Narciso innamorato. La fine dell'amore romantico nelle relazioni tra adolescenti

“La realizzazione del proprio Sé”. E’ questo l’obiettivo principale dei genitori di oggi, formare cioè dei figli consapevoli delle proprie capacità, dei propri desideri, fornendo stimoli per una loro crescita felice, autonoma, ricca di relazioni sociali, contatti ed esperienze diverse.

 

 

Questa “scuola dell’amore” realizzata dalla figura materna in primis e che parte nell’infanzia, prosegue anche nella fase adolescenziale e si riflette nel rapporto amoroso tra giovani adulti quando maschi e femmine cercano di recuperare una relazione più attenta ai bisogni del Sé piuttosto che al valore dell’Altro. In questo senso si può affermare che è finita l’epoca dell’“amore romantico” ed è iniziata quella dell’”amore narcisistico”.

In questo saggio, uno dei più importanti psichiatri e psicoterapeuti italiani, Gustavo Pietropolli Charmet, e la dottoressa Laura Turuani ci parlano dei bambini e degli adolescenti di oggi, che saranno i genitori di domani, affrontando molte questioni: la crisi della famiglia tradizionale, la diminuzione delle nascite, la fragilità di una infanzia sempre più competente e fin troppo sollecitata, e per questo “erosa” e “adultizzata”, la precocità puberale e sessuale, l’esigenza di stare sempre in contatto e quindi il nuovo ambiente della rete dei social, il potere preponderante del corpo e della bellezza, la seduzione per le ragazze e il corteggiamento per i ragazzi.

L’analisi teorica è supportata dalla pratica clinica degli autori presso il Consultorio Minotauro di Milano, dove essi si trovano a lavorare in mezzo ad adolescenti. La descrizione dei “casi clinici” accompagna i capitoli dando concretezza alle loro dissertazioni. I ragazzi di un tempo idealizzavano l’amato/a e soffrivano anche di sensi di colpa quando questi interrompeva la relazione, oggi i nostri adolescenti “narcisi”, “fragili” e “spavaldi” non si spiegano la fine di un amore perché ciò che sparisce nella mente dell’amato è il proprio Sé e la fine di un amore si carica di permalosità: “ …gli adolescenti attuali sono molto più propensi a sentirsi offesi piuttosto che traditi dal partner….temono di rimanere umiliati e offesi dalla noncuranza maleducata della persona alla quale hanno consegnato la parte più fragile e intima del Sé….Nell’amore narcisistico prevale quindi nel partner abbandonato una profonda vergogna per l’affronto subìto, con conseguente rabbia e desiderio di vendetta.”

Il libro presenta un’interessante visione dei cambiamenti profondi che avvengono all’interno della trama affettiva dei rapporti di coppia che derivano dal modello educativo che come genitori stiamo costruendo. Per aiutarli veramente dobbiamo conoscere quali siano le ripercussioni psicologiche ed etiche che un tale modello ispirato solo “alla loro felicità” possa avere nel futuro prossimo.

 

 

autore: Gustavo Pietropolli Charmet – Laura Turuani

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli   

 

 

Gustavo Pietropolli Charmet è stato primario in diversi ospedali psichiatrici e docente di Psicologia Dinamica all’Università Statale di Milano e all’Università di Milano Bicocca. Nel 1985 con l’appoggio di Franco Fornari e con altri soci, ha fondato l’Istituto Minotauro di cui è stato presidente. Attualmente è docente della Scuola di Psicoterapia dell’Adolescenza ARPAD Minotauro, presidente del CAF Onlus Centro Aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in crisi di Milano e direttore scientifico dell’Osservatorio Giovani IPRASE di Trento.

Dello stesso autore:

  • La fatica di diventare grandi. La scomparsa dei riti di passaggio, Einaudi, 2014
  • Adolescenti in crisi, genitori in difficoltà. Come capire e aiutare tuo figlio negli anni difficili, Franco Angeli, 2016
  • Manuale per genitori e figli sull'orlo di una crisi di nervi, San Paolo Edizioni, 2014
  • La paura di essere brutti. Gli adolescenti e il corpo. Cortina Raffaello, 2013
  • Fragile e spavaldo. Ritratto dell'adolescente di oggi, Laterza, 2010
  • I nuovi adolescenti. Padri e madri di fronte a una sfida, Cortina Raffaello, 2010
  • Psicoterapia evolutiva dell'adolescente. Franco Angeli, 2015
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Il fanciullo difficile

E' uno dei primi libri scritti dal pedagogista scozzese Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell'autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un'educazione autoritaria e repressiva.

Alexander S. Neill è il creatore della scuola di Summerhill, dove i bambini sono liberi di fare quello che vogliono, senza che l'autorità dell'adulto imponga le sue regole di morale e di condotta. A Summerhill non ci sono punizioni per chi si comporta male, e le regole del vivere insieme sono regole sociali, dettate dalla stessa comunità, formata dai ragazzi.

Il libro è scritto nel 1927, può sembrare datato per certi aspetti, ma alcune idee sono davvero interessanti e meritano uno spunto di riflessione. Il titolo "il fanciullo difficile" non tragga in inganno, anche se l'autore prende spunto da casi di ragazzini con problemi le sue riflessioni hanno valenza universale: "[...]non vedo che una via per l'educazione: dire coraggiosamente che noi adulti non sappiamo cosa sia l'educazione; confessare che noi ignoriamo cosa sia il meglio per un fanciullo[...]" e ancora "[...] nessun uomo è tanto buono da poter dire a un altro come deve vivere; nessun uomo è tanto saggio da poter guidare i passi di un altro". 

Il libro è preceduto da un saggio introduttivo di Annalisa Pinter, che fa notare come in quest'opera, ancora più che in Summerhill, l'autore cerchi di costruire una teoria organica. A volte, dice sempre la Pinter, "non vi è molto impegno nel cogliere l'eziologia dei problemi" e certo non fornisce una metodologia di analisi e intervento.

E' chiaro che non è un saggio pedagogico che possa illuminare un genitore in crisi: ma è un arricchimento, anche storico per chi si interessa di tematiche sull'educazione e sulla scuola. Summerhill è lontanissima dal concetto di scuola a cui siamo abituati, ma proprio per questo vale la pena sognare, perché tutti noi, nella nostra infanzia abbiamo sognato una scuola così. Ma la realtà è un'altra cosa.

autore: Alexander S. Neill

editore: La Nuova Italia (collana Classici dell'educazione contemporanea)

[Copertina del libro non disponibile] 

L'avventura di crescere - una guida per i genitori di oggi

Dal risvolto di copertina:
"L'avventura di crescere, un libro che descrive lo sviluppo infantile a partire dalla nascita attraverso le tappe fondamentali: la scoperta del mondo, la conquista, gli altri, la famiglia, la scuola, l'adolescenza, l'appetito, il sonno, la paura, la violenza, la censura, la religione, il danaro, lo sport ...
Con la sensibilità di chi ha trascorso molto tempo a fianco dei genitori e dei bambini, Bernardi ci aiuta ad affrontare con responsabilità e coerenza, ma soprattutto con elasticità e apertura, tutte le tappe della crescita, ricordando che insieme al bambino anche il genitore cresce.
Un libro generoso e attento, scritto da un medico autorevole, amico dei genitori, fermamente convinto che alle sfide di oggi si possa rispondere puntando sull'educazione, la tolleranza e l'indipendenza del pensiero, rifiutando la violenza e il consumismo, fino alla difficile conquista della libertà".

Un libro di facile lettura, da leggere un pezzo alla volta a seconda delle necessità, o tutto di un fiato (ma sono quasi 500 pagine!). Scritto in un linguaggio accessibile a tutti, molto pratico, rassicurante e anche divertente.
Perchè crescere è una grande avventura, non solo per il bambino, ma anche per il genitore che attraversa con lui territori inesplorati.

Un brano tratto dal libro, sul "valore dell'ostacolo"

La "guerra di indipendenza" del bambino non ha soste. Egli si impegna di continuo a fare da sé, nel mangiare, nel vestirsi e nello spogliarsi, nell'igiene della persona, e non perde occasione per dimostrare che non ha più bisogno di nessuno. Qualche volta, anzi molto spesso, va oltre i limiti dell'opportunità e della prudenza. Allora scattano i provvedimenti restrittivi, le limitazioni, i divieti, gli impedimenti posti dai genitori, e lui, il bambino, può andare su tutte le furie e abbandonarsi a quella serie di reazioni esplosive che abbiamo visto prima. Direi che non è un male, se i genitori ce la fanno a mantenere la calma. Le proibizioni, le frustrazioni in generale, oltre alla tutela dell'integrità personale del bambino, hanno una doppia specifica funzione: quella di fornire al bambino l\'esperienza di un ostacolo cui far fronte, e quella di fargli capire che si può anche perdere una battaglia senza per questo rinunciare alla guerra. Mi direte che all'età di due anni queste cose non si possono imparare. Certo, non impararle nel senso che diamo noi a questa parola, ma si possono "sentire" e accumulare dentro di sè come preziosa esperienza. Un ragazzino che le abbia sempre tutte vinte, che non trovi mai nessuno che gli dica di no, che viva tra persone terrorizzate dalla possibilità della sua protesta, probabilmente crescerà con una personalità piuttosto fragile e disarmata. A combattere si impara presto, o non si impara mai.

Tuttavia, in questo come in ogni altro campo, conviene stare molto attenti a non esagerare. Ho detto che le frustrazioni e le proibizioni, fra l'altro spesso inevitabili, costituiscono un'utile esperienza, ma se un ragazzino subisce decine di proibizioni al giorno, se si sente dire di non fare questo e quello ogni volta che si muove, se è costantemente bersagliato da una pioggia di "no", allora delle due l'una: o si rassegna a subire tutto, a rinunciare a tutto, a sottomettersi a tutto, e andrà incontro a una vita grama di gregario, di suddito, di servo o di padrone e di "caporale", che è la stessa cosa; oppure deciderà che i divieti non hanno alcun valore e rappresentano soltanto una fastidiosa e molesta intrusione, in presenza della quale è meglio far finta di niente e comportarsi da ciechi e sordi.

Occorre dunque, da parte dei genitori, un adamantino autocontrollo. Occorre dare delle proibizioni soltanto quando servono davvero, quindi molto di rado, e occorre che le proibizioni siano sensate e coerenti. E comunque civili e rispettose. Solo in questo caso sono utili. Solo in questo caso aiutano il bambino a crescere come uomo e non, diceva Totò, come caporale.

A conclusione di questo capitoletto, potremmo dire che nel secondo anno di vita del bambino il suo mestiere è quello di dire di no il più spesso possibile, il mestiere dei genitori è quello di dire di no il meno possibile. Paradosso? Non tanto. La parola NO, come si è detto e ripetuto, è per il bambino affermazione di se stesso e della propria indipendenza. Ma non è solo questo. È anche resistere alle pressioni e alle seduzioni dell'ambiente, del costume e della moda, è anche coraggio di mettere in discussione il potere, è anche capacità di scorgere una "seconda dimensione" delle cose e quindi un passo avanti per conquistare una seconda dimensione di se stesso. È un\'avanzata trionfale verso il consolidamento della propria dignità di uomo. Speriamo che il nostro piccolo combattente conservi dentro di sè per sempre la facoltà di dire di no. Certo, nel futuro sarà un "no" diverso da quello che scaglia ora contro i genitori, sarà un "no culturale", un "no" all'ingiustizia, alla sopraffazione e all'egoismo. Non sarà più soltanto opposizione e provocazione, sarà spirito di civiltà e libertà.

autore: Marcello Bernardi

editore: Fabbri Editore

Basta studiare! Da due prof il metodo collaudato per uscire dall’ansia di compiti, insufficienze e debiti ad uso di genitori e studenti.

Due insegnanti e papà trentenni invitano i genitori dei ragazzi che cominciano a frequentare i 5 anni delle scuole superiori a non abbandonare il loro ruolo attivo ed educativo pensando che i propri figli siano ormai cresciuti abbastanza per correre con le proprie gambe. E no…non bisogna darsi per vinti davanti a questi adolescenti annoiati, borbottanti, insoddisfatti, apatici, sdraiati sui divani o paralizzati davanti a Facebook e WhatsApp. Brutti voti, week end riempiti di compiti, angosce per interrogazioni, bugie, litigi, discussioni sono tutte rappresentazioni di una certa quotidianità e fanno della scuola una vera e propria emergenza educativa per numerose famiglie. Grazie al metodo BiEsse (Bramati e Sanna) è possibile restituire tempo al dialogo, all’ascolto, alla programmazione insieme ai figli.

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