Essere genitori come protagonisti di un’opera di performance art

Tema: sostenere la relazione

Attività: disegno dialogato

Età: qualsiasi età

Opera: The Artist Is Present, 2010, MOMA New York, performance https://www.youtube.com/watch?v=5R8kL3k4fd0

Autore: Marina Abramovic

Recentemente mi sono imbattuta in un libro molto interessante: Attraversare i muri, l’autobiografia di Marina Abramovic. Normalmente non amo leggere biografie, ma in questo caso sono stata rapita dalla narrazione e mi sono letteralmente innamorata del lavoro della Abramovic e della performance art.

 

Marina ne è una delle esponenti più importanti e in un certo senso è stata colei che ha inventato e promosso questo tipo di linguaggio nel panorama artistico dell’ultimo mezzo secolo. In effetti è una "disciplina" molto difficile da spiegare o da definire: è una forma d’arte che sta a metà tra l’arte concettuale e lo spettacolo teatrale. È qualcosa che in realtà va molto oltre queste semplici etichette. Sono situazioni in cui la relazione tra l’artista-performer ed il pubblico diventa soggetto principe del messaggio che l’opera vuole esprimere: la relazione è il fulcro di tutto il passaggio di messaggi espliciti e impliciti tra l’artista e chi osserva. Cambia radicalmente la posizione ed il ruolo dell’’osservatore, che in realtà non è più un semplice osservatore ma diventa attore partecipe dell’esperienza artistica. La differenza principale tra performance art e teatro è che il teatro è per lo più finzione, mentre la performance è, per dirla con le parole di Marina Abramovic, vita e realtà. L’artista predispone una situazione a partire da un’idea, ma non sa come andrà a finire, come si svilupperà, poiché è l’interazione e la relazione con l’altro (il pubblico) che ne determina l’evoluzione.

È senza ombra di dubbio qualcosa di molto provocatorio, che incide profondamente sulle persone partecipanti, sia pubblico che artista stesso.

Nel 2010 il MOMA di New York ha organizzato un'importante retrospettiva sul lavoro di Marina, e la Abramovic ha creato una performance chiamata L’artista è presente, in cui stava semplicemente seduta su una sedia. A turno, gli spettatori potevano sedersi davanti a lei, con un minuto a disposizione per fissarsi negli occhi in silenzio. La performance è durata tre mesi, otto ore al giorno, con migliaia di persone che hanno partecipato. È sicuramente un’opera che offre una vastità di possibili interpretazioni e spunti di riflessione e dibattito, ma non è quello che ci interessa in questo momento. Ciò che mi ha fatto riflettere è l’idea della relazione come fulcro dell’esperienza. L’incredibile capacità dell’artista di sostenere gli sguardi, di mantenere il suo pensiero e l’idea alla base della performance così a lungo.

Tutto questo mi ha portato a pensare a come siano cruciali nel rapporto con i nostri figli, e in particolare con gli adolescenti, la relazione e le interazioni che si vengono a creare di volta in volta, ma soprattutto il loro evolversi ed il nostro modo di rapportarvisi come genitori e adulti di riferimento.

Mi spiego meglio. Sicuramente ho una deformazione professionale e trovo collegamenti tra l’ambito artistico e il mio ruolo genitoriale un po’ troppo spesso, anche dove magari non ci sono, ma mi sono trovata a fare delle riflessioni interessanti. Ultimamente ho passato un periodo un po’ complicato con mia figlia quindicenne. Pensavo che l’adolescenza (con annessi e connessi) fosse iniziata già da almeno un paio di anni, ma è solo il mese scorso che la vera adolescenza è scoppiata tutta un po’ all’improvviso, con porte sbattute, ribellione palese (anche se per il momento ancora abbastanza modesta e gestibile), giorni di mutismo per esprimere il proprio dissenso…

Se prima sorridevo alle lievi manifestazioni di adolescenza, in quest'ultimo periodo devo proprio ammettere di non essermi divertita. Mantenere le mie posizioni attraverso atteggiamenti e un doloroso distacco, nonostante la pressione emotiva che magistralmente viene inflitta da un figlio adolescente, è in qualche modo una grande prova di performance art. È spesso una prova di coerenza molto difficile da superare. In questo mi è stato molto d’aiuto il libro della psicologa Lisa Damour (ne trovate i dettagli nelle note alla fine dell’articolo), in cui non ho trovato concetti nuovi, ma un rassicurante riscontro professionale della mia esperienza diretta con una figlia adolescente. E ho iniziato ad accettare le nuove dinamiche tra me e mia figlia, imparando a vederle come parte di un canovaccio evolutivo indispensabile per la sua crescita. Evitando banalizzazioni e stereotipi, l’idea di base è che gli adolescenti hanno bisogno di entrare in conflitto e di sperimentarsi nella relazione attraverso modalità che non sanno bene nemmeno loro come gestire. Ed è fondamentale che lo facciano in un contesto "protetto", sperimentandosi in questa danza emotiva e relazionale con qualcuno che li ama e che accetterà - più o meno - la loro incertezza e la ricerca di un equilibrio. Hanno bisogno che tu, come genitore, sostenga la tua parte, partecipi a questa performance, mantenendo il tuo ruolo nella relazione. Non è facile. Ma è giusto e si fa.

Bisogna esercitarsi ad essere presenti, costantemente. Un modo per farlo è praticare la mindfulness: essere consapevoli, prestare attenzione al momento presente, coltivare la capacità di essere nel qui e ora. Assaporarlo in tutte le sue sfaccettature e allenarsi a entrare in sintonia con gli altri ‘elementi’ nella scena (persone incluse) in uno scambio reciproco, una danza relazionale co-costruita e co-mantenuta.

Purtroppo nello spazio limitato di un articolo è difficile affrontare la tematica in modo esauriente, ma vi invito a provare questo semplice gioco come "assaggio" e come pretesto per approfondire tutto questo discorso sulla mindfulness, riflettendo creativamente sull’argomento.

Dubito che gli adolescenti vogliano parteciparvi (però invitarli a farlo non costa nulla!), ma sono certa che figli più piccoli accoglieranno l’idea con entusiasmo. Create un disegno dialogato.

Provare con qualcosa di geometrico tipo un mandala è garanzia di successo, ma il gioco può essere fatto con qualsiasi tipo di disegno. Le regole sono estremamente semplici: a turno, i partecipanti (che possono essere due o più) disegnano qualcosa su un foglio di carta, contribuendo al disegno collettivo. La creazione va via via sviluppandosi man mano che i partecipanti modificano ed aggiungono le loro idee. Nella sua semplicità, questo gioco è un buon modo per allenarsi a prestare attenzione al contesto, restare in ‘ascolto’ e cercare di percepire le intenzioni degli altri, riaggiustando le proprie a seconda della direzione verso cui si evolve l’opera. Nonostante l’attività si chiami disegno dialogato, è vietatissimo parlare e pianificare insieme il soggetto del disegno, e tanto meno i passaggi successivi.

Il divertimento sta proprio nell’incertezza di ciò che verrà dopo e nella capacità di attivare questa danza creativa, questo dialogo silenzioso, mantenendo le proprie posizioni o modificandole leggermente, dove necessario, a seconda dello stimolo offerto dagli altri.

 


Consigli di approfondimento

 

Libri:

  • Attraversare i muri. Un'autobiografia, Marina Abramovic e James Kaplan - Bompiani, 2016
  • Untangled: Guiding Teenage Girls Through the Seven Transitions into Adulthood, Lisa Damour, 2017

 

Siti web:

https://mai.art sito del Marina Abramovic Institute

https://www.moma.org/learn/moma_learning/marina-abramovic-marina-abramovic-the-artist-is-present-2010 pagina dedicata alla performance The Artist Is Present del MOMA di New York

https://www.drlisadamour.com/untangled/ pagina del sito della psicologa Lisa Damour dedicata al libro Untangled

www.mindfulnessitalia.it

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