Bambini e paure

Paura, emozione universale

 

La paura è un’emozione primaria di difesa iscritta nel nostro patrimonio genetico, un campanello d’allarme interno che ci segnala la presenza di un pericolo o di una minaccia proveniente dal mondo esterno. Il suo scopo è quello di attivare comportamenti di protezione, fornendo la motivazione necessaria alla mobilitazione delle energie.

Tutti i bambini, nelle fasi della loro crescita, sviluppano alcune paure, poiché si sentono ancora indifesi e conoscono ancora poco il mondo che li circonda: sono paure cosiddette sane, transitorie e legate alla realtà che il bambino va scoprendo.

 

Quali paure?

Un mondo senza paure è un’utopia, anzi, affrontare gli ostacoli della vita quotidiana è importante per acquisire una maggior fiducia in se stessi. Esistono tipi di paure molto comuni tra i bambini e variano a seconda delle diverse fasce d’età. In particolare:

-la paura dell’abbandono: il timore di essere abbandonati e di perdere i genitori è un’emozione comune ai piccoli di tanti animali. Dietro questa paura, c’è un impronta chiaramente biologica, che riguarda il benessere del bambino e della sua crescita sana ed equilibrata, oltre le implicazioni psicologiche, in quanto tra madre e bambino vi è un legame ed un rapporto intimo e particolare. Se dunque, la mamma viene al primo posto, subito dopo arrivano il padre e gli altri familiari, in particolare nonni e zii: tutte queste persone, sono per il piccolo sorgenti d’amore e fiducia, sicurezza, adulti capaci di rassicurare con uno sguardo, una parola, un gesto;

-la paura dell’estraneo: è una paura che sorge intorno ai 6-18 mesi d’età, poiché il bambino riconosce bene il padre e la madre e guarda con paura chi non conosce, tuffandosi tra le calde braccia dei genitori per richiedere protezione. Un viso amico è qualcosa di buono, sicuro ed affidabile, che non può essere fonte di timore;

-la paura del buio: è una delle paure più frequenti. Con la luce tutti i piccoli possono vedere ciò che li circonda, se vi è un pericolo fuggire, mentre nella notte, nelle tenebre, nel buio è più facile subire un’aggressione da parte di qualcuno, si possono nascondere pericoli dietro ogni angolo e le ombre possono trasformarsi in orchi e streghe. La notte è anche momento di separazione dal calore dell’abbraccio di mamma e papà, dal loro sguardo, dove attraverso il sonno, si vaga in mondo sconosciuto, fantastico, non gestibile dal bambino, è dunque per questo infido e pericoloso;

-la paura dei forti rumori: tuoni, grida improvvise, paure comprensibili sul piano biologico. Infatti, un ambiente rumoroso viene avvertito come fonte di pericoli e minacce, rispetto ad un ambiente silenzioso, percepito come pacifico e tranquillo;

-la paura della morte: una paura frequente, quella che possa capitare qualcosa di brutto e nocivo a se stesso e alle persone a cui vuole bene. A causa della sua dipendenza da altri, il piccolo si trova in una situazione di impotenza, di fragilità. Nella sua assenza, le persone care possono farsi male, possono morire, oppure può succedere a lui senza le cure immediate di mamma e papà;

-paure legate ad un evento traumatico: arrivate a seguito di un trauma, di un evento acuto, improvviso, una situazione specifica che il bambino associa ad un’esperienza negativa (esempio, un terremoto);

-paura degli insetti o degli animali: la paura degli insetti così come quella degli animali, è spesso associata alla paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce e non si padroneggia;

-paura di andare a scuola: tutti i bambini, una volta nella vita, hanno desiderato e cercato fortemente di non andare a scuola. Un atteggiamento, questo, che fa parte dell’esperienza scolastica, ma se questa paura perdura nel tempo e aumenta di intensità, è un disagio che non va sottovalutato. Più frequente tra i 5 e i 13 anni, in particolare negli anni di passaggio scolastico tra i vari gradi di istituti. Tra le cause ambientali che maggiormente incidono nello predisporre e scatenare un rifiuto per la scuola, gli eventi di vita stressanti che possono essersi verificati a casa, come una separazione tra genitori, una relazione conflittuale nella famiglia, un legame disadattivo con uno dei genitori; nella scuola, possono esserci difficoltà con il gruppo dei pari, o con gli o un insegnante, il ritorno a lezione dopo una lunga interruzione;

