La scuola in Finlandia

La Finlandia ha la migliore scuola del mondo, ai primi posti nelle statistiche e decantata da tutti anche perché il suo enorme salto di qualità è avvenuto nel giro di 30 anni (dal 1972) e partendo da un sistema scolastico mediocre, modellato su quello tedesco del dopoguerra. A partire dai primi anni del Duemila, sono partiti alla volta delle scuole finlandesi pedagogisti, insegnanti e capi partito da tutto il mondo per farsi un’idea e magari rubarla e portarla a casa.

 

 

In Finlandia la scuola privata di fatto non esiste, quella dell’obbligo dura nove anni (dai 7 ai 13 quella primaria, dai 13 ai 16 la secondaria di primo grado). La scelta della scuola superiore avviene a 16 anni quando si può optare tra Liceo o Scuola professionale e dura fino ai 19 anni. Nella primaria gli allievi restano a scuola 8 ore al giorno dal lunedì al giovedì, il venerdì escono alle ore 13 ed il sabato è libero. Ogni lezione dura 45 minuti; tra una lezione e l’altra c’è una pausa di 15 minuti. Sono momenti in cui i ragazzi si ricaricano e possono affrontare più “freschi” l’ora successiva.

Le scuole sono di dimensioni ridotte (moltissime meno di 300 alunni)  e ciò consente una relazione forte tra insegnanti e studenti, tutti si conoscono e  anche i rapporti con le famiglie sono intensi, la scuola diventa “comunità”. Gli spazi sono ampi, luminosi e ben arredati con attrezzature specifiche per ogni materia e numerosissimi laboratori. La mensa è gratuita e gli studenti possiedono armadietto personale e postazioni internet. In particolare nella scuola primaria durante la pausa si invitano i bambini a uscire dalla scuola, anche nei mesi più freddi. Lo sport è molto importante per i finlandesi ed è praticato anche a scuola. I ragazzi studiano tre lingue, tutte le materie contano, non solo la lettura, la matematica e le scienze secondo il modello che viene chiamato ARM (Alternative Reform Movement) contraddistinto da un’ampia autonomia lasciata alle singole scuole  per cercare il modo di non  lasciare nessuno al bordo della strada e infondere la curiosità e il piacere dell’apprendere.

Ogni scuola ha uno psicologo, un assistente sociale, un medico e un dentista.  I compiti a casa ci sono, ma non molti, si lavora a scuola prevalentemente e viene valorizzato l’autoapprendimento, in quanto ogni studente apprende a modo suo e perciò non esiste un modello di insegnamento stereotipato. La selezione del corpo insegnante parte a monte con test, esami e concorsi difficilissimi da superare. Ogni anno in media le matricole che vorrebbero specializzarsi come insegnanti sono circa 6000, ma le università ne selezionano solo il 10%, i 600 migliori. Sono scelti dalla scuole che possono anche licenziarli. In compenso dispongono di appositi spazi e attrezzature all’avanguardia e godono di un ottimo prestigio sociale. Essi padroneggiano didattiche, sono continuamente aggiornati, cambiano continuamente metodi  e hanno la completa fiducia dei genitori.  Alla fine in Finlandia il 93% degli studenti si diploma e il 66% prosegue gli studi iscrivendosi all’università.

Eppure…

I dati statistici del 2015 (Program for International Student Assessment, PISA, uno studio condotto ogni tre anni dall’OCSE) rilevano un graduale cedimento della scuola finlandese già iniziato nel 2012 quando per la prima volta il punteggio nei test matematici del paese non rientrò nelle prime dieci posizioni. Nei risultati del 2015 il punteggio della Finlandia è calato in tutte le tre categorie: 11 punti in scienze, 5 in lettura e 10 in matematica. La spiegazione del fenomeno viene data da un docente di spicco, autore anche di testi sul sistema educativo in Finlandia in una intervista rilasciata al Washington Post nel dicembre 2016, Pasi Sahlberg:

-          Nel corso di dieci anni si è visto un peggioramento del rendimento scolastico dei maschi rispetto alle femmine, peggioramento che parte già alle scuole primarie dove i bambini leggono meno e con meno piacere rispetto alle bambine; anche nelle scienze e in matematica i risultati dei maschi sono in calo. Probabilmente qualche colpa va data all’arrivo delle tecnologie portatili come gli smartphone e alle troppe ore passate dagli allievi davanti ai computer. Da alcuni studi risulta che anche gli adolescenti finlandesi, come succede ormai in tutto il mondo, passano più di 4 ore al giorno su internet e questa “distrazione digitale” influenza negativamente la concentrazione su questioni concettuali complesse tipiche delle materie scientifiche.

