L'importanza del pensiero creativo nei bambini

"Creare è dare una forma al proprio destino." (A. Camus)

Mi sono già occupata di pensiero creativo qualche tempo fa su Officina Genitori, sottolineando la differenza tra pensiero convergente e pensiero divergente, trattando del ruolo della famiglia e della scuola nel potenziare questa preziosa risorsa nei bambini, riportando poi un intervento del professor Ken Robinson, riconosciuto come pioniere nell’ambito dello sviluppo di creatività ed innovazione.

 

 

L’interesse per questo tema è piuttosto recente: fino al secolo scorso, prevaleva l’idea che la creatività fosse simile al genio, una dote raramente posseduta ed esplicitata in campi ristretti come, ad esempio, l’attività artistica. L’affermazione di un approccio scientifico, a partire dalla metà del secolo scorso, ha delineato diverse correnti e individuato precise caratteristiche del pensiero creativo, fornendo una base sulla quale costruire strumenti di rilevazione e training di potenziamento.

Nella creatività agiscono pluralità di meccanismi, che si possono identificare in tre grandi operazioni del campo mentale:

  1. ampliamento: se una persona è capace di produrre molte idee, insolite e diverse, se genera soluzioni differenti, si trova ad avere una ricchezza di componenti che aumenta la probabilità di individuare tra di esse una che conduca a qualcosa di nuovo ed apprezzabile. Allargare l’orizzonte attraverso la scoperta o l’invenzione di nuovi elementi è un atto creativo;
  2. collegamento: la capacità di stabilire rapporti tra realtà fra loro molto diverse è il processo di base della creatività;
  3. riorganizzazione: applicare schemi interpretativi diversi a nuove situazioni può produrre visioni alternative in cui si possono cogliere significati non ovvi ed interessanti.

Perché educare alla creatività è così importante?

 

Educare alla creatività, in particolare nella scuola, non è un optional.

Stimolare un modo divergente e non conformista di pensare ed agire, può avere numerosi benefici negli alunni per sollecitarli ad elaborare stimoli ambientali che evitino di conformarsi a modelli preesistenti, per esplorare nuove strade che permettano ai bambini di dichiararsi, esprimersi, aiutandoli a diventare consapevoli delle loro potenzialità e renderli protagonisti e non solo fruitori del mondo.

Molte sono le pressioni che oggi arrivano, in particolare dal mondo del lavoro, in continua evoluzione a seguito di cambiamenti sociali e sviluppo di nuove tecnologie: richieste sempre più diversificate, importanti competenze trasversali, che la scuola non può più ignorare. Appare evidente, dunque, come educare ad essere creativi sia non solo “valore aggiunto”, ma “prerequisito fondamentale”. In circostanze di limitazione e di stress, la percezione di saper fronteggiare particolari situazioni e di poter svolgere un ruolo attivo costituisce non solo reazione di rimedio a sfide ambientali, ma componente attiva del benessere soggettivo.

 

Cari bambini, pensate creativo!

 

Allora, cari bambini, per pensare creativo, ricordate sempre di:

- ampliare le vostre vedute;

- cercare di trovare soluzioni insolite ai soliti problemi;

- cogliere anche i lati più nascosti delle cose;

- collegare le vostre idee in maniera originale;

- saper cambiare punto di vista;

- essere curiosi! Come diceva il famoso fisico Albert Einstein: “non ho alcun talento particolare. Sono solo appassionatamente curioso”.

 

Ecco allora qualche spunto:

- divertirsi creando oggetti strani e fantasiosi, partendo da materiali comuni, come bottoni, foglie, cotone, pezzetti di carta colorata;

 - si può giocare divertendosi anche con le parole: ad esempio, iniziando da una parola principale, trovarne altre che permettano di collegarsi tra loro (casa-porta-finestra-vento-albero-foglie-frutti-fiori-colore-arcobaleno-pioggia ecc.…);

- partendo da una fiaba classica, inventare un titolo e/o un finale diverso (il gatto con gli stivali può diventare il gatto con la valigia; la bella addormentata nel bosco può trasformarsi nella bella addormentata al centro commerciale);

- improvvisarsi giornalisti e dare notizie un po’ pazzerelle (esempio: arcobaleno investe dieci nuvole sospese nel cielo; bambino vince al lotto un pezzetto di sole giallo);

- giocare con le metafore, suggerendo nuovi possibili significati (la scuola è una palestra di vita; i miei giocattoli sono i miei diamanti);

- ascoltare un brano musicale e disegnare tutto ciò che quella musica ci ispira, anche le cose più strane ed insolite;

- pensare ad alcuni oggetti e provare a trasformarli in qualche altra cosa (esempio: un coperchio, una pentola e un cucchiaio si possono trasformare in una batteria; una grande scatola di cartone e un sottopentola si possono trasformare in una macchina con il volante)

- pensare ad un personaggio storico e provare a catapultarlo in un ambiente diverso da quello in cui ha vissuto (esempio: se un uomo delle caverne si trovasse a vivere nel mondo odierno, come reagirebbe dinanzi ad un computer, un tablet, un cellulare?).

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Nebbia di streghe

Nebbia di streghe, una bella fiaba avventurosa, avvincente e allo stesso tempo commovente, che aiuta i giovani lettori a comprendere la separazione tra genitori. 

Carletto è il protagonista di questo libro, ha sette anni e vede fra i sui genitori una nebbia grigia, che con il passare del tempo, diventa sempre più fitta, al punto tale che non riescono quasi più a parlare e ad incontrarsi.

La nebbia l’ha mandata la strega Cunegonda, perché Carletto non ha accettato di seguirla nel suo castello, dove lei lo ha invitato per una grande festa di bambini.
Carletto, rendendosi conto che la nebbia fra i genitori peggiorava decide di seguire la strega, con la speranza che questo possa servire a farla svanire.

Giunto al castello, Carletto scopre che insieme a lui ci sono tantissimi altri bambini e comincia un avventura che li porterà a sconfiggere le streghe, colpevoli di voler trasformare i bambini in streghe e streghi, e a fuggire dal castello.

Al suo ritorno a casa la gioia dei genitori è immensa ma dopo pochi giorni la nebbia ritorna, a quel punto Carletto è convinto che quello che sta succedendo accade solo per colpa sua.
Per fortuna trova il coraggio e si confida con la mamma, la quale gli spiega che a volte fra i genitori cala una nebbia che rende difficile la loro convivenza, al punto tale che non riescono nemmeno più a rivolgersi la parola.
La colpa non è certamente di Carletto, lui non c\'entra niente, può succedere che i genitori smettano di amarsi, e anche se ciò accade non smetteranno mai di voler bene ai loro bambini.
La mamma spiega a Carletto che l’unico modo per far si che la nebbia vada via è che la mamma e il papà non vivano più sotto lo stesso tetto.
Carletto è spaventato perché non sa che fine fanno i bambini che hanno i genitori che si separano, la mamma lo rassicura immediatamente, abbracciandolo teneramente e spiegandogli che i bambini staranno un pò nella nuova casa della mamma e un pò in quella del papà, in modo tale che quell’orribile nebbia non torni più.

autore: Giulio Levi

editore: Falzea Editore

Tommaso e i cento lupi cattivi

E' notte. Una notte nera come la pece. Le raffiche di vento fischiano alle finestre, quasi volessero spalancarle.

Ed è proprio in notti come questa che - feroci e affamati - i lupi cattivi vanno a caccia di bambini... per mangiarseli!

Cento lupi famelici... no, forse erano cinquanta.
Cinquanta lupi assetati di sangue... beh, forse erano dieci.
Dieci lupi mannari... o era soltanto uno? Comunque, con una cacciatrice di lupi esperta come la mamma, si può dormire tranquilli!

Un libro molto bene illustrato, molto bella la scena della mamma che fa tanto rumore con la scopa contro... i bidoni della spazzatura per cacciare i lupi di cui Tommaso, e di conseguenza i suoi fratellini che poco prima dormivano tranquilli, hanno paura.

Molto adatto per i bambini che hanno timore ad addormentarsi!

Età prescolare.

autore: Valeri Gorbachev

editore: Nord-Sud

Il ciliegio di Isaac

La storia comincia con un nonno e un nipotino, ma andando avanti nelle pagine la vita di questo bambino, raccontata in prima persona quando ormai lui è diventato adulto, entra in una specie di sogno orribile: è il ricordo di fili spinati dentro un turbine di colori freddi. Fa molto freddo, ci sono neve e fango ovunque, si vede “un lungo inverno che sembra non finire mai”, nei visi tristi, nelle ombre a righe, nelle stelle gialle sopra gli abiti, nelle mani protese in cerca di aiuto, nella ciminiera fumante di un campo di concentramento.Leggi tutto...