-paure sociali: sono rappresentate da quei timori condizionati dall’educazione, frutto della relazione con i genitori. In particolare, alcuni stili educativi le possono favorire:

  • stile ipercritico, caratterizzato da un’elevata frequenza di critiche rivolte al bambino sotto forma di rimproveri oppure manifestando biasimo nei suoi confronti, svalutandolo e mettendolo in ridicolo. Ciò determina nel piccolo un’esagerata paura di sbagliare, di essere disapprovato, bassa stima di sé;
  • stile perfezionistico, sostenuto dalla convinzione che il bambino deve riuscire bene in tutto ciò che fa e che il suo valore (compreso quello dei suoi genitori) è determinato dal successo che ottiene in varie attività. I bambini educati con questo stile, diventano molto ansiosi quando si cimentano in qualcosa di impegnativo (compiti in classe, esami, gare ecc.) e ritengono di valere qualcosa solo se riescono bene ed ottengono l’approvazione altrui;
  • stile iperprotettivo, contraddistinto da un’eccessiva preoccupazione dell’incolumità fisica del bambino, tendendo a proteggere in continuazione il figlio da ogni minima frustrazione. Nel bimbo vengono quindi modellate timidezza e paura, trasmettendogli soprattutto idee sul fatto che i pericoli sono dappertutto e bisogna stare continuamente attenti;
  • anche ambienti con stile educativo incongruente, con forti conflitti familiari al suo interno, oppure ambienti freddi, dove prevale un atteggiamento di disinteresse, una scarsa accoglienza, possono contribuire ad incrementare le paure dei piccini.

Strategie per superare le paure

 

Le paure sane, fisiologiche, non vanno eliminate, poiché rappresentano una tappa importante dello sviluppo infantile: sono legittime, devono essere accettate e superate con il tempo e la pazienza, attraverso adulti di “riferimento”. Crescendo, alcune paure scompaiono, mentre ne possono comparire altre di diversa intensità, sempre legate al processo di sviluppo del bambino, al suo grado di maturazione globale. Come possono fare i genitori? Quali strumenti, metodi, strategie adottare nel caso compaiono paure nei nostri bambini?

Innanzitutto, imparare a rispettarle e stargli vicino. A volte, bastano un abbraccio, un bacio, una frase come “se hai paura io ci sono”, trasmettendo calma e serenità.

Infondere fiducia e incoraggiare il bimbo nei suoi progressi, accettandolo nella sua globalità.

Imparare ad ascoltare attivamente, attraverso la “sintonizzazione affettiva”, una vera collaborazione da parte dei genitori.

Stimolare nel piccolo il gioco libero, fantastico, attraverso disegni e forme espressive che permettano di dare un nome e un volto alle sue paure.

Utilizzare tecniche teatrali, come il mettere in scena, attraverso un pupazzetto o una bambola, una storia che abbia come tema la paura, la sua paura.

Usare il pensiero magico (i bambini ne hanno da vendere!), importante che possa funzionare ogni volta che la paura fa capolino. Questo pensiero, non è qualcosa di confuso, di folle, separato dal mondo, ma una forma d’intelligenza commisurata all’età, che permette ai bambini di essere creativamente attivi e comprendere il mondo che li circonda. Quindi, via libera alla fantasia, come creare una scatola che acchiappi le paure, oppure uno spray magico che allontana i mostri.

I rituali: inventati per rendere comprensibili situazioni estremamente difficili, potendole superare così in modo concreto. Essi si staccano da tutto ciò che è quotidiano, vivono attraverso le rappresentazioni ed hanno una fine ed un inizio. Esempio, una filastrocca che scacci le paure, raccontata dalla mamma o dal papà tutte le sere prima di addormentarsi.

Utilizzo della fiaba: la fiaba può essere letta, ascoltata, rappresentata ed è parte importante nello sviluppo infantile poiché assolve allo sviluppo di alcune fasi. L’eroe si evolve in contrapposizioni tra forte e debole, grande e piccolo, tra il bene e il male, presentandosi alla fine purificato, più maturo, più consapevole.

Tutte le tecniche e le strategie elencate, non devono essere somministrate come fossero un farmaco, ma vanno invece “costruite” in una dimensione relazionale ed emotiva che si cercherà di costruire tra genitori-bambino, in una cornice condivisa spaziale e temporale.

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