Affrontare la scuola media…e scegliere la scuola superiore

L’anno scorso ci siamo trovati così: il figlio maggiore in terza media, la figlia minore ad iniziare la prima media.

Lei, egocentrica e  caparbia, affronta tutto a testa alta e viso aperto. Esuberante e a tratti irruente, le uniche critiche che le sono arrivate dai nuovi insegnanti, infatti, sono state sul comportamento. Maleducata non è, cattiva nemmeno, anzi: è altruista e ancora giocherellona, senza malizia e senza malignità, per cui è andata col suo passo e col suo chiacchiericcio e l’anno è volato senza che io sapessi di un argomento che fosse uno, senza un intervento sui compiti, con grande responsabilità ed un’indipendenza da parte sua che mi hanno davvero colpito.

 

 

Non tutti hanno il suo carattere, ed iniziare la scuola media, per alcuni, può essere più complicato, visto che ci sono alcuni scogli da affrontare; sono preadolescenti, quindi non grandi, ma nemmeno più bambini. Si affacciano per la prima volta in un mondo di adulti, dove mancano completamente la fisicità e le coccole che, alle elementari, ti faceva la maestra perché avevi il pancino in subbuglio per l’emozione. L’organizzazione con le tante diverse materie all’inizio non è delle più facili: tanti libri, tanto materiale scolastico da ordinare e riportare a scuola, tanti compiti.

Sono tappe importanti della loro crescita, il compito di noi genitori è quello di restare un passo dietro a loro, lasciandoli andare ad aprirsi al mondo, ma sempre pronti ad ascoltarli e supportarli, in caso dovessero inciampare o avere momenti di  titubanza.

Lui invece era in terza media, alle volte ancora bambino, ma allo  stesso tempo pieno di incognite adolescenziali, dubbi verso un futuro ancora da immaginare, con la paura di un esame “che magari mi mangiano”, con la paura dei cambiamenti in arrivo e dei nuovi passi e scelte da fare.

Scolasticamente parlando, devo dire che la terza media mi è sembrata “più semplice” dei due anni precedenti, soprattutto del secondo. Nel nostro caso, gli insegnanti sono stati molto bravi a non instaurare un regime terroristico per quanto riguardava gli esami. Hanno fornito programmi chiari sugli argomenti d’esame, hanno simulato prove scritte ed orali in classe e, a parte la normale ansia che ognuno dei ragazzi sentiva, non hanno enfatizzato la prova che li attendeva, proprio per non sovraccaricarli di emozioni e aspettative che avrebbero potuto intimorirli.

Al ritorno dalla prima prova scritta, mio figlio era quasi deluso, avendo capito che non era nulla di diverso rispetto ai compiti in classe.

Devo invece dire che, purtroppo, siamo stati molto soli nella scelta della scuola superiore. Gli insegnanti hanno fornito un’indicazione di massima, sia a noi genitori, che ai ragazzi. Noi siamo andati ai vari open day, abbiamo cercato in rete informazioni e chiacchierato con amici già alle superiori, ma di fatto la scelta è stata di mio figlio. 

Gli open day sono serviti, certo, ma ovviamente in quell'occasione viene mostrata una bella esposizione di progetti ed aule. A scuola, i colloqui con la psicologa, intervenuta proprio sull’orientamento, sono stati svolti in gruppo in ogni classe, mentre penso che un colloquio individuale sarebbe stato più efficace.

Tutto sommato, posso dire che la nostra scuola media funziona bene. Ritengo solo che, per quanto riguarda la scelta della scuola superiore, già dalla seconda media dovrebbe iniziare un percorso di orientamento. In terza, i ragazzi, nei mesi di novembre e dicembre, vengono “bombardati” di informazioni, partecipano agli open day di tante scuole, perciò non so se abbiano il tempo necessario per metabolizzare tutte le informazioni raccolte, che poi permetteranno loro di fare la scelta più adatta. Inoltre, ognuno ha una maturità e un senso di responsabilità diversi dagli altri, e  per quanto quella della scuola superiore non sia certo la scelta della vita, è comunque un primo passo verso la costruzione del proprio futuro ed andrebbe maggiormente curato.

P.S. Finito l’esame di terza media, mio figlio ha trascorso luglio ed agosto in panciolle, prendendo in giro la sorella, che aveva i compiti per le vacanze; ogni tanto rifletteva sul fatto che avrebbe cambiato insegnanti, compagni e ambiente, poi è arrivato settembre, ha cominciato l’Istituto Tecnico, ed ora è molto contento.

Ha già perso due volte la corriera che lo accompagna a scuola,  con conseguente mia corsa in auto: tutto bene!

 

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L’arte di essere normale

L’arte di essere normale, romanzo pluripremiato d’esordio dell’autrice inglese Lisa Williamson, tradotto in 9 lingue, ha dato avvio a un importante dibattito su tematiche LGBT, trattando la storia di un adolescente transgender. 

Lisa Williamson ha lavorato a lungo in un centro di supporto a ragazzi adolescenti nell’ambito dell’identità di genere e ha riportato la sua esperienza personale in questo racconto.

Narrato con estrema semplicità dello stile, ironia e leggerezza, è senza ombra di dubbio una storia forte, su un adolescente transgender in conflitto con la sua identità.

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Nebbia di streghe

Nebbia di streghe, una bella fiaba avventurosa, avvincente e allo stesso tempo commovente, che aiuta i giovani lettori a comprendere la separazione tra genitori. 

Carletto è il protagonista di questo libro, ha sette anni e vede fra i sui genitori una nebbia grigia, che con il passare del tempo, diventa sempre più fitta, al punto tale che non riescono quasi più a parlare e ad incontrarsi.

La nebbia l’ha mandata la strega Cunegonda, perché Carletto non ha accettato di seguirla nel suo castello, dove lei lo ha invitato per una grande festa di bambini.
Carletto, rendendosi conto che la nebbia fra i genitori peggiorava decide di seguire la strega, con la speranza che questo possa servire a farla svanire.

Giunto al castello, Carletto scopre che insieme a lui ci sono tantissimi altri bambini e comincia un avventura che li porterà a sconfiggere le streghe, colpevoli di voler trasformare i bambini in streghe e streghi, e a fuggire dal castello.

Al suo ritorno a casa la gioia dei genitori è immensa ma dopo pochi giorni la nebbia ritorna, a quel punto Carletto è convinto che quello che sta succedendo accade solo per colpa sua.
Per fortuna trova il coraggio e si confida con la mamma, la quale gli spiega che a volte fra i genitori cala una nebbia che rende difficile la loro convivenza, al punto tale che non riescono nemmeno più a rivolgersi la parola.
La colpa non è certamente di Carletto, lui non c\'entra niente, può succedere che i genitori smettano di amarsi, e anche se ciò accade non smetteranno mai di voler bene ai loro bambini.
La mamma spiega a Carletto che l’unico modo per far si che la nebbia vada via è che la mamma e il papà non vivano più sotto lo stesso tetto.
Carletto è spaventato perché non sa che fine fanno i bambini che hanno i genitori che si separano, la mamma lo rassicura immediatamente, abbracciandolo teneramente e spiegandogli che i bambini staranno un pò nella nuova casa della mamma e un pò in quella del papà, in modo tale che quell’orribile nebbia non torni più.

autore: Giulio Levi

editore: Falzea Editore

George e Sam

Una madre, due figli autistici e il racconto di un intensa quotidianità.

È la storia dell'infanzia di due fratelli autistici, descritta con obiettività e anche ironia. È interessante e illuminante, anche per chi non ha figli autistici; attraverso le parole dell'autrice si colgono tante cose che fanno meditare.

Dall'introduzione:

George e Sam è un libro illuminante. Non ci fornisce quel tipo di riscatto sentimentale che permette di piangere e dimenticare, ma propone e, cosa più impressionante, risponde a una serie di domande importanti che sono valide per tutti noi.

Fino a che punto siamo preparati ad accogliere i nostri bambini?

Siamo in grado di amarli così come sono?

Se la nostra vita non è come ce l'aspettavamo, qual è il modo migliore di viverla?

Charlotte Moore ha le risposte.

autore: Charlotte Moore

editore: Penguin