-          In questi ultimi anni anche la Finlandia, a causa della crisi economica internazionale, ha dovuto tagliare gli investimenti sulla scuola: le scuole sono state accorpate, il personale di sostegno è diminuito.

-          Mentre le scuole europee hanno puntato a risalire la china nelle statistiche OCSE-PISA la Finlandia si è preoccupata della tendenza alla diminuzione dell’uguaglianza (maschi-femmine, studenti finlandesi-studenti immigrati) che da sempre è stata il proprio fiore all’occhiello. Ciò che interessa veramente non è tanto arrivare primi nelle statistiche, ma motivare di più gli studenti e aumentare il benessere di stare tra i banchi di scuola. 

In Italia c’è ancora molto da fare visto che nelle classifiche risultiamo tra gli ultimi posti. Fare confronti però non è mai facile e ce lo dice Tullio De Mauro, linguista ed ex-Ministro della Pubblica Istruzione recentemente scomparso. Per la prova scritta della maturità 2016 nel Liceo delle Scienze umane è stato citato un brano scritto da lui nel libro “La cultura degli italiani” nel quale si parla proprio della scuola finlandese.

 Ecco il brano:

“I bambini finlandesi vanno tranquillamente a scuola a 7 anni, cioè hanno un tempo scuola -sia in termini  di  anni,  sia in  termini  di  orari - molto,  ma  molto  più  ridotto  che  da  noi.  E  le  indagini comparative internazionali assicurano che non esiste nessuna correlazione necessaria positiva tra il tempo  scuola  e  la  qualità  dei  risultati.  Ma  attenzione:  la  condizione  è  che  le  famiglie  siano culturalmente  molto  attrezzate,  come  in  Finlandia,  appunto,  dove  ogni  comune,  anche  minuscolo, ha  tante  biblioteche,  dove  sono  tutti  ormai  collegati  a  Internet  (da  noi  solo  il  38  per  cento  delle famiglie ha un computer), ci sono dappertutto teatri e sale da concerto sperdute in mezzo alla neve.  C'è un livello di cultura collettiva così alto, che è comprensibile, è ragionevole che i ragazzini siano più  a  lungo  legati  alla  famiglia  e  non  al  sistema  dell'istruzione  formale.  Ma  lì  tutti  gli  indicatori della cultura diffusa sono altissimi e per questo il modello è improponibile nelle presenti condizioni italiane.. Un  paio  di  numeri  ancora  una  volta.  Una  recente  indagine  multiscopo  dell'Istat  ci  ha comunicato  che  solo  il  10  per  cento  delle  famiglie  italiane  spende  annualmente  qualche  euro  per acquistare  libri  non  scolastici  e  che  anche  nel  «quintile»  alto,  dei redditi  maggiori,  solo  il  19  per cento  spende  per  libri.  Il  secondo  numero,  profondamente  correlato  a  questo,  è  quello  più  volte evocato  del  38  per  cento  di  adulti  o  analfabeti  (5  per  cento)  o  semianalfabeti  (33  per  cento).  La scuola,  solo  la  scuola  pubblica,  voglio  dire  proprio  solo  i  14  mila  edifici  della  scuola  pubblica possono  essere  qui  in  Italia  i  luoghi  del  sapere  e  del  recupero  delle  disuguaglianze intellettuali  e sociali."

