Dall’Inghilterra con stupore

Dall’Italia, il tradizionale tè delle cinque inglese sembra una specie di sacra istituzione britannica, quasi un’occasione per sentirsi più vicini alla famiglia reale, un po’ come in una favola...è una cosa che si inserisce bene nelle conversazioni e che nell’immaginario italiano è un’opportunità per tirare fuori il servizio buono di porcellana e allenare la gestione della tazza con il mignolo alzato.

 

In un contesto più casalingo invece, non è altro che una specie di merenda fatta un po’ più tardi del solito, bevendo tè e rimpinzandosi di biscotti. Spero di non sconvolgervi troppo rivelando che, in realtà, in Inghilterra il tè delle cinque è la cena, soprattutto per i bambini, che poi vengono mandati a letto rigorosamente prima delle 20. Parlare di tè della sera significa quindi, qui nel Regno Unito, fare riferimento al pasto serale, e spesso non implica assolutamente la presenza della bevanda. Non voglio generalizzare troppo, ma la maggior parte delle famiglie inglesi cena molto presto, tra le 5 e le 6.30. I bambini davvero vengono mandati a dormire così presto e tutti i bravi genitori inglesi sanno che almeno dieci ore di sonno per notte sono garanzia di bambini sani e felici. Peccato che la realtà sia molto diversa. Infatti, anche i bambini Inglesi si svegliano svariate volte a notte e, essendosi addormentati prima delle otto di sera, si svegliano di solito verso le sei del mattino, se non prima.

Ma procediamo esplorando un'altra pratica educativa differente: lo svezzamento. Ho svezzato entrambi i miei figli in modo graduale, con un impegno religioso nell’inserimento di un solo nuovo alimento per volta, bandendo rigorosamente alcuni cibi potenzialmente dannosi perché di difficile digestione e da inserire nella dieta solo e soltanto dopo l’anno di età (fragole, peperoni, lamponi, a volte i pomodori…). Quando mio figlio piccolo aveva poco meno di due anni, ci siamo trasferiti qui in Inghilterra e abbiamo subito iniziato a partecipare a gruppi di gioco e attività mamma-bimbo disponibili in zona. Ho dovuto così fare i conti con una realtà inaspettata: bambini di sei mesi, a volte quasi nemmeno capaci di stare bene seduti da soli, che brandivano filetti di peperone e cetriolo crudo da succhiare e sgranocchiare allegramente per merenda e spuntini. Coooooosa?! Un boom di genitori scriteriati? Eppure, vi assicuro che i bambini crescono tutti più o meno sani e sereni anche qui, senza una particolare incidenza di allergie o intolleranze alimentari.

Altro pensiero pedagogico rivolto ad una fascia d’età leggermente più grande: la scuola qui è organizzata in modo un po' diverso dall’Italia. I bambini iniziano quando hanno circa cinque anni e stanno nella scuola primaria per sette anni. Ogni anno a settembre cambiano classe, ma soprattutto cambiano maestra/o. Le maestre e i maestri lavorano sempre nello stesso anno (e nella stessa aula), è il gruppo di bambini che si sposta e cambia: l’incubo peggiore per i sostenitori (io ero tra quelli!) dell’importanza della continuità nell’insegnamento. Qui è la norma, è una caratteristica intrinseca del sistema scolastico. E anche in questo caso, non ho notato bambini particolarmente traumatizzati o scioccati dal costante cambiamento.

Tutti questi esempi mi hanno fatto pensare molto e mi hanno portato a riflettere sulla relatività culturale di molte delle regole educative vendute come leggi imprescindibili a noi poveri genitori. Pediatri, pedagogisti, psicologi ed esperti di ogni genere bombardano i genitori con una miriade di regole precise e specifiche, assolutamente da non infrangere, pena la rovina irreparabile della vita del bambino. Così, spesso facciamo salti mortali per seguire queste regole, ci flagelliamo con i sensi di colpa se non riusciamo sempre a farlo e ci convinciamo di essere pessimi genitori.

Poi magari capita che ci si trasferisca all’estero, o che si faccia amicizia con una famiglia straniera, e all’improvviso questa bolla immaginaria delle regole imprescindibili scoppia tutt'a un tratto e ci si rende conto che spesso le leggi educative per far crescere un figlio in un modo armonioso, e cosa è giusto e cosa non lo è, non sono altro che costrutti culturali, e quindi non assoluti!

