente le vostre contraddizioni.

Consigli di approfondimento

 Sito web: Andrew Zuckerman

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Nebbia di streghe

Nebbia di streghe, una bella fiaba avventurosa, avvincente e allo stesso tempo commovente, che aiuta i giovani lettori a comprendere la separazione tra genitori. 

Carletto è il protagonista di questo libro, ha sette anni e vede fra i sui genitori una nebbia grigia, che con il passare del tempo, diventa sempre più fitta, al punto tale che non riescono quasi più a parlare e ad incontrarsi.

La nebbia l’ha mandata la strega Cunegonda, perché Carletto non ha accettato di seguirla nel suo castello, dove lei lo ha invitato per una grande festa di bambini.
Carletto, rendendosi conto che la nebbia fra i genitori peggiorava decide di seguire la strega, con la speranza che questo possa servire a farla svanire.

Giunto al castello, Carletto scopre che insieme a lui ci sono tantissimi altri bambini e comincia un avventura che li porterà a sconfiggere le streghe, colpevoli di voler trasformare i bambini in streghe e streghi, e a fuggire dal castello.

Al suo ritorno a casa la gioia dei genitori è immensa ma dopo pochi giorni la nebbia ritorna, a quel punto Carletto è convinto che quello che sta succedendo accade solo per colpa sua.
Per fortuna trova il coraggio e si confida con la mamma, la quale gli spiega che a volte fra i genitori cala una nebbia che rende difficile la loro convivenza, al punto tale che non riescono nemmeno più a rivolgersi la parola.
La colpa non è certamente di Carletto, lui non c\'entra niente, può succedere che i genitori smettano di amarsi, e anche se ciò accade non smetteranno mai di voler bene ai loro bambini.
La mamma spiega a Carletto che l’unico modo per far si che la nebbia vada via è che la mamma e il papà non vivano più sotto lo stesso tetto.
Carletto è spaventato perché non sa che fine fanno i bambini che hanno i genitori che si separano, la mamma lo rassicura immediatamente, abbracciandolo teneramente e spiegandogli che i bambini staranno un pò nella nuova casa della mamma e un pò in quella del papà, in modo tale che quell’orribile nebbia non torni più.

autore: Giulio Levi

editore: Falzea Editore

Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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Il fanciullo difficile

E' uno dei primi libri scritti dal pedagogista scozzese Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell'autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un'educazione autoritaria e repressiva.

Alexander S. Neill è il creatore della scuola di Summerhill, dove i bambini sono liberi di fare quello che vogliono, senza che l'autorità dell'adulto imponga le sue regole di morale e di condotta. A Summerhill non ci sono punizioni per chi si comporta male, e le regole del vivere insieme sono regole sociali, dettate dalla stessa comunità, formata dai ragazzi.

Il libro è scritto nel 1927, può sembrare datato per certi aspetti, ma alcune idee sono davvero interessanti e meritano uno spunto di riflessione. Il titolo "il fanciullo difficile" non tragga in inganno, anche se l'autore prende spunto da casi di ragazzini con problemi le sue riflessioni hanno valenza universale: "[...]non vedo che una via per l'educazione: dire coraggiosamente che noi adulti non sappiamo cosa sia l'educazione; confessare che noi ignoriamo cosa sia il meglio per un fanciullo[...]" e ancora "[...] nessun uomo è tanto buono da poter dire a un altro come deve vivere; nessun uomo è tanto saggio da poter guidare i passi di un altro". 

Il libro è preceduto da un saggio introduttivo di Annalisa Pinter, che fa notare come in quest'opera, ancora più che in Summerhill, l'autore cerchi di costruire una teoria organica. A volte, dice sempre la Pinter, "non vi è molto impegno nel cogliere l'eziologia dei problemi" e certo non fornisce una metodologia di analisi e intervento.

E' chiaro che non è un saggio pedagogico che possa illuminare un genitore in crisi: ma è un arricchimento, anche storico per chi si interessa di tematiche sull'educazione e sulla scuola. Summerhill è lontanissima dal concetto di scuola a cui siamo abituati, ma proprio per questo vale la pena sognare, perché tutti noi, nella nostra infanzia abbiamo sognato una scuola così. Ma la realtà è un'altra cosa.

autore: Alexander S. Neill

editore: La Nuova Italia (collana Classici dell'educazione contemporanea)

[Copertina del libro non disponibile]