Il sistema educativo perfetto dunque non esiste e date le diverse condizioni storiche, sociali e culturali non si può pensare di importare in toto il modello finlandese in Italia. Certamente sarebbe da discutere se sia possibile accettare qualche suggerimento come è già stato fatto per esempio con il Progetto Dada sperimentato con successo in alcune scuole italiane (sono gli alunni a cambiare classe e non il docente).

Un dato che dovrebbe farci riflettere è inoltre la correlazione ormai accertata tra il rendimento scolastico e la felicità di stare in classe da parte di alunni e insegnanti  e chissà se si riuscirà finalmente anche a comprendere che ciò che sta alla base di ogni buona scuola è l’investimento nelle risorse materiali e nel capitale umano.

Link:

Edizione 2015 del PISA: https://www.oecd.org/pisa/pisa-2015-results-in-focus.pdf

Intervista a Pasi Sahlberg: http://www.ilpost.it/2016/12/19/crisi-scuola-finlandia/

Michael Moore estratto da “Where to invade” con sottotitoli in italiano:  https://www.youtube.com/watch?v=mbaPdhOdlQ0

Presentazione Istituto A. Volta di Perugia del sistema scolastico finlandese: http://www.avolta.pg.it/a08/803/pre8.pdf

Tullio De Mauro, La cultura degli italiani, Laterza, 2010/3

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La bambina che mangiava i lupi

E' la storia di una bambina di nome Bambina, che aveva una gallina di nome Gallina e che viveva in una casetta in cima a un albero di un bosco.

D'inverno Bambina aveva così tanta fame da mangiare i lupi. Così che la favola di Cappuccetto Rosso viene ribaltata; nel bosco si sparge la voce che c'è una bambina che mangia i lupi e sono i lupi ad avere paura dei bambini.

Bambina infine diventa essa stessa un lupo, troppi avendone mangiati.
(E dunque non abbiate paura dei lupi, bambini. Dentro di loro batte il cuore di Bambina).

Per bambini di età 3-6 anni

autore: Vivian Lamarque

editore: Emme Edizioni (collana Prime Letture)

Nebbia di streghe

Nebbia di streghe, una bella fiaba avventurosa, avvincente e allo stesso tempo commovente, che aiuta i giovani lettori a comprendere la separazione tra genitori. 

Carletto è il protagonista di questo libro, ha sette anni e vede fra i sui genitori una nebbia grigia, che con il passare del tempo, diventa sempre più fitta, al punto tale che non riescono quasi più a parlare e ad incontrarsi.

La nebbia l’ha mandata la strega Cunegonda, perché Carletto non ha accettato di seguirla nel suo castello, dove lei lo ha invitato per una grande festa di bambini.
Carletto, rendendosi conto che la nebbia fra i genitori peggiorava decide di seguire la strega, con la speranza che questo possa servire a farla svanire.

Giunto al castello, Carletto scopre che insieme a lui ci sono tantissimi altri bambini e comincia un avventura che li porterà a sconfiggere le streghe, colpevoli di voler trasformare i bambini in streghe e streghi, e a fuggire dal castello.

Al suo ritorno a casa la gioia dei genitori è immensa ma dopo pochi giorni la nebbia ritorna, a quel punto Carletto è convinto che quello che sta succedendo accade solo per colpa sua.
Per fortuna trova il coraggio e si confida con la mamma, la quale gli spiega che a volte fra i genitori cala una nebbia che rende difficile la loro convivenza, al punto tale che non riescono nemmeno più a rivolgersi la parola.
La colpa non è certamente di Carletto, lui non c\'entra niente, può succedere che i genitori smettano di amarsi, e anche se ciò accade non smetteranno mai di voler bene ai loro bambini.
La mamma spiega a Carletto che l’unico modo per far si che la nebbia vada via è che la mamma e il papà non vivano più sotto lo stesso tetto.
Carletto è spaventato perché non sa che fine fanno i bambini che hanno i genitori che si separano, la mamma lo rassicura immediatamente, abbracciandolo teneramente e spiegandogli che i bambini staranno un pò nella nuova casa della mamma e un pò in quella del papà, in modo tale che quell’orribile nebbia non torni più.

autore: Giulio Levi

editore: Falzea Editore

Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani