“Le statistiche dicono che il 100% dei bambini che giocano con le bambole non riportano danni neuronali”.

 

Educare i genitori alla parità significa crescere bambini e bambine al riparo dalle discriminazioni, perché la lotta agli stereotipi di genere è una lotta di libertà e di ricerca della felicità. Crescere di pari passo è una rubrica curata da Benedetta Gargiulo, con l’efficace elaborazione grafica di Maria Caprì.

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cnadia ha risposto alla discussione #2 02/03/2017 14:23
Con che giochi giocavano (giocano) i vostri figli piccoli o con quali giocavate voi?
I miei non hanno ricevuto molte bambole in regalo, ma ad esempio da piccolo il mio primogenito preparava da mangiare ai pupazzi. Ora prepara da mangiare a noi.
Le bambole che hanno usato erano quelle che mi appartenevano: io mi divertivo a spogliarle (lasciandole poi nude), pitturarle e mordevo tutti gli arti delle Barbie fino a renderli simili a pinne (ero abbastanza grande da ricordarmelo), inoltre gli facevo fare il bagno nella fontana. Guardandomi allora avreste potuto dire che affidarmi un bambino non sarebbe stata una buona idea. :-D
Alle elementari disdegnavo le bambine che giocavano con le bambole e giocavo coi due maschi ad inventare storie fantastiche dove noi eravamo i protagonisti, mentre gli altri maschi giocavano a calcio. Li ho ritrovati, uno realmente l'altro virtualmente, di recente ed entrambi lavorano nell'editoria.
Il gioco è un modo di esprimersi e l'ideale sarebbe lasciare liberi il più possibile i bambini, senza giudicarli per le loro scelte. Anche se a volte è difficile (ad esempio io non approvo le armi giocattolo).
silvi_a ha risposto alla discussione #3 02/03/2017 14:47
Mio figlio da piccolino picchiava le bambole, l'avevo anche raccontato qui un po' preoccupata.
Aveva due bambole di pezza, e le scagliava in giro per casa sgridandole, invece coccolava e accudiva gli animali di peluche.
Ancora adesso che ha nove anni a dire il vero si prende molta cura di un orsetto dell'Ikea,prima di uscire di casa lo saluta, si accerta che sia seduto nel letto al suo posto, gli abbiamo anche dovuto fare la festa di compleanno e dopo Natale quando abbiamo messo via giochi e libri di quando era piccolo ha chiesto che alcuni venissero conservati "perchè servono a Tutù'" ... forse Tutù è lui piccolino che ogni tanto torna a farsi sentire ;-)
silvi_a ha risposto alla discussione #4 02/03/2017 14:49

cnadia ha scritto: Il gioco è un modo di esprimersi e l'ideale sarebbe lasciare liberi il più possibile i bambini, senza giudicarli per le loro scelte. Anche se a volte è difficile (ad esempio io non approvo le armi giocattolo).


Condivido, ma io per prima nonstante le ottime intenzioni mi rendo conto di averlo influenzato anche solo nella scelta dei giochi che gli ho comprato.
mamma gatta ha risposto alla discussione #5 02/03/2017 15:00
Mio figlio non ha mai avuto bambole ma giocava con i tegamini. Amava in particolare le automobiline e i Lego, io posso averlo influenzato perché non ho mai amato i cosiddetti "giochi da femmina", a parte appunto i tegamini (e in effetti cucinare è l'unica mansione domestica che mi piace ;-) ). Lo avrei fatto anche se fosse stata una femmina...mi sono sempre ribellata alla divisione dei giochi maschio femmina e rabbrividisco quando vedo nei negozi gli aspirapolvere giocattolo, per dire che per quando pulire casa sia indispensabile, fatico a pensare che lo si possa proporre come un bel gioco, ma sarà un limite mio.
L'amore per le auto nasce dalla passione per la Formula Uno vista in tv, poi il cartone Cars. I Lego invece direi che in varie forme piacciono a tutti, per via della manipolazione richiesta dalla costruzione.
Altri giocattoli che amava erano gli strumenti musicali e il mangiacassette, passione per la musica a livello embrionale.

Io giocavo anche con le bambole, ma i miei giochi preferiti in assoluto erano arco e frecce e mi piaceva costruire capanne, amavo i pellerossa, giravo con la penna da squaw sui capelli.
silvi_a ha risposto alla discussione #6 02/03/2017 15:13
Per le auto e i mezzi di trasporto in genere mio figlio ha avuto una predilezione da subito, le cercava proprio, con il treno in legno ha giocato instancabilmente per anni e anni passando poi a combinarlo con quello duplo e con i kapla.
Aveva anche la cucinetta dell'Ikea ma usava direttamente le nostre pentole, non c'era verso di convincerlo a usare i pentolini piccoli .. per cuocere gli spaghetti dovevamo chiedergli in prestito la pentola :-D

Io sono consapevole di averlo condizionato perchè mi piacciono i bambini ingegnosi e "trafficoni", quindi gli ho sempre comprato Lego e cose da costruire in quantità.
Da bambina io giocavo con i pupazzi ma mi divertivo a preparare strani intrugli erboristici per curarli strappando foglie e petali a tutte le piante di mia nonnna, collezionavo flaconcini di medicine e preparavo bende con vecchi pezzi di stoffa poi ci avvolgevo nonni e zii, oppure con una amica organizzavamo viaggi in camper sempre con i peluche al seguito .. ho ancora i passaporti che avevamo preparato per ognuno di loro con tanto di foto che mio nonno aveva scattato, sviluppato e stampato facendoci entrare nella sua mitica camera oscura.
Quando vivevo a Torino con mia madre invece giocavo tantissimo in strada, maschi e femmine tutti insieme .. anche noi bambine non ci siamo fatte mancare nulla che fossero il calcio, le corse in bici o i petardi sulla massicciata del treno che passava vicino a casa :roll:
shaké ha risposto alla discussione #7 02/03/2017 23:51
Io mio secondo ha giocato molto con un bambolotto, una volta per strada una signora gli ha chiesto cosa ci faceva visto che si era un maschio... le risposi piccata che si allenava a fare il padre, ma vidi che mio figlio c'era rimasto male e capii quanto siamo socialmente rigidi.
laurahd ha risposto alla discussione #8 03/03/2017 08:59
a me non piacevano per niente le bambole e i tegamini da piccola...quindi non mi e' proprio venuto in mente di comprarle al mio primogenito maschio.
avrei fatto lo stesso per la figlia ma lei e' praticamente il contrario di me quindi le ha chieste a gran voce (tutti i classici a partire da cicciobello
alla barbie la cucina con le pentoline e cosi via...:roll: poi e' andata avanti per la sua strada chiedendo i ferri per fare la maglia, il manichino da sarta etc etc
Mille volte ho proposto esperimenti scientifici ad entrambi ma lei li ha quasi sempre snobbati (o peggio "assaggiava" i prodotti del piccolo chimico :evil: ) e magari mi chiedeva di cucinare una torta insieme
Insomma uno puo' leggere quello che vuole ma poi per la pratica bisogna sempre tener conto del carattere e delle inclinazioni dei figli
silvi_a ha risposto alla discussione #9 03/03/2017 10:16

laurahd ha scritto: Insomma uno puo' leggere quello che vuole ma poi per la pratica bisogna sempre tener conto del carattere e delle inclinazioni dei figli


certamente, però bisogna anche essere abbastanza aperti a coglierle.

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E' uno dei primi libri scritti dal pedagogista scozzese Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell'autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un'educazione autoritaria e repressiva.

Alexander S. Neill è il creatore della scuola di Summerhill, dove i bambini sono liberi di fare quello che vogliono, senza che l'autorità dell'adulto imponga le sue regole di morale e di condotta. A Summerhill non ci sono punizioni per chi si comporta male, e le regole del vivere insieme sono regole sociali, dettate dalla stessa comunità, formata dai ragazzi.

Il libro è scritto nel 1927, può sembrare datato per certi aspetti, ma alcune idee sono davvero interessanti e meritano uno spunto di riflessione. Il titolo "il fanciullo difficile" non tragga in inganno, anche se l'autore prende spunto da casi di ragazzini con problemi le sue riflessioni hanno valenza universale: "[...]non vedo che una via per l'educazione: dire coraggiosamente che noi adulti non sappiamo cosa sia l'educazione; confessare che noi ignoriamo cosa sia il meglio per un fanciullo[...]" e ancora "[...] nessun uomo è tanto buono da poter dire a un altro come deve vivere; nessun uomo è tanto saggio da poter guidare i passi di un altro". 

Il libro è preceduto da un saggio introduttivo di Annalisa Pinter, che fa notare come in quest'opera, ancora più che in Summerhill, l'autore cerchi di costruire una teoria organica. A volte, dice sempre la Pinter, "non vi è molto impegno nel cogliere l'eziologia dei problemi" e certo non fornisce una metodologia di analisi e intervento.

E' chiaro che non è un saggio pedagogico che possa illuminare un genitore in crisi: ma è un arricchimento, anche storico per chi si interessa di tematiche sull'educazione e sulla scuola. Summerhill è lontanissima dal concetto di scuola a cui siamo abituati, ma proprio per questo vale la pena sognare, perché tutti noi, nella nostra infanzia abbiamo sognato una scuola così. Ma la realtà è un'altra cosa.

autore: Alexander S. Neill

editore: La Nuova Italia (collana Classici dell'educazione contemporanea)

[Copertina del libro non disponibile]