Selfie

Quante volte vi è capitato di arrivare in un bel posto, prendere il telefono e farvi un selfie per poi pubblicarlo immediatamente su un social?

Inizialmente era un’abitudine diffusa fra gli adolescenti, ora è diventato così comune che lo fanno persone di ogni età, le persone si scattano selfie in ogni momento della giornata, ovunque!



Ma cosa significa il termine selfie? "Autoscatto fatto usando uno smartphone o una webcam e poi pubblicato sul web", secondo la definizione pubblicata dall'Oxford Dictionary, che ha elevato il neologismo, coniato dai social media, a vocabolo chiave del 2013.

 

Per la prima volta è stata scritta in un forum di discussione australiano e in pochissimo tempo ha conquistato il domino del gergo giovanile internazionale.

Un vero e proprio tormentone che ha contagiato tutto il mondo, questo grazie soprattutto ai social network.

Il fenomeno si è inserito in pochissimo tempo nelle nostre abitudini quotidiane, attraverso il selfie, cerchiamo approvazione e conferme da chiunque.

I selfie ci immortalano ovunque con espressioni accattivanti, ammalianti, spiritose o labbra prominenti a rappresentare una posa imbronciata in inquadrature a mezzo busto con una mano che non si vede perché regge lo smartphone.

È un valido strumento per rendersi visibili e con l'aiuto dei social network il riscontro con il pubblico è immediato, arrivano così apprezzamenti e commenti facendoci sentire appagati e soddisfatti di noi stessi.

In fondo nel fenomeno non c'è niente di nuovo, prima del selfie, non solo la pittura, ma anche la letteratura ha avuto modo di anticipare questa tendenza tipica dei nostri giorni.

Il primo autoscatto della storia fu fatto dalla Granduchessa di Russia Anastasia della dinastia dei Romanov. Anche se non esistevano gli smartphone, la tredicenne Anastasia scattò una sua foto utilizzando una Kodak Brownie e uno specchio e poi orgogliosamente inviò l’autoscatto ad una sua amica, usando la posta tradizionale, non WhatsApp ovviamente! Nella lettera che accompagnava la foto scrisse: “Ho fatto questa foto di me stessa guardandomi allo specchio. È stato molto difficile, perché mi tremavano le mani”. 

Opere come “Uno nessuno e centomila” di Luigi Pirandello, esprimono perfettamente come l’uomo valuti se stesso attraverso quello che gli altri pensano di lui.  

Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), attraverso la presa di coscienza dei diversi se stesso che via via diventa nel suo rapporto con gli altri (Centomila). Nel suo tentativo di distruggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da come lo immagina. Vitangelo Moscarda è il "forestiere della vita", colui che ha capito che le persone sono "schiave" degli altri e di se stesse. Egli vede gli altri vivere in questa trappola, ma neanche lui ne è completamente libero: il fatto che la gente l'abbia preso per pazzo è la dimostrazione che non è possibile distruggere le centomila immagini, a lui estranee, che gli altri hanno di lui.


Nell’arte è pieno di artisti che hanno realizzato tantissimi autoritratti, trovo geniale l’opera di Salvador Dalì del 1941 “Autoritratto molle con pancetta fritta”

Riguardo a quest’opera Dalì disse: “Invece di dipingere l’anima, cioè l’interiorità, ho dipinto l’esteriorità, l’involucro, il guanto del mio io. Questo guanto del mio io è commestibile e perfino già leggermente putrefatto; per questo motivo dalla pancetta escono anche delle formiche. Come il più generoso tra tutti i pittori io mio offro costantemente per il pranzo e quindi nutro di prelibatezze la nostra epoca.” 

Invece di dipingere l'anima si concentra sull'esteriorità, l'involucro appunto, che cela il nostro mondo interiore, "il guanto di me stesso”. Ma è un involucro commestibile, proprio come la pancetta posta accanto ad esso, ma allo stesso tempo anche putrefatto, così come è indicato da piccole formiche che impietose cingono i bordi della bocca e degli occhi.

L'artista diviene cibo della propria epoca, nutrendo di prelibatezze la stessa.

Tornando ad oggi, è assodato che il selfie abbia contagiato oramai tutti, ma non possiamo considerarlo un semplice autoscatto, visto che spesso non siamo in grado di dosarne l’utilizzo, al punto tale che rischiamo di perdere momenti indimenticabili restando sempre “connessi”, dimenticandoci che è più importante godere di un esperienza che immortalarla in un foto.

 

Blog EffeSound. Motherhood, Craft & Cooking

 

Pin It
Accedi per commentare

Il Segreto dei Bambini Felici

“Perché tanti adulti sono infelici? Pensate a tutte le persone che conoscete, che hanno problemi come la mancanza di fiducia in se stesse, oppure l’incapacità di prendere decisioni, o di rilassarsi, o di fare amicizia. D’altronde spesso si rimane colpiti dall’allegria e dall’ottimismo che alcune persone dimostrano costantemente. Per quale ragione, dunque, alcuni individui sono più sereni e più equilibrati di altri, nonostante le avversità?

Semplicemente, l’infelicità di molte persone deriva da un condizionamento. Durante l’infanzia, queste persone sono state inconsapevolmente condizionate all’infelicità e durante l’età adulta si sono comportate di conseguenza. Leggendo questo libro scoprirete forse che, senza volerlo, state ipnotizzando i vostri figli in maniera tale da indurli a disprezzare se stessi e state creando così, in loro, molti problemi che forse li affliggeranno per tutta la vita. Nondimeno ciò non è affatto inevitabile. Potete insegnare ai vostri figli ad essere ottimisti, affettuosi, valenti, felici e ad avere la possibilità di condurre una vita lunga e prospera.”

Un manuale che darà ai genitori più fiducia in se stessi, rendendoli più forti, più capaci di amare, più rilassati e... più felici.

autore: Steve Biddulph - Illustrazioni A. Stomann

editore: Tea Libri

Narciso innamorato. La fine dell'amore romantico nelle relazioni tra adolescenti

“La realizzazione del proprio Sé”. E’ questo l’obiettivo principale dei genitori di oggi, formare cioè dei figli consapevoli delle proprie capacità, dei propri desideri, fornendo stimoli per una loro crescita felice, autonoma, ricca di relazioni sociali, contatti ed esperienze diverse.

 

Leggi tutto...

La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia 1938 -1945

Il Novecento è stato anche il secolo dei bambini, in cui è nata una cultura dell'infanzia, in cui ci si è accorti dell'importanza del vissuto infantile sullo sviluppo della persona, anche da adulta. Eppure o forse proprio per questo, nello stesso tempo, il progetto nazista ha rimosso proprio l'infanzia nella sua specificità, per estirpare le radici di una popolazione. 
L'attenzione ai bambini è necessaria per fondare un futuro di diritti e di pace, eppure anche adesso in tutto il mondo l'infanzia è violata, non rispettata, negata.

Leggi tutto...