Tutto qui. Una semplice riflessione che mi sentivo di condividere e un invito a prendere le cose con po’ più di leggerezza…

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Genitori in Gioco

Ben 240 attività fisiche, manuali e intellettuali, suddivise in pratiche schede con le indicazioni di fascia di età e tipologia, adatte a tutti i bambini dalla nascita ai 6 anni da svolgere da soli o con i compagni, in casa o all'aperto, questi giochi stimolano l'immaginazione e la creatività dei bambini e rendono più profondo il legame con i loro genitori.

Una guida che, con entusiasmo ed energia insegna ad esplorare, manipolare, far finta che, sporcare la cucina, animare pupazzi e peluche, disegnare su fogli ciclopici, utilizzare materiali insoliti, in compagnia dei propri figli.

Ogni momento trascorso insieme è un'occasione unica per conoscersi meglio e rinsaldare il legame affettivo; attraverso il gioco, si comunicano sensazioni ed esperienze e si apre la porta alla conoscenza del mondo.
I bambini nascono e crescono a una velocità sorprendente. I ritmi frenetici della vita moderna, però, spesso impediscono a mamma e papà, specie se impegnati con il lavoro, di prendere parte ai giochi dei figli piccoli: costretti a lasciarli in compagnia della «baby-sitter» televisione o con giocattoli e videogiochi già pronti, che lasciano poco spazio alla creatività, rischiano di sentirsi inadeguati e smarriti.

Per venire incontro alle esigenze di tutti quei genitori con sempre più impegni e sempre meno tempo libero a disposizione, ma che desiderano essere presenti con costanza e amore nel prezioso e irripetibile periodo della crescita dei figli, questa guida propone una ricca raccolta di attività ludico-didattiche da organizzare in famiglia, tutte ideate e sperimentate in prima persona dalla mamma/autrice: dai giochi all'aperto ai lavoretti di Natale, dal disegno alla manipolazione dei materiali, dall'invenzione di storie agli sporto più classici rivisitati a "misura di bambino".

autore: Alessandra Zermoglio

editore: Sonda

Città blu città gialla

 

Città Blu e Città Gialla sono vicine e separate solo da un fiume. Una è famosa per i suoi ombrelli variopinti, l’altra per i calzolai che fabbricano scarpe eccezionali.

Gli abitanti hanno sempre vissuto in pace e un ponte permette agli abitanti di passare da una sponda all’altra e tutti andavano d’accordo, finché un giorno non decidono di ridipingere il vecchio ponte che collega le due città: già, ma di quale colore?

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Il fanciullo difficile

E' uno dei primi libri scritti dal pedagogista scozzese Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell'autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un'educazione autoritaria e repressiva.

Alexander S. Neill è il creatore della scuola di Summerhill, dove i bambini sono liberi di fare quello che vogliono, senza che l'autorità dell'adulto imponga le sue regole di morale e di condotta. A Summerhill non ci sono punizioni per chi si comporta male, e le regole del vivere insieme sono regole sociali, dettate dalla stessa comunità, formata dai ragazzi.

Il libro è scritto nel 1927, può sembrare datato per certi aspetti, ma alcune idee sono davvero interessanti e meritano uno spunto di riflessione. Il titolo "il fanciullo difficile" non tragga in inganno, anche se l'autore prende spunto da casi di ragazzini con problemi le sue riflessioni hanno valenza universale: "[...]non vedo che una via per l'educazione: dire coraggiosamente che noi adulti non sappiamo cosa sia l'educazione; confessare che noi ignoriamo cosa sia il meglio per un fanciullo[...]" e ancora "[...] nessun uomo è tanto buono da poter dire a un altro come deve vivere; nessun uomo è tanto saggio da poter guidare i passi di un altro". 

Il libro è preceduto da un saggio introduttivo di Annalisa Pinter, che fa notare come in quest'opera, ancora più che in Summerhill, l'autore cerchi di costruire una teoria organica. A volte, dice sempre la Pinter, "non vi è molto impegno nel cogliere l'eziologia dei problemi" e certo non fornisce una metodologia di analisi e intervento.

E' chiaro che non è un saggio pedagogico che possa illuminare un genitore in crisi: ma è un arricchimento, anche storico per chi si interessa di tematiche sull'educazione e sulla scuola. Summerhill è lontanissima dal concetto di scuola a cui siamo abituati, ma proprio per questo vale la pena sognare, perché tutti noi, nella nostra infanzia abbiamo sognato una scuola così. Ma la realtà è un'altra cosa.

autore: Alexander S. Neill

editore: La Nuova Italia (collana Classici dell'educazione contemporanea)

[Copertina del libro non disponibile]