Vacanza in cammino

Per chi, come me, soffre tutto l'anno di una cronica mancanza di tempo, sempre all'inseguimento di un appuntamento, un orario, una commissione, le vacanze senza orologio diventano quasi una necessità fisica.

Da qualche anno ho scoperto le vacanze in cammino: zaino in spalla e percorso segnalato, con l'unico obiettivo di arrivare a fine tappa prima del buio (e comunque, sempre con una lampada frontale nello zaino, perché non si sa mai).

 

Recentemente anche mio figlio adolescente ha voluto provare l'esperienza. Non è facile far sì che i figli continuino ad andare in vacanza in compagnia dei genitori; ecco perché è importante organizzare il viaggio insieme a loro ed adottare alcune accortezze, come quella di scegliere un B&B o un hotel che abbia una piscina, stabilire una tappa ogni tanto, o intercettare qualche festa di paese, anche perché non sono molti gli adolescenti lungo i cammini, e questo può annoiarli.

Devo dire, però, che condividere così tanto tempo spesso permette il nascere di conversazioni davvero piacevoli. L'anno scorso ad esempio, mi sono fatta una cultura sui Simpson, quest'anno mio figlio ha tentato di introdurmi alla saga di Dragon Ball - ma ho faticato non poco a gestire gli intrecci negli universi paralleli.

Lungo il cammino c'è tempo per parlare, ma anche per tacere e per proseguire in solitudine. Anzi, se il nostro primo anno in cammino eravamo sempre vcini, quest'anno mi sono resa conto che l'aria stava cambiando: il ragazzo scalpitava per andare avanti, perchè il mio passo era troppo lento e la cosa a volte lo faceva sbuffare. Così, abbiamo deciso di darci appuntamento all'inizio dei vari paesini, proseguendo ciascuno col suo passo. 

Prendendo spunto da questo, faccio - come molte altre volte - un parallelo tra il camminare e la vita in generale: c'è un momento in cui li porti tu, un momento in cui si cammina affiancati, e poi arriva un giorno in cui li vedi andare oltre e tu resti indietro. Il tuo compito di genitore è "metterli sul cammino", ma poi lasciarli andare avanti a percorrere il loro. Da un lato sono pensieri belli, dall'altro ammetto che, a volte, mi hanno fatto sentire po' malinconica, nonostante camminare da sola a me piaccia molto.

La vacanza in cammino non ha bisogno di molte cose: bastano un buon zaino, scarpe collaudate, un po' di attrezzatura (che comunque io ho, dato che vivo in montagna e il trekking fa parte da sempre delle mie attività) e si può partire.

Studio un po' il percorso, in modo da avere un'idea di dove dormirò la notte; se si tratta di un cammino "classico" come quello di Santiago, valuto gli ostelli, se invece non ci sono strutture simili, cerco e prenoto prima qualche B&B o albergo.

L'ostello secondo me è l'ideale se si viaggia da soli e non si ha particolare difficoltà a dormire: è un buon modo per stare comunque a contatto con la gente, per fare nuove conoscenze e non sentirsi troppo soli. Il grande svantaggio è che in camerata è praticamente matematico trovare qualcuno che russa, e non c'è molta privacy, dato che anche i servizi sono condivisi.

Poi io, che sono una buona forchetta, non mi tiro mai indietro quando si tratta di andare a tavola, quindi ammetto che, anche se potrei risparmiare qualcosa preparandomi la cena, una delle cose che più mi danno soddisfazione è sedere a tavola la sera, in compagnia di una birra fresca e farmi consigliare sulle specialità del luogo! Visto che durante il giorno si soffre la fatica, direi che un premio è meritato.

In realtà, ritengo che il premio migliore sia l'effetto di "lavaggio" dai cattivi pensieri che camminare riesce a produrre nella mia mente. Un po' me lo spiego con la mia natura errante, un po' sono convinta che comunque ciascuno di noi, in qualche frammento del DNA, abbia una vocazione ad esplorare, andare oltre; e poi, il movimento non può che far bene, soprattutto se gestito entro i propri limiti (io ho imparato a contenere il peso dello zaino e ormai conosco i miei standard per percorso e dislivello).

Pare che i teorici del cammino affermino che dal terzo giorno in poi, grazie al movimento costante, l'organismo abbia espulso gran parte delle tossine, e quindi la fatica diventi più lieve e il benessere aumenti. A me invece, già dopo un paio di giorni tutto sembra diventare "relativo", soprattutto le preoccupazioni, che lascio a casa; dormo come un sasso e sono di ottimo umore (salvo che non mi piova addosso, nel qual caso, devo dire, non sono così entusiasta). E' una specie di reset, che davvero poi aiuta molto ad affrontare il rientro al lavoro e al tran tran quotidiano di una famiglia da gestire.

 

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TANDEM, due storie che viaggiano insieme

Si dice spesso che il piacere di leggere cresce leggendo. All'inizio però non sempre le cose sono facili per i piccoli lettori alle prime armi. Diventa quindi fondamentale aiutare i bambini a non spaventarsi davanti ad un libro facendo in modo che invece ne siano attratti sentendo il desiderio di toccarlo, sfogliarlo, leggerlo. Impareranno così che i libri sono contenitori di emozioni che aiutano a fantasticare e noi saremo riusciti a trasmettere il desiderio e il piacere della lettura.

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Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann

Il Primo Ministro prese posizione dietro il podio. Nella stanza, tutti aspettavano in silenzio. In tono fermo e solenne annunciò: «Devo informare che recentemente i servizi segreti israeliani hanno catturato uno fra i maggiori criminali nazisti, Adolf Eichmann, responsabile insieme ad altri dirigenti nazisti di quello che essi stessi avevano definito "la soluzione finale del problema ebraico", cioè lo sterminio di sei milioni di ebrei europei. Adolf Eichmann si trova attualmente in carcere in Israele e presto sarà condotto in tribunale in conformità alla legge per i reati commessi dai nazisti e dai loro alleati». 

Neal Bascomb è giornalista, saggista e autore di molti bestseller per adulti, tra cui "Hunting Eichmann", dal quale è stata tratta la versione per ragazzi, intitolata appunto: "Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann."

Il libro descrive nei minimi dettagli e con dovizia di particolari quella che fu la cattura di Adolf Eichmann, capo del dipartimento IVB4, la divisione delle SS responsabile della "soluzione finale", che dopo la fine della seconda guerra mondiale partì dall'Italia per l'Argentina dove cominciò una nuova vita insieme alla sua famiglia.
Nonostante il suo tentativo di vivere una vita nell'anonimato per non farsi scoprire, verrà individuato, infatti, David Ben Gurion, primo ministro israeliano, decide di inviare in Argentina un gruppo scelto di spie del Mossad (servizi segreti israeliani) molte delle quali avevano perso familiari nei campi di concentramento, con il compito di catturare e trasportare a Gerusalemme, in assoluta segretezza, l'emblema dell'orrore dell'Olocausto. Lì sarà oggetto di uno dei più importanti e significativi processi contro i crimini perpetuati dai nazisti. 

Il 27 gennaio 1945 è la data in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, scoprendo l'omonimo campo di concentramento, cinquantacinque anni dopo, nel 2000, è stata scelta questa data per commemorare ogni anno le vittime del nazismo.

Il libro di Bascomb mette in evidenza due aspetti che raramente vengono toccati quando si parla di antisemitismo ai ragazzi: il primo e alquanto intuitivo, è che la fine della seconda guerra mondiale non ha significato la fine dell'ideologia nazista che anzi ha continuato a serpeggiare sia tra chi aveva vissuto la guerra così come tra i giovani, nei paesi europei come in quelli oltre oceano.
Un esempio è l'Argentina: simpatizzante nazista che è uscita dalla sua neutralità politica e si è schierata con gli Alleati solo poco prima della fine della guerra, quando oramai era chiaro che le potenze dell'Asse sarebbero state sconfitte. Il suo appoggio agli Alleati è stata una scelta politica intelligente e durante gli anni dopo la fine della guerra ha aiutato diversi esponenti del partito nazista a nascondersi cambiando identità.
Per questo motivo, la cattura di Eichmann da parte del Mossad è stata un'operazione molto rischiosa da svolgere in completa segretezza.

Il secondo aspetto è l'importanza che ha avuto per il popolo ebraico e il neonato stato di Israele il processo a Eichmann. L'autore infatti scrive: "il processo si rivelò quasi più importante nel campo dell'educazione che in quello della giustizia" perché per la prima volta, dopo il processo di Norimberga, permise ai sopravvissuti di parlare apertamente delle loro esperienze. Fu un processo di educazione per i ragazzi che dovevano conoscere ciò che era stato fatto al popolo ebraico e contemporaneamente Israele legittimava così la nascita del paese, che assumeva quindi il vessillo del rifugio di tutte le vittime del genocidio che era stato commesso.

autore: Neal Bascomb

editore: Giunti editore

Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione

Una grande Riforma dell’educazione o meglio una vera e propria METAMORFOSI (ultima parola del libro) quella  che auspica il grande pensatore contemporaneo Edgar Morin,  oggetto di analisi anche nei suoi due precedenti saggi:  La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro. 

Partendo dalla massima di Rousseau nell’Emilio: “Vivere è il mestiere che voglio insegnargli”,  Morin si richiama anche alla tradizione filosofica greca che insegnava la saggezza della “vita buona” e lo fa proprio  perché individua nell’umanità odierna l’assunzione di un modello di pensiero legato al dominio, alla conquista di potere, all’individualismo sfrenato,  ad un sapere fatto a compartimenti stagni che determina  una iper-specializzazione  che fa perdere la visione d’insieme e ci conduce al mal-essere, all’incomprensione che regna nelle relazioni tra umani.

 

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