Simone de Beauvoir, per la libertà delle donne.

“Quel che è certo è che finora le capacità della donna sono state soffocate e disperse per l'umanità e che è veramente tempo, nel suo interesse e in quello di tutti, che le sia concesso finalmente di sfruttare tutte le sue possibilità."

Ricordiamoci che Simone de Beauvoir è nata nel 1908, ma il suo pensiero ha la forza dirompente di un fiume in piena e le sue idee suggeriscono ancora oggi a noi, donne del XXI secolo, la via per la conquista della nostra libertà senza discriminazioni di nessun genere.

 

Punto di riferimento per il movimento femminista degli anni Settanta, Simone scardina ogni tipo di conformismo o di enunciato che lega la donna a un destino prestabilito, quello di moglie o madre per esempio, proclamando l’assoluta libertà delle donne, indipendentemente dall’appartenenza al genere, di essere quel che vogliono e di scegliere il proprio cammino.

 

Bella, sofisticata, elegante, compagna di vita e di studio di Jean-Paul Sartre (molto innamorati, ma coppia estremamente aperta, liberi entrambi di intrattenere rapporti con altri partner), lei stessa profonda pensatrice e letterata, comunista, atea, esistenzialista, donna indipendente, ama scrivere e lo fa in migliaia di pagine con lettere, saggi, romanzi, racconti, autobiografie.

Negli ultimi 25 anni molti suoi scritti inediti dei Cahiers, del Journal de guerre e delle lettere ai vari intellettuali dell’epoca sono stati raccolti da Sylvie Le Bon, sua figlia adottiva. Simone gira tutto il mondo e scrive molti reportage da paesi lontani, entrando in contatto con Fidel Castro, Che Guevara, Mao Zedong, Richard Wright.

Il suo impegno politico-sociale si intensifica all’indomani del secondo conflitto mondiale. Negli Stati Uniti intrattiene una “liaison transatlantique” con il romanziere americano Nelson Algren durata dal 1947 al 1964. E’ nel 1949 che pubblica in Francia (in Italia uscirà nel 1961) quello che sarà considerato il Manifesto del femminismo“Le deuxième sexe”, considerato uno scandalo nell’alta società.

Lei stessa viene bersagliata da quella che oggi chiameremmo la “macchina del fango”, da parte di una borghesia conservatrice che la dileggia, la etichetta in tutti i modi, la contesta per la sua vita privata. Questa fama ambigua, riportata nei rotocalchi, riemerge nel 2008 (sì, non stupitevi della data!) con uno scatto rubato a Chicago, nel 1952, che la ritrae nuda, di schiena, in bagno nell’atto di sistemarsi i capelli, scatto che conquista la copertina de Le Nouvel Observateur accompagnato dal titolo “Simone de Beauvoir la scandaleuse”.

Evidentemente, ancora nel Duemila, di una donna-filosofa si preferisce mostrare il lato scabroso del suo fondoschiena invece dei presupposti teorici e morali del suo pensiero! Non la nudità del corpo, ma quella dell’esistenza è ciò che coglie con disarmante lucidità la sua filosofia, un’esistenza caratterizzata dall’ambiguità, dall’incertezza, dall’imprevedibilità, dall’instabilità. Proprio nella consapevolezza che ogni azione umana, ogni progetto e anche ogni relazione siano destinati a finire, l’individuo è più disponibile a vivere appassionatamente ogni “istante” gioioso come se fosse l’ultimo.

L’istante gioioso, la felicità effimera, l’emozione del presente sono dati dai sensi, dal corpo che si immerge nel mondo ed è strumento di conoscenza; niente è vietato, niente è impossibile. Più di mille pagine per guardare le donne in tutte le fasi della loro vita, in tutte le situazioni, in tutti i comportamenti. La condizione femminile analizzata sul piano biologico, psicanalitico, economico, storico, mitologico ed evolutivo.

Per la donna occorre liberarsi della rappresentazione che il maschile dà del femminile e discutere da donna anche sulle questioni maschili. Quanti tabù ha saputo scardinare Simone de Beauvoir? Maternità, divorzio, aborto (per questa questione il libro fu inserito dal Vaticano nell’Indice dei Libri proibiti), sessualità omo/etero, prostituzione, diritti delle donne rivendicati nelle piazze e negli articoli perché prendere posizione è il suo imperativo: “Nessuno deciderà per te, neanche il destino”.

Nel romanzo diviso in tre racconti “Una donna spezzata”, il destino inesorabilmente distrugge i “castelli di sabbia” sui quali tre donne (la moglie, la madre, l’insoddisfatta) avevano fondato la propria esistenza. Il tradimento di un marito, quello di un figlio, l’abbandono in una totale solitudine, è ciò che riserva loro la vita. In un crescendo di sentimenti contrastanti, di analisi introspettive sul loro passato e sulle scelte compiute, si renderanno conto della precarietà degli affetti e dalla delusione impareranno a ripartire per un’esistenza diversa e nuova. Chiaro il messaggio, ancora importante ai nostri tempi se guardiamo la condizione femminile nel mondo: le donne non devono ridurre la loro esistenza ai ruoli che ricoprono, spesso subalterni a quelli maschili.

Devono sciogliere quella tela di ragno che le tiene avviluppate al desiderio inconscio di essere sempre salvate o protette da qualcuno. La sua frase più famosa e citata: “donne non si nasce, lo si diventa”, è di un’attualità disarmante davanti alle lotte che ancora nel terzo millennio le donne devono compiere per raggiungere uguaglianza e diritti in un contesto di crisi finanziaria internazionale che influisce sulla loro vita materiale, ancora una volta unite contro la violenza maschile, il razzismo e la xenofobia, i fondamentalismi, gli stereotipi.

Bibliografia:

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore, 763 p.

Simone de Beauvoir, Una donna spezzata, Einaudi, 252 p.

Mauro Trentadue, Vivere, senza momenti morti. Simone de Beauvoir e l'Esistenzialismo, Farina Editore, 52 p.

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Il Guerriero di Legno

Cosa siamo senza la nostra storia? Una pianta senza radici.
È così che si sente il Vecchio Albero, Guerriero di legno, quando perde la sua magica capacità di raccontare storie. Un vecchio albero è quanto di più vicino ci sia all'immagine della stabilità, della solidità. Ma se non c'è memoria, non c'è voce, ma solo un grande silenzio. L'albero guerriero non è solo, però: tutti i giovani alberi, che avevano sempre ascoltato i racconti del vecchio albero, diventano a loro volta narratori di storie, testimoni di quella memoria che è stato loro tramandata. Diventano dunque capaci di rigenerare la primavera delle parole dando così sollievo a chi non è più in grado di trattenere ricordi.

Un tema difficile, quello dell'anziano che per colpa della malattia perde la memoria, raccontato ai bambini con toni poetici, dove traspare il dolore, la malinconia ma con delicatezza e garbo, anche grazie alle splendide illustrazioni che seguono il racconto in perfetta sincronia, intonandosi alle parole. Così la pagina in cui la betulla argentata chiede una storia assume tonalità blu come l'argento, gli oggetti dai colori vivaci appaiono man mano che l'albero li descrive. Perfino il sole con la risata scoppiettante ha i raggi come popcorn. Poi arriva il vuoto e il silenzio della memoria e le pagine si adeguano, nei colori freddi dell'inverno. Non si guarisce, ma molto si può fare, e anche i colori tornano in qualche dettaglio pur rimanendo tenui e delicati.

Nel testo troviamo una felice parallelo tra i libri e il bosco. Nel nostro immaginario i libri hanno molti legami con le foreste, le biblioteche sembrano un po' dei boschi, pensiamo per esempio agli allestimenti nelle manifestazioni per ragazzi dove tantissimi libri sono appesi alle pareti con dei fili e i bambini possono passarci in mezzo, fermarsi e aprirli. 
I libri, infine, ci aiutano là dove la nostra memoria non può arrivare. Anche loro ci salvano dall'oblio e ci guidano nei sentieri del bosco.

Autore: Lorenza Farina - Manuela Simoncelli

Editore: Lineadaria editore

Padri e Figlie istruzioni per l'uso

"[…] il cuore non deve appartenere al papà. Il cuore di una ragazza deve essere libero. Libero di diritto.
Guai a quei padri "idoli "che rendono impossibile un altro amore. Guai a quei padri così assillanti da impedire di vivere una vita propria. Guai infine a quei padri assenti che costringeranno la figlia a una ricerca lunga tutta una vita."

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La vera storia del pirata Long John Silver

La biografia - raccontata in prima persona - di Long John Silver, il temibile pirata con una gamba sola dell'Isola del Tesoro, fatto sparire da Stevenson nel nulla che riappare ora vivo e ricco in Madagascar intento a scrivere le sue memorie.

E così ci si ritrova - adulti - a leggere una storia di pirati, con lo stesso gusto con cui lo facevamo da bambini, sognando ancora di porti affollati di vascelli, taverne fumose, tesori, arrembaggi, tempeste improvvise.

Ma non c'è solo questo, c'è anche la scoperta del mondo all'epoca della pirateria, i legami con il commercio ufficiale, le condizioni atroci dei marinai, i soprusi dei capitani, il codice egualitario dei pirati, le loro efferatezze e quelle contro cui si ribellavano.

 

Un grande affresco di un'epoca e di un mondo che ha sempre affascinato grandi e piccoli.

autore: Larsson Björn (traduzione K. De Marco)

editore: Iperborea