Col sorriso sulle labbra

La signora accanto, si agita. Si muove a scatti. Tirata pure in viso, con un sorriso standard che stona un poco con tutto quel nervoso.

 

Il treno è partito da poco e il suo viaggio pare le risulti durato già abbastanza.
Inanella tre o quattro telefonate in fila. Non ascolto. Percepisco solo la straniante sensazione di una voce tenuta bassa quasi a sussurro e gestita con i ritmi e gli accenti di cazziatoni a raffica. Sempre col sorriso.
Della nuova telefonata mi arriva distinta una sequenza:
"Hai cambiato idea. Hai cambiato idea. Hai cambiato idea un'altra volta. Perché hai cambiato idea? ...
Va beh, va bene, hai cambiato idea. Chiedimelo in un altro modo. Avanti, chiedimelo in un altro modo. Hai un altro modo per chiedermelo? Questo non è il modo di chiedermelo, hai un altro modo per farlo?..."
La sbircia e il sorriso non le cede affatto. Anche se la mano sinistra strangola il foulard che si è portato dal collo al grembo.
"No. No. Ho detto no. Mi sono rotta il cazzo. Adesso mi sono rotta il cazzo. Mi sono decisamente rotta il cazzo. Di un figlio così non so che farmene. È ora che impari l'educazione. Esattamente. Proprio. È ora che impari un poco di educazione. Vaffanculo".
Chiude la telefonata. Si aggiusta la collana. Si mette comoda. Chiude gli occhi. E s'addormenta. Col sorriso sulle labbra.
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