Senza Biglietto da visita. Cosa sei disposta a lasciare per essere te stessa?

Veronica Viganò, ex "manager ninja", e ora blogger e consulente di comunicazione è una mia amica. Virtuale finché volete ma mia amica.

Ci siamo conosciute via web 7 anni fa, e credo parlate al telefono solo una volta, quando a Radio24, insieme a Iolanda Restano, ha recensito il mio libro  "Mammina Vecchia fa buon brodo”.  Ho capito che tra noi c’era feeling dal modo in cui ha commentato alcuni capitoli: si avvertiva che avevamo lo stesso sentire, la stessa visione della maternità e del nostro essere donne. Per anni ci siamo incrociate sui social, mettendo “mi piace” ai rispettivi post: soprattutto quando si parlava di “mammitudine” e tematiche relative al lavoro. Così, quando qualche mese fa è uscito il suo libro “Senza biglietto da visita”  l’ho subito ordinato, letto tutto d’un fiato e capito che era giunto il momento di ricambiare il favore.

 

 

La protagonista Silvia Colombo è una manager d’assalto . Al rientro in azienda  dopo nascita del primo figlio, piombato nella sua vita senza preavviso ma accolto con amore e gioia da lei e il compagno, Silvia viene mobbizzata dall’azienda a cui aveva dedicato tutte le sue energie, talento e creatività oltre che gli ultimi tre anni della sua vita. Una situazione che, insieme a uno strisciante senso di colpa nei confronti del figlio necessariamente affidato alle cure di una baby sitter, la porta alla decisione di licenziarsi e dedicarsi alla crescita del suo bambino. Una scelta che non viene compresa né dalla madre, "manager ninja" di prima generazione, né dalle amiche in carriera che guardano con un misto stupore/invidia  quella che per loro rappresentava la portabandiera delle donne manager, delle ambizioni realizzate, del sacrificio che paga. Dopo un periodo di full immersion nella maternità Silvia si trova a compiere una nuova scelta: accettare un ruolo in un’altra azienda, del tutto simile a quello da cui è stata estromessa o perseguire nell’attività di blogger e consulente di comunicazione con poche certezze, una strada in salita ma anche la possibilità di conciliare vita familiare e lavoro?

Il libro non  è un certo un thriller e la conclusione è scontata. Quello che non lo è per niente, è invece il processo di crescita che avviene dentro Silvia in questi anni ed è qui, secondo me, che Veronica dà il meglio di sé. Il personaggio della Silvia manager è molto intrigante: leggendola ti immagini un incrocio tra Marisa Bellisario e Miranda Presley che tiene testa ad un manipolo di manager testosteronici con una visione del femminile di tipo arcaico. Non è una macchietta: è una donna che lotta anche per le altre e si pone ogni giorno le stesse domande che tante donne, che amano e sanno lavorare, si pongono davanti ad un universo maschile compatto, inscalfibile e molto spesso inadeguato ai ruoli che ricopre.

La maternità di Silvia, le sue paure di inadeguatezza, le ansie da prestazione e anche il timore di non poter più rientrare in quella giostra senza fine di continuità che è l’universo lavorativo a certi livelli, mi hanno fatto rivivere momenti dolorosi dopo 18 anni come se fosse stato ieri. Questo perché evidentemente Viganò sa scrivere bene, ed è sincera nel raccontare emozioni che ha vissuto personalmente.

Questa Silvia che si inventa un blog per solitudine fa molta tenerezza. Mi ha ricordato quando io, con Federico di neanche un anno, mobbizzata brutalmente dall’emittente radio in cui lavoravo, planai sul blog del sito di Pediatria On Line dove incontrai tante mamme, nelle stesse mie condizioni. Mamme tristi, gioiose, accoglienti, preoccupate. Mamme giovani, primipare attempate come me,. Mamme con bimbi appena nati o già più grandicelli. Grazie a quel sito, alla volontà di mamme che dopo 18 anni credono ancora all’effetto terapeutico e aggregativo che un sito per genitori può generare e hanno realizzato il sito Officina Genitori, anche voi potete leggere questo articolo.

Tornando a Silvia, e quindi anche a Veronica che fa capolino dietro Silvia cercando di nascondersi ma non le riesce, per molte pagine del libro ho condiviso i suoi processi mentali, le sue delusioni e i suoi successi con una tale empatia che spesso mi sono chiesta “Ma questa cosa come fa a saperla?”.

Il rapporto con il compagno, poi marito, si snoda tra un amore forte e maturo, la gioia di condividere la genitorialità ma anche la passione per il lavoro, e un malcelato senso di invidia per il suo successo professionale che, essendo uomo, viene riconosciuto e incoraggiato dall’intera società, a partire dalla sua stessa famiglia. I piccoli litigi dovuti alla gestione della casa e del bambino, si stemperano nella solidità di un intese complice dove lei e lui, sono gli unici autorizzati a consigliare, giudicare, mettere in discussione le reciproche scelte, grazie ad un rapporto paritario e al reciproco rispetto.

Veronica Viganò ha scritto questo libro a cuore aperto, senza trucchi ne malizie. Non c’è ombra di compiacimento nella descrizione dei suoi talenti e delle sue scelte ma solo la voglia di condividere un percorso a tratti doloroso, che l’ha portata alla consapevolezza di essere la donna che ha deciso di essere.

autore: Veronica Viganò

editore: Edizioni Amazon

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