La sensibilità è un dono prezioso

La sensibilità è un dono prezioso: ha occhi, orecchie, mani attente verso il mondo degli altri e verso il nostro. Sa tacere e far silenzio per ascoltare.

 

Frequenta la seconda media ed è un ragazzo molto sveglio e attento e lo incontro in un laboratorio creativo pedagogico.

Alcune sue considerazioni mi fanno riflettere sul senso della vita, come accade ultimamente con molti bambini e ragazzi della nuova generazione.

Dialoghiamo su di una delle tante sue caratteristiche: la sensibilità.

Cerchiamo insieme di confrontarci sul significato del termine che racconta del modo che l’uomo ha di ascoltare attentamente con tutti i suoi sensi e ricevere impressioni da questa esperienza, e lui sorride dicendo che la sente qualità rara.

Lo invito a farsi ancora più chiarezza, rappresentandola in un'immagine. Ne crea i contorni, con atto istintivo, in un disegno.

“Sento di avere un grande occhio che guarda e osserva attentamente tutto, come fosse al di sopra delle parti, e tanti piccoli occhietti sensibili alle sfumature della gente, degli amici, di ciò che mi capita a scuola e a casa. I piccoli occhietti sono attenti e svegli e non perdono nessun dettaglio. L’occhio grande metterà insieme le informazioni ricevute e ne farà qualcosa di buono. Vorrei che molti miei insegnanti ne avessero tanti, di occhi sensibili, per vederci davvero, oltre a insegnarci. Se gli insegnanti amano la loro materia io lo capisco molto bene, perché sono capaci di trasmettere questa passione e i loro occhi diventano dolci. Molto, sulla sensibilità, me lo insegnano gli animali: il mio cane mi fa vedere tutte le sue emozioni ed io le vivo con lui, e ascolta i miei stati d’animo come fossero  suoi. ”

Credo che il ragazzo colga il valore prezioso della sensibilità quale viaggio a colori che elude una realtà solo in bianco e nero; la sensibilità è un superpotere che ci permette di percepire ciò che ad altri sfugge. Personalmente, ho sempre pensato che fosse una specie di anima che si indossa sulla pelle di ogni giorno.

E’ cambiata la sensibilità di tutti noi e dei bambini, con l‘uso delle nuove tecnologie: si è perso il senso dell’incontro di tutti i nostri sensi con il reale, che comunque ritara o ridefinisce la nostra sensibilità; ora la sensibilità resta collegata solo ad un' immagine personale che spesso si ingigantisce e rende ancora più ampia la portata emotiva dei vissuti.

Che dire, poi, delle immagini cruente di violenza, di rabbia, scontri - in televisione, nei videogiochi - che finiscono per rendere i più piccoli insensibili, visto che si sentono costantemente “bombardati” da esse, in ogni occasione della vita, perché sono diventate non l’eccezione, ma la regola?

Si va perdendo la sensibilità dell’incontrarsi, dell’attesa, del rivedersi, perché il nuovo modo di vivere le relazioni passa attraverso la digitazione di messaggi virtuali che vestono le relazioni di nuovi abiti, sempre cambiati velocemente, ma mai visti sino in fondo. Manca la bellezza del vivere “direttamente”, con lentezza, certi stati emotivi, nutrendo la sensibilità del cuore. E così, anche nelle “cose di cuore” la sensibilità cambia.

Camminando, mi capita sempre più spesso di scontrarmi, in città, con qualcuno concentrato sullo schermo del cellulare che, non vedendomi, mi urta. Sono sicura che molto spesso ci comportiamo allo stesso modo, per rispondere ai messaggi che ci giungono sul display, quasi impossibilitati a rimandare a dopo.

Così ci si allontana dalla sensibilità di guardare, osservare, incontrare mentre si cammina, e anche nei luoghi di attesa il cellulare ci priva della possibilità di fare nuove conoscenze o di scambiarsi quattro chiacchere: ognuno si trova in un altrove, non “sensibilmente presente” al qui.

Anche la sensibilità genitoriale, sottile e delicato dialogo con i propri figli, quasi naturale e antica essenza, viene fatta tacere e sostituita dalla ricerca di competenze e prestazioni da genitori perfetti, e cosi, in questa nuova luce educativa, la sensibilità diventa un problema, perché vista come una modalità istintiva che non trova documentazione e bibliografia utile su alcun manuale, e nemmeno in qualche articolo su internet. In quale corso di formazione verrà insegnata?

La sensibilità invita il genitore anche all’ascolto di se stesso, nella consapevolezza che “siamo quello che facciamo ora, non quello che faremo poi”, come esempio concreto per i nostri figli, perché oltre ad ogni modello teorico educativo, noi stessi siamo per loro dei modelli di vita e anche di sensibilità.

Ecco, la riflessione di quel mio giovane amico ha aperto in me importanti interrogativi e se, come si sostiene spesso, “la sensibilità è il più bell’abito che l’intelligenza possa vestire", credo che sia utile potenziarne la presenza in ogni ambito educativo, ascoltandola attentamente nei più piccoli e in noi adulti, se vi è rimasta in dosi buone, per far sì che diventi un dono relazionale. Non dimentichiamoci, inoltre, di essere modelli positivi di grande passione per ciò che facciamo, un tramite vitale di conoscenza, e contributo importante alle nuove generazioni.

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È la raccolta di lettere che l'autrice ha scritto a familiari e amici durante i suoi soggiorni in Africa come cooperante.

Un'analisi del problema Africa diversa dal solito, non permeata dal solito pietismo misto ad esaltazione che accompagna i racconti delle missioni umanitarie. Al contrario, il libro è molto lucido e critico ma contemporaneamente appassionato e empatico.

autore: Silvia Montevecchi

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L'ombra del vento

"Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra."

Un'ottima opera prima, di questo scrittore che finora si era cimentato solo nella narrativa per bambini; un libro che, uscito in sordina, è diventato un best-seller grazie al passaparola dei lettori. Un romanzo a tratti inquietante, che mescola mistero, Storia e vita vissuta; e che ha, soprattutto, un grande pregio: è sempre coerente alla trama e ai riferimenti. Ogni rimando, ogni indizio, alla fine trova una sua collocazione, ogni mistero ha una spiegazione, ogni rapporto una sua conclusione. Bellissime le descrizioni di una Barcellona cupa, invernale e lontana dall'idea che si può avere di questa città, vittima di un triste dopoguerra ed un ancor più triste strascico del regime. Ancor più belle, seppur drammatiche alcune, le descrizioni delle coppie: coppie di padri e figli, coppie di amici, coppie di fidanzati, e degli intrecci che li legano.

Da leggere d'un fiato, e rileggere con calma una seconda volta.

autore: Carlos Ruiz Zafon

editore: Mondadori