Nuove generazioni tra scrittura manuale e scrittura digitale

 Con l’avvento di internet e la rapida e capillare diffusione delle nuove tecnologie, si è assistito ad un cambiamento rivoluzionario per ciò che riguarda le modalità di comunicazione e di accesso alle informazioni; una profonda trasformazione che ha interessato inevitabilmente anche la comunicazione scritta, favorendo ed affermando la scrittura digitale, ovvero la videoscrittura, che progressivamente si è affiancata alla scrittura manuale, offrendo evidenti vantaggi in termini di facilità, praticità, velocità di comunicazione.

 

 

A livello internazionale, alcuni Paesi, come gli Stati Uniti e la Finlandia, hanno modificato i programmi scolastici a favore di una scrittura più tecnologica; ciò ha sollevato alcune questioni, come per esempio la preoccupazione che le nuove generazioni, i “nativi digitali”, possano perdere abilità e competenze specifiche legate alla scrittura a mano.

Oggi infatti, le difficoltà di scrittura sono in crescita esponenziale; l’utilizzo di strumenti quali tablet e cellulari touchscreen già dalla primissima infanzia non aiuta; i bambini appaiono disorientati dinnanzi allo spazio grafico di un foglio, postura e impugnatura spesso non sono corrette. A scuola manca un insegnamento adeguato, i piccoli alunni sono lasciati soli a cercare le giuste strategie per velocizzare e/o rimpicciolire la loro scrittura, compromettendo la leggibilità di ciò che scrivono; così, il tracciato grafico “si perde” nel foglio, viene meno la direzionalità delle lettere, a volte troppo curve, troppo angolose, oppure rigide.

Anche il materiale adoperato, molte volte, non è consono: i quadernoni utilizzati dal primo anno della scuola primaria sono troppo grandi e dispersivi per bimbi di sei, sette anni; i quaderni di terza a righe hanno il difetto di offrire allo scrivente uno spazio ridotto entro il quale inserire il corpo medio delle lettere.

Ma quali sono le principali differenze tra le due scritture?

Entrambe le scritture sono prima di tutto una forma di comunicazione. Ma mentre la scrittura digitale veicola una comunicazione impersonale, la scrittura a mano apre un canale di comunicazione fortemente personalizzato, identificando in modo unico e inimitabile il proprio autore, ponendo le basi di una relazione che si estende anche sul piano emotivo.

La videoscrittura prevede l’uso paritario di entrambe le mani e si estrinseca in due spazi distinti: lo spazio motorio rappresentato dalla tastiera e lo spazio visivo, localizzato nello schermo, dove lo scrivente compie sia delle azioni, sia controlla il prodotto delle sue azioni, oscillando continuamente tra due spazi separati.

Nella scrittura digitale manca completamente il rapporto diretto tra processo realizzativo e risultato grafico. La digitazione su tastiera è un’attività motoria basata sulla costruzione di uno schema rappresentativo di corrispondenza tra la forma di un determinato carattere e la posizione del tasto corrispondente sulla tastiera, nonché sull’acquisizione del movimento necessario per raggiungere e premere il tasto. Un processo meccanico, dove si perde la combinazione dei sensi necessaria a compiere movimenti precisi di motricità fine e la scrittura resta impersonale e priva di contatto con il corpo.

La scrittura manuale è un’attività specializzata che implica l’uso di una sola mano, quella scrivente, mentre l’altra viene utilizzata per dare stabilità al foglio; un’abilità che richiede una serie di competenze grafo-motorie finalizzate a formare e collegare le lettere in modo adeguato e collocarle nello spazio grafico secondo specifiche convenzioni. Il gesto grafico si sviluppa in uno spazio molto limitato, dove lo scrivente è concentrato su questo unico punto, nello spazio e nel tempo. La forma del grafema, ossia la lettera, deve assomigliare il più possibile al modello di riferimento, ogni singola lettera è associata ad uno specifico movimento, un rapporto diretto tra l’atto motorio esercitato da chi scrive e il prodotto grafico ottenuto, in un’esperienza che coinvolge tutto il corpo e tutti i sensi.

Uno sguardo al corsivo

All’interno della questione più generale riguardante la scrittura manuale, ci si interroga sull’opportunità di insegnare ancora lo stile corsivo. Gli esperti si dividono tra sostenitori e oppositori. Sono molte le ricerche compiute riguardo a questo tema; qui ci si limita ad evidenziare le principali argomentazioni a favore e contro l’insegnamento del corsivo:

A favore:

- il corsivo contribuisce al corretto sviluppo di abilità motorie, favorendo la coordinazione, la fluidità del movimento e la capacità di modulare la pressione della penna sul foglio;

- conoscere il corsivo è indispensabile per decifrare documenti storici, per leggere testi in questo stile;

- lo stile corsivo è più difficile da imitare, pertanto limita il rischio di falsificazioni di manoscritti;

- lo stile corsivo permette una scrittura scorrevole, veloce, favorendo la percezione della parola come entità a sé stante;

- essendo il corsivo uno stile legato, nei bambini con difficoltà nella lettura aiuta a prevenire l’inversione delle lettere;

- lo stile corsivo diversifica, rende unici, contribuisce alla costruzione identitaria.

Contro:

- il corsivo è uno stile obsoleto, nella società di oggi non ha più una grande utilità. Inoltre, con l’avvento della firma elettronica, viene meno pure l’unica situazione in cui il corsivo sembrava ancora necessario;

- nelle scuole, il tempo destinato all’insegnamento del corsivo potrebbe essere utilizzato per approfondire l’insegnamento di materie di maggior utilità;

- molti test di ammissione a livelli superiori non richiedono più l’utilizzo del corsivo.

Scrittura a mano e scrittura digitale rappresentano dunque due forme di comunicazione non alternative, ma complementari, idealmente destinate a coesistere ed integrarsi tra loro. Un uso mirato, consapevole, di entrambe può permettere l’acquisizione di nuovi percorsi comunicativi e di apprendimento, capaci sia di sfruttare le potenzialità offerte delle nuove tecnologie, sia di non perdere le funzioni esclusive connesse alla scrittura manuale.

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Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

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