La discalculia questa sconosciuta

Oggi parliamo di DSA ospitando un contributo molto speciale, una giovane studentessa di 17 anni ci racconta cos’è e cosa comporta la discalculia e quanto sia importante pervenire ad una corretta diagnosi il prima possibile.

 
 
Avete mai sentito parlare della Discalculia? 
Immagino che la maggior parte di voi risponderà di no. E vi capisco perché io stessa, che ne soffro, non ne conoscevo l’esistenza fino a pochi anni fa.
 
La Discalculia, spiegano gli esperti: “E’ un Disturbo Specifico dell’Apprendimento ovvero una serie di disordini dell'apprendimento in cui una persona del tutto normale ha difficoltà ad imparare secondo gli attuali metodi di insegnamento”. 
Tra questi disturbi il più conosciuto è la Dislessia, gli altri sono la Disgrafia, la Disortografia e infine, appunto, la Discalculia, che riguarda le abilità aritmetiche, logico/matematiche, geometrico/spaziali. 
 
Mentre la dislessia la si studia da una quarantina di anni, la discalculia è l’ultima delle disabilità ad essere stata messa a fuoco ed è quindi la meno conosciuta. Forse perché la matematica è considerata difficile e ci sono molte persone che hanno dei problemi con quella materia, senza per forza avere un disturbo specifico dell’apprendimento. 
 
Le persone che soffrono di Discalculia, sono: “Persone dotate di intelligenza normale ma che hanno difficoltà nell'identificare i numeri e nello scriverli (soprattutto se sono lunghi con molte cifre), hanno difficoltà nell'identificare i rapporti fra le cifre, ad associare a una certa quantità il numero corrispondente, hanno difficoltà nello svolgimento delle quattro operazioni matematiche, hanno difficoltà nel cogliere nessi e relazioni, hanno difficoltà ad analizzare e riconoscere i dati che permettono la soluzione di un problema, hanno difficoltà di organizzazione spazio-temporale e visuo-spaziale e hanno difficoltà di coordinazione motoria, soprattutto fine”.
 
Io ho avuto difficoltà logico/matematiche fin dalle scuole elementari. Scrivevo i numeri al contrario, non riuscivo a imparare le tabelline a memoria, non riuscivo a leggere l'orologio, non riuscivo a capire come applicare le quattro operazioni e associare le quantità ai numeri. 
Ma soprattutto erano i problemi che mi mettevano KO, visto che la mia maggiore difficoltà è di tipo LOGICO. Per riprendere gli esempi che ho scritto sopra, io ho difficoltà soprattutto “nel cogliere nessi e relazioni, ad analizzare e riconoscere i dati che permettono la soluzione di un problema e di organizzazione spazio-temporale e visuo-spaziale”. 
 
Una delle mie insegnanti delle elementari, Miss Sarah che in passato aveva lavorato con i ragazzi dislessici, quando ero in quarta, ha segnalato ai miei genitori queste mie difficoltà. 
Loro mi hanno portato da un Neuropsichiatra Infantile, che mi ha fatto fare alcuni test e dei disegni e alla fine ha detto che la mia intelligenza era normale, che avevo sì una debolezza in matematica ma che la cosa non era importante e che se avevo delle difficoltà, il problema stava negli insegnanti che non riuscivano a farmi imparare (!).
 
E lì purtroppo, ma l’ho capito solo ora, ho perso la grande opportunità di avere un rapporto sereno con la scuola. 
Perché negli anni successivi, con l’ingresso alle Medie, le difficoltà in matematica, ma anche in scienze, chimica e successivamente in latino che ha un sacco di regole, si sono fatte sempre più grandi e per me andare a scuola è diventato sempre più difficile, con la sensazione di non essere all’altezza degli altri, con il dolore di essere umiliata in classe durante le interrogazioni, con i professori che ti dicono che non ti applichi anche se studi pomeriggi interi e vai anche a lezione e soprattutto i compagni che ti prendono in giro, riuscendo ad essere davvero cattivi.
 
Perché il problema grande, in realtà, non è la Discalculia (tra l’altro io sono anche leggermente disgrafica), ma la PERDITA DI FIDUCIA in te stessa che ti spinge a isolarti e ad arrenderti davanti alle difficoltà.
 
Per questo ce l’ho con il Neuropsichiatra che ha sottovalutato le mie difficoltà in matematica. Perché se avessero scoperto la mia Discalculia alle scuole elementari e non due anni fa quando avevo già 15 anni, e mi avessero fatto la certificazione, non avrei trascorso anni di inferno. 
 
Sarei stata compresa dai professori e avrei potuto usufruire degli “strumenti compensativi” (più tempo per fare le verifiche, l’utilizzo della calcolatrice, interrogazioni programmate) che mi avrebbero permesso di andare bene a scuola, come succede ora. 
 
Non è stato facile per me scrivere questa testimonianza perché certe brutte ferite occorre tempo per superarle, ma l’ho fatto perché spero che possa aiutare altri studenti che soffrono di DSA ma non lo sanno.
 
Micol, 17 anni
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Bianco come Dio

Nicolò è un ragazzo italiano che a vent’anni non ha ancora finito il liceo. Insoddisfatto dalla vita, in perenne conflitto con il padre, è alla ricerca della sua strada

 

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L'avventura di crescere - una guida per i genitori di oggi

Dal risvolto di copertina:
"L'avventura di crescere, un libro che descrive lo sviluppo infantile a partire dalla nascita attraverso le tappe fondamentali: la scoperta del mondo, la conquista, gli altri, la famiglia, la scuola, l'adolescenza, l'appetito, il sonno, la paura, la violenza, la censura, la religione, il danaro, lo sport ...
Con la sensibilità di chi ha trascorso molto tempo a fianco dei genitori e dei bambini, Bernardi ci aiuta ad affrontare con responsabilità e coerenza, ma soprattutto con elasticità e apertura, tutte le tappe della crescita, ricordando che insieme al bambino anche il genitore cresce.
Un libro generoso e attento, scritto da un medico autorevole, amico dei genitori, fermamente convinto che alle sfide di oggi si possa rispondere puntando sull'educazione, la tolleranza e l'indipendenza del pensiero, rifiutando la violenza e il consumismo, fino alla difficile conquista della libertà".

Un libro di facile lettura, da leggere un pezzo alla volta a seconda delle necessità, o tutto di un fiato (ma sono quasi 500 pagine!). Scritto in un linguaggio accessibile a tutti, molto pratico, rassicurante e anche divertente.
Perchè crescere è una grande avventura, non solo per il bambino, ma anche per il genitore che attraversa con lui territori inesplorati.

Un brano tratto dal libro, sul "valore dell'ostacolo"

La "guerra di indipendenza" del bambino non ha soste. Egli si impegna di continuo a fare da sé, nel mangiare, nel vestirsi e nello spogliarsi, nell'igiene della persona, e non perde occasione per dimostrare che non ha più bisogno di nessuno. Qualche volta, anzi molto spesso, va oltre i limiti dell'opportunità e della prudenza. Allora scattano i provvedimenti restrittivi, le limitazioni, i divieti, gli impedimenti posti dai genitori, e lui, il bambino, può andare su tutte le furie e abbandonarsi a quella serie di reazioni esplosive che abbiamo visto prima. Direi che non è un male, se i genitori ce la fanno a mantenere la calma. Le proibizioni, le frustrazioni in generale, oltre alla tutela dell'integrità personale del bambino, hanno una doppia specifica funzione: quella di fornire al bambino l\'esperienza di un ostacolo cui far fronte, e quella di fargli capire che si può anche perdere una battaglia senza per questo rinunciare alla guerra. Mi direte che all'età di due anni queste cose non si possono imparare. Certo, non impararle nel senso che diamo noi a questa parola, ma si possono "sentire" e accumulare dentro di sè come preziosa esperienza. Un ragazzino che le abbia sempre tutte vinte, che non trovi mai nessuno che gli dica di no, che viva tra persone terrorizzate dalla possibilità della sua protesta, probabilmente crescerà con una personalità piuttosto fragile e disarmata. A combattere si impara presto, o non si impara mai.

Tuttavia, in questo come in ogni altro campo, conviene stare molto attenti a non esagerare. Ho detto che le frustrazioni e le proibizioni, fra l'altro spesso inevitabili, costituiscono un'utile esperienza, ma se un ragazzino subisce decine di proibizioni al giorno, se si sente dire di non fare questo e quello ogni volta che si muove, se è costantemente bersagliato da una pioggia di "no", allora delle due l'una: o si rassegna a subire tutto, a rinunciare a tutto, a sottomettersi a tutto, e andrà incontro a una vita grama di gregario, di suddito, di servo o di padrone e di "caporale", che è la stessa cosa; oppure deciderà che i divieti non hanno alcun valore e rappresentano soltanto una fastidiosa e molesta intrusione, in presenza della quale è meglio far finta di niente e comportarsi da ciechi e sordi.

Occorre dunque, da parte dei genitori, un adamantino autocontrollo. Occorre dare delle proibizioni soltanto quando servono davvero, quindi molto di rado, e occorre che le proibizioni siano sensate e coerenti. E comunque civili e rispettose. Solo in questo caso sono utili. Solo in questo caso aiutano il bambino a crescere come uomo e non, diceva Totò, come caporale.

A conclusione di questo capitoletto, potremmo dire che nel secondo anno di vita del bambino il suo mestiere è quello di dire di no il più spesso possibile, il mestiere dei genitori è quello di dire di no il meno possibile. Paradosso? Non tanto. La parola NO, come si è detto e ripetuto, è per il bambino affermazione di se stesso e della propria indipendenza. Ma non è solo questo. È anche resistere alle pressioni e alle seduzioni dell'ambiente, del costume e della moda, è anche coraggio di mettere in discussione il potere, è anche capacità di scorgere una "seconda dimensione" delle cose e quindi un passo avanti per conquistare una seconda dimensione di se stesso. È un\'avanzata trionfale verso il consolidamento della propria dignità di uomo. Speriamo che il nostro piccolo combattente conservi dentro di sè per sempre la facoltà di dire di no. Certo, nel futuro sarà un "no" diverso da quello che scaglia ora contro i genitori, sarà un "no culturale", un "no" all'ingiustizia, alla sopraffazione e all'egoismo. Non sarà più soltanto opposizione e provocazione, sarà spirito di civiltà e libertà.

autore: Marcello Bernardi

editore: Fabbri Editore

Il mondo è tuo

Un albo illustrato per grandi e piccini, che insegna ai più piccoli, e ricorda ai più grandi che, si è liberi di essere e fare quello che si vuole, nonostante la strada non sarà priva di difficoltà che ci faranno crescere.

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