Diario di viaggio: Il Peloponneso

 

Questo viaggio è stato come un regalo inaspettato, come il realizzarsi di un sogno. Un viaggio desiderato e realizzato insieme a voi Ilaria e Giulia, il nostro viaggio.

 

Partenza da Ancona

Siamo partite con l’auto la mattina del 28 agosto direzione porto di Ancona, imbarco previsto 16.30. Per evitare problemi legati al traffico o ad imprevisti lungo il percorso ci siamo mosse con largo anticipo ed alle 12.30 siamo già qui per il check in. Insieme ai biglietti ci consegnano il cartoncino con su scritta la destinazione “Patras” mi emoziono quasi nel metterlo sul cruscotto dell’auto! Lasciamo l’auto in fila nell’area di imbarco e ci facciamo un giro perlustrativo in Ancona, abbiamo tempo fino alle 15.30. Fa molto caldo e non sappiamo bene dove andare, il nostro giro si ferma in un bar dove mangiamo ed attendiamo al fresco l’orario di imbarco. Torniamo verso l’auto e ci sediamo sul molo in attesa dell’arrivo della nave in compagnia di molte persone. La nave giunge di li a poco è un traghetto piuttosto grande, la “Cruise Olympia” della compagnia Minoan Lines, del resto ci attendono 23 ore di viaggio! Sbrigate  le procedure di imbarco, sistemati i bagagli in cabina, ci apprestiamo ad esplorare la nave rendendoci subito conto che è piena di ragazzi. I nostri compagni di viaggio sono tanti ragazzi diretti a Corfù per il viaggio della maturità organizzato da scuola zoo. Una bella compagnia, allegra e divertente!

Al mattino raggiungiamo il ponte dove ci attende la bellezza della costa: a sinistra l’Albania una costa dal profilo montuoso piena di insenature, vegetazione che si spinge fino a lambire l’azzurro del mare. Non ci sono centri abitati, solo qualche edificio sparso. A destra l’isola di Corfù ugualmente bella ma con diversi centri abitati e porti pieni di imbarcazioni. Due mondi diversi anche se non per molto penso, dato che l’Albania è una delle nuove scoperte turistiche.

Mentre navighiamo in mezzo alle isole, l’avvistamento dello “scoglio” di Itaca Peloponesso2
è un’emozione! Ulisse è un mito per chi ama il mare ed è quindi inevitabile immortalare la sua terra in quanti più scatti possibile.

Alle 16.30 raggiungiamo Patrasso, da qui ha inizio il nostro viaggio itinerante in terra greca. Il giro del Peloponneso prevede diverse tappe compresa una sosta ad Atene, tutte le soste sono state programmate e i vari alloggi prenotati da casa via Airbnb oppure Booking.com, ho un foglio con l’itinerario e le date dei vari soggiorni, tutto dovrebbe essere a posto insomma ma un minimo di timore che qualcosa non vada come previsto c’è, però la bellezza del posto e l’emozione per questa avventura scaccia anche la paura di non trovare il posto dove dormire. Ci penseremo al momento, ora è meglio andare verso la nostra prima tappa: Atene.

Atene

Da Patrasso ad Atene sono circa 220 Km ma il viaggio è confortevole trattandosi di autostrada. Attraversiamo Il canale di Corinto in autostrada senza riuscire a vedere lo stretto, ci ripromettiamo di fermarci al ritorno. Giungiamo ad Atene e ci dirigiamo verso l’alloggio prenotato, si tratta di un’appartamento in zona centrale, a due passi dall’Acropoli. La proprietaria è molto gentile e la casa davvero bella e confortevole, un buon inizio! Ad Atene ci fermiamo due notti, non molte ma sufficienti a fare qualche giro nei luoghi più “famosi”. Iniziamo la prima sera con passeggiata sotto l’acropoli, cena in un locale indicatoci dalla proprietaria (che come tale ci ha fatto anche lo sconto) e passeggiata lungo la Plaka, il quartiere della movida ateniese. Raggiungiamo passeggiando piazza Monastiraki e piazza Syntagma, quindi facciamo ritorno verso l’appartamento. Il giorno seguente la sveglia suona presto perché vogliamo visitare l’acropoli evitando il caldo torrido e se possibile anche le code in ingresso dato che oggi è l’ultima domenica di luglio. Lungo la strada ci fermiamo a far colazione in un posto davvero singolare: si paga solo il caffè espresso, le torte, lo yogurt (immancabile ed imperdibile in grecia) ed il caffè “americano” sono gratuiti. Sorprese di questa terra ospitale. Giungiamo nei pressi dell’Acropoli e siamo fortunate perché non c’è coda e soffia un bel vento da nord che rende piacevole la passeggiata nonostante il calore notevole del sole che splende in un cielo senza nubi. L’Acropoli è l’Acropoli non c’è altro da dire. Un tuffo nella storia, nelle radici della cultura classica che appartiene anche a noi. Il teatro di Dioniso ancora oggi utilizzato per gli spettacoli (chissà che bello dev’essere potervi assistere), il tempio di Atena Nike, l’Eretteo con la “loggia delle Cariatidi” ed in mezzo il Partenone, probabilmente il simbolo più noto della Grecia classica. Dopo la visita dell’Acropoli la tappa successiva è obbligatoriamente il museo dell’Acropoli. Molto bello, di recente costruzione (prima si trovava all’interno dell’Acropoli ed era più piccolo), è suggestivo l’ultimo piano che è una raffigurazione del Partenone con la ricostruzione del frontone e delle statue che lo ornavano.

Il pomeriggio dopo aver visitato l’Agorà dove si trova il tempio di Hephaiston, uno dei templi con il miglior stato di conservazione che si possano ammirare, non ci lasciamo sfuggire il giro sul bus turistico per un “sightseeing” della città e la sera cena in un ristorante panoramico con vista sull’acropoli e la collina del Licabetto. Il mattino seguente lasciamo Atene non senza qualche rimpianto perché siamo state davvero bene, ma ora ci aspetta il Peloponneso!

Argolide (Micene, Nafplio, Epidauro)

La destinazione è Tolo vicino Nafplio, 144 Km da qui ma dobbiamo fare tappa prima sul canale di Corinto e poi a Micene.

Il canale di Corinto lo osserviamo dall’alto di un ponte ponendoci l’inevitabile domanda: come faranno le navi da crociera a passarci in mezzoPeloponeeso3? Uno spettacolo ingegneristico non c’è che dire.

Ci dirigiamo verso Micene dove giungiamo intorno alle 13.00, la strada è comoda e scorrevole. Ricordo poco della civiltà micenea,  ammetto che ho la tendenza a confonderla con la storia della Grecia classica ma fortunatamente viaggio con due liceali una delle quali si erge immediatamente a guida turistica. Fantastico! Il sito è ben conservato ed anche piuttosto esteso. Si accede all’antica Micene attraverso la porta dei leoni che, come mi fa notare la guida personale, è in realtà ornata da leonesse ma non si sa perchè tutti la chiamino porta dei leoni. La porta è il varco di accesso delle mura ciclopiche che contornavano Micene, il palazzo reale sovrasta dalla cima della collina le abitazioni. Il panorama è fantastico e non si fa fatica a capire come mai la città fosse sorta proprio li in cima: si riesce a controllare una vasta area di territorio. Ovviamente il re di Micene per eccellenza è Agamennone, la cui tomba si trova quasi intatta ai piedi della collina.Peloponeeso4

Lasciamo Micene dirigendoci verso Tolo, dove raggiungiamo il bungalow che abbiamo prenotato per due notti. La struttura è gestita da una coppia greco/tedesca della quale assimila le caratteristiche: spartana ed essenziale ma nel contempo molto ospitale. Lasciata auto e bagagli il primo pensiero è tuffarci nel mare Egeo anche perchè il caldo si fa sentire e il primo bagno in terra greca non può attendere oltre. Per raggiungere la spiaggia il camping ci mette gratuitamente a disposizione tre bici, sarebbe tutto perfetto se non fosse che loro sono di taglia e dimensioni tedesche  noi taglia e dimensioni da piccole italiane. Il risultato è che arriviamo a fatica ai pedali, mi offrono una bici da bimbo ma io, punta nell’orgoglio, li guardo con aria offesa e me ne vado arrancando sui pedali nella speranza di non cadere. Giungiamo intatte alla spiaggia di Tolo, un’insenatura  protetta da due promontori e da un’isola posta nel centro, nonostante ci sia vento il mare all’interno della baia è calmo. Una vista spettacolare ed un mare altrettanto bello. La spiaggia è di sabbia fine, a libero accesso posta a due passi dalle abitazioni, il fondale è sabbioso ricco di Posidonia oceanica  con tutto l’ecosistema conseguente e degrada lentamente verso acque più profonde, ai lati ci sono formazioni rocciose dove è possibile osservare un fondale più vario popolato da diverse specie di pesci.

La sera andiamo a Nafplio che è il paesino più grande della zona ma come tale è anche piuttosto trafficato e soprattutto trovare un parcheggio si è dimostrata un’impresa difficile! A rimedio del tempo perso nella ricerca del posto auto posso dire che abbiamo mangiato bene e speso poco (caratteristica ricorrente in tutta la nostra vacanza greca) in uno dei tanti ristoranti turistici presenti sul viale del passeggio.

Il mattino seguente ci svegliano con calma, molta calma, ringraziamo Ingrid la proprietaria del camping per le brioche e gli yogurt che ci ha procurato, nutriamo gli innumerevoli gattini che ci girano intorno mentre consumiamo la colazione e partiamo alla volta di Epidauro.

Peloponeeso.6 Il teatro di Epidauro è uno dei luoghi più incredibili che abbiamo visitato in questa vacanza. Perfettamente conservato, probabilmente grazie al fatto che è rimasto per secoli protetto dai cumuli di terra che lo hanno interamente coperto a seguito di un terremoto, è stato infatti portato alla luce nel 19 secolo. E’ incastonato tra le colline e gli ulivi e gode di un’acustica perfetta. Ce ne siamo potute rendere conto grazie ad un turista che si è esibito in un’aria lirica da noi perfettamente udito nonostante fossimo sedute in ultima fila. Inutile dire che si è meritato per l’esibizione l’applauso di tutti i presenti!

Lasciare il teatro devo dire che non è stato facile, siamo state sedute un bel pò in cima ai gradini senza dire nulla, semplicemente assorte nei nostri pensieri, la fame però e soprattutto la voglia di qualcosa di fresco hanno avuto la meglio e ci siamo dirette verso uno dei vari chioschi presenti intorno al sito archeologico prima di partire per un giro della costa.

Il giro della costa ci ha riservato scenari spettacolari, siamo andate verso nord e da li abbiamo fatto tutto il giro impiegandoci non poco tempo data la natura del territorio che essendo montuoso non consente una viabilità semplice. Le strade sono piccole ed è tutto un saliscendi dal mare alle montagne con panorami mozzafiato. In tardo pomeriggio siamo rientrate a Tolo senza però rinunciare ad un bagno serale nell’acqua tiepida perchè nessuna di noi tre riesce a resistere quando c’è da tuffarsi in acqua!

Monemvasia (Laconia)

Dopo due giorni trascorsi a Tolo è ora di ripartire, ci muoviamo in direzione sud la nostra prossima meta è la rocca di Monenvasia. Da Tolo a Monenvasia sono 230 Km circa di strada non sempre bella infatti ci si impiega un pò di tempo, lungo il tragitto si incontra Sparta. La città attuale è piuttosto anonima, l’abbiamo attraversata  velocemente senza sostare e senza fare tappa al sito archeologico che, da come ci è sembrato documentandoci prima della partenza, non è particolarmente conservato.

La rocca di Monenvasia è bellissima, un posto davvero incredibile. E’ soprannominata la Gibilterra greca perchè la roccia imponente collegata da una stradina lunga 200 mt alla terraferma ne ricorda le fattezze. L’immagina  della “roccia gigantesca” appare quasi all’improvviso, sbuchi da una curva e ti ritrovi davanti questo sperone di roccia alto circa 100 metri che si eleva sul mare praticamente dal nulla. L’albergo dove alloggiamo si trova proprio ai piedi della rocca, appena attraversato il piccolo istmo che la collega con la terraferma, si chiama Lazareto Hotel e ci piace molto! È composto da edifici bassi in pietra che si integrano bene con l’ambiente circostante, ogni edificio ha al massimo 2 stanze e si trova immerso tra gli ulivi. Il mare però non può attendere e noi che il mare lo amiamo molliamo al volo i bagagli e cerchiamo un posto dove andarci a tuffare. A Monenvasia ovviamente non ci sono spiagge, data la conformazione dello sperone di roccia, e tira spesso un forte vento, fortunatamente però proprio perchè è un istmo, è esposto da due lati e possiamo scegliere di tuffarci dalla parte del lato riparato dove c’è un molo che funge da “spiaggia” per i bagnanti, con tanto di doccia libera, perchè un’altra sorpresa delle spiagge greche è che ci sono le docce dappertutto, anche sulle spiagge libere! Il mare è subito profondo e questo presenta diversi vantaggi: ci si può divertire a tuffarsi, si nuota bene e si può osservare un fondale variegato con diversi tipi di pesci mediterranei come castagnole, saraghi e donzelle nonchè numerosi ricci marini che  ci fanno capire di dover prestare molta attenzione quando ci appoggiamo agli scogli.

La sera ci dirigiamo verso il villaggio di Kastro situato su di un lato della rocca, inaccessibile alle auto dal momento che per accedere si deve attraversare lo stretto  varco di un muro di cinta che dalla base si arrampica verso la cima della rocca. Definire il villaggio come un presepe è finanche riduttivo. Un dedalo di stradine si snoda tra case in pietra e piccoli spiazzi. C’è una sorta di via principale sulla quale si affacciano numerosi negozi per turisti e ristoranti, da questa partono stradine molto piccole che si diramano per tutto il villaggio. Ovviamente abbondano i ristoranti trattandosi di una realtà che vive di turismo, decidiamo di fermarci in un locale che ha uno spiazzo affacciato sul mare, la scelta è casuale ma si rivela buona perchè mangiamo bene circondati da diversi gatti in attesa di ricevere un pò di cibo. Se Grecia è piena di gatti, Kastro è pienissima di gatti!

Il giorno seguente dobbiamo ripartire direzione Elafonisos ma prima vogliamo rivedere Kastro di giorno e cercare di salire in cima alla rocca dove ci sono i resti del vecchio insediamento. Per salire in cima si segue una piccola stradina con le indicazioni del sentiero che si dirama dalla via principale, la salita non è difficile anche se ripida, il dislivello è di circa 70-80 mt, si arriva in prossimità della chiesa di santa Sofia, unico edificio agibile dato che il resto dell’insediamento antico è ormai un cumulo di rovine. Il panorama dalla cima è molto bello anche grazie alla visibilità perfetta dovuta al vento che da queste parti dicono soffi sempre.Peloponeeso.8 1

Elafonisos

Un pò a malincuore lasciamo Monemvasia, secondo me avrebbe meritato almeno un altro giorno di permanenza e ci dirigiamo verso l’isola di Elafonisos situata a pochi metri a di distanza dal punto più a sud della costa del Peloponneso. Il concierge dell’albergo quando vede la macchina pronta alla partenza ci chiede dove siamo dirette, sentita la meta si raccomanda tantissimo di prestare attenzione alla strada perchè è brutta, difficile etc. Lo ringrazio ma dentro di me penso che è prevenuto perchè siamo tre donne e guido solo io. Imposto la meta sul navigatore che mi indica 37 Km in un’ora e venti minuti circa, la cosa mi sembra alquanto strana e inizio a pensare che avesse ragione il concierge. Ora posso dire che aveva ragione! La strada è strettissima, senza gard rail, in alcuni tratti ci passa una sola auto e per fortuna è pochissimo trafficata altrimenti non avrei saputo davvero come proseguire a meno di fare retromarcia fino al primo posto accessibile a due mezzi. Però il panorama è bellissimo! Si giunge all’imbarco con il traghetto e si capisce che si tratta dell’imbarco solo perchè la strada finisce e c’è il traghetto. Non ci sono strutture che facciano pensare ad un porto seppur minuscolo, ci sono altre auto in coda, non molte a dire il vero, e il traghetto è appena arrivato tanto che riesco a fare il biglietto al volo da una specie di gabbiotto e salgo subito a bordo. Il tragitto è brevissimo ma se si posiziona l’auto anteriormente, bisogna ricordarsi di chiudere bene i finestrini perchè il traghetto è piccolo e nel muoversi, arrivano ondate di acqua salata che coprono tutte le prime due file di auto, questo anche col mare non propriamente mosso, è il moto del traghetto almeno credo, a creare le onde.

Ad Elafonisos ho prenotato un minilocale all’interno di uno Studios in teoria con affaccio sul mare, ma purtroppo stanno costruendo una nuova struttura di fronte al nostro terrazzino che copre totalmente la visuale. Fortunatamente non abbiamo intenzione di stare molto in stanza! Scaricate le valigie, ormai siamo diventate abilissime e super organizzate nel compiere questa operazione, ci fiondiamo verso il mare. Elafonisos è un’isola piccolissima molto esposta al vento che in genere soffia dal quadrante Nord/Nord Est chiamato Meltemi, ha tre spiagge molto belle e fortunatamente la spiaggia più bella è esposta a Sud, quindi il mare li è in genere calmo. Mi ricorda il Salento la terra dalla quale provengo dove soffia spesso  il Maestrale, di conseguenza il litorale adriatico fino al canale d’Otranto  è sempre mosso, mentre dal faro di Punta Palascia, il punto più ad Est d’Italia, fino  al golfo di Taranto (mar Ionio) è quasi sempre calmo.  La spiaggia esposta a Sud si chiama Simos, è costituita da due baie collegate tra di loro da un istmo strettissimo di sabbia che porta ad un piccolo promontorio roccioso coperto da dune e macchia mediterranea.Peloponeeso9  Anche per accedere alla spiaggia si attraversano dune e macchia mediterranea, che portano ad un mare che definire caraibico è finanche riduttivo! La cosa fantastica è che un posto così bello non è per nulla affollato. Ci sono pochi spazi occupati da ombrelloni e lettini a pagamento, il resto è tutta spiaggia libera, tanta spiaggia libera. Ci fermiamo li fino a sera, ben oltre le 21.00, praticamente siamo gli ultimi bagnanti a lasciare la spiaggia e per raggiungere la macchina dobbiamo usare le pile perchè tra le dune non ci sono luci artificiali. Come conseguenza del bagno serale, siamo pronte per la cena alle 23.00, ma questo non costituisce un problema in quanto i locali sul lungomare sono ancora ben lungi dal chiudere.

Il giorno seguente ci dirigiamo al mattino verso la spiaggia di Simos ben decise a trascorrervi l’intera giornata, il sole picchia forte, pertanto decidiamo di usufruire della zona attrezzata pagando pochissimo (10,00€)  tre lettini ed un ombrellone. Il fondo del mare degrada piuttosto lentamente ed è sabbioso, però ai margini della baia ci sono rocce e scogli si riesce quindi anche a fare snorkeling. Il Mediterraneo non è un mare facile, certamente non si viene sommersi dalle moltitudini di pesci colorati delle barriere coralline, è un mare che va conquistato.  Noi siamo buone nuotatrici e siamo decise a conquistarlo, infatti raggiungiamo un fondale roccioso che si aggira intorno ai 3 mt di profondità e dopo un pò riusciamo ad avvistare un gruppo di Vermocani (Hermodice carunculata) che divorano un pesce pappagallo. Il Vermocane è un anellide dotato di setole urticanti che possono essere anche molto dolorose in caso di puntura, non è il caso di toccarlo o di irritarlo in quanto è in grado di lanciare gli aculei a breve distanza. Ci divertiamo ad osservare la scena e ringrazio sentitamente mia figlia per essersi dimenticata di mettere in valigia la macchina fotografica subacquea. Si allontana offesa e dopo un pò mi chiama con aria trionfale, perchè ha visto un polpo ma questo non la scusa perchè anche il polpo sarebbe stato bello da immortalare! Mentre le faccio le mie rimostranze, mi chiama la figlia più grande perchè ha visto “un pesce lungo che sembrava un serpente  nero con delle macchie gialle”. Una murena! Peccato che nonostante le ricerche non siamo riuscite più a vederla si sarà nascosta nella sua tana per evitare di essere disturbata da noi. In mezzo agli scogli nuotano anche banchi di castagnole, diffusissime nel Mediterraneo, e saraghi oltre a diversi altri tipi di pesci, mentre sul fondo si vedono scorfani e triglie rosse. Mi pento di non avere la torcia subacquea perchè sarebbe stato bello fare snorkeling la sera, il Mediterraneo al buio è pieno di sorprese. Anche oggi lasciamo la spiaggia di sera, staccarsi da questo mare sapendo che è l’ultimo giorno non è facile, ci compensa in parte la tristezza una buona cena sul lungomare di Elafonisos, siamo sedute praticamente sulla sabbia!

Navarino, Pylos, Voidokilia (Messenia)

Il giorno seguente nuova partenza, questa volta direzione Navarino, la strada da percorrere non è poca, sono circa 230 Km ma il navigatore ci fa subito capire che non deve essere agevole in quanto indica 4:45 ore di percorrenza. Il tratto più impegnativo ma anche il più bello è rappresentato dall’attraversamento del massiccio montuoso del Taigeto, tra Sparta e Kalemata, si sale in pochissimo tempo dal livello del mare fino a 1300 mt in un’area dove i cartelli indicano il rischio neve, anche se visto il caldo facciamo fatica a crederci. Oltre al rischio neve i cartelli indicano anche il rischio frane ed è abbastanza inquietante leggere tali cartelli in prossimità delle gallerie che sono scavate direttamente nella roccia, senza rifiniture. Il paesaggio è fantastico, molto verde, gole strette attraversate dai tornanti ripidi che ci portano in cima. Ci sono diversi cartelli  indicanti sentieri percorribili dato che la zona è area di trekking ed arrampicate, purtroppo non abbiamo molto tempo a disposizione e non possiamo fermarci, dobbiamo rinunciare anche alla visita di Mistras. Sicuramente questa zona meriterebbe una visita a parte di qualche giorno per poter percorrere i sentieri  dell’area montuosa che sembra davvero bella. L’arrivo a Kalemata ci riporta al clima caldo che in assenza del Meltemi si fa sentire parecchio. Da qui a Navarino la strada è agevole, una litoranea piuttosto turistica, scorrevole ma decisamente meno bella rispetto al tratto di strada precedente. Nel tardo pomeriggio giungiamo al nostro alloggio che si trova a Gialova, all’interno della baia di Navarino, una baia piuttosto ampia racchiusa verso Sud dall’abitato di Pylos e verso Nord da un’altra baia che porta verso la spiaggia di Voidokilia. Al solito lasciamo velocemente i bagagli nell’appartamento e raggiungiamo la spiaggia più vicina. La spiaggia è grande, costeggiata da una pineta, il mare però ci delude, il paragone con le spiagge caraibiche di Elafonisos è impietoso, inoltre spira un vento che agita leggermente l’acqua rendendo il fondale sabbioso torbido. Ovviamente questo non ci fa desistere dal fare il bagno e restare in spiaggia fino al calare del sole. La sera la trascorriamo a Pylos, un piccolo centro all’estremità sud della costa di Navarino, con un bel lungomare pieno di locali ma non eccessivamente affollato.

Il giorno seguente ci dirigiamo dal mattino verso la spiaggia di Voidokilia che è stata inserita dal Times tra le 10 spiagge più belle al mondo ed è descritta in tutte le guide della zona come la più bella spiaggia del Peloponneso. La nostra preoccupazione di non trovare posto per l’auto è subito dissipata dall’ampio parcheggio che nonostante sia domenica, ha diversi posti disponibili. La spiaggia è davvero bella come descritta e merita la visita: ha la forma di una omega con la via di accesso verso il mare aperto racchiusa tra due alti speroni di roccia su uno dei quali si trovano la Grotta di Nestore e le rovine del castello della vecchia Pylos, dietro la spiaggia c’è una vasta area formata da dune e macchia mediterranea. L’area fa parte di Natura 2000, una zona protetta che è anche riserva di uccelli. In spiaggia ci attende un’amica di mia figlia che è in vacanza con la sua famiglia ateniese in un villaggio della zona. Sono estremamente ospitali, del resto questa è una caratteristica che abbiamo riscontrato spesso tra gli abitanti della Grecia, ci hanno portato dei regali apprezzatissimi: marmellata fatta da loro, vino locale e un barattolo di miele con noci e limone superlativo. La spiaggia è molto frequentata, nonostante i numerosi bagnanti è comunque possibile trovare posto con uno spazio vitale intorno sufficiente a godersi bene la giornata che per noi è piuttosto lunga dato che lasciamo la spiaggia dopo il tramonto. La sera la trascorriamo nel piccolo centro di Gialova, poche case su di una via che costeggia un tratto della baia ma con diversi locali in cui fermarsi a mangiare dato che la zona è molto turistica.

Olympia, Kakovatos (Elide)

Al mattino del giorno seguente partenza verso Olympia, ultima tappa del nostro viaggio itinerante, la giornata è molto calda ma la strada questa volta è dritta e scorrevole e la distanza da percorrere non è molta. Olympia è un sito archeologico davvero notevole, molto ben conservato,  dal fascino particolare perchè è il  luogo che ha dato origine alle Olimpiadi in onore di Zeus. La visita al sito è resa difficoltosa dalla giornata afosa ed è un peccato perchè meriterebbe soste più accurate tra le varie rovine, troviamo una tregua dal caldo all’interno del museo che è molto bello ed ha dei reperti di notevole valore. Visitare i resti della civiltà greca con due liceali una delle quali appassionata d’arte è un’esperienza sicuramente da fare perchè si osservano i reperti con un occhio diverso e si imparano molte cose, come ad esempio che la statua di Prassitele raffigurante Hermes con Dioniso fanciullo è probabilmente un originale e la cosa sembra già di per se incredibile visto il notevole stato di conservazione, ma il dato più sorprendente è che in questa statua Prassitele riesce in modo perfetto nel suo intento di umanizzazione del divino, infatti Hemes che è un dio, è fermo con in braccio un Dioniso , altra divinità, in una posa molto umana e poco divina, con uno sguardo affettuoso verso il bambino mentre lo intrattiene probabilmente con un grappolo d’uva che però nella statua è andato perso.Peloponeeso.12

Usciamo dal museo non troppo convinte di calarci nell’afa estiva e cerchiamo refrigerio tra i getti d’acqua utilizzati per annaffiare il giardino presente all’esterno del museo. Dopo la visita al sito archeologico optiamo per un giro di shopping all’interno dei vari negozi presenti lungo la via principale dell’Olimpia turistica, sono molti e tra le innumerevoli raffigurazioni di figure mitologiche si possono trovare oggetti d’artigianato carini.

Sul tardi lasciamo Olympia per dirigerci lungo la costa verso l’appartamento che si trova a Kakovatos. L’ultima sera la trascorriamo in spiaggia osservando il tramonto sul mare. Abbandoniamo con riluttanza la lunga spiaggia sabbiosa per cercare un posto dove mangiare a Kakovatos. Per la prima volta cerchiamo su Tripadvisor dato che non ci sembra di aver visto molti locali in zona, è già tardi e non sappiamo dove andare. Il locale scelto ha buone recensioni, non sembra essere turistico dato che gli altri avventori hanno l’aria di essere del luogo. Il menù è scritto a mano su un quaderno in doppia lingua greco su una facciata ed inglese sull’altra, il cameriere ci confessa che è piuttosto faticoso tenere in ordine un menù simile perchè ad ogni cambiamento devono trascrivere di nuovo tutto.Peloponeeso13 Le pagine del quaderno che non sono occupate dal menù vengono utilizzate dai turisti per i commenti, anche noi lasciamo una traccia dato che il posto è bello ed abbiamo mangiato davvero bene, cosa peraltro frequente da queste parti.

Patrasso, il ritorno

Il mattino seguente lasciamo Kakovatos per raggiungere Patrasso dove ci attende la nave che ci riporterà in Italia. Non visitiamo la città che è molto grande ma facciamo un veloce giro in auto fino al ponte che collega il Peloponneso da Patrasso con la sponda  opposta situata sul “continente”.

L’imbarco è previsto per le 15 e la nave che ci aspetta non ha molto a che vedere con quella che ci ha portate dal momento che da l’impressione di essere un “ferro vecchio”, probabilmente la tristezza per il ritorno ci fa vedere la nave più brutta di quello che davvero è. La destinazione è Brindisi dove arriviamo il mattino del 9 agosto, la nostra vacanza non è ancora conclusa dato che ci aspetta ancora una settimana in Salento, ma la Grecia ci manca già un pò. Un viaggio che resterà sicuramente nei ricordi per tanto tempo, che consiglio vivamente di organizzare per la bellezza dei luoghi, la cordialità della gente e quell’atmosfera particolare data dalla presenza costante dei resti di quella civiltà che è stata culla della cultura classica alla quale anche noi apparteniamo.

 

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Età prescolare.

autore: Valeri Gorbachev

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