Strategie di sana convivenza con figli adolescenti

Quali e quante sono le regole che chiediamo ai nostri figli adolescenti di rispettare?

Igiene e cura personale, impegno a scuola e nello studio, una minima collaborazione in casa, cominciando anche solo dal  tenere in ordine e pulita la propria camera, non si fuma e non si beve, educazione, sincerità e rispetto. Poche, chiare e basilari!

Eppure...

...non si sa perché, ma sembrano regole molto difficili da rispettare, al punto che ogni tanto siamo costretti a doverle ricordare come se fossimo un disco rotto. Non solo: veniamo rimproverati perché se non hanno fatto o detto una determinata cosa è colpa nostra, perché non riescono ad essere indipendenti e responsabili, perché dietro ci siamo sempre noi a ricordare e/o a fare al posto loro.

Ma allora che cosa dobbiamo fare? Da una parte vorremmo poter dire "va bene, da oggi non ti ricordo più niente e ti arrangi", dall’altra temiamo una catastrofe qualora dovessimo abbassare la guardia.

Allentiamo la presa? La manteniamo?

Tatiana, mamma di due ragazzi, ci spiega quali sono le strategie che mette in atto per farsi in qualche modo ascoltare dai figli adolescenti.

Prima di tutto, devo dire che non c'è un figlio uguale all'altro: quello che può andare bene per uno, per l'altro è controproducente.

Io il grosso dei problemi li ho col più grande. Lui appartiene a quella categoria di ragazzi che devono sempre passare per l'esperienza prima d’imparare la lezione; non imparano qualcosa perché qualcuno gliela dice, ma ci devono sbattere la testa.

Questo significa che predicare, con lui, serve davvero a poco, se non quasi a niente, nel senso che dirgli una cosa, una, due, tre volte e anche ripetergliela cinquantamila volte, non funziona: sostiene con sufficienza di saperla già - e sicuramente nella sua testa la sa - e non vuole più ascoltare. Peccato però che poi non si comporti di conseguenza.

Oltretutto, questo bisogno di andare a "toccare con mano", per questa tipologia di ragazzi, fa sì che a volte sembri quasi che abbiano la necessità di arrivare a vedere che cosa succede se oltrepassano i confini.

Devo dire che ne ho provate tante, e spesso ho chiesto consiglio alla mia psicologa su come rapportarmi in modo efficace con entrambi i miei figli, adottando per ciascuno il registro comunicativo più adeguato.

Intanto, essendo entrambi maschi, lei mi ha suggerito di non spiegare troppo le cose; sono maschi, la ridondanza di informazioni per loro è fastidiosa e superflua.

Se chiedo loro di fare qualcosa, una volta accertatami che abbiano capito cosa devono fare, glielo dico una volta sola senza troppe motivazioni, perché le troppe spiegazioni non funzionano. Informazioni chiare, semplici, lineari. A loro non interessa sapere perché devono fare qualcosa: se devono farla, questa è l'unica informazione che serve.

Inoltre ai maschi non piace essere "costretti" (beh, direi neanche alle femmine, se guardo a me) a fare qualcosa, perciò devo dare loro un’illusione di scelta, cioè devo proporre un'alternativa: "fate questo, oppure fate quest'altro, scegliete voi", in modo che si sentano autonomi, avendo la  facoltà di poter scegliere. Altrimenti il rischio è che si sentano costretti a dover fare quello che voglio io, col controproducente risultato di farli sentire sminuiti e arrabbiati e quindi, di fornire loro una giustificazione per non far nulla di quello che chiedo loro (e sappiate che si tratta di banali mansioni di economia domestica, come stendere un bucato o svuotare la lavastoviglie). Lasciati liberi di scegliere, si sentono un pochino più grandi.

Ad una certa età, hanno bisogno di avere degli ambiti in cui decidere, fosse solo scegliere se piegare il bucato o passare l'aspirapolvere.

A volte, poi, le scelte che fanno sono a noi sgradite e non le condividiamo.

Se un ragazzo decide di fumare di nascosto dai genitori, lo fa perché gli piace, perché è bello, perché lo fanno gli altri, e perché lo può fare, può permettersi di prendere questa decisione. La sigaretta ha un sapore più buono perché, in qualche modo, gli fa oltrepassare il limite e lo fa sentire meglio. Paradossalmente, se a noi genitori non importasse nulla che lui fumi, quella sigaretta che porta alla bocca avrebbe un sapore meno buono, perché sarebbe una cosa che non lo porta a varcare il confine del "lecito".

E' anche per questo che penso che sia meglio per loro avere ambiti di scelta a livello "più basso": se possono decidere come collaborare alla vita domestica e quali sono le sanzioni se non lo fanno (altra dritta ricevuta: non stabilisco io la "punizione" per il mancato aiuto, ma la faccio decidere a loro; e devo dire che non si sono fatti sconti, perché comunque anche poter decidere questo è un'attestazione di autonomia), forse sentiranno meno il bisogno di sperimentare l'autonomia andando contro le nostre indicazioni in questioni riguardanti in vario modo la loro salute (anche se dormire nelle stesse lenzuola per un mese a me qualche dubbio lo fa venire...)

Insomma, bisogna depotenziare il fascino del "faccio quello che mi pare": se già puoi farlo nella vita di tutti i giorni, magari hai un po' meno voglia di metterlo in pratica con altri comportamenti - almeno lo spero, perché alla fine fare il genitore, ormai, per me, si riassume in "come fai, sbagli".

Un altro aspetto su cui ho dovuto riflettere è la comunicazione. Mi sono resa conto che mi esprimevo male, usavo frasi come: “mi sistemi la sala”, “mi stendi il bucato”. Quel pronome, mi, è sbagliato perché trasmette l’input che è compito di noi genitori fare determinate cose e che i figli, aiutandoci, ci stanno facendo un favore.

invece, ora cerco di usare espressioni come “oggi occorre fare questo…”, proprio perché dobbiamo passare il messaggio che non siamo noi genitori ad avere il comando mentre loro sono i sottoposti, bensì che siamo una squadra, e quindi ognuno fa il suo; e se ognuno fa il suo, tutti quanti fanno qualcosa.

Perciò ho cominciato a dire “oggi ci sono queste cose da fare: stendere il bucato, svuotare la lavastoviglie, fare la spesa, e passare l’aspirapolvere. Ditemi cosa fate voi, che il resto lo faccio io”. In questo modo, i figli si sentono messi in una posizione di parità, e non più davanti alla mamma-carabiniere che controlla e dà gli ordini.

Questa è la teoria; la pratica però, come ben sappiamo, è tutto un altro paio di maniche. Non sempre ho la prontezza mentale per rispondere adeguatamente e quando sono arrabbiata tiro quattro urloni da panico; non sempre sono rilassata e così presente da pesare le parole e riflettere, ci sono momenti  in cui sbotto.

Ho imparato ad assolvermi: sono umana, siamo in tre in casa e sbagliamo tutti quanti. Io faccio del mio meglio per insegnare ai miei figli le regole base del vivere civile, ma sono anche una disordinata cronica, non posso pretendere miracoli dalla mia progenie! Inoltre, a proposito del mio figliolo "ad alta manutenzione", io dico che è come un bel paio di stivali di camoscio: ogni tanto vanno spazzolati energicamente per farli tornare come nuovi. Anche lui ogni  tanto ha  bisogno  che gli vengano ricordati i confini della buona educazione e la necessità di un minimo sindacale di impegno domestico.

Funzionerà? Mi piace pensarlo. Per ora, devo dire, gli intervalli di convivenza in pace si stanno lentamente ampliando, sono tornati i momenti di coccole, e ogni tanto si creano momenti di confronto quasi "alla pari". Comunque attendo con trepidazione il momento in cui andranno a vivere da soli!

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cnadia ha risposto alla discussione #2 15/11/2017 21:03
Momenti di coccole?!? Il mio è un orso ispido!!! sob! Quanto mi manca il mio tenero cucciolo!!!!
Per fortuna l'11enne ancora si lascia stropicciare ogni tanto!!!
Per il resto perfettamente d'accordo con te: regole chiare, spartizione dei compiti in base alle età, ognuno contribuisce all'andamento della casa!!!

Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani

Desiderare un figlio, adottare un bambino

L'adozione di un bambino è una scelta complessa ed articolata che inizia dal desiderio di prendersi cura di un figlio nato da altri. Il nostro lavoro, che ci mette in contatto quotidianamente con questa realtà, ci ha fornito uno spazio privilegiato di osservazione, e ci ha indotte a riflettere su quale ruolo possano svolgere i servizi per sostenere le famiglie adottive. Abbiamo cercato di dare voce a tutti i protagonisti dell\'adozione: i genitori, i bambini, gli operatori, gli insegnanti e gli educatori delle case-famiglia, proponendo una chiave di lettura in cui ognuno possa ritrovare un terreno di confronto e trasformare le peculiarità in risorse.

Autore: Simonetta Cavallie Maria Cristina Aglietti

Editore: Armando

Ti mangio!

Mentre si avventura in bici per i boschi, insieme alla sorella Sara, il piccolo Leo viene inghiottito all’improvviso da un grande e pelosissimo mostro: il temibile INGHIOTTONE dei BOSCHI!

Sara, senza perdersi d’animo, si lancia all’impazzata sulla sua bicicletta in un’operazione di soccorso ma proprio mentre sta per raggiungerlo, quel tondo mostro vorace viene inghiottito a sua volta da un mostro ancora più grande: un enorme GNAMMETE ALATO! Sara non si dà per vinta, accelera sulla sua bicicletta, ma mentre sta per raggiungere lo Gnammete Alato, un gigante ACCHIAPPONE MARINO balza fuori dal mare e se lo pappa in un sol boccone!

Ma non può immaginare che un mostro ancora più grande, il celebre SLURPANTE SPINATO, abbia già messo gli occhi su quell’enorme e prelibato... ehm... bocconcino marino!

Come farà Sara a tirar fuori Leo da tutte quelle voraci fauci?! E sembra non esserci mai fine, perché ecco balzar fuori perfino un immenso e affamatissimo ZOMPONE DAI DENTI A SCIABOLA!

Ora basta! Bisogna intervenire! E con astuzia e intraprendenza i due fratellini riusciranno a trovare una soluzione davvero geniale! I mostri, anche quelli più grandi, sono avvisati: mai sottovalutare l’intelligenza, la fantasia e la furbizia dei bambini!

Il libro, TI MANGIO! di John Fardell, edito in Italia dal Castoro, ha vinto come Miglior libro nella sezione “Crescere con i libri” nell’ambito della 4^edizione del premio Nazionale Nati per Leggere (Miglior libro per bambini tra i 3 e i 6 anni, relativo al tema "Il coraggio"), con la seguente motivazione:

Per la scintillante inventiva che dimostra come chi ha coraggio sa tenere gli occhi ben aperti sulla realtà senza chiudere quelli della fantasia.

 

autore: John Fardell

editore: Il